NoSound (Giancarlo Erra)
Giancarlo Erra, vocalist, chitarrista e songwriter dei Nosound, ci dice la sua sulle case discografiche e sui media musicali italiani, sul post rock, sul prog storico e moderno, sulla sua concezione di musica come arte, piuttosto che come semplice mestiere. Uno sguardo a 360°, critico e diretto, sul mondo della musica.
Articolo a cura di Riccardo Coppola - Pubblicata in data: 07/05/13

Ciao, Giancarlo! E' un vero piacere poter scambiare qualche battuta con te. Innanzitutto, complimenti per la tua carriera, per quello che i NoSound rappresentano al giorno d'oggi.

 

Ciao Riccardo, un grazie a te per lo spazio che ci concedi ed un saluto a tutti i lettori di SpazioRock! 

 

Dai tempi delle cover band dei Porcupine Tree, dell'autoproduzione di Sol29, di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia. Ti saresti mai aspettato che il tuo progetto iniziale crescesse così tanto, facendoti approdare sotto l'egida di una label importante come la KScope? Oggi, quali sono i tuoi obiettivi? 

 

Beh sì, di acqua sotto i ponti ne è passata tanta. Come tanti ho cominciato suonando la musica degli altri, ma sapevo che la mia vera aspirazione era fare mia musica. Ho sempre principalmente suonato per 'imparare' come è fatta la musica, mentre il mio tempo era sempre dedicato a 'creare' qualcosa. Ovviamente non mi aspettavo di approdare alla Kscope, ma sicuramente ho sempre lavorato affinché potesse succedere. Personalmente credo che avere alte aspirazioni sia fondamentale, in questo mestiere serve soprattutto abnegazione. Credo di avere, per anni, rinunciato spesso a tutto, dai divertimenti, agli amici, alla famiglia, per inseguire questa mia aspirazione. Oggi la mia aspirazione è la stessa di quando uscì Sol29: andare sempre avanti, sempre più in alto, e quando sto per raggiungere un risultato guardare e lavorare subito al successivo ed a quelli dopo ancora.

 

Prendendo snosoundinterview_3_02punto dalla tua stessa carriera, che aspettative pensi che abbiano le band rock italiane, magari appartenenti a un genere elitario come il tuo? Che consigli daresti a un giovane gruppo che vuole affermarsi in Italia?

 

In un certo senso credo che potrei scrivere un libro a tal proposito! Ovviamente tutte le esperienze sono personali, ma da quanto ho visto e dalle email che ricevo ogni giorno, credo che le band italiane (la maggior parte) soffrano degli stessi problemi. Il concetto chiave da evitare è: mi metto in studio, faccio la musica più bella che ci sia (secondo me), e poi faccio tutto ciò che posso per avere una etichetta che mi permette di fare un disco. Se vuoi puoi introdurre alcune variabili a questa cosa, ad esempio realizzazione di un demo, o ancora peggio un ep o un cd ma senza spendere soldi e tempo per farne un prodotto professionale come se fosse gia' su una label come Kscope, in termini di produzione, suono e qualita' del package. Oggi vuoi per la situazione economica, vuoi soprattutto per l'eccesso di offerta, bisogna farsi da soli ai massimi livelli, spendendo tanto tempo (anche anni) e denaro (non si campa solo di arte se non quando si vende tanto e comunque con varie attività/progetti). E questo vuol dire che 20% o 30% del lavoro da fare da soli è musicale e creativo, tutto il resto è decisamente meno piacevole e vuol dire fare da manager, promoter, produttore, etichetta, distributore, webmaster eccetera, cercando di vendere da soli qualche migliaio di dischi. Si fanno almeno un paio di dischi in questo modo, e quindi si può poi approdare ad una etichetta non elemosinando soldi per fare il disco o cercando di convincerli di quanto la musica sia fantastica, ma offrendo un prodotto che possa interessare loro, al quale il pubblico abbia già risposto positivamente, a rischio quasi zero e che sia un investimento con mutui benifici sia per la label che per la band. Credo tutti sarebbero stupiti dal sapere quanto anche una label come Kscope chieda ai propri artisti in termini di lavoro ‘extramusicale'. E purtroppo c'è la note finale: personalmente credo che se si vuole avere un respiro più a 360 gradi bisogna guardare fuori dall'Italia, abbandonare questa mentalità ed evitare trappole di realtà non proprio professionali anche se volenterose: per i Nosound non sarebbe successo quanto successo se non avessi deciso di trasferirmi in UK e continuare qui la mia carriera ed esperienza. So che molti non saranno d'accordo e che magari non per tutti deve essere cosi, ma la mia esperienza è questa.

 

Negli ultimi anni siete tornati sul mercato con una certa regolarità, ma la vostra proposta non ha subito cambiamenti drastici dai tempi dello splendido "Lightdark". Non credete di correre il rischio, senza introdurre novità che risaltino immediatamente, di ottenere dal pubblico una risposta un po' più tiepida, o di andare incontro a un calo di ispirazione?

 

Onestamente mi sento lusingato da quanto dici. Credo che la sfida più grande sia proprio questa, l'Arte non è introdurre novità che risaltino immediatamente, nè ancora peggio pianificarle o forzarsi, quello è mestiere o nella migliore delle ipotesi buon artigianato. E' quello che accade quando non c'è più ispirazione e bisogna 'pianificare'... può piacere o no ma per me l'arte è un'altra cosa. L'ispirazione pura è quella che non si cerca, è quella che arriva, qualsiasi cosa sia (cambiamenti drastici o no) e secondo me rimane tale quando la si asseconda e la si ascolta senza pensare a cosa penserà il pubblico: io non sono un mercante, ce ne sono tanti e molto dotati anche, personalmente io ho intenzione di percorrere un'altra strada. Con l'ultimo album tante persone e giornalisti mi hanno detto di aver 'finalmente' capito quando la musica dei Nosound sia unica nel suo cambiare nella coerenza, e sono contento il pubblico abbia reagito molto bene al nuovo album. Onestamente da Sol29 ad oggi siamo andati sempre in costante crescita, ne sono contento ma scrivo musica innanzitutto per me, nella speranza di poter essere in contatto ed emozionarmi con sempre piu' persone, di poter condividere quanto sento dentro sempre di più. E' molto più facile (e meno artistico) secondo me entrare in studio con una band e dire "Ok, vediamo cosa esce fuori da un po' di jamming". La cosa difficile è sapere che non sai quando e se arriverà e cosa porterà con sè l'ispirazione, sapendo che ciò che puoi fare è solo rimanere in ascolto, stimolato e incuriosito dal mondo esterno e da quello interno. Ognuno vive queste cose a modo suo, per me è un processo interiore non controllato ed è il motivo per cui Nosound esiste.

 

nosoundinterview_5I vostri dischi sono accompagnati da una componente visiva decisamente d'impatto, a partire dagli artwork di ogni vostra release, per arrivare al video che avete da pochissimo rilasciato per "Wherever You Are". Chi se ne occupa? C'è un particolare trait d'union tra la musica e le immagini?

 

Dei video, così come delle foto e del design mi occupo sempre in prima persona, proprio perché per me la musica e le immagini sono due cose assolutamente legate tra di loro, non possono essere combinate a caso scegliendo tra copertine o alternative di qualcun altro, devono essere un'unica cosa e provenire dalla stessa fonte di ispirazione per avere un senso insieme (un senso non costruito ma vero). Sono sempre stato appassionato di fotografia e negli anni ho fatto in modo di accumulare esperienza professionale per i video ed il design sapendo che mi sarebbe servito. Di solito quando penso ad una musica ho sempre un elemento visuale in mente, e la stessa cosa mi capita quando osservo (o riprendo) qualcosa. Ho una visione di insieme, ed è cosi che di solito comincio a lavorare. Magari parto da una melodia o degli accordi alla chitarra o al piano, o da alcune parole, e appena 'sento' che le cose sono tutte al loro posto è un susseguirsi di idee e appunti che scrivo, dai suoni al titolo alle immagini, e finisco molto presto per avere un'idea abbastanza d'insieme di quello che succederà.

 

Dall'EP "At The Pier" avete confermato su "Afterthoughts" due tracce, "The Anger Song" e "Two Monkeys". Se la prima non è stata stravolta, nella seconda è stata profondamente cambiata la chiusura, con l'originario, elegantissimo violoncello sostituito dal synth. Come mai hai deciso di sostituire nel pezzo quello che forse era il tratto più particolare e l'episodio più toccante? 

 

Anche se la versione acustica di Two Monkey è stata la prima ad essere pubblicata, la versione originale di Two Monkeys è quella che appunto appare sull'album e non sull'EP.
Io personalmente le considero due interpretazioni molto diverse nello spirito (anche se non lo sono più di tanto nell'arrangiamento), ma sono legato alla versione che c'è sul disco, credo che abbia un qualcosa in più. La versione acustica è molto intima e molto delicata, ma credo sia molto 'classica' per un disco, la trovo più indicata per diventare unica in alcune situazioni live, mentre credo che la versione del disco sia più particolare. 

 

nosoundinterview_4_01Verso la fine dell'album fanno la loro comparsa, ed è una novità assoluta, le vocals in italiano. E' un caso che siano proprio su "Paralysed", che è a mio avviso il pezzo più emotivamente sentito del disco? Nascono da quella esigenza comunicativa che viene portata all'estremo al termine del pezzo, negli ultimi due minuti di urla strazianti? 

 

Scrivo quasi sempre in inglese, e quella era una delle poche cose scritte in italiano. Ho smpre ascoltato e risposto emotivamente alla musica inglese (intendo proprio inglese, anche come sound, non americana ad esempio), mentre mi piace poco o nulla della musica italiana (a parte De Andrè ed alcuni lavori di artisti quali Andrea Chimenti o Paolo Benvegnù). "Paralysed" è un brano che ha avuto due versioni differenti, e nella seconda versione il pezzo con la chitarra acustica mi richiamava un qualcosa di cantautorato italiano, motivo per cui mi è sembrato ovvio mettere lì la parte in italiano. ono due lingue molto diverse ovviamente: l'inglese di solito attribuisce molti significati ad una singola parola ed è più immaginifico secondo me, mentre l'italiano è una lingua più ricca che usa molte parole per esprimere diverse sfumature dello stesso concetto. Per Paralysed ho usato la lingua italiana perché mi premeva esprimere un concetto più particolare, del come il passato influenza il nostro presente e futuro, della perdita non solo di un presente diverso ma di un ricordo che ovviamente non potrà mai esistere e non potremo mai ricordare. Ricordo di aver scritto quella parte molto rapidamente, ed in Paralysed il tutto ha avuto un senso che secondo me combaciava perfettamente. Solo a pezzo ultimato, proprio per il significato del testo, ho sentito nella mia testa quell'urlo di strazio ma anche di sfogo che doveva seguire quanto detto nella parte in italiano. 

 

C'è un concept dietro i testi di "Afterthoughts", o comunque un tema che collega tutte le tracce non solo dal punto di vista del sound?

 

Non credo di aver mai scritto, non coscientemente almeno, un vero concept album. Semplicemente, di solito passo periodi consecutivi di intensa scrittura ed altri di riposo, e tipicamente un album nasce da uno di questi periodi, per cui il materiale ha naturalmente una sua coerenza, che è ciò che ho sempre cercato negli album da ascoltatore, e ciò che sono contento che la musica dei Nosound abbia. Tutti i testi che scrivo sono sempre autobiografici, frutto di esperienze di vita dirette, di pensieri e sensazioni che vivo direttamente, per cui scrivendo del materiale in un preciso momento della mia vita probabilmente esiste anche un legame tra le cose di cui scrivo. A volte più evidente come nel precedente "A Sense Of Loss", a volte meno (secondo me) come in Afterthoughts.

 

Il contributo al sound del vostro nuovo disco dato dal batterista Chris Maitland è massiccio. La collaborazione è destinata a ripetersi in futuro, o è circoscritta soltanto a quest'episodio della vostra discografia e al precedente EP? 

 

Non saprei: non abbiamo piani precisi, vedremo cosa succederà e cosa porterà il nuovo materiale. La collaborazione con Chris è stata frutto di diverse cose che sono sucesse, e noi siamo una band con un nostro batterista (Giulio Caneponi). Chissà, magari prima o poi suoneremo con due batterie!

 

nosoundinterview_6NoSound è nato come un progetto solista, allargatosi a band nel momento in cui hai avuto l'esigenza di riprodurre live i tuoi pezzi. Da quel momento, che ruolo hanno cominciato a ricoprire i tuoi compagni nei processi di scrittura e di composizione? Scrivi interamente tu gli album dei NoSound, o sono frutto di un processo creativo collettivo?

 

Credo forse di aver risposto parzialmente in precedenza. Per come nasce questa musica e per ciò che rappresenta questo progetto, la scrittura è quasi sempre un processo che nasce almeno all'inizio da me, dall'interno, anche se è sempre scritta e pensata per band e dunque l'evoluzione era una cosa inevitabile. Il contributo del gruppo è stato negli anni sempre più importante, non tanto e non solo nel contributo con gli strumenti, quanto proprio nel valutare insieme e migliorare le idee, supportare. Sono sempre stato fortunato nel trovare persone con la voglia di entrare nel 'mio' mondo musicale ed emotivo, senza volerlo cambiare ma volendolo arricchire con il proprio punto di vista. Durante la realizzazione di Afterthoughts abbiamo avuto un cambiamento alla batteria ed alle tastiere, e l'arrivo di energie ed entusiasmo nuovi hanno contribuito in maniera determinante al valorizzare nel migliore dei modi il materiale che avevo registrato nei demo nel mio studio.

 

Nei tuoi lavori hai sempre rielaborato e reso personali influenze di grandissimi nomi della musica, dai Pink Floyd ai primi Porcupine Tree. C'è una band, magari un disco, che ami in particolar modo nel grande mondo del prog e da cui attingi più di ogni altro? 

 

Sorprendentemente non sono un amante del prog, a meno che appunto non chiamiamo Pink Floyd o primi Porcupine Tree prog. In tal caso potrei dire di non essere un amante del prog 'classico' o del prog metal e derivazioni varie. Ed in effetti i primi Porcupine Tree erano appunto influenzati moltissimo dai Pink Floyd, per quanto mi riguarda ne erano una continuazione moderna. Influenze ne ho moltissime, da nomi conosciuti quali Sigur Ros o Arvo Part fino ad altri più sconosciuti (Last Harbour, Under Byen, Efterklang). Dischi che amo particolarmente ce ne sarebbero troppi, posso dire che credo ad esempio che Ok Computer sia stato il disco rivoluzionario degli anni 90, e che Agaetis Byrjun lo sia stato degli anni 2000. Dovendo andare a cose più antiche potrei citare tutti i capolavori dei Pink Floyd, Genesis e primi King Crimson, mentre per quelle recenti credo un disco incredibile sia Shadows Of The Sun degli Ulver, o il recente lavoro dei Soulsavers con il cantante dei Depeche Mode... ma potrei continuare all'infinito. Sono un avido utente di Spotify, Pandora e Last.fm ed adoro scoprire sempre nuova musica, che siano band, album o brani. Per essere un artista credo sia fondamentale conservare quello stupore ed emozione tipici dell'ascoltatore.

 

Una provocazione: secondo te nel prog rock attuale, che dalla fase di stasi degli inizi del nuovo millennio sembra volere uscire tornando a guardare alle sonorità degli anni '70, cosa c'è di realmente "progressive"? Il prog di oggi, a tuo avviso, è in possesso di qualche tratto distintivo particolare, che potrà essere riconosciuto in maniera chiara e immediata tra altri quarant'anni?

 

Personalmente non credo, non sono mai stato appunto un amante del prog classico anni '70 (Yes, ELP, Gentle Giant, o i nostrani PFM, Orme) e credo il tornare oggi a proporre quelle cose, seppur rimescolate o con suoni migliori, sia una operazione fine a se stessa, un proporre con un vestito moderno qualcosa di già detto e che, per quanto mi riguarda, era fine a se stesso anche ai tempi, quando diventava troppo 'tecnico'. Allora come oggi, secondo me, vale decisamente di più ed è più artista chi è in grado di scrivere una canzone (di 3 minuti come i Beatles o di 10 come i Pink Floyd) che sappia dire qualcosa in parole e musica.

 

Qual è la tua opinione sul fenomeno post, e sull'influenza che ha oggi su tantissimi artisti dei generi più svariati? Non credi che l'espansione a macchia d'olio nel mondo del rock di questo sound malinconico e di questo guitarwork guidato dal delay stia rischiando di far diventare tali sonorità fin troppo inflazionate? 

 

Assolutamente sì, da amante del genere credo appunto che un'idea nata per essere semplice era bella all'inizio ma è crollata molto presto su se stessa. Non si può pensare di fare musica sempre con due o tre accordi ripetuti per 10 minuti, e peraltro senza una linea melodica e sempre con gli stessi strumenti: diventa un background che si basa solo sulla potenza, il che può andare bene se inserito in un contesto, non quando diventa esso stesso il contesto! Io se penso al post rock penso ai Sigur Ros, ai Bark Psychosis, ed a tutte quelle band che in un certo senso sono riuscite a far rientrare il concetto di 'canzone' o sperimentazione all'interno del genere, perchè è lì che si vede secondo me se si ha qualcosa da dire o se si è fini a se stessi. I risultati sono belli o brutti in base ai gusti di ognuno ed alla capacità di chi suona e compone e produce, ma anche un prodotto musicale bellissimo può essere non artistico secondo me: anche se sempre fatto di suono non è musica, non è arte... magari è solo fatto ad arte!

 

nosoundinterview_7Non ti trattengo ulteriormente, grazie per aver risposto a queste domande. Vorresti chiudere con un messaggio per i nostri lettori e per i fan italiani?

Vorrei concludere con un ringraziamento, in particolare con l'uscita di Afterthoughts ho percepito finalmente dall'Italia, dopo quasi 5 anni di vita all'estero, un calore ed una accoglienza che mai siamo riusciti a raccogliere. L'Italia e' stata in passato la culla della musica, ed ancora oggi tantissime band e musicisti che hanno fatto carriera all'estero sono Italiani o di origini Italiane. Sarebbe bello pensare che un giorno la finiremo con queste radio nostrane che passano le stesse cose alla stessa ora tutti i giorni e che niente hanno di artistico ma sono solo commerciali, vuoi per le grandi label vuoi solo per essere 'cool' o 'alternative' (che non è altro che un diverso tipo di omologazione forse anche peggiore perchè crede di essere superiore). Sarebbe bello pensare che un giorno il pubblico italiano riscopra il piacere di cercare e scoprire la 'propria' musica, non quella che sente a ripetizione, ed allo stesso modo che le band e i musicisti italiani imparino e facciano carriera all'estero per imparare un altro modo di essere professionali. E magari che le tante, troppe piccole realtà professionali (label, studi etc.) raffazzonate ed approssimative imparino invece a lavorare propriamente: se solo tutti imparassero ad essere comunità guardando più lontano del proprio naso, in Italia ci sarebbe un potenziale che farebbe impallidire tanti altri paesi blasonati. Ma qui si apre un discorso troppo lungo! Vorrei ricordare i componenti dei Nosound, senza i quali Afterthoughts non sarebbe nato e non sarebbe com'è: Paolo Vigliarolo alle chitarre, Alessandro Luci al basso, Marco Berni alle tastiere, Giulio Caneponi alla batteria, Marianne DeChastelaine al violoncello, ed ovviamente Chris Maitland alla batteria!




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