Danko Jones (Danko Jones, John Calabrese, Rich Knox)
L'ottava fatica in studio dei Danko Jones, "Wild Cat" è uscita lo scorso marzo. Una scarica di travolgente hard rock nello stato più limpido della sua natura. Abbiamo raggiunto la band in occasione dell'ultimo show in Italia dello scorso 8 Settembre. Una piacevole chiacchierata tra rock, cadillac bianche e nduja calabrese...
Articolo a cura di Cristina Cannata - Pubblicata in data: 01/10/17

Ciao ragazzi! Benvenuti sulle pagine di SpazioRock! Vi state divertendo oggi a Milano?

Danko: Sì abbastanza, finora tutto bene!

Siete carichi per il concerto di domani sera?

Danko: Assolutamente sì.

Qual è la vostra relazione con lo schiamazzante pubblico italiano?

Danko: Abbiamo suonato un po' di volte... tornando indietro di 16 anni, il nostro primo concerto qui è stato nel 2001 e ho dei bellissimi ricordi. L'Italia è una tappa fissa dei nostri tour, siamo tornati ad ogni album pubblicato, ad eccezione per l'ultimo, ormai penultimo, "Fire Music", che effettivamente, se ci penso è stato un po' di tempo fa. Mancavamo da più di 4 anni credo... sì, è decisamente tanto tempo. Ma ci piace sempre un sacco tornare e sentirci i benvenuti. Anche perchè l'entusiasmo del pubblico italiano ci garantisce ogni volta dei magnifici show!

"Wild Cat" è il vostro ottavo album in studio, uno dei più energici e diretti lavori della vostra discografia. Possiamo definirlo una "riscoperta" del rock puro, dell'hard rock. Quali erano le vostre intenzioni iniziali? Che risposte state ottenendo dai vostri fan?  

Danko: Finora, i feedback, le recensioni, le reazioni in generale sono state abbastanza positive. Le sensazioni attorno all'album sono state buone, è stato accettato molto bene, al contrario di alcuni album precedenti per cui ci sono stati un po' di commenti polemici. In termini di "rock puro" è sempre un punto di riferimento per ogni album che facciamo, è la nostra natura: siamo una band hard rock. Certo alcuni pezzi sono sicuramente più rock di altri, più pesanti se vogliamo, ma stiamo sempre parlando di hard rock. Non abbiamo mai tirato fuori un album pop, o soft rock o robe del genere, siamo sempre stati abbastanza coerenti con noi stessi.

Sai, invece so che in giro da qualche parte c'è qualcuno che vi etichetta "indie rock" giustificandosi con la scusa che siete stati proprio voi, in passato, ad averlo fatto...

Danko: No, decisamente no. Mai fatto una cosa del genere. E' assolutamente sbagliato: dico sempre che siamo una band hard rock, nient'altro. Nulla di diverso. E' pazzesco, sono un po' sconvolto (ride, ndr.). Non ho mai definito i Danko Jones come "indie rock", siamo sì una band indipendente, l'etichetta è la nostra, ma forse sai... è perchè il termine "indie rock" è cambiato un sacco negli anni. Non si fa più riferimento a una band indipendente in termini di etichetta, ora si parla di sound. Non è più uno "stato". Se parliamo in termini di sound, no... l'indie rock è assolutamente un'altra cosa, parliamo tipo degli Arcade Fire. Nulla a che fare con noi.

Sono passati circa 6 mesi dall'uscita dell'album. Dal vostro punto di vista, siete soddisfatti di ciò che avete fatto?

Danko: Si, siamo davvero soddisfatti. Penso che abbiamo preso una bella svolta con questo album, in termini di "consistenza". Una consistenza che prima non c'era. Siamo soddisfatti di com'è venuto fuori, di noi come band, della produzione. Come band ovviamente sappiamo chi siamo e cosa vogliamo fare e che strada intraprendere. Tutto ciò ha funzionato benissimo.

 

Per quanto riguarda invece la scelta del titolo, mi chiedo da dove sia saltato fuori questo "gatto selvaggio". C'è qualche ragione dietro questa scelta? 


JC: In realtà, no. Nessuna in particolare. Dietro non c'è alcuna ragione misteriosa, strana o profonda. Semplicemente è il titolo di una delle canzoni...

 

Danko: L'hai suggerita tu, sì...

 

JC: Sì, era una di quelle canzoni che dici "Questo sarà il titolo!". Quindi si è pensato all'artwork, sempre prendendo come spunto la figura del gatto. Ci piace parecchio...

 

Il vostro album è particolarmente potente. Non so se mi sbaglio, ma ho avuto l'impressione che voi in qualche modo rivisitaste, sempre mantenendo il vostro stile e la vostra innovativa creatività d'artista, alcune pietre miliari, grandi classici del passato. In alcuni brani come "Wild Cat" e "You're My Woman" ho sentito un po' di Thin Lizzy, mentre nella opener "I Gotta Rock" ho avvertito qualche sfumatura di Judas Priest. Mi sbaglio?

 

Danko: Oh Judas Priest... Si conosco bene i Judas Priest, ma non c'è alcun riferimento inteso volontariamente. Sicuramente "You're My Woman" è decisamente un pezzo old Thin Lizzy... per quanto riguarda "Wild Cat" alcuni ci sentono i Motorhead... Dal mio punto di vista, personalmente, ho guardato tanto ai Van Halen. Artisti straordinari, molto famosi in Europa quanto nel Nord America. Molte delle loro canzoni mi hanno ispirato...

So che non sei solamente un musicista Danko, ma sei anche una specie di letterato del rock, "Professor Rock"...

JC: Ehilà Dottore! (ride, ndr)

Danko: Nono, niente di serio... Diciamo che è una cosa di cui mi piace parlare...

Tra il 2003 e il 2006 sei stato protagonista di un programma in radio chiamato "The Magical World Of Rock". Nel 2014 sei stato sul palco con scrittori del calibro di Ian Mackaye, Jim White, Michael Franti, Irvine Welsh e Nick Hornby. Nel 2012 hai tenuto delle "lezioni" al Wacken Open Air...

Danko: Sì, una lezione teorica... E' contenuta nel DVD, Live at Wacken è una bonus...

Ecco, scrivi anche un sacco di articoli per magazine e webzine. Beh, da dove arriva questa "chiamata apostolica"?

Danko: (Ride, ndr) No dai, semplicemente amo parlare di musica rock. Mi sono divertito molto con i podcast che ho fatto, in radio. Come hai detto, scrivo articoli per un magazine svedese di musica rock/metal chiamato "Poison". E' divertente, anche se sì dai, forse è diventato anche una specie di lavoro da quanto ho iniziato a dedicarci un certo ammontare di tempo, anche se ho un certo mio ritmo. Il programma in radio è diverso, è un impegno settimanale. Ci sono un sacco di tempi morti quando sei in tour, e io li dedico prettamente a questo. Sai, è un modo divertente per tenermi impegnato e non annoiarmi... ed è una passione.

Non siete famosi per scrivere testi particolarmente profondi...

JC: Ma hai appena detto che lui è un professore! Cos'è? Una domanda trabochetto? (ride, ndr) 

Appunto! Perchè comunque Danko è un intellettuale! Quindi, per quanto riguarda le liriche, possiamo dire che hai una specie di doppia personalità...

Danko: Nono, semplicemente mi piace fare rock e parlare di rock. Suonare e fare rock. I miei testi non sono così profondi perchè...


JC: Rispondo io! Per lui scrivere canzoni che abbiamo in certo qual modo lo stesso tema e scriverle di nuovo e di nuovo ancora, in un modo diverso, è molto difficile, è una sfida...


Danko: E' la nostra essenza di artisti, se vogliamo chiamarla così.


JC: Mantenere le cose ad un certo stato di semplicità, ma farle sempre in modo diverso, scuotendole e rimescolandole, e crearne di particolari.


Danko: Già perchè se fossimo noiosi, io mi annoierei di conseguenza. E' divertente trovare qualcosa di particolare per ogni nuovo album continuando a parlare di rock e a suonare rock. Questa cosa mi entusiasma. L'entusiasmo è la cosa che mi trascina nel fare le cose: se mi diverto, se mi entusiasmo, mi interesso, e sono in grado di far divertire ed entusiasmare qualcun'altro. Mi piace entusiasmarmi...


JC: Ha iniziato a discutere del nuovo album sai? Tutto ciò tra un viaggio su un aereo, impacchettare l'attrezzatura della band, perdere i bagagli...

 

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Avete perso i bagagli?

Danko: Oh sì, oggi. Ma dovremmo riappropriarci della nostra roba domani...

Spero niente che riguardi l'attrezzatura della band... o cose per voi vitali...

JC: No, solo un bagaglio importante... E comunque roba di Rich.

 
Danko: Ma non importa!


Rich Knox: Si dai non abbiamo tutto, ma arriveranno...

Tipico! Senti... ma che mi dici della tua cadillac bianca?

Danko: Ah! E' una vecchia canzone! Non mi hai fregato, me lo ricordo! Mi ricordo anche quando la scrissi...


JC: Lui non ha mai avuto una cadillac, mettiamo subito le cose in chiaro...ha tipo un mini van!


Danko: "I have a white minivan!" (cantando, ndr).

 

Senti John, tu hai radici italiane... quanto la tua "italianità" ha influenzato lo stile della band? Magari portando qualche sfumatura particolare o influenzando in un certo modo il processo creativo...

JC: Non credo che essere italiano abbia influito più di tanto sai?

Ma perchè ti senti ormai completamente canadese?

JC: No perchè sono completamente calabrese (in italiano, ndr). Sono 100% calabrese (ride, ndr). Siamo amici da sempre, da davvero un sacco di tempo e fare album insieme ci fa divertire un sacco. Non credo che il mio essere italiano abbia aggiunto qualcosa allo stile della band.

Davvero davvero, niente di tipico?

JC: No. Nulla...

Peperoncini?

JC: Il piccante calabrese c'è! Quello sempre! (in italiano, ride,ndr). Mentre stiamo a creare canzoni: "Uhm, ok, ma non so cosa manca..." e allora io: "Nna poc d'anduja!". Esattamente quello, un po' di piccantezza... nna poc di peperoncin, o spaghett aglio e olio... e boom, e scriviamo un'altra canzone.


Danko: Si, confermo, funziona così...


JC: Per finire l'album, il dolcino, l'Amaro del Capo e siamo tutti contenti!

Ormai è da 20 anni che siete sulla scena, 20 anni di carriera. Quali sono i cambiamenti più grandi che avvertite e/o avete avvertito nel mondo della musica che hanno cambiato magari anche il vostro modo di essere?


JC: Beh direi Internet. Quando abbiamo iniziato non c'era... e noi siamo stati una delle prime band ad aver un nostro sito web.


Danko: Sì è vero, non ce l'aveva nessuno... Era il 1996, non avevamo un soldo, ce l'aveva creato un nostro amico. E mi ricordo cose come inviare le email a diverse radio per fare promozione e per gli aggiornamenti sulla band. Tantissime cose sono cambiate completamente...Ormai l'industria musicale è diventata totalmente incentrata sul digitale. Ed è strano ripensarci...


JC: Sì perchè ci siamo stati, abbiamo visto questa evoluzione. Eravamo qui prima dell'avvento di internet e l'abbiamo vissuto completamente, la transizione dell'industria musicale dal fisico al digitale, i download e le controversie legate a questo formato fino ad arrivare ad oggi, allo streaming, a Spotify. E stiamo ancora qui. E continuiamo a fare album.

Che piani hanno i Danko Jones per il loro futuro? C'è qualcosa che vi manca da fare per essere completamente soddisfatti come artisti?


JC: Sì, dobbiamo fare il tour in Calabria!

E nella mia Sicilia?

JC: Anche!

Dove? A Taormina?

JC: A Taormina ho fatto la gita delle scuole elementari, mi ricordo l'anfiteatro. E mi ricordo anche che mi sono preso una di quelle granite al limone... Ci andiamo dai, in Sicilia e Calabria. Beh, a parte gli scherzi, sì, ci piacerebbe andare di più in tour. Soprattutto in Italia, ci piacerebbe suonare anche nel sud del paese, ma davvero...

 

A livello di creazione e composizione della musica, scrivete quando siete in tour o aspettate di essere a casa, comodi, in studio per aprire il rubinetto della creatività?

JC: Sì, di solito aspettiamo di tornare a casa, anche se a volte durante i tour....


Danko: Esatto, durante i soundcheck ad esempio, escono fuori delle robe interessanti. Ricordo canzoni che sono nate così, tipo "You're My Woman".

Ok ragazzi, vi ringrazio infinitamente per il vostro tempo. Volete lasciare un messaggio ai vostri fan e ai nostri lettori?

Danko: Certo! Tenetevi aggiornati sul nostro sito e seguiteci sui nostri canali social, sono molto interessanti!




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