Dark Fortress (Morean e V. Santura)
Dopo quattro anni di silenzio i blackster Dark Fortress tornano sulle scene con un nuovo album: "Venereal Dawn". Li abbiamo raggiunti per conoscere le loro aspettative e scambiare due parole sulla loro lunga carriera.
Articolo a cura di Marco Mazza - Pubblicata in data: 06/10/14
Ciao ragazzi come state? Pronti per il nuovo tour?

Morean: Assolutamente! Dobbiamo ancora cominciare a provare con il nuovo materiale, ed è sempre emozionante vedere cosa si può tirare fuori dalle nuove canzoni dal vivo. E' più di un anno che non suoniamo live e stiamo morendo dalla voglia di offrire qualcosa di nuovo al nostro pubblico. Quattro anni sono un tempo troppo lungo per rimanere in tour con lo stesso album. 


Noto però con dispiacere che manca l’Italia tra le tappe previste. Non vi fate vista da diversi anni. Come mai ci fate attendere così tanto?

dark_fortress_morean_ltMorean: Sì, anche noi avevamo la speranza di estendere il nostro tour rispetto alla solita Europa centrale. Amo la regione del Mediterraneo, ed è un piacere suonare per il pubblico italiano, perché i fan sono appassionati e molto coivolti. Il problema è che un tour con un pacchetto di metal estremo è difficile, logisticamente e finanziariamente, e muoversi con un bus attrezzato con 3-4 band costa un sacco di soldi ogni giorno. Così, purtroppo, siamo costretti a limitare i nostri spettacoli ai luoghi dove almeno ci pagnano le spese di ritorno, e questo è qualcosa che diventa sempre più difficile, anche nei paesi "ricchi". Come headliners, siamo troppo piccoli per garantire l'acquisto di centinaia di biglietti in pre-vendita nei posti dove non suoniamo abitualmente, e capiamo anche che i promotori devono limitare il rischio che si prendono con i pacchetti che prenotano. Speriamo di essere in grado di partecipare come band di supporto a un tour più grande l'anno prossimo, di quelli che solitamente coprono più parti del continente rispetto a quanto facciamo noi. I Secrets of the Moon e gli Schammasch (gli attuali compagni di tour, ndr) possono farcela da soli. Siamo sempre aperti per offerte serie!


E’ da poco uscito il vostro settimo studio album, “Venereal Dawn”, che aspettative avete?

Morean: Siamo davvero molto orgogliosi di “Venereal Dawn”. Riceviamo molti elogi sia dai media che dai fan, e speriamo quindi che il nuovo materiale avrà un grande impatto anche dal vivo. Se questo album sarà considerato come uno di quelli importanti nella nostra discografia, o come un punto di riferimento (perché è così che noi lo sentiamo), saremmo molto soddisfatti.


Nonostante ogni album dei Dark Fortress riservi delle sue particolarità, considero “Venereal Dawn” come quello più sperimentale che abbiate mai fatto. Pur rimanendo fedeli ai principi del genere, avete introdotto nel tempo diversi elementi che vi hanno permesso di allargare i confini del vostro black metal. Cosa potete dirci sull’evoluzione del vostro suono durante gli anni e come si è arrivati a quello di “Venereal Dawn”?

V.Santura: Non considero "Venereal Dawn" necessariamente come un album sperimentale. Gli esperimenti possono andare male;-), E a mio parere tutte le canzoni funzionano molto bene. Poter contare su di un pallet più ampio di suoni e di mezzi di espressione è stata una progressione molto naturale: non volevamo limitarci. L'album si prende probabilmente un pò di tempo per scoprire tutte le sfaccettature ma, a parte il brano di apertura e l'ultima traccia che sono relativamente lunghe e "The Deep" che è davvero un pezzo di musica inusuale, considero tutte le altre canzoni relativamente semplici e compatte. Se le si analizza teoricamente sono infatti molto ordinarie, probabilmente non sembra così perché c'è più ricorso a elementi meno standard e abituali.


Trovo sempre molto interessanti e non banali i vostri concept e testi. Potete dirci qualcosa su di essi e da dove traete l’ispirazione?

Morean: Grazie! La mia ispirazione viene prima di tutto da un luogo spirituale. Per me, la musica è sempre stata uno strumento importante per aprire le porte dell'anima e del cosmo, e vorrei che i miei contributi al gruppo servissero per questo scopo. La musica dei Dark Fortress viene dai nostri abissi più profondi, e credo che come paroliere abbia il dovere di viaggiare nelle mie profondità per trovare le cose che contano (almeno per me), procedendo con la carica emotiva della musica. Quindi, anche se le mie parole possono sembrare un po' esoteriche nello stile e nei soggetti, la loro base è sempre qualcosa di molto personale. Un'altra cosa che mi affascina e mi ispira molto è lo studio del mondo, delle scienze naturali, che pullulano di nuove idee e scoperte, e che aprono nuove possibilità. La scienza è diventata così eterea nei suoi estremi che sento che due vecchie strade, scienza e magia, separate nella nostra cultura sin dal medioevo, potrebbero di nuovo fondersi in un unico percorso di conoscenza unificata in futuro. Questo potrebbe richiedere ancora molto tempo, ma se si segue quello che accade in fisica quantistica, cosmologia, biologia, chimica, matematica, e nelle forme contemporanee più lucide della magia, si può notare che sta già iniziando ad accadere.


Quale pensate sia stato l’album più importante delle vostra carriera e perchè?

V. Santura: Penso che il nostro terzo album "Stab Wounds", che ha appena compiuto 10 anni sia sicuramente una pietra miliare nello sviluppo della band. In un certo senso questo album ha rappresentato un "secondo" debutto, perché credo che abbia per la prima volta realmente ridefinito il nostro stile. Ma percepisco ogni album fatto da allora altrettanto importante.


Quest’anno i Dark Fortress compiono ben 20 anni. C’è qualcosa che vi siete pentiti di avere fatto in tutti questi anni e che propositi avete per il futuro?

dark_fortress_v_santura_02_ltV. Santura: Quando si avvia una band in giovanissima età e senza precedenti esperienze, necessariamente si fanno un sacco di errori: è inevitabile. Naturalmente avremmo potuto fare alcune cose in modo diverso o migliore. Gli errori che abbiamo fatto in passato riguardano però come abbiamo trattato alcuni aspetti di business, offerte di tour, eccetera; non mi pento di alcuna della musica che abbiamo creato finora, anzi. Almeno per tutto ciò che abbiamo fatto da "Stab Wounds" sono molto orgoglioso.


Cosa pensate della scena black metal di oggi e come è cambiata se confrontata con quella dei vostri inizi?

V. Santura: La percepisco più aperta, forse anche di mentalità. Negli anni '90 tutto e tutti erano concentrati sulla Norvegia e sulla Svezia, ora i fan capiscono che il buon black metal può venire praticamente da qualsiasi parte del mondo. Ci sono un sacco di nuove band veramente interessanti e affascinanti ma, ovviamente, il genere ha anche perso molto della sua aura di mistero.


Avete definito il black metal come “L’espressione musicale degli abissi emozionali”. Pensate che questa definizione possa essere condivisa con la maggioranza dei gruppi black metal o è una visione unica e personale dei Dark Fortress?

Morean: Penso che la definizione possa essere valida per la maggior parte degli artisti black metal. Dove potremmo essere diversi è che noi, come musicisti, ci permettiamo di cercare modi diversi per dare forma a queste idee ed emozioni. In questo senso, non ci si dovrebbe occupare troppo dei confini dello stile, o di uscire dalle aspettative quando si crea arte. Se gli Shining sono considerati black metal, se i Dornenreich possono fare un album acustico e appartenere ancora al black metal, non vedo perché dobbiamo definire noi stessi come qualcosa di diverso dal black metal. E anche se fosse, onestamente, chi se ne frega? Tutto ciò che facciamo è Dark Fortress al 100%, e non c'è niente che non è almeno metal sul nuovo album. Non ci interessa di tutti quelli che etichettano il nostro stile in un qualche tipo di semi-ufficiale sotto-genere, dal momento che la gente dovrebbe sapere chi siamo e cosa facciamo. Se facessimo raggae con testi satanici, sarebbe black metal? Penso che la discussione possa essere divertente per i fan, ma che non riguardi troppo le band.


Grazie mille per il tempo che ci avete dedicato. Volete dire un’ultima cosa hai lettori di SpazioRock?

Grazie della lettura, e speriamo di poter suonare nel meraviglioso sud Europa il prima
possibile!



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