The Unity (Gianba Manenti)
Il prossimo 5 maggio i The Unity, fondati da Michael Ehré e Henjo Richter dei Gamma Ray, pubblicheranno il primo album. Ne abbiamo parlato con il cantante della band Gianba Manenti, che ci ha raccontato la genesi di "The Unity" e molto altro sulla sua carriera e sulle sue aspirazioni.
Articolo a cura di Mattia Schiavone - Pubblicata in data: 29/04/17

Ciao Gianba, benvenuto su SpazioRock! Per prima cosa, ti va di raccontarmi come è nata l'idea di fondare i The Unity?

 

In realtà in maniera molto semplice. Il nucleo che ha creato la band è composto da Michael e Henjo. Due anni fa hanno pensato che fosse il momento per creare una più stretta collaborazione tra loro due in quanto erano ben allineati su stili e generi. Quindi sono stati loro due ad avere l’idea e poi hanno chiamato me e gli altri ragazzi.

 

Il vostro primo disco uscirà a maggio e ci avete lavorato a lungo. Che tipo di esperienza è stata? Sei soddisfatto del risultato finale?

 

Sono molto soddisfatto, ma parlando personalmente so che c’è sempre un margine di miglioramento. Se si è totalmente soddisfatti poi ci si ferma. Io poi in genere sono molto autocritico, quindi sono contento e carico perché è stato davvero entusiasmante, però so che c’è sempre di meglio da fare. I ragazzi invece sono una bomba, vanno sempre alla grande fin da subito. Poi è stato molto bello perché Henjo è sempre stato un mio idolo, c’è anche una differenza di età tra me e lui. Quando è uscito "The Metal Opera" di Avantasia, io ero un giovane spirito libero che da poco aveva la patente e quel disco mi ha cambiato la voglia di fare musica. Lui era tanto presente in quel disco, era un mio idolo e adesso ci sentiamo, scriviamo insieme, lui è contento di me e questo per me forse è l’orgoglio più grande. Anche Michael e gli altri ragazzi ovviamente sono persone squisite. Due anni fa Michael e Henjo avevano qualche brano in cantiere ed è partito tutto da lì, ma poi ci siamo trovati talmente bene che ognuno ha trovato idee, proposto cambiamenti, accettato altri arrangiamenti. Il clima poi con loro due e i ragazzi è fantastico, io sto imparando il tedesco e Henjo sta imparando l’italiano. È stato bello poi far crescere insieme il progetto perché in tutto l’album c’è tanto di tutti. C’è stata molta comprensione, ci siamo venuti incontro, ognuno capiva qual era il punto di vista o l’estrazione musicale degli altri. Alla fine tutto è venuto fuori in modo facile.

 

Ascoltando l'album devo dire che il primo singolo "Rise And Fall" mi è sembrato il classico singolo d’impatto power metal, mentre invece nelle altre canzoni ci sono diverse influenze. Mi viene in mente ad esempio "Firesign", in cui canti in modo più cattivo del solito. Volevate già inizialmente fare un disco più vario o durante il processo di scrittura avete avuto diverse ispirazioni?

 

La seconda che hai detto [ride]. Nella più totale armonia durante la composizione sono nate nuove cose e sono state accettate le idee di tutti. Ovviamente avevamo più canzoni di quelle che poi sono finite sul disco e tutte sono uscite dalla penna, non è stato fatto nulla prima a tavolino. Quindi il risultato è che in canzone c’è l’influenza più AOR, nell’altra quella più “tamarra tedesca”, se si può dire [ride], in altre quella più hard rock anni ’70. In poche parole abbiamo fatto quello che ci pareva.

 

So che molti membri dei The Unity sono gli stessi dell’altra tua band, i Love.Might.Kill. A questo proposito ti chiedo, è diverso lavorare nelle due band?

 

Per assurdo è molto diverso. Già il modo in cui mi pongo io a livello emotivo è diverso, anche se cambierà poco nella mia vita perché ormai la musica si fa per gloria. Ma personalmente essere chiamato da Michael e Henjo per me è stato un regalo e già per questo la vivi in maniera diversa. Non che quello che ho fatto prima l’abbia fatto controvoglia, ma a volte possono esserci delle frustrazioni durante il percorso. È tutto molto più armonioso, bello e diverso, anche se guardando le fotografie i musicisti sono gli stessi. È tutto diverso, da come ci rapportiamo tra di noi, le tempistiche, la voglia di fare (e strafare) e anche quello che si compone. Poi io adoro comporre cose diverse.

 

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A maggio avete già alcune date confermate in Germania. Sei pronto a salire sul palco? Ci sarà qualche possibilità di vedervi in Italia?

 

Lo spero davvero! Per ora diciamo che sono carico. Ho di recente portato a termine il tour italiano con Will Hunt e dopo ogni tour ti rimangono piccoli e grandi insegnamenti sulla gestione sia vocale che fisica. Quindi direi che sono pronto e spero che vada tutto bene. Senza dubbio sono carico!

 

Tu hai una voce molto alta e particolare, usi qualche tecnica specifica per tenerla ad alti livelli per tutta la durata di un tour?

 

In realtà non ho tecniche specifiche. Ho iniziato a studiare con Alberto Drago Ragozza, è stato lui che mi ha fatto sbocciare come voglia di cantare e poi sono andato da Michele Luppi, con lui è nato un bel rapporto e quindi c’era ancora più voglia di studiare. Dare un nome alle tecniche mi sembra riduttivo perché la voce è uno strumento troppo ampio e incredibile e legato a mille cose come stato fisico, emozioni, background musicale (sia per quello che ti piace e ascolti che per quello che magari sei stato forzato a cantare perché militavi in band diverse). Quindi mi piace studiare, ho molte lacune che voglio riempire, voglio continuare a imparare e studiare. Fa tanto anche la vita di tutti i giorni, come molti ho un lavoro che amo, una famiglia che amo e ci aggiungo la tanta voglia di studiare. Quando canti meglio è perché stai bene di testa.

 

Una domanda patriottica. In Italia ci sono molti musicisti validi, ma solo pochi riescono a sfondare e a farsi un nome come sei riuscito a fare te in pochi anni. Cosa ne pensi di questo fenomeno?

 

Io a casa ho ancora dei poster che avevo quando avevo 14 anni e mi sembra incredibile guardarli. Ad esempio avevo il poster del Wacken e ho suonato al main stage del Wacken. E mi chiedo “Sarò arrivato?”. Ma alla fine no, perché anche suonando con questi personaggi non c’è quel limite. Uno poi può essere più o meno grato di quello che sta facendo, ma una volta c’era la netta divisione tra chi era nel business e ci faceva dei soldi e chi suonava ogni tanto. Adesso non c’è più questa netta distinzione, quindi magari ai miei allievi che hanno 15 anni in meno di me posso sembrare affermato, ma se mi guardo allo specchio mi rendo conto di non essere affermato, ma di essere fortunato e di stare facendo quello che mi piace. Però da qui ad essere il Russell Allen della situazione ne passa di acqua di sotto i ponti. Poi anche ora con i social, ormai c’è gente che diventa famosa solo perché ha tanti like. Se parliamo solo di bravura ci sono un sacco di ragazzi incredibili. Poi a volte c’è quello meno bravo a livello di tecnica, però ha quel qualcosa in più. Alla fine è difficile creare delle divisioni.

 

A questo proposito secondo me soprattutto per una band emergente è molto importante l’impatto live e la prima impressione che riesce a dare sul palco.

 

Questo è un ottimo ragionamento per chi va a vedere i live, è bello ed è come dovrebbe essere. Poi però ci sono anche quelli che magari live hanno avuto un problema per un motivo o per l’altro, ma sono compositori di alto livello. Le fortune comunque secondo me bisogna crearsele, bisogna essere propositivi, però è complicato e dominato da tante variabili questo tema. Bisogna cavalcare le possibilità e rendersi conto di quello che si è fatto fino a quel momento. Non bisogna mai essere invidiosi e bisogna sempre avere il proprio obiettivo davanti.

 

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 Chi sono i musicisti da cui trai ispirazione quando canti e scrivi?

 

Tra i grandi classici i musicisti che mi hanno formato e ispirato sono i Rainbow, i Deep Purple, Ozzy. Per quest’album direi Russell Allen, sono un suo grande fan. Adoro il modo di scrivere di Tobias Sammett. Forse non è carino da dire, ma il mio sogno è cantare una mezza strofa con lui. [ride] Poi adoro Ronnie James Dio, i Queen e gli Europe, “Out Of This World” è stato un album che mi ha formato tanto. E anche se non canta ci metto pure il Big Lebowski, lui ha da insegnare a tutti. [ride]

 

Ora invece una curiosità, qual è stato il tuo ultimo concerto da spettatore?

 

A gennaio ho visto i grandissimi Roberto Tiranti, Nicola Mazzucconi e Alessandro Del Vecchio che hanno suonato al Druso Club con Ian Paice. Io ho avuto la fortuna di suonare con lui a Maggio ma stavolta sono andato a vederlo. Oppure mio fratello che ha un tributo dei System Of A Down [ride].

 

Questo è tutto, grazie mille per il tuo tempo, è stato un piacere parlare con te! Ora se vuoi puoi lasciare un messaggio per i nostri lettori.

 

Per dire una cosa un po’ alla Manowar, portate sempre alta la bandiera del metal! In questo mondo pieno di fuffa e di gente che se la tira, fate Mi Minore, Re e Do che funziona sempre. [ride] Tornando alle cose serie, è un onore parlare con te perché fa parte del discorso di essere grato e contento per quello che sto facendo. Quindi grazie e un saluto a tutti quelli che leggono e possono farvi fare questo magnifico lavoro.




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