Arti & Mestieri (Gigi e Furio)
Gli Arti&Mestieri, nome di punta del progressive italiano, tornano dopo lungo tempo con un concept che trascende spazio e tempo.
Articolo a cura di Giulia Franceschini - Pubblicata in data: 15/10/15

Universi Paralleli è la vostra prima pubblicazione inedita dopo quasi 15 anni. Cos'è successo in questi anni?

 

Furio: Siamo sempre stati una band aperta a collaborazioni tra musicisti storici e musicisti diversi  che si sono aggiunti in seguito, addirittura formazioni totalmente nuove. La band nasce però da un rapporto tra me e Gigi, da un incontro importante tra me e Gigi che diede vita poi alla storia degli Arti e Mestieri. In questi quindici anni si sono alternate diverse formazioni più jazz o più rock a seconda della situazione per non lasciar morire la formazione. Si sono fatte molte cose, alcune meno importanti, altre interessanti. C'è stato un momento in cui c'era Flavio Boltro alla tromba, c'erano dei musicisti di livello internazionale. Sono stati dei momenti particolari che, alla fine del percorso di questi quindici anni, hanno permesso di riproporre un progetto che fosse simile all'originale, ma con tutta la maturazione e con un'altra visione della vita.

 

 

È un album previsto da tempo, che è sempre stato in cantiere e ha necessitato di tempo per essere completato o è stata un'idea recente?

 

Gigi: Furio ha detto che questo album è nato mentre leggeva un libro sul volo di ritorno da un concerto che avevamo fatto in Portogallo due anni fa. Questo libro parlava di universi paralleli e ne parlava più in termini scientifici: era fisica quantistica, ma noi abbiamo ragionato sul fatto che gli universi paralleli sono scienza, ma anche emotività, psicologia, storia dell'uomo. Quando Furio mi ha detto "Dobbiamo fare un disco che sia all'altezza dei nostri lavori migliori", io gli ho risposto "Furio, va benissimo, ma bisogna lavorare tanto". E lui mi ha detto "E perchè no, lavoriamo tanto!". Il progetto è partito fisicamente a maggio del 2014, io mi sono preso la briga di gestire la parte produttiva, tecnica, artistica del disco e abbiamo realizzato una cinquantina di provini, ne abbiamo finalizzati una ventina. Io ho un piccolo studio nel quale ho fatto delle demo, le ho date alla band che le ha interpretate con il suo stile, e dopo un anno siamo arrivati ad avere un prodotto che finalmente, non dico potesse rivalizzare con Tilt o Giro di Valzer, ma che noi potessimo vendere come il nuovo disco di Arti&Mestieri.

 

 

"Universi paralleli" è stato definito il nuovo "Tilt". È una sorta di nuovo inizio o è un ritorno al suono delle origini?

 

Furio: è stata più che altro un'esigenza di marketing. Il management aveva proposto ad alcuni elementi di Arti&Mestieri di ricreare gli Arti&Mestieri originali - infatti in questo disco c'è un'ospitata di Arturo Vitale - ma allo stesso tempo portando avanti le collaborazioni degli ultimi anni, come per esempio quella con Mel Collins dei King Crimson, che è una collaborazione ormai di amicizia. Gigi è andato a trovarlo pochi giorni fa a Parigi dopo essere stato al concerto dei King Crimson, insomma c'è un bellissimo rapporto. A lui piace molto suonare con gli Arti&Mestieri, ha collaborato moltissimo a questo disco, oltre alla sua partecipazione come star, ma anche come amico. La proposta del management è stata di ricreare una situazione come "Tilt" considerandolo come il punto alto degli Arti&Mestieri. Sapevamo che ci sarebbe stato molto lavoro, ma abbiamo raggruppato i musicisti giusti.

 

Gigi: Mi viene da aggiungere che nella storia di ogni gruppo storico degli ultimi cinquant'anni c'è il disco fondamentale. Per esempio al concerto dei King Crimson tutti volevano ascoltare brani di "In the court of the Crimson King", che è il disco principale. O nella PFM tutti vogliono ascoltare "Storia di un minuto". Siccome "Tilt" è stato il nostro disco storico, più importante, pensavo che dovessimo produrre un disco che facesse pensare alla gente che c'è un impegno tale da poter fare un confronto e con dignità dire "abbiamo fatto un grande prodotto degli Arti&Mestieri".

 

Furio: E il Giappone ha aiutato la produzione esecutiva di Sfera Enterteinment attraverso la King Record, che è una major giapponese, ha fatto si di poter spingere sulla storia di "Tilt" per avere una visibilità maggiore. Poi in Giappone hanno deciso che questo disco ha superato il valore di "Tilt".

 

Gigi: Qualcuno ha detto che è migliore di "Tilt", ma sono opinioni.

 

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E qual è la vostra opinione in merito, invece?

 

Furio: Dal punto di vista delle composizioni, secondo me sì. Poi dal punto di vista della spinta originale non so.

 

Gigi: Io penso che tecnicamente siamo più maturi e che quindi abbiamo fatto un disco bello come composizione come "Tilt". Ma più equilibrato. L'esperienza di 40 anni nel suonare dal vivo, nel registrare, ci ha consentito di creare un disco più equilibrato, più uniforme.

 

A cosa è dovuto questo rapporto così stretto che avete instaurato con il Giappone?

 

Gigi: Le mie due esperienze con Arti&Mestieri in Giappone nel 2011 e nel 2015 mi hanno fatto capire che amano l'Italia e qualsiasi espressione culturale che derivi dall'Italia, amano il prog forse come nessun'altra nazione al mondo e infine intravedono negli Arti&Mestieri una vera e sincera espressione mediterranea del prog, non una copia inglese o americana del prog. Questo fa sentire loro che siamo veri. Quest'anno quasi mi mettevo a piangere perché alla fine della presentazione del disco ci sono stati tre minuti e mezzo di standing ovation. È un'emozione che qui è più difficile provare.

 

Furio: C'è anche un grande lavoro, in termini più pratici e meno artistici, che va fatto e che ogni band dovrebbe fare, c'è una struttura funzionante con una direzione artistica, cioè io, un produttore, che in questo caso è Gigi, e un management. Qualsiasi struttura piccola o grande che sia, deve funzionare benissimo. Questo parallelismo tra la nostra struttura e il funzionamento del mercato in Giappone è fondamentale. In Giappone il mercato, per qualsiasi sia livello, che sia una band di musica alternativa con un'utenza di 200 persone, ai ragazzi che fanno pop music giapponese che fanno 30 mila o 40 mila persone, l'organizzazione è la stessa, non c'è nessuna differenza, perchè ogni concerto ha una sua storia e un suo pubblico, e il pubblico va rispettato. Quindi i concerti costano molto. Il concerto degli Arti&Mestieri costava 120 euro, in Italia sarebbe improponibile anche per Vasco Rossi, però era sold out. Perchè vuol dire lavorare per un anno ad un progetto con un management che segue la promozione, che cerca di organizzare con il promoter l'evento artistico. Considera che in Giappone il denaro è importante tanto quanto la cultura. Posso progettare l'evento più bello e sofisticato del mondo, ma deve rendere economicamente. Rendere economicamente non vuol dire solo rientrare nei costi, ma anche guadagnare. Quindi loro per qualsiasi operazione fanno guadagnare gli artisti, perchè i soldi che noi prendiamo in Giappone non li prendiamo da nessun'altra parte del mondo, e in più abbiamo la possibilità di avere un rapporto diretto costante con l'organizzazione per rendere sempre al meglio la situazione. Faccio un esempio neanche immaginabile per Vasco Rossi in Italia. Il promoter ha chiesto se volevamo ospitare al soundcheck una trentina di ragazzi che fossero presenti agli ultimi due o tre brani delle prove per poi fare una foto con noi. Per fare questo pagavano 300 euro l'uno. Sembra un business solo, ma per i ragazzi è un obiettivo della vita. Noi tenderemmo a vederlo solo come un business, ma in realtà è rispetto per il lavoro che si fa. Si parte dall'Italia per fare un concerto, si fa un concerto di un certo tipo, ci si presta con loro a determinate situazioni, e questo ha un costo. È un rispetto globale del promoter, del pubblico e dell'artista che non si sente sminuito anche dal punto di vista economico. Al di fuori del tipo di progetto che proponi, che può essere tutt'altro che commerciale. Sarebbe improponibile qua in Italia, forse anche in Europa.

 

 

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Tornando a parlare del nuovo disco, è stato definito anche un progetto interartistico. Già a partire dall'artwork troviamo delle foto d'autore e delle sculture. Come avete scelto queste foto? Troveremo queste connessioni tra diverse espressioni artistiche anche nelle vostre esibizioni dal vivo?

 

Gigi: Abbiamo fatto un video che prima era un playback di una nostra esibizione dal vivo. È subentrato un artista che ha inserito delle immagini artistiche di Torino e l'ha fatto di sua spontanea volontà. Si è creato un  gruppo di persone che ha voglia di lavorare senza aspettarsi per forza un ritorno economico. È per questo che tu vedi l'arte, vedi una certa qualità della musica, un certo impegno. Abbiamo detto tutti "Se vogliamo fare un nuovo prodotto degli arti e mestieri non deve avere falle, non deve avere buchi". Sono rimasto sorpreso di quanta gente sia entrata su diversi livelli di comunicazione. C'è la foto della copertina, la musica, il video,  le opere d'arte. Viene fuori che la gente oggi in italia sta ricominciando ad aver voglia di ridare qualità alla gente. Io sono contro alla musica di plastica, quella che viene fatta, bruciata in 10 minuti e buttata nel cestino. Questo disco potrà vendere poco, tanto, non mi interessa. Ma è l'espressione di un gruppo che ha voglia di lavorare e che sa lavorare insieme.

 

Furio: Ci sono diverse forme d'arte perché siamo partiti dall'idea di un libro, quindi già dalla partenza coinvolgeva qualcosa di diverso rispetto alle solite idee. Tramite diversi amici siamo poi riusciti ad inserire in copertina una scultura di Luigi Farina. All'interno c'è un'altra scultura importante di Alma Zappegni che è una lastra di ottone, è stata esposta anche a Parigi. Ha dei geroglifici, un linguaggio tutto suo, e noi vi siamo riflessi, proprio ad interpretare il concetto di Universi Paralleli, la riflessione della distorsione dei visi, noi da una parte e le persone dall'altra. Questa scultura in copertina era preesistente. Che rappresenti gli universi paralleli è abbastanza palese, poi a vederla dal vivo è molto interessante. Questo fuso unisce le due parti, ha un suo significato. Luigi Farina è un artista importante dell'area torinese e non solo. Poi c'è stato l'inserimento di Michelangelo Dotta, il regista che ha curato il video, e Sergio Cippo, fotografo di Torino, che ha anche un negozio di dischi, da cui abbiamo fatto la presentazione in questi giorni. È un fotografo in gamba. Questa foto (la foto di copertina ndr) non è stata modificata, è una foto pura, per questo abbiamo messo il nome del fotografo, perché non è un'interpretazione. Poi la grafica e l'impaginazione, tutto il lavoro all'interno è stato fatto da Iano Nicolò, il cantante degli Arti&Mestieri, che è anche un grafico. È per quello che anche in quella veste ha potuto mettere del suo. Anche gli altri non hanno dovuto seguire un'indicazione precisa, hanno creato seguendo la direzione artistica. Ogni parte ha un minimo di coinvolgimento artistico. Il video sarà proiettato in presenza dell'artista, saranno presente come scenografia sul palco le due sculture importanti al concerto di presentazione che faremo a Torino, alle Fonderie Teatrali Limone di Moncalieri. Il concerto sarà parte del Jazz Festival di Moncalieri. Questa serata sarà dedicata interamente ad Arti&Mestieri e si potrà vedere l'interazione di tutte le forme d'arte. Il 12 novembre alle ore 21. ci sarà ospite Lino Vairetti degli Osanna, che è anche ospite di uno dei brani del disco.

 

Gigi: Sì, questa è una cosa bella e importante. Abbiamo chiesto a Lino una collaborazione, e a volte le collaborazioni tra gruppi si limitano ad una ospitata un po' pigra. Invece Lino ha scritto un testo bellissimo dedicato a Di Giacomo, mancato un anno fa. Io ho scritto la canzone in 10 minuti perché il testo era talmente bello e talmente sentito che mi ha ispirato istantaneamente. È venuta fuori una bella cosa che piacerà alla gente perché Di Giacomo e il Banco del mutuo soccorso è un gruppo molto amato in Italia e Lino in questo testo ha messo delle emozioni non retoriche, non banali. Non c'è scritto a chi è dedicato, lui l'ha detto. Il disco giapponese ha una bonus track che esiste solo in Giappone. I giapponesi vogliono sempre un'esclusiva. Il disco italiano invece contiene un'altra bonus track che non c'è nell'edizione giapponese.

 

 

Avete altri progetti in vista? Un tour, o già altro materiale che vorreste pubblicare a breve.

 

Furio: Al momento siamo in trattativa su alcuni concerti, come Verona, Sardegna. C'è poi un progetto che si chiama Osannarti, un gioco di parole. Saranno una serie di concerti di Arti&Mestieri e Osanna insieme, stiamo trattando con diverse agenzie per vedere come realizzare il tutto.

 

Gigi: vorrei aggiungere, com'è stato in Giappone. Il sabato c'è stato un concerto dedicato agli Osanna e la domenica il concerto degli Arti&Mestieri.

 

Furio: Questo gemellaggio Napoli-Torino è interessante e vorremmo portarlo avanti. La nostra diversa mediterraneità del nord e quella del Sud. Poi ci saranno date all'estero, per ora siamo in trattativa con Messico, Costa Rica e Canada per posti che abbiamo già fatto in parte, ma sono festival importanti.

 

Gigi: Sembra assurdo ma in alcuni paesi del mondo gli Arti&Mestieri hanno lasciato un segno in questi quarant'anni di attività. Quindi ci sono delle nicchie a macchia di leopardo dove effettivamente il gruppo è stimato e apprezzato. Qualche giorno fa ero con Mel Collins. Lui ha collaborato con chiunque: Rolling Stones, Dire Straits, Eric Clapton, David Bowie, King Crimson. Ma mi ha detto: "Suonare con gli Arti&Mestieri mi piace perchè siete diversi, io sono anglosassone, voi siete italiani". Insomma mi ha fatto capire che ogni tanto gli piace venire a prendersi un po' di italianità.

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