Don Broco (Simon Delaney)
Tra una data e l'altra del tour per il nuovo, sfavillante "Technology", che avrebbe dovuto toccare anche Milano lo scorso 26 maggio per un'unica serata alla fine rimandata a fine 2018, i re dell'electropop con chitarroni Don Broco si raccontano tramite le parole del chitarrista Simon Delaney, "Broco" in persona.
Articolo a cura di Valerio Cesarini - Pubblicata in data: 28/05/18

Ciao Simon, benvenuto ai microfoni di Spaziorock! Tu e i tuoi compari dei Don Broco vi siete imbarcati in un tour per la promozione del vostro nuovo disco "Technology". Un album già anticipato da molti singoli, a partire dalla banger "Everybody": in che termini le canzoni che abbiamo ascoltato rappresentano lo stato dei Don Broco oggi, e cosa significa il disco per la band?

 

Ciao a voi! "Technology" è di sicuro il nostro disco più onesto e anche il più vero. Non ci siamo messi a tavolino pianificando ogni particolare: stavolta abbiamo scritto tutto quello che ci passava per la testa, fosse anche qualcosa di estremamente heavy, o di fortemente elettronico; è stato un processo più diretto. L'obiettivo finale è stato quindi di costruire qualcosa che fosse il più heavy e il più entusiasmante possibile, e direi che ci siamo riusciti!

 

"Technology" conferma e consacra il mix di electropop e hard'n'heavy che rendono i Don Broco un fenomeno peculiare ed esaltante, sublimato da videoclip studiati e super coinvolgenti. E' dunque questa la giusta direzione per conquistare il mondo?

 

Di certo è la direzione per noi! Per quanto riguarda i videoclip, confermo che sono un aspetto di cui siamo orgogliosi e siamo stati fortunati. Abbiamo trovato il regista online e abbiamo avuto la fortuna di trovarne uno davvero sul pezzo: aveva queste idee che siamo riusciti a realizzare con ottimi risultati.

 

In canzoni come "Technology" e "Stay Ignorant" c'è, oltre al ritmo e all'arguzia tipica dei Don Broco, una certa componente critica, nemmeno troppo nascosta, nei confronti dell'alienazione che la tecnologia porta all'uomo moderno. Interessante è il vostro approccio al problema: lo affrontate abbracciando il moderno: "if you're gonna fake it, fake it right".

 

Abbiamo sempre cercato di scrivere e parlare di ciò che vediamo nella nostra vita di tutti i giorni. Una sorta di riflessione e di social commentary, se vuoi. D'altro canto, Rob è molto bravo con i testi, e a rendere le nostre idee, e così riusciamo a far nascere i nostri pezzi. Diciamo che cerchiamo di avere un approccio ironico per cose serie: vogliamo fare musica seria, ma contemporaneamente vogliamo assolutamente divertirci, altrimenti non avrebbe senso suonare in giro!

 

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Parliamo ora dell'aspetto più concreto per quanto riguarda l'esecuzione dei brani. Tu sei un chitarrista fortemente rock-oriented, trapiantato in una realtà molto eterogenea. Come riuscite a conciliare la potenza dell'hard'n'heavy e l'estrema modernità dell'elettronica?

 

Personalmente ascolto molta elettronica e poi sono appassionatissimo della musica anni '80, del pop più sfavillante e pacchiano (ride, ndr). Quando comincio a scrivere un brano, in realtà, comincio sempre dall'elettronica. Di solito si parla di un drum loop, di qualche synth. Solo dopo aggiungiamo riff pesanti con la chitarra, e lì entrano le mie influenze più heavy, da grande fan dell'hard rock.

 

Il tuo approccio è praticamente metal: sei accordato più in basso?

 

Sì! E' un approccio moderno, e la verità è che se qualcosa non suonava granchè, ho scoperto che abbassando l'accordatura suonava meglio! (ride, ndr)

 

Parlando d'altro: che cosa significa esattamente il nome Don Broco?

 

Non ha senso! (ride). Ci piaceva un sacco la parola Don, ci chiamavamo così fra di noi. Poi volevamo dare un che di pampero, di messicano, e cominciammo a chiamare il gruppo Don Loco.
Poi lo abbiamo cercato su Google, e abbiamo scoperto che c'era già un artista che si chiamava così - mi pare un rapper tedesco? Il caso volle che io mi ruppi un braccio, e vedendomi con il gesso i miei amici della band hanno cominciato a chiamarmi Don Broco (da broken, ndr)...E da lì siamo rimasti così!

 

L'ultima volta che siete stati in Italia vi abbiamo visti al Firenze Rocks, prima dei System Of A Down: qual è la vostra esperienza col nostro Paese?

 

Uh, l'Italia: alcuni dei nostri migliori concerti li abbiamo fatti qui! Abbiamo già fatto uno show fantastico ai Magazzini Generali, a Milano, come headliner, e abbiamo anche suonato come band di supporto all'Arena di Verona... Ed è stato di gran lunga il nostro posto preferito, è stato tutto indimenticabile, dall'ambiente assurdo al pubblico. Il pubblico italiano in generale è sempre piacevolissimo: siete caldi, pronti a darci il giusto benvenuto, anche chi non dovesse conoscerci!

 

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Cosa possiamo aspettarci, allora, da un concerto dei Don Broco?

 

Aspettatevi un sacco di energia, canzoni coinvolgenti, e anche un moshpit: vogliamo che il pubblico sia il più possibile coinvolto, che possa divertirsi e muoversi il più possibile. Sarà una grande festa!

 

Come affrontate le difficoltà di dover portare dal vivo brani che nascono in studio? Qual è la differenza e la sfida più importante che trovate sul palcoscenico?

 

Bella domanda, perchè quando siamo in studio in realtà, e parlo soprattutto per l'ultimo album, non pensiamo molto a riprodurre i brani dal vivo. Tutto ciò che funziona, che ci piace, che ci passa per la mente, lo mettiamo sull'album. Diamo tutto, ma non tutto può essere facilmente riprodotto: in "Technology", per dire, c'è un sacco di elettronica. Quando siamo entrati per la prima volta in sala prove ci siamo resi conto che non ce l'avremmo fatta senza includere un altro musicista, e quindi così abbiamo fatto, con un nuovo tastierista. Tendiamo a non utilizzare basi, solo qualche intro. Il risultato è che ovviamente la nostra musica live è più verace, e anche solo la presenza di chitarre e batteria dal vivo la rende più pesante. E alla fine è quello che vogliamo, dal vivo la gente vuole qualcosa di più energico del disco, vuole divertirsi! 


E dunque il disco è uscito, intraprendete un tour mondiale e "Technology" ha consacrato i Don Broco come un fenomeno in piena ascesa che non intende fermarsi... E allora cosa ci può essere nel vostro futuro?

 

In futuro speriamo di venire di nuovo in Italia, e magari suonare all'Arena di Verona come headliner. In Gran Bretagna abbiamo già suonato nelle arene, ma farlo in tutto il mondo vorrebbe dire davvero che siamo diventati qualcuno, e l'Arena di Verona è il nostro posto preferito!




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