Letters From The Colony (Johan Jönsegård)
Debutto positivo per i Letters From The Colony: "Vignette", in uscita il 16 febbraio, mostra un gruppo già maturo, dalla sorprendente perizia tecnica e compositiva e dalle idee ben chiare. Il chitarrista Johan Jönsegård ci racconta non solo i particolari sulla lavorazione dell'album, ma focalizza l'attenzione anche sulle influenze musicali assorbite e sulle ragioni della grande fioritura musicale in terra svedese. Una band estremamente professionale e preparata, ma capace di non prendersi troppo sul serio... 
Articolo a cura di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 10/02/18
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Ciao Johan e benvenuto su SpazioRock.

Siete una giovane band alle prese con l'album di debutto, ma i Letters From The Colony sono attivi dal 2010. Cosa puoi dirci dei vari cambiamenti della line-up? Hanno ritardato in qualche modo l'uscita di "Vignette"?

 

Alla pari praticamente di ogni formazione, i Letters From The Colony iniziarono come un gruppo di amici accomunati da una grande passione per la musica e dal sogno di diventare qualcuno. Furono scritti i primi brani, ci furono i primi concerti e così via. In seguito le canzoni sono diventate sempre più complicate e presto ti rendi conto che il livello musicale non è più lo stesso e non hai più la medesima visione delle cose. È difficile vedere un amico lasciare la band, ma è il modo di rimanere professionali e di evolversi. Abbiamo visto un sacco di gente entrare e uscire dal gruppo e ciò distrae dall'andare avanti: così sì, i cambi di line-up hanno sicuramente ritardato l'album.

 

Il personaggio principale dell'artwork è un cervo e i suoi richiami sono anche riprodotti nell'album. Cosa simboleggia questo animale?

 

Penso che sia frutto di un'osservazione nichilista. La gente di questi tempi è ossessionata da fare carriera nei social media o in qualsiasi altra cosa: ciò rende ciechi e non ci accorgiamo che l'ambiente sta lentamente cadendo a pezzi e quando nessuno di noi rimarrà lì, ci sarà un'altra creatura che prenderà il nostro posto.

 

"Galax" e la title-track sono davvero rappresentativi dell'amalgama di progressive, death metal e math rock presenti nel vostro lavoro. Cosa puoi dirci sulla loro composizione?

 

"Galax" è stata scritta un paio di anni fa e per me è la canzone che racchiude tutto. Comincia piano e rapidamente si trasforma in caos, per essere successivamente molto dinamica e terminare con un finale composto da una lunga parte che lentamente raggiunge il suo apice. Penso che il brano, al momento in cui è stato scritto, ci fece rendere conto che finalmente avevamo trovato il sound giusto. La title-track "Vignette" non doveva essere nel disco in un primo tempo. Il nostro chitarrista, Sebastian (Svalland, ndr.), stava sperimentando un paio di riff che non avevamo pensato si adattassero ai Letters From The Colony di allora. Ha continuato a scrivere pensando che, se il brano non fosse stato appropriato per la band, lo avrebbe inserito in un altro progetto. Più tardi, quando il pezzo venne terminato, l'ha tirato fuori per noi ancora una volta e all'improvviso è sembrato ovvio che sarebbe stato presente nell'album.

 

Nonostante la breve discografia, mostrate un approccio tecnico maturo e una grande capacità compositiva. Non credi che il vostro sound intricato possa affascinare, ma allo stesso tempo disorientare l'ascoltatore?

 

Ci piace davvero sperimentare con tutti i tipi di generi e pensare fuori dagli schemi, ma non vogliamo scrivere cose complicate solo per il gusto di essere progressive. Per noi è molto importante che i pezzi abbiano un senso e che le parti si uniscano. Altrimenti non è una canzone. Sono solo riff casuali.

 

Sul disco ci sono aperture shoegaze e momenti psichedelici, come il placido strumentale "This Creature Will Haunt Us Forever". Come consideri questa canzone nell'architettura generale del lavoro?

 

Penso che la canzone si adatti perfettamente all'album. È un pezzo strumentale che interrompe il caos ed è semplicemente bellissimo. Nessuna complicazione. Ti dà qualche minuto per raccogliere i tuoi pensieri prima che il prossimo inferno si scateni.

 

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Ho trovato il video di "Erasing Contrast" molto surreale. Quali sono le vostre fonti di ispirazione artistiche e visive?

 

Simon Hjortek, il ragazzo che ha realizzato il video, ha avuto l'idea di utilizzare l'oro come soggetto. Dal momento che la canzone "Erasing Contrast" parla di consumismo e promesse dorate da parte di gruppi religiosi, abbiamo pensato che un tema aureo riflettesse il brano in modo perfetto. Penso che il motivo principale per cui abbiamo scelto di girare un video surreale sia perché le cose che appaiono in esso non sono ovvie e così inizi a cercare i dettagli e, naturalmente, questo è molto interessante.

 

Tornando alla musica, credo che Meshuggah, Gojira e Pink Floyd  siano tra le vostre influenze. Quali elementi avete effettivamente assimilato da queste grandi band?

 

Queste band sono state per molto tempo tra le nostre preferite. Rappresentano una forte ragione per cui abbiamo formato il gruppo in prima istanza. Direi che i Meshuggah ci hanno influenzato molto con i loro tempi e assoli dispari, i Gojira con le percussioni martellanti e le chitarre sfrontate, mentre i Pink Floyd con le parti psichedeliche e dinamiche: elementi che hanno contribuito definitivamente a creare il nostro sound.

 

Il primo trailer di "Vignette" vi vede impegnati, con grande autoironia, a stirare e pulire la sala prove. Come è nata quest'idea divertente?

 

Seduti su una sedia, intenti solo a parlare dell'album, non era affatto semplice per noi. Volevamo creare qualcosa di diverso e questa idea spassosa ci è venuta spontaneamente. Ci siamo divertiti davvero tanto a realizzare questi trailer e ci rappresentano molto bene dal momento che prendiamo sul serio la nostra musica, ma soprattutto non prendiamo sul serio noi stessi.

 

La Svezia è sempre stata una terra di sperimentazione tra diversi generi musicali. Quali pensi che siano le ragioni di questo fermento artistico? E quali sono le circostanze che vi hanno favorito?

 

Penso che il governo abbia molto a che fare con questo. Qui in Svezia, l'educazione musicale fa parte della scuola elementare, quindi i bambini hanno l'opportunità nelle prime fasi della vita di imparare a suonare uno strumento. Quando è il momento di formare una band, ci sono molti luoghi in cui è possibile affittare una sala prove a prezzi accessibili e prendere in prestito, se necessario, strumenti, amplificatori e batteria: i Letters From The Colony hanno ricevuto molto aiuto durante i primi giorni grazie a questo sistema. Più avanti nella vita è abbastanza facile usufruire del prestito studenti e concentrarsi su ciò che si vuole fare, che si tratti di pittura, musica o altre arti. Quindi grazie Svezia.

 

Ci sarà un tour mondiale a supporto dell'album? E pensate di toccare anche le coste italiane?

 

Al momento non abbiamo nulla di ufficiale, ma speriamo davvero di intraprendere un grande tour per supportare l'album. Ci piacerebbe molto venire in Italia, quindi faremo del nostro meglio per riuscirci.

 

Vorresti lasciare un messaggio ai tuoi fan italiani e ai nostri lettori...

 

Spero che vi piaccia "Vignette" tanto quanto i calzoni!

 

---ENGLISH VERSION---
 

Hi Johan and welcome to SpazioRock.

You are a young band dealing with your debut album but Letters From The Colony have been active since 2010. What can you tell us about the various changes of the line up? Have they retarded the release of "Vignette" somehow?

 

Like pretty much every band, Letters From The Colony started off with a bunch of friends that had a huge passion for music and big dreams about being someone in the music scene. The first songs were written and the first shows were made and so on. Later on the songs got more and more complicated and soon you realize that you are not on the same musical level and don't have the same vision anymore. It's hard to see a friend leave the band but it's the way it is to stay professional and evolve as a band. We have seen a lot of people come and go and that takes the focus from moving forward so yes, the line-up changes has definitely delayed the album.

 

The main character of your artwork is a deer and its call is also reproduced in the album. What does this animal symbolize to you?

 

I think it's a nihilistic observation. People these day are so obsessed with making a career for themselves in socials medias or whatever and it makes us blind to see that the environment is slowly falling apart and when none of us remains there will be an other creature to take our place.

 

"Galax" and the title-track are very representative of the amalgam of progressive, death metal and math rock present in your work. What can you tell us about their composition?

 

"Galax" is a song that was written a couple of years ago and for me it's the song that has it all. Starting off smooth and quickly turns into chaos for later being a very dynamic and has an ending with a long part that slowly reaching it's climax. I think the song by the time it was written made us we feel like we finally had found our sound. The title-track "Vignette" weren't supposed to be on the album at first. Our guitarist, Sebastian, was experimenting with a couple of riffs that we by the time didn't thought would fit in our vision how Letters From The Colony should sound like. He continued the writing thinking that if it doesn't fit for Letters From The Colony, he would put it in an other project. Later when the song was done, he brought up the song for us once again and all of the sudden it felt obvious that the song was going to be on the album.

 

 

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Despite your short discography, you demonstrate a mature technical approach and a great compositional ability. How do you manage for your intricate sound to fascinate but, at the same time, to disorient the listener?

 

We indeed love to experiment with all kinds of stuff and think outside the box but we don't want to write complicated stuff just for the sake of being progressive. It's really important for us that the songs make some kind of sense and that the parts fits together. Otherwise it's not a song. It's just random riffs.

 

On the record there are shoegaze openings and almost psychedelic moments, like the placid instrumental "This Creature Will Haunt Us Forever". How do you consider this song in the overall architecture of the work?

 

I think the song fits in perfect on the album. It's an instrumental piece that breaks off from all the chaos and it's just beautiful. No hassle. It gives you a few minutes to gather your thoughts before the next hell breaks loose.

 

I found the "Erasing Contrast" video very surreal. What are your artistic and visual sources of inspiration?

 

Simon Hjortek, the guy that made the video, came up with the idea of having a golden theme. Since the song "Erasing Contrast" is about consumerism and golden promises from religious groups, we thought that the golden theme reflected the song in a perfect way. I think the main reason why we chose to go with a surreal video is because the things that appear in the video is not obvious and you start looking for details and of course, it looks cool.

 

Going back to music, I believe Meshuggah, Gojira and Pink Floyd are among your influences. What elements did you actually take from these great bands?

 

These band has been among our favourite bands for a long time. They are a big reason why we started the band in the first place. I guess Meshuggah has influenced us a lot with their time signatures and odd solos. Gojira with their "hammering drums" and "in your face-guitars". Pink Floyd has inspired us with the psychedelic and dynamic parts. They have definitly been a part of creating our sound.

 

In the first trailer of" Vignette", you show a great self-irony, like ironing and cleaning the rehearsal room. How did this funny idea come about?

 

Sitting in a chair, just talking about the album is simply not us. We wanted to do something different and this funny idea just came to us naturally. We had so much fun making these trailer videos and it represents us very well since we take our music seriously but we can't take ourselves seriously at all.

 

Sweden has always been a land of experimentation between different musical genres. What do you think are the reasons for this artistic ferment? And what are the circumstances that have favored yours?

 

I think the government has a lot to do with it. Here in Sweden, musical education is a part of the elementary school so kids has the opportunity early in life to learn an instrument. When it's time to start a band there's a lot of places where you can rent an affordable rehearsal place and borrow instruments, amps and drums if needed which Letters From The Colony had a lot of help with in the early days. Later on in life it's pretty easy to take a student loan and focus on what you want to do whether it's painting, music or other aesthetic subjects. So thank you Sweden for that.

 

Will there be a world tour to support the album? And do you think to touch the Italian shores as well?

 

We don't have anything official at the moment but I really hope we will do a big ass tour to support the album. We would love to go to Italy so we will do our best to make it happen.

 

Please leave a message to your Italian fans and our readers!

 

I hope that you're gonna enjoy "Vignette" as much as the calzones!




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