Lunatic Soul (Mariusz Duda)
In seguito all'uscita di "Through Shaded Woods", suo settimo album sotto lo pseudonimo Lunatic Soul, Mariusz Duda ci racconta le ispirazioni e le nuove direzioni che la sua musica sta esplorando.
Articolo a cura di Federico Barusolo - Pubblicata in data: 16/01/21
Ciao Mariusz, è un piacere riaverti con noi su SpazioRock.it. Come stai?


Sto molto bene. Sto ancora facendo promozione per l'ultimo album Lunatic Soul in questo periodo di feste in lockdown.


A proposito di questo, "Through Shaded Woods" è uscito qualche settimana fa. Come ti senti ora che il lavoro è concluso?


Penso che sia uno dei migliori album dei Lunatic Soul. Per di più, dopo molto tempo sono finalmente riuscito a registrare un album folk! Ho fatto un po' di tutto, progressive rock, musica elettronica, un pochino di metal... Ora sentivo che era il momento adatto per un'altra estensione delle mie ispirazioni. Questo tipo di musica mi arriva nello specifico dal folk slavo e scandinavo.


Sappiamo che la tua discografia a nome Lunatic Soul dà vita ad un grande concept per cui tutti gli album sono interconnessi. Come si colloca "Through Shaded Woods" in questo contesto?


Esatto, è un concept ciclico chiamato "The Circle Of Life And Death". Il contenuto di questo album si posiziona naturalmente dopo "Lunatic Soul II" e prima di "Under The Fragmented Sky" e "Fractured".


Molti dei tuoi lavori solisti si legano indissolubilmente ad un colore e uno specifico elemento. Questa volta possiamo dire che hai scelto il legno e le sfumature marroni e verdi. Cosa rappresentano questo elemento e questi colori per te?


Il nuovo album parla di risvegli, di ritorni. Parla di attraversare il mondo dei morti e tornare alla vita. Per me questo concetto di rinascita richiama il verde, il fiorire della primavera e la natura. Volevo ambientare le vicende di questo disco nella foresta, elemento che da sempre mi riporta all'infanzia. Bisogna però considerare che "Through Shaded Woods" è ancora nel semicerchio della morte, quindi alla fine prevale più l'ambientazione della foresta autunnale rispetto a quella primaverile. Direi che questo album lo vedo più marrone che verde.

 

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Hai detto che "The Fountain" è un pezzo che parla di speranza, così come l'album in generale riguarda il superamento dell'oscurità. Cosa ti ha ispirato questi sentimenti positivi in un momento così complicato per l'umanità?


È verissimo, sì. Diciamo che quando la situazione è così brutta, mi piacerebbe che reagissimo, invece di crollare, rannicchiarci in un angolo e piangere. Dobbiamo superare i nostri periodi oscuri e le nostre debolezze, dobbiamo affrontarle. Entrare nella foresta oscura, preferibilmente con uno spadone tipo The Witcher e andare incontro alle nostre paure, traumi e sfortune. Se queste cose assumono per noi le sembianze di veri e propri mostri, allora la cosa migliore è tagliare loro la testa. Il disco ha lo scopo di motivare un'azione di questo tipo. Ha lo scopo di aiutare a sopravvivere ai periodi duri.


È invece molto frequente che i tuoi album chiudano con una dichiarazione di positività. Perché questo forte contrasto? Sembra che, dopo aver sommerso l'ascoltatore con sentimenti oscuri e pesanti, tu gli offra un riparo, una speranza.


Questo è perché preferisco il lieto fine in musica. Se un album deve rimanere con te per un po', allora lascia che ti rassicuri. Scommetto che ci sono un sacco di album che apprezzi e rispetti dal punto di vista musicale, ma che poi magari non hai voglia di ascoltare tutti i giorni. In ogni caso, non è detto che io continui questa mia tendenza. Di recente ho passato molto tempo a cercare disperatamente una luce nella mia vita e, fortunatamente, l'ho trovata.

 

Dal punto di vista musicale, sembra che tu abbia ancora una volta invertito la direzione presa con "Fractured", passando dalle atmosfere elettroniche e minimali a quelle completamente acustiche di questo disco. Qual è la vera direzione che la tua musica sta seguendo?


Questa è la foresta, come ti dicevo. L'ispirazione di "Through Shaded Woods" mi ha portato verso qualcosa di molto simile ad una serie di danze sciamaniche e suoni più organici e vibranti. Avevo la sensazione che le elettroniche c'entrassero davvero poco con lo stile del disco. Riguardo alla direzione della mia musica, direi che non è lineare, analogamente a quella del concept. Forse le elettroniche torneranno nell'ottavo album.


L'ultima volta che abbiamo parlato era nel marzo 2019. Eravamo al Circolo Magnolia di Segrate (MI), appena prima di un concerto dei Riverside. Sembra passata una vita, ma quella sera ci avevi anticipato che stavi iniziando a lavorare a questo nuovo capitolo di Lunatic Soul. Quanto il risultato finale è simile all'idea che avevi allora?


Tutto è andato come previsto, anche se è venuto fuori un po' più lungo di come lo avevo immaginato. Di fatto ho creato un altro disco bonus con la traccia "Transition II", che, con i suoi quasi 28 minuti, è la più lunga che io abbia mai scritto in carriera. E poi ho scritto anche il mio "Lockdown Spaces" (disco uscito lo scorso 26 giugno a nome Mariusz Duda, ndr.), più sperimentale ed elettronico, che non era previsto.

 

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Un sacco di cose sono cambiate da quella sera... Cosa ti manca di più?


Sicuramente il rapporto con il pubblico. Non solo le reazioni durante il concerto, che sono sempre una grande spinta, ma anche gli incontri prima e dopo i concerti.


Stai valutando la possibilità di portare Lunatic Soul su un palcoscenico un giorno?


Una volta che avrò finito l'intero ciclo degli otto album, c'è la possibilità che io mi esibisca dal vivo con questo materiale.


Come accennavi, hai anche affrontato le tematiche principali di questo 2020 in "Lockdown Spaces", che hai deciso di pubblicare come primo album a tuo vero nome, Mariusz Duda. Quali sono le caratteristiche tematiche e musicali che pensi contraddistinguano questa ulteriore diramazione della tua carriera?


Penso innanzitutto che vorrei creare più musica in futuro come Mariusz Duda. Direi che è una parentesi non necessariamente melodica come Lunatic Soul o i Riverside. Vorrei esplorare di più sonorità avanguardistiche e divertirmi a sperimentare di più, senza avere paura che a qualcuno possa non piacere. Al contempo, però, è una grande sfida e ho paura che non sia facile per me evitare di far suonare melodica anche una serie di rumori e suoni scricchiolanti.


Come vanno le cose con i Riverside? State pensando di produrre nuova musica?


Sì, ci stiamo riunendo per iniziare a scrivere il nuovo album.


Grazie mille Mariusz, è sempre un piacere chiacchierare con te. Speriamo di vederti presto!


Il piacere è tutto mio, saluti a tutti i lettori!




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