Marathon (Mark Kelly)

Lo storico tastierista dei Marillion, Mark Kelly, ci ha presentato il suo nuovo progetto Marathon e l'omonimo debutto, un disco dalle tinte nostalgiche, composto però con un approccio moderno. Ci ha anche svelato qualche novità in casa Marillion, al lavoro su un nuovo album.

Articolo a cura di Ludovica Iorio - Pubblicata in data: 26/11/20

Ciao Mark! Benvenuto su SpazioRock.it, è un piacere averti qui. È un momento di grandi novità per te: hai da poco fondato un progetto musicale chiamato Marathon, e stai per pubblicarne l'omonimo debutto il prossimo 27 novembre, per cui ti faccio le mie congratulazioni! Puoi raccontarci brevemente come è nato questo progetto e come hai riunito gli altri membri della band?

 

Ciao e grazie mille! La prima volta che ho parlato di fare un album solista è stato probabilmente 25 anni fa. Per anni la gente mi ha chiesto perchè non pubblicassi un disco da solista, ma non l'ho mai fatto. Non lavoro molto bene da solo, ho bisogno di lavorare con altre persone, quindi credevo che un album solista non sarebbe venuto bene e ciò mi ha portato a non iniziare mai per davvero. Facevo qualcosa ma poi dicevo "No, non va bene, ricomincerò daccapo". È stato solo tre/quattro anni fa che un mio amico, Guy Vickers, mi ha chiesto se fossi interessato a dei testi per fare un album e ho detto "Ok, diciamo che sono interessato a metà". Quando con i Marillion scriviamo musica, suoniamo molto, buttiamo giù idee e registriamo un sacco di cose, poi il meglio di questi vedrà la luce in pezzi di tre/quattro minuti; solo un'idea viene fuori, quindi abbiamo mille idee che non sono mai state utilizzate. Ho scavato in questo materiale, l'ho mandato a Guy e ho detto "Ascolta e dimmi che ne pensi", e fondamentalmente lui ha messo insieme alcune cose e ha scritto il testo di "Amelia", che è la nostra prima traccia. Poi me l'ha inviata e ho esclamato "È piuttosto buona, possiamo davvero partire da qui". Avevo bisogno di lavorare su arrangiamenti e cose del genere, quindi ho contattato mio nipote Conal, che ha 23 anni ed è un musicista da anni, fa tutto da solo, suona la chitarra, il basso, sa usare diversi programmi e canta, quindi gli ho mandato la mia parte alle tastiere in modo che potessimo fare così una demo. Tutto questo è successo in un anno o due. Però non riuscivo a trovare un cantante, ho cercato per circa un anno e nessuno era adatto, perciò per disperazione sono andato su Spotify e nella barra di ricerca ho scritto "band sconosciute", band che hanno qualche migliaio di ascolti, non di più, e una volta mi sono imbattuto in questo gruppo chiamato "Big Blue Ball". Ho ascoltato una loro canzone, "Whole Thing", e ho pensato "Questo ragazzo è fantastico, assomiglia molto a Peter Gabriel". Poi ho controllato ed era davvero Peter Gabriel! (ride, NdR) Ho fatto un'intervista con la rivista di un fanclub dei Marillion, ho raccontato questo aneddoto e un mio amico della rivista ha detto "Conosco un ragazzo che si chiama Oliver Smith", ed è così che ho trovato il cantante. Oliver ha una qualità nella sua voce che la rende simile a quella di Peter Gabriel, anche se non era mia intenzione trovare questa similarità. Penso che canti con emozione e onestà, il modo in cui canta funziona davvero bene ed è in grado di trasmettere testi come quello di "Amelia" che, se cantato nel modo sbagliato, risulta un po' troppo teatrale. Per la chitarra ho chiesto a Steve Rothery, il nostro chitarrista dei Marillion - che tra l'altro ha preso parte nel brano "Puppets" - se conosceva qualcuno, e per fortuna ha esclamato "C'è questo ragazzo su Youtube che si chiama John Cordy, dovresti dargli un ascolto". L'ho ascoltato, l'ho contattato e lui ha detto "Come mi hai trovato?" Io ho risposto "Il nostro chitarrista mi ha parlato di te", e lui "Ma io non l'ho mai incontrato!" (ride, NdR). Per finire, il batterista, Henry, è un mio amico, sono entrato a far parte della sua band chiamata DeeExpus nel 2012, quindi è così che l'ho conosciuto. L'idea era andare in studio e fare un album, poi siamo entrati in lockdown e tutti eravamo bloccati a casa, per cui ho detto ai ragazzi "Sentite, dato che non siamo in grado di andare in studio, perché non registriamo ognuno a casa nostra?" e tutti hanno registrato le loro parti, me le hanno mandate e io le ho messe insieme. Tutti erano entusiasti dell'idea, quindi tra marzo e luglio abbiamo praticamente realizzato l'album. All'inizio ero partito con l'idea che probabilmente non sarebbe uscito quest'anno a causa di tutte le cose che avevo in ballo col nuovo album dei Marillion ma, siccome il lavoro era rallentato, ho fatto l'album solista. Alla fine è andata piuttosto bene!

 

Puoi parlarci in generale delle caratteristiche dell'album?

 

Prima di tutto ci tenevo a sottolineare che non è propriamente un album solista perché c'è una band dove tutti danno il proprio contributo; ed è per questo che ho chiamato questo progetto "Marathon", volevo che avesse una propria identità. Ma avevo un'idea abbastanza chiara su che tipo di album volevo fare. Sono sempre stato un po' nostalgico, sono cresciuto ascoltando la musica degli anni '70 ed era tutta su vinile, le copertine erano dipinte, con immagini ispirate ai testi delle canzoni. Lunghe canzoni prog e testi che raccontano una storia: questo era l'approccio che volevo adottare, un po' quello dei primi Marillion, e inoltre volevo che suonassero come "canzoni". La musica prog può risultare molto complicata, con un sacco di trovate intelligenti, però può essere meno forte in termini di grandi melodie e brani memorabili. Volevo dunque fare qualcosa che non fosse musicalmente complicato ma che avesse melodie accattivanti.


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Andiamo ad analizzare alcuni pezzi del tuo lavoro. "Amelia", il tuo primo singolo, parla di Amelia Earheart, la prima pilota donna che ha volato da sola attraverso l'Atlantico. Ti senti un po' come lei, di aver messo le ali con questo nuovo progetto?

Non ci avevo pensato in realtà! Come ho detto, i testi sono stati scritti dal mio amico Guy. Lui aveva detto di avere un tema, penso l'abbia letto su una rivista. Amelia è vissuta in un periodo in cui alle donne veniva detto di non svolgere un certo tipo di attività. Le cose sono cambiate parecchio ora, ma non tanto quanto dovrebbero... C'era molto materiale a cui attingere per la scrittura, alcune cose che ho suggerito io o cose di cui abbiamo discusso. Quel brano suppongo tratti di mancanza di comunicazione: Amelia e il suo navigatore, Fred Noonan, non capivano il codice Morse. Avevano un ricevitore radio che poteva ricevere solo quel codice e avevano un trasmettitore, ma lo tagliarono e lo buttarono giù per avere meno peso sul velivolo. In questo modo non potevano dire dove fossero o quale fosse la loro direzione, ecco perché si sono persi nell'Atlantico e probabilmente sono morti in quell'occasione. All'epoca trovarono i resti dell'aeroplano, delle ossa - che sono andate poi perdute - ma che non sappiamo se fossero le loro, quindi ci sono molte speculazioni su cosa sia successo o cosa ne sia rimasto di loro. Ho pensato che fosse un tema interessante da inserire nei testi. L'altro lungo brano dell'album, "Twenty Fifty One", è incentrato anch'esso sui problemi di comunicazione tra il regista Stanley Kubrick e l'autore Arthur Clarke in merito alla realizzazione del film "2001: Odissea nello spazio". Poi l'astrofisico Stephen Hawking ci ha messo in guardia dal metterci in contatto con gli alieni, perchè questo potrebbe significare esporre la civiltà umana ad un grave pericolo. Questo è un altro punto sulla comunicazione e credo anche sull'esplorazione.

Ora invece, che abbiamo molte vie e modi di comunicazione, credi che a volte questa manchi di contenuti?


Siamo bombardati tutto il giorno, ma penso che il problema più grande siano gli algoritmi che alcuni siti usano per inondarci di pubblicità non gradita. Ma il fatto che possiamo comunicare è indice di quanto sia cambiato il mondo, di come così tante persone ora sono in grado di prendere in mano un cellulare e sapere tutto ciò che vogliono. Quando ero giovane, se avevi un disaccordo sul fatto che qualcuno di famoso fosse nato in una determinata data o su qualsiasi altra cosa, ne avresti discusso e probabilmente non ne avresti mai avuto la risposta certa; ora puoi semplicemente chiedere ad Alexa o Siri o guardare su Wikipedia, è incredibile. Lo trovo affascinante, ma penso che, come in tutte le cose, ci siano vantaggi e svantaggi.

Il video di "Amelia" è stato girato nei Real World Studios, costruiti da Peter Gabriel dopo la sua partenza dai Genesis. Coi Marillion hai registrato diversi album lì, non è la prima volta per te. Come ti sei sentito questa volta, senza la tua band, in questa atmosfera unica?

Abbiamo registrato l'album in lockdown: tutti eravamo separati e, ad esempio, non conoscevo il chitarrista John di persona e lui non aveva mai incontrato nessun altro, così come il batterista Henry non conosceva nessuno tranne me. Abbiamo lavorato tutti insieme su questo album ma mai realmente siamo stati nella stessa stanza, quindi volevo fare qualcosa sul lato promozionale. La mia prima idea era di provare a salire tutti sul palco, senza pubblico ma con tutte le luci e fare una simulazione di un concerto dal vivo ma usando una sorta di playback dato che non avevamo mai provato assieme. Il tutto era però piuttosto costoso, per cui ho proposto "Potremmo andare ai Real World Studios con quei soldi, e stare lì pochi giorni". Al resto della band è piaciuta l'idea, nessuno era mai entrato lì, quindi erano tutti molto entusiasti. Siamo stati lì un paio di giorni: ci siamo riuniti, ci siamo salutati e poi abbiamo suonato per la maggior parte del tempo e ha funzionato molto bene. Sono stato davvero contento di ottenere delle buone registrazioni con le riprese, così è diventato un DVD. Una bellissima esperienza, davvero. È davvero un bel posto dove stare, fuori inoltre ci sono dei paesaggi stupendi.

 

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L'altra cosiddetta "suite", "Twenty Fifty One", ha un'intro molto suggestiva, dove è preponderante il tuo lavoro alle tastiere. Come l'hai messa a punto? Hai qualche aneddoto particolare relativamente a questo o altri brani?

Sai, a volte quando hai già un tema hai abbastanza chiaro che tipo di musica costruire, quindi in questo caso musica spaziale, qualcosa che ti faccia pensare a film di fantascienza, quindi ho solo cercato di creare l'atmosfera per la canzone. Poi sopraggiungono la batteria di Henry e la chitarra di Conal. È stato un modo interessante di lavorare, ognuno si è occupato della propria sezione e ci siamo scambiati continuamente il materiale. Sono rimasto sorpreso di come la band suonasse pur non avendo mai fatto nulla insieme, ha funzionato davvero bene. Qualche aneddoto... Non so, più o meno la particolarità sta nel come è stato registrato il tutto, idee concrete inviate avanti e indietro. Ad esempio avevo un'idea, la inviavo a Conal, lui la metteva giù alla chitarra e al basso e mandava il materiale ad Ollie perchè ci cantasse sopra qualcosa, poi io lo mandavo al mio amico perchè ci adattasse delle parole o qualsiasi altra cosa. Tutti erano desiderosi di far funzionare il tutto assieme. Per me è un'esperienza diversa dal lavorare coi Marillion, perché lì siamo in cinque, nessuno è il capo, non discutiamo ma impieghiamo molto tempo per raggiungere un consenso, un accordo; con i Marathon invece niente cose del genere, il che è stato piuttosto rigenerante. Con questo non voglio dire che non mi piace lavorare coi Marillion, anzi, solo che è una cosa diversa.

Il missaggio, inoltre, dà un tocco di freschezza. Sei soddisfatto dell'intero risultato?

Sì, Andy Bradfield è davvero bravo. È lui che sta curando le ristampe dei vecchi album con Fish (primo cantante dei Marillion, NdR).

Prima hai parlato delle copertine apribili e dei ricordi che ti suscitano. Ci puoi descrivere quella del tuo nuovo album?

Aspetta, vediamo se posso condividerti lo schermo... Niente, o le mie impostazioni di Zoom o le tue non lo consentono. Ma posso illustrartela prendendo in mano la copia fisica (mostra con l'indice uno ad uno tutti i soggetti raffigurati, NdR). La copertina è stata dipinta da mio fratello, in realtà! Il suo nome è Alex e volevo che includesse gli elementi principali delle canzoni: la carcassa dell'aereo che aveva a bordo Amelia e Fred, alcune ossa, la sabbia e un sestante perché è stata trovata una scatola con dentro un sestante, questa è la connessione. Poi ci sono delle biglie, che si rifà al brano "Twenty Fifty One". Le due parti dell'intera copertina dovrebbero rappresentare la luce e l'oscurità, perché la canzone "Puppets" parla del libero arbitrio e della dicotomia bene/male. Il Cristo di Rio de Janeiro è un omaggio ad una persona a me vicina che ha origini brasiliane. Poi c'è il tempo, rappresentato dalla clessidra, al cui interno sono rappresentate in miniatura le statue dell'isola di Pasqua, che è la civiltà, quindi cosa potrebbe accadere all'umanità se incontrassimo gli alieni. Poi c'è il monolite di "2001" e c'è un burattino nella sabbia. Ho inviato ad Alex questa richiesta: "Mi piacerebbe che ci fossero delle immagini simboliche ricavate dai testi". Ha letteralmente preso un sacco di materiale da Internet e ha creato una simulazione di fotografie basata su Photoshop, al che gli faccio "Mi piacerebbe averlo dipinto, non fotografie o cose generate al computer", quindi gli ci sono voluti mesi per dipingere. Ad aprile gli ho commissionato il lavoro, e lui mi ha chiesto quando dovesse essere pronto. All'inizio pensavo che l'album sarebbe uscito nel 2021, per cui non gli ho dato una scadenza vera e propria. Ma poi, per come sono poi andate le cose, gli fatto molta pressione, e all'inizio di settembre lui era impegnato anche con altri lavori, per cui mi ha detto "Devo aspettare che si asciughi, ci vogliono tre/quattro giorni" al che gli rispondo impaziente "Non importa, inviamelo!". Penso di averlo traumatizzato un po', ma ha fatto un ottimo lavoro. Lui è un artista, ma non aveva mai realizzato una copertina di un disco prima d'ora... Probabilmente non ne farà più (ride, NdR).

 

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Chissà, forse per il prossimo album dei Marathon!

 

Sì, sarebbe bello! In realtà sto già lavorando al prossimo disco, ho altre tre canzoni pronte. Ma, a causa della mia nostalgia per il vinile, ho deciso che l'album fosse di 45 minuti perché credo che sia una buona lunghezza per un album e inoltre le persone non hanno molto tempo in questi giorni. Ho solo pensato a come suonava insieme questo gruppo di canzoni, ecco perché sono finito con questo elenco di cinque canzoni. Quindi ho queste tre canzoni e ce n'è un'altra di lunga durata a cui ho appena iniziato a lavorare. Dovrei fare un altro album coi Marathon, ma sto lavorando coi Marillion ora, quindi devo mettere un attimo da parte il pensiero.

Hai in mente di fare un concerto in live streaming con i Marathon nel prossimo futuro?

 

No, non abbiamo nulla in programma! Con i Marillion non abbiamo avuto problemi con il tour quest'anno, siamo stati molto fortunati perché non abbiamo dovuto rinviare o cancellare nulla, solo un evento che si sarebbe dovuto tenere ad aprile; avevamo già pianificato quest'anno di realizzare un nuovo album. Ma per il prossimo anno abbiamo fissato alcune date a ottobre/novembre in Europa e spero di fare anche alcune date coi Marathon più o meno nello stesso periodo. Non sono sicuro a proposito della questione live streaming, non sono sicuro che funzioni davvero bene. Vedremo!

Una breve parentesi sui Marillion. Avete reso da poco disponibile un live album, "With Friends At St. David's" e come hai detto prima state lavorando ad un nuovo full-length. Come procede il tutto?

Dopo il primo lockdown, alla fine dell'estate abbiamo deciso di tornare in studio: abbiamo apportato alcune modifiche allo studio, abbiamo adottato questi schermi in modo che ci potessimo vedere nonostante fossimo tutti separati. È ciò che abbiamo fatto negli ultimi mesi e sta andando bene! Stiamo arrangiando le canzoni, abbiamo molte idee su cui stiamo lavorando e speriamo di registrare nella prima parte del prossimo anno e finire entro l'estate. Questo è il piano, sperando che le cose si riaggiustino nel frattempo. Per quanto riguarda il live album, abbiamo fatto alcune date con alcuni musicisti di un'orchestra ormai nostri amici: una coppia di violini, viola, violoncello, flauto ed altri strumenti. Abbiamo fatto con loro un sacco di spettacoli, abbiamo girato la data di Cardiff, in Galles, e n'è uscito un Blue Ray. È una grande opportunità per noi suonare con loro, perché tantissime nostre canzoni funzionano molto bene con l'orchestra. I concerti dal vivo mancano a tutti in questo periodo. Ogni due anni coi Marllion facciamo questo fine settimana in cui suoniamo venerdì, sabato e domenica spettacoli completamente diversi: siamo stati nei Paesi Bassi, nel Regno Unito, a Santiago, Montréal, in Portogallo. Quest'anno abbiamo deciso di fare una "couch convention" virtuale con tutti a casa, migliaia di persone erano collegate su YouTube: abbiamo fatto dei quiz, ho fatto una divertente corsa virtuale con altre persone. Questo per tutto un fine settimana ed è stato bello scoprire che molte persone vi hanno partecipato. Abbiamo fatto alcune interviste, chiamate in diretta... Forse è qualcosa che rifaremo perché tutti si sono divertiti moltissimo.

Siamo verso la chiusura. Cosa vorresti dire ai nostri lettori?

Per quanto riguarda i Marathon, consiglio di dare un ascolto. Non c'è bisogno di comprare l'album se non si vuole, basta andare su Youtube, Spotify, Apple Music ecc. Ma se vi piace, allora compratelo! Non è una questione di soldi per me, perché i Marillion sono il mio lavoro quotidiano se vogliamo, ma per il resto dei ragazzi rappresenta un'entrata. Fare un album costa e vale la pena farlo se alla gente piace ascoltarlo.

Ti ringrazio molto per il tuo tempo. I migliori auguri per tutto Mark e buona giornata!

Grazie mille per l'intervista. Sono le dieci e mezza del mattino e il sole splende... Potrei andare a fare una corsetta. Ciao!




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