Hartmann (Oliver Hartmann)
Avantasia, At Vance e ancora tanta buona musica innescata, a livello solista, dal significativo "Out In The Cold" ormai 13 anni or sono. Frattanto Oliver Hartmann, prolifico chitarrista prima e cantante poi, sembra non essersi mai fermato. Questo è quanto ci ha raccontato tra un tornante e l'altro del suo percorso, al momento fresco della pubblicazione di "Hands Of The Wheel".
Articolo a cura di Costanza Colombo - Pubblicata in data: 30/05/18

Ciao Oliver e benvenuto su SpazioRock. Questa volta ti troviamo al volante di una nuova fuoriserie dopo un periodo di pausa dalle corse. Quanto hai impiegato a deciderti a tornare in studio?

 

Ho avuto un lungo break tra il 2012 e il 2016. Naturalmente nel frattempo sono stato coinvolto in molti altri progetti e ho suonato molto dal vivo. Dopo "Shadows & Silhouettes" ero davvero dell'umore giusto per scrivere nuove canzoni. Dipende tutto dalla vena creativa che di certo non è qualcosa che può essere controllata. Puoi provare a sederti ogni giorno a scrivere canzoni... a volte funziona, altre no. Lo scorso anno ad esempio ebbi veramente un periodo molto fertile che durò per qualche mese durante i quali nacquero questi brani leggermente più heavy & rocky di quelli contenuti nel disco precedente.

 

Hai la patente?

 

Si, naturalmente (ride, ndr.). Sono un musicista e viaggio di continuo in giro per il mondo per concerti e soprattutto nel mio paese se non potessi guidare sarei nei guai.

 

Beh, tra un paio d'album magari potresti finalmente permetterti un'autista! Chi ti ha insegnato a guidare?

 

L'istruttore di scuola guida, quando avevo 18 anni o almeno ci provò, non so se ci riuscì poi davvero (ride, ndr.).

 

Invece chi è stato il tuo 'istruttore' più importante a livello musicale?

 

Difficile dirlo. Sono stati diversi. Di certo il primo fu il maestro di chitarra che ebbi quando iniziai a suonare a 10 anni e poi col passare del tempo anche i miei compagni di band che erano già quasi dei professionisti rispetto a me che ero ancora un ragazzo. Ovviamente anche tutta la musica che ascoltavo allora e che continuo ad ascoltare anche al giorno d'oggi, sono sempre buoni input.

 

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Canti mai mentre sei alla guida?

 

Lo facevo da giovane ma adesso... guidare lungo un'autostrada tedesca canticchiando sarebbe decisamente pericoloso (ride, ndr.). Tornando seri, sono sempre così impegnato a cantare nel mio studio a casa e a lavorare per la radio che ritengo di cantare già abbastanza... può capitare però che ripassi o impari qualcosa ascoltando le tracce in questione mentre sono al voltante.

 

Altrimenti su cosa è sintonizzata la tua autoradio?

 

Di solito ascolto stazioni rock come Rock Antenna che è abbastanza famosa in Germania e mi ha aiutato anche nelle promozione di questo disco offrendomi lo spazio per trasmettere un documentario, in tedesco, del making of di "Hands On The Wheel". Di certo non ascolto le stazioni pop, fanno sempre le stesse canzoni e temo che funzioni così in tutti i paesi.

 

Musicalmente parlando, hai mai fatto un'inversione a U?

 

Essendo un musicista professionale, ormai da 25 anni, sono sempre esposto a talmente tanti stimoli diversi... ci sono band che dopo 10-15 dischi ancora hanno il medesimo sound del primo. Per me invece è più importante essere aperto ad ogni influenza e, a volte, quando scrivo musica, può in effetti uscire diversa da quanto precedentemente rilasciato, proprio come in questo caso. Rispetto a questa ultima uscita, "Shadows & Silhouettes" era più tranquillo, moody direi, con molti elementi acustici coerenti al periodo in cui l'ho scritto, 4 anni e mezzo fa. Magari tornare a essere più heavy come in "Hands On The Wheel" non è proprio un'inversione di rotta ma è di certo un ritorno al rock.

 

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Nel frattempo, parlando di percorsi e destinazioni... è tempo di parlare di "Simple Man": un duetto davvero speciale con Eric Martin. Come è diventato il tuo navigatore per questo tratto di strada?

 

E' una lunga storia che cercherò di riassumere! Avevamo già finito di scrivere l'album e poi il mio bassista mi chiese di ascoltare questa traccia che all'epoca aveva titolo e testo diversi e decisi di darle una chance trasformandola in un duetto. Iniziai quindi a contattare altri cantanti che non solo mi piacessero ma che avessero un diverso "colore" vocale. Eric fu uno dei primi a dirsi interessato e ad apprezzare l'idea. Ha registrato tutto a San Francisco e il risultato è davvero buono. Inoltre mi ha fatto un gran piacere che abbia voluto partecipare alle riprese del video per questa canzone. Fu un'esperienza divertente perché tutti si aspettavano che sarebbe stata una giornata primaverile ma in realtà il meteo non faceva che peggiorare e la temperatura a scendere. Un vero problema dato che dovevamo girarlo all'aperto. Abbiamo fatto di tutto pur di scaldarci durante le riprese ma faceva comunque un freddo fottuto (ride, ndr.).


Dato che parlavamo di Eric Martin, anche lui coinvolto da anni in Avantasia, non posso fare a meno di chiederti se c'è qualcosa che puoi anticiparci riguardo all'ottavo capitolo della saga...

 

Quanto posso confermare è che ci sono già molte canzoni e idee registrare e Toby (Tobias Sammett, ndr.) sta cercando i cantanti e i giusti collaboratori anche per questo capitolo.

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Passando invece agli At Vance, ci tengo a citare l'artwork di "Only Human", a mio avviso uno dei più belli di sempre. Ti ricordi come lo sceglieste?

 

Sono molto fiero di quanto ho fatto durante la mia carriera. L'ultimo periodo con gli At Vance fu abbastanza difficile e fu la ragione per cui prendemmo strade diverse. Ciò nonostante, ancora oggi, quando guardo quella copertina, penso che sia l'immagine perfetta. Quando si trattò di sceglierla avevamo già il titolo del disco e stavamo cercando qualcosa di appropriato. Olaf (Lenk, ndr.), il chitarrista, se ne uscì con questa illustrazione che aveva scovato su Internet e contattò lui stesso l'artista che accettò.


Parlando di romanticismo, trovo che "Soulmates", ovvero la traccia centrale del disco, abbia un'atmosfera davvero sentimentale... spontanea o ricercata?

 

A volte puoi provare a pianificare quale sound avranno i nuovi pezzi ma in realtà come dicevamo all'inizio dipende molto dall'umore del momento. Ad esempio di "Don't Want Back Down" avevamo già il riff in mente da mesi ma poi è uscita diversa nonostante tutto. "Soulmates" invece è nata spontaneamente mentre me ne stavo seduto a suonare sul mio divano. Buttai giù una bozza, decisamente souly, includendo una traccia di tastiera che poi chiesi a Jimmy Kresic (il tastierista, ndr.) di rifare e lui mi rispose: "ma perché non lasci così?" (imitando l'accento di Kresic, ndr.).

 
Quando stavi ancora lavorando a "Out In The Cold", ti aspettavi che il tuo disco solista avrebbe avuto un tale successo? Ti senti soddisfatto del punto a cui sei della tua carriera?

 

Da musicista è difficile sentirsi arrivato. Credo sia impossibile sentirsi del tutto soddisfatto, fa parte del processo creativo non esserlo, è quello che ti spinge sempre a continuare. All'epoca, nel 2005, era davvero importante per me emanciparmi da altri progetti come Avantasia e At Vance, appunto, dove apparivo solo come cantante. Chiaro che fino a quel momento era andato bene così ma poi arrivò il punto di tornare a una dimensione in cui potessi esprimermi al 100% anche come chitarrista che è poi è la mia estrazione originale. Solo verso i 18-19 anni ho imparato a cantare.


Hai già iniziato ad abbozzare la mappa del vostro tour, non soltanto in Germania ma anche nel resto di questo "Dream World"?

 

(Ride, ndr.) Ci stiamo lavorando, per ora abbiamo tenuto un release party con dei violoncellisti, Sasha Paeth e Jimmy Kresic. Naturalmente abbiamo in programma alcuni festival estivi e il tour in autunno che spero di poter confermare al più presto.

 

In attesa di aggiornamenti in merito, lascio a te l'ultima parola...

 

Un caro saluto ai lettori di SpazioRock e ai fan di Hartmann e Avantasia. Spero di vedervi presto tutti a qualche concerto!




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