Lionville (Stefano Lionetti)
I Lionville rappresentano dal 2011 la combinazione vincente di un eccellente songwriting, spettacoli live di altissimo livello e un'imponente vocalità. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con uno dei fondatori, Stefano Lionetti, a proposito di AOR, identità musicale, il nuovo album e l'imminente partecipazione al Frontiers Rock Festival.
Articolo a cura di Marilena Ferranti - Pubblicata in data: 02/03/17
Salve e benvenuti su SpazioRock.it! Partiamo subito dall'ultimo arrivato: "A World Of Fools". A mio modo di vedere è una vera e propria celebrazione dell'AOR più puro. Ultimamente l'Italia si sta guadagnando un posto al sole nel panorama a cavallo tra melodic rock e AOR appunto. Come descrivereste la vostra identità artistica a qualcuno che non ascolta questo genere?
 

Ciao Marilena! Grazie, quello che dici mi fa molto piacere. Sono d'accordo, il nostro genere appartiene a buon diritto al mondo AOR classico, quello che ci ha fatto sognare negli anni '80. Melodie accattivanti, arrangiamenti curati, voci strepitose (grazie a Lars Säfsund!) e refrain diretti sono alcune caratteristiche del nostro prodotto. Non posso negare che il sound e il songwriting dei Lionville richiami artisti quali Toto, Richard Marx, Bad English, Journey e Boulevard, per citare alcune delle mie principali influenze, quindi credo proprio che la gente troverà molto di loro nei nostri lavori, compreso l'ultimo. Mi piace però pensare che Lionville sia caratterizzato anche da un songwriting personale e riconoscibile e che pertanto mantenga un'identità propria in grado di distinguere il progetto dalle altre attuali realtà del panorama melodic-rock/AOR.

 

Il nuovo album ha un pregio su tutti che ne rende l'ascolto davvero piacevole: il lavoro sui testi, assolutamente all'altezza delle musiche. Qual è stato il motore di tutta questa poesia?

 

Generalmente non mi occupo dei testi. Mi limito a scrivere alcune parti dei ritornelli o a suggerire il tema da trattare. Per questo album mi sono rivolto a diversi parolieri che hanno svolto egregiamente il loro lavoro, sono d'accordo. Vorrei menzionare Gianluca Firmo autore ad esempio della title-track. Bruce Gaitsch ha scritto un testo dedicato all'amore per la musica, "Living On The Edge" e uno dedicato ad una persona cara che ha lasciato questo mondo, "Our Good Goodbye". Molto toccante anche il testo di "Image Of Your Soul", ad opera di Alessandro Del Vecchio. Inoltre, vorrei menzionare il pregevole contributo di Robert Säll, Soren Kronqvist, Ida West e Thomas Vikstrom.

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Tra la vostra prima e seconda release è passato veramente pochissimo tempo. Poi una lunga pausa durante la quale anche la formazione ha subito delle variazioni. Cosa rende diverso "A World Of Fools" e cosa invece ci farà riconoscere il vostro stile ascoltandolo? 

 
Sono consapevole sia passato molto tempo dal secondo album. Da una parte, volevo prendermi un break dopo due album ravvicinati e quindi tanta "spremitura" creativa, passami il termine. Dall'altra, una volta libero contrattualmente ho deciso di proporre alcuni demo a Frontiers e questa fase, unitamente alla negoziazione e al lavoro di produzione ha richiesto molto tempo. Credo che "A World Of Fools" rappresenti una logica conseguenza dei precedenti album. Il sound diretto, AOR con un tocco di west-coast è rimasto tale. Probabilmente questo disco (che ormai per me è quasi vecchio!) porta con sé un maggiore livello di maturità, soprattutto negli arrangiamenti e ciò permette di scoprire ad ogni ascolto qualche nuova sfumatura che aiuta a non rendere il songwriting noioso. Abbiamo inoltre dedicato una maggiore attenzione alle parti strumentali. Vorrei inoltre sottolineare l'apporto dei nuovi musicisti coinvolti (Michele Cusato, Martino Malacrida e Giulio Dagnino) che hanno aggiunto un tocco di personalità ai brani affiancando nomi di spicco, già presenti in passato, e che ormai caratterizzano il sound dei Lionville (vedi Bruce Gaitsch o Alessandro Del Vecchio).
 

L'artwork del disco è maestoso e immagino rappresentativo del titolo. Come avete realizzato il concept e chi è l'artista?

 

Si chiama Kai Brockschmidt ed è stato proposto dall'etichetta. Ha fatto davvero un lavoro eccellente, partendo da una sua idea ma mantenendo il leone come "trademark". Naturalmente l'opera ha preso spunto dal titolo dell'album ed è stato creato un artwork cui a mio avviso ognuno può attribuire (così come al titolo stesso) un significato personale. Inizialmente l'ho trovato vagamente epico, forse più adatto ad un altro genere musicale ma poi... era troppo bello per non tenerlo!

 

Ci sono alcuni pezzi che è facile immaginarsi cantati da un pubblico in visibilio in un'arena come "I Will Wait" e "All I Want". Se doveste scegliere l'opener per il concerto più importante della vostra vita, quale pezzo del nuovo album scegliereste? 

 

Come sai ad aprile suoneremo al Frontiers Rock Festival, quindi... se ti dicessi quale pezzo sceglierei come opener sarebbe come rivelare a tutti con cosa apriremo il concerto! (ride, ndr.) Comunque sì, i brani che hai menzionato sono sicuramente adatti, perché hanno di certo una bella "botta".

 
E' impossibile non riconoscere echi di Toto qua e là nei vostri lavori. Quale pezzo di questi giganti della musica vi ha regalato più emozioni o vi ha ispirato di più a comporre?

 

Ovviamente ciò che dici mi lusinga. Come accennavo prima, i Toto sono certamente la principale delle mie influenze musicali e credo di poter parlare anche per gli altri componenti della band. E' molto difficile scegliere un brano solo dal momento che la band è riuscita in tanti anni a regalare hit deliziose e ognuna caratterizzata da un sapore diverso. Potrei però menzionare "Stop Lovin' You", canzone a cui sono particolarmente legato per due motivi: lo ritengo una sorta di manifesto del genere in quanto racchiude tutto ciò che dovrebbe avere IL pezzo AOR: melodie, armonia, suoni, impatto, parti strumentali, cori, interpretazione dei singoli, voce... Tutto come dovrebbe essere! Il secondo motivo è di natura più affettiva: quando avevo circa 8 anni mio fratello Alessandro (grande collezionista del genere) faceva il dj in una radio locale e conduceva un programma dedicato al melodic hard rock. Quando mise "Stop Loving You" mi innamorai subito e iniziai ad acquistare tutti i CD dei Toto. Da quel momento mi entrarono nel cuore. Non ne usciranno mai.

 

Moltissimi nomi del panorama italiano si sono alternati nel vostro percorso: Pierpaolo Monti, Alessandro Del Vecchio, Mario Percudani, Anna Portalup. Con quale altra band italiana vi piacerebbe affrontare un tour europeo per portare in alto il vessillo del rock nostrano?

 

Ci sono tante belle realtà nel nostro panorama e credo che l'Italia non abbia nulla da invidiare alle proposte estere. Vuoi un nome? Hungryheart: sono amici, mi piace il loro sound e inoltre hanno caratteristiche diverse da Lionville e ciò li renderebbe complementari al nostro gruppo.

 

Tornando al Frontiers Rock Festival, se poteste scegliere una della altre band per un'esibizione fuori scaletta, con chi vi piacerebbe jammare e su quale pezzo?

 

Non vediamo l'ora di salire su quel palco! Beh... mi stai facendo immaginare dei "flim" assurdi di me che suono a fianco di Marcie Free! La prima cosa che mi è venuta in mente è "Unruly Child". La seconda "Who Cries Now"!

 

Vorreste lasciare un messaggio ai vostri fan e ai lettori di SpazioRock?

 

Un caro saluto a tutti i lettori di SpazioRock! Se tra di voi ci sono dei fans di Lionville ci scusiamo per avervi fatto attendere tanto tempo prima del terzo album, ma crediamo che ne sia valsa la pena! Per coloro che non ci conoscono... beh, cosa aspettate? 

 

Vi aspettiamo tutti al Frontiers Rock Festival, domenica 30 aprile! Grazie per questa intervista!
 

Grazie a te per le interessanti domande!




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