Steven Wilson (Steven Wilson)
In una giornata estiva, segnata guardacaso da un clima particolarmente inglese, incontriamo un rilassato e sorridente Steven Wilson, con cui chiacchieriamo del suo nuovo, attesissimo album "To The Bone", in uscita oggi 18 agosto, e di quanto esso rappresenti un unicum nella leggendaria discografia dell'artista il cui tour toccherà il nostro paese il prossimo febbraio per due date.
Articolo a cura di Federico Barusolo - Pubblicata in data: 18/08/17

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Ciao Steven, bentornato in Italia e su SpazioRock.it, sono davvero felice di vederti! Come stai?


Grazie! Sto molto bene.

 

Partiamo subito con "To The Bone": il tuo quinto album solista. Cosa intendi quando dici che ha una forte sensibilità pop, con la quale è ancora possibile rapportarsi ad un livello più profondo?


La mia musica è tradizionalmente conosciuta per essere un rock concettuale, dove i pezzi tendono ad essere abbastanza lunghi, a volte gli arrangiamenti tendono ad essere molto complessi... Questa volta è tutto molto più incentrato sull'arte del songwriting; quindi è un lavoro più melodico, i ritornelli sono più orecchiabili e le melodie più facili da tenere a mente. Penso che, tra tutti i dischi che ho pubblicato, questo sia il più accessibile, quello dall'approccio più immediato.


Possiamo dire che la scelta di questa direzione più pop spieghi abbastanza l'assenza dall'album di Guthrie Govan e Marco Minnemann per la prima volta dopo tanto tempo?


In parte. Nel senso che, poiché questa volta l'enfasi era maggiormente sull'arte della scrittura e sulle melodie, ho pensato che l'approccio dal punto di vista della produzione e dal punto di vista musicale dovesse essere molto più diretto e semplice. E poi io suono la chitarra, l'ho sempre fatto, anche se negli ultimi album mi sono dovuto un po' sacrificare perché, ovviamente, Guthrie è un fenomeno, è incredibile! Questa volta, invece, volevo, soprattutto per gli assoli, che la chitarra venisse percepita come l'estensione naturale delle parti vocali e delle melodie. Dopotutto, comunque, io ho una mia personalità quando suono la chitarra.


Chi sono i musicisti con cui hai lavorato stavolta?


Sono stato molto fortunato a poter lavorare con Paul Stacey, co-produttore del disco, che ha lavorato con nomi come gli Oasis e i Black Crowes. È un musicista davvero esperto, ha suonato un solo assolo nell'album ma è stato davvero un collaboratore molto importante per me, spronandomi e dandomi suggerimenti. Poi suo fratello Jeremy ha suonato la batteria in alcuni brani, così come Craig Blundell, il mio attuale batterista in tour. Ma un sacco di altre cose le ho suonate da solo: per la prima volta dopo tanto tempo ho suonato da solo la chitarra, la maggior parte dei bassi e la maggior parte delle tastiere. Quindi questo lo avverto un po' più come un album solista, qualcosa come un'esperienza personale.


E poi c'è Ninet...


E Ninet, certo!


Parlando di Ninet... Qual è il suo contributo ai tuoi lavori? Segue soltanto un tuo copione o, magari, propone qualche idea interessante?


Sai, come ogni grande musicista e cantante, tu le dai qualcosa, le dici esattamente quello che deve cantare e come, ma lei interpreterà sempre la cosa a suo modo e ti darà anche un qualcosa che non ti aspettavi. È questa la bellezza di lavorare con artisti così talentuosi, si ottiene sempre molto più di quanto si è chiesto.


Hai raccolto pareri contrastanti riguardo i pezzi che hai già rilasciato online. Pensi che sia un album che va giudicato tutto assieme?


Sono sempre stato più orientato sull'esperienza totale dell'album. Ma penso che con questo disco in particolare mi piaccia prendere i pezzi e provare ad estrapolarli dal contesto. Il fatto è che chiunque rilasci una canzone di un album in uscita riceverà sempre opinioni contrastanti. Alcuni diranno che è la cosa migliore di sempre, altri diranno che è la cosa peggiore di sempre... è parte del problema di togliere dei pezzi dal contesto e di presentarli in modo isolato. È sempre una situazione controversa.


... mettiamoci anche il fatto che i tuoi fan tendono ad essere un po' esigenti ogni tanto...


È più il fatto che ciascuno di loro ha la propria idea di cosa vuole. Qualcuno vuole che io scriva lunghe tracce di prog rock concettuale con metriche strane, altri vorrebbero che io scrivessi tracce più metal, altri sono più interessati al lato melodico di quello che scrivo. Penso che "To The Bone" sia molto facile da apprezzare, ha pezzi più catchy e melodici, ma mostra ancora un sacco di ambizione nella sofisticatezza della produzione e degli arrangiamenti. Non è semplicistico o banale, solo che forse è privo degli elementi più complessi, che alcuni vorrebbero sentire.

 

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Come si rapporta questo album con il suo vero predecessore "Hand. Cannot. Erase."? È un sequel?


No, non è un sequel. Nel senso che "Hand. Cannot. Erase." era un album molto focalizzato sui problemi di vivere a contatto con una civiltà moderna, con la tecnologia di oggi, e come queste cose influenzino il modo in cui noi ci rapportiamo al resto del mondo. Sotto certi aspetti, sì, è una continuazione, ma, mentre quell'album narrava la piccola storia di un personaggio immaginario, i pezzi in questo nuovo disco parlano più di ciò che sta accadendo a tutti noi: la situazione mondiale, il terrorismo, il fondamentalismo religioso, la crisi dei rifugiati, la natura della verità e cose correlate, come la diffusione di false notizie. Di conseguenza, direi che si tratta di un universo molto più ampio.


... perché trovo che, in particolar modo, "Pariah" rappresenti una connessione con il concept dell'album precedente. Sembra non esserci comunque molta differenza tra il concetto di alienazione che presenti in questo pezzo e quello che hai esplorato precedentemente.


Sì, hai ragione. Penso ci sia una connessione nel senso che ci sono alcune tematiche alle quali ritorno di continuo. C'è una sorta di cliché personale negli accordi che uso a volte, nelle melodie che canto e nelle questioni trattate nei testi. Una di queste tematiche riguarda il modo in cui la tecnologia, in particolare, abbia alienato le persone, invece che riunirle. "Pariah" è un altro esempio di ciò: è un pezzo che parla di come le persone si siano allontanate le une dalle altre, in parte a causa del ritmo della vita di oggi, ma anche a causa di cose come Facebook e di come i social diano una falsa impressione di essere connessi con gli altri, mentre in realtà ci disconnettono. Quindi sì, penso ci sia un chiaro legame.


Effettivamente "Facebook" è una parola che si nota particolarmente all'interno del testo. Incolpi, quindi, i social network di alienare le persone, ma, allo stesso tempo, sei molto attivo sui tuoi canali. Dove pensi sia la soglia tra un eccezionale strumento ed un'arma potenzialmente molto pericolosa?


È ovunque tu decida di tracciarla. Per me internet è qualcosa di incredibile. Il problema non è tanto la tecnologia, quanto il modo in cui la gente decida di usarla. Penso che Facebook sia fantastico. Per me, personalmente, è un modo incredibile di diffondere la mia musica, di ricevere informazioni e di raggiungere direttamente i miei fan. Ma ci sono sempre degli effetti collaterali. L'altra faccia della medaglia è la banalizzazione, la quantità di informazioni banali che si diffondono attraverso internet e Facebook in particolare. Il fatto che tutti pensino che devono necessariamente condividere ogni singolo momento della loro vita, come se ci importasse. C'è un sacco di rumore là fuori... La frase "I'm tired of Facebook", in "Pariah", è appunto riferita alla banalità che sentiamo il bisogno di condividere su internet. La sensazione di non esistere se non si è su Facebook o su Instagram, che è qualcosa per cui le compagnie dei social network lavorano sodo. Come musicista, devo essere sui social, ma come individuo non ho una pagina Facebook personale, così come non ho una pagina Instagram.


... e penso si possa dire lo stesso dei servizi di streaming musicale. Non credi che limitino moltissimo l'esperienza dell'ascolto di un album?


Assolutamente, certo che lo fanno. Di nuovo, è qualcosa in cui devo essere necessariamente coinvolto, perché se non sono su Spotify, per esempio, la maggior parte delle persone tra i 18 e i 25 anni semplicemente non sentirà mai la mia musica. Da musicista, ovviamente, voglio condividere il mio lavoro con più persone possibile, quindi lo devo fare. Allo stesso tempo, sono molto consapevole del fatto che la mentalità da playlist di Spotify è molto estranea al modo in cui ho sempre pensato gli album, che devono essere interpretati come viaggi musicali con un inizio ed una fine. Sfortunatamente, non si può cambiare il mondo, ma devo comunque dire che ci sono ancora un sacco di persone che danno valore all'esperienza di ascoltare un album per intero. Il punto è che non sono le uniche persone che voglio raggiungere.

 

In "People Who Eat Darkness" parli di terrorismo come qualcosa che vive tra noi e che, quindi, incontriamo tutti i giorni per strada senza nemmeno accorgercene. Ho interpretato questo messaggio di incapacità di conoscersi veramente come un altro possibile collegamento con "Hand.Cannot.Erase.", un altro risultato dell'alienazione.


Sì, penso che sia un'osservazione assolutamente corretta. Quel brano è scritto ovviamente da un punto di vista molto specifico, quello di un terrorista che indossa una maschera e condivide le giornate con il resto del mondo. In un certo senso è lo stesso che fa il personaggio descritto in "Hand.Cannot.Erase.", seppur in modo meno sinistro. Il protagonista di "People Who Eat Darkness" rappresenta una seria minaccia per le persone, mentre il personaggio del precedente album rappresenta principalmente una minaccia per se stesso, cercando di essere invisibile, di scomparire totalmente. Questa è una differenza molto importante, ma penso tu abbia ragione. Entrambi richiamano qualcosa che mi preoccupa riguardo alla civiltà e la vita moderna, in particolare delle persone che vivono nel cuore di città enormi, che possono molto spesso sparire e, a volte, è proprio perché stanno pianificando qualcosa di davvero tragico e senza senso. Dieci anni fa pubblicai un album, con la mia precedente band (Porcupine Tree, ndr.), chiamato "Fear Of A Blank Planet", che era fortemente incentrato sui social media, la tecnologia e questo tipo di cose. Un'altra prova di come ci siano un sacco di tematiche che tornano nei miei lavori, presumibilmente perché rappresentano qualcosa di cui sono molto infelice.


Al contrario, la traccia finale, "Song Of Unborn", sembra rivelare un certo ottimismo. Cos'è che, nonostante tutto, ti fa ancora avere un po' di fiducia nell'umanità?

 

Precisamente. Il messaggio dietro "Song Of Unborn" è che non è sempre una questione di come sia il mondo, ma anche di cosa tu scegli di fare della tua vita e credo che ci sia qualcosa di molto profondo riguardo il dono della vita. Non sono religioso, non credo a nulla dopo questa vita. Perciò penso che questo tempo sulla terra - 70 o 80 anni, quello che è - sia un qualcosa di bizzarro, un regalo, e che si debba trovare un modo di fare qualcosa che abbia un valore, anche se solo per se stessi. Dobbiamo trovare il nostro modo di fare qualcosa di fantastico, che sia viaggiare, fare sport, avere una famiglia, fare musica, fare film... qualsiasi cosa ci faccia sentire soddisfatti della nostra vita. Alla fine è questa l'unica cosa che conta. Quindi il messaggio di questa traccia è rivolto sostanzialmente al bambino che sta per nascere e dà uno sguardo al mondo e a tutto ciò che di brutto ci sia, chiedendosi per quale assurdo motivo dovrebbe mettervi piede. La risposta è che tutto dipende da noi, da quello che facciamo nell'arco della nostra vita.

 

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Cambiando discorso, ho sentito parlare negli scorsi giorni di un videogioco, basato su "Drive Home", che sarebbe in uscita. Vuoi parlare di questa esperienza così inusuale?


Sì, assolutamente inusuale. Circa due anni fa mi fu chiesto - da una compagnia italiana, tra l'altro - se potessi essere interessato alla cosa. Ho risposto: "Certo, perché no?", per poi dimenticarmi totalmente di tutto ciò. Poi, circa un mese fa, mi è stato detto che il gioco era finito e non sapevo davvero che cosa aspettarmi, perché non ho mai giocato ad un videogioco in tutta la mia vita e, per me, i videogiochi erano qualcosa in cui sparare a più gente possibile o cose così. Quindi, ovviamente, non vedevo come "Drive Home" potesse essere qualcosa del genere. Il punto è che non si tratta di nulla di tutto ciò. Sono rimasto davvero piacevolmente sorpreso dal fatto che sia stata un'esperienza talmente bella, emozionale e poetica. Quasi come un'esperienza cinematografica, mi è piaciuta davvero, davvero tanto. Non so se potrà vendere o se la gente vorrà giocarci, ma capisco che c'è un mercato anche per questo tipo di esperienze di gioco, che definirei più profonde, emozionali e, diciamo, tranquille (ride, ndr.). Sono molto soddisfatto sotto moltissimi aspetti, anche perché sembra un film e, quindi, rappresenta il punto più vicino a creare musica per un film che io abbia mai raggiunto fino ad ora.


Il tour inizierà nel gennaio del prossimo anno e sarai in Italia a febbraio. Vuoi anticipare qualcosa della line-up con la quale sarai in giro?


È la stessa formazione che ho avuto nell'ultimo tour, eccetto per il chitarrista, Dave Kilminster, che adesso è con Roger Waters. (Finge una risata isterica, ndr.) sembra che io non possa offrirgli gli stessi soldi o la stessa quantità di gente per cui suonare, quindi devo trovare qualcun altro questa volta. Il resto della band sarà lo stesso e anche Ninet verrà con me, per quanto compatibile con i suoi impegni, perché ha una carriera anche lei. Quindi, sarà la mia solita band e il nuovo chitarrista che deve ancora essere stabilito...


Io suono la chitarra, comunque...


Ah sì? Benissimo! Quando sarà il momento vieni a fare un'audizione per me. Pensi di potercela fare?


Beh... magari non bene come Guthrie, ma mi ci posso applicare...


Uhm... Ok!


Sei stato in Italia molte volte e sei sempre andato in posti diversi. È anche perché magari hai la possibilità di visitarli qualche volta?


In realtà, il problema è che vai sempre in un sacco di posti e tutto quello che vedi è l'interno di un camerino, il palco e, se sei fortunato, la stanza di un albergo. Per esempio, sono stato a Venezia tre volte e tutto quello che sono riuscito a vedere è stato l'interno dei posti in cui ho suonato e l'aeroporto.


Chiedevo perché ero allo show di Gardone l'anno scorso e...


Oh no, quella è stata tutt'altra cosa! È stato incredibile perché il teatro era già all'interno di una cornice spettacolare. Per di più, abbiamo anche avuto un giorno libero quella volta. È stato incredibile.


Ok, siamo giunti alla fine. Grazie mille Steven per il tuo tempo. Vuoi lasciare un messaggio ai tuoi fan italiani?


Grazie a te! Ricordatevi, 9 febbraio a Milano e 10 febbraio a Roma. Sarà uno show davvero spettacolare, ho un sacco di nuovo materiale visivo e, quindi, il tutto sarà ancora più coinvolgente e spettacolare rispetto allo show che hai visto tu la scorsa estate. Sarà di sicuro un'esperienza di livello.

 

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---ENGLISH VERSION---
 
 
 

Hi Steven, welcome back to Italy and to SpazioRock.it, I'm so glad to see you! How Are You?


Thank you! I'm very good.


Let's start from your fifth solo album. What do you mean by saying that "To The Bone" has a stronger pop sensitivity and by the fact that you can engage with it on a deeper level?


Well, because my music traditionally is kind of known as a conceptual rock music, where songs tend to be quite long, sometimes the arrangements to be quite complex... This time around it's very much focused on the art of songwriting, so it's more melodic, the choruses are catchy and the melodies are more memorable. I think this album is probably the most immediately approachable and accessible among the ones I have released.


Can we say that the choice of being more pop also pretty much explains the absence of Guthrie Govan and Marco Minnemann on this record?


Well, partly. Because the emphasis was more about the art of songs and melody, it seemed to me that the approach production-wise and musicianship-wise should be more straightforward and simple. And then I play guitar, I've always done, but the last couple of records I had taken more of a backseat to Guthrie, because, you know, he's a superstar, he's amazing! But on this record, I wanted, particularly the guitar solos, to feel more like they are an extension of the vocal part and the melodies. Plus, you know, I have a guitar personality when I play.


So, who are the musicians you worked with this time?


I was very fortunate to be working with Paul Stacey, as co-producer, who has been working with Oasis and Black Crowes. He's a very experienced musician, he played a single solo on the record but he was a very important collaborator by pushing me and making suggestions. His brother Jeremy also played drums on some songs of the record and so did Craig Blundell, who is my current live band drummer. But a lot of the other stuff I played myself: for the first time in a while I played the guitar myself, most of the bass myself, most of the keyboards myself... So, it feels a little bit more like a solo record, like a personal experience.


... then there's Ninet..


And Ninet, of course, yes.


Speaking of whom... What is her contribution to your work? Does she just follow your needs or she also proposes some interesting ideas?


Like all great musicians and great singers, you give her something and you tell her exactly what to sing and how to sing it, but she will always interpret and give something that you're not expecting too. That's the beauty of working with someone so talented, you get so much more than you asked for.


You collected contrasting opinions about the songs you've already released online. What do you think, is this a record that must be judged by listening to all the pieces together?


I've always been someone that thought about the overall album experience. But with this record particularly I like to think the songs stand up outside of the context of the album. The thing is, anyone which releases a song of an upcoming album always receives divided opinions. Some people consider it the best thing ever, others the worst thing ever... it's part of the problem of taking a song outside of the context of an album and just presenting it in isolation. It is always controversial.


... also because your fans in particular are capable of being quite discerning sometimes...


It's more that each of them has its own idea of what she wants. Some people want me to write long progressive rock conceptual tracks with odd time signatures, some people want me to write more metal tracks, some people appreciate more the melodic songwriting side of what I do. I think ultimately the album is very easy to enjoy, it has catchy melodies and it's melodic, and it still got a lot of ambition in the very sophisticated production and the arrangements. It's not simplistic or dumb, it just doesn't have the more complex elements perhaps that some people want.


How does this album relate with his true predecessor "Hand. Cannot. Erase."? Is that a sequel?


No, it's not a sequel. In the sense that "Hand. Cannot. Erase." was very much an album about the problems of living in modern civilization and technology and how they affect the ways we engage with the rest of the world. In some ways, this is a continuation of that, but whereas that album was about a small story of an imaginary character, the songs on this record are more about the things that are affecting all of us: the global situation, terrorism, religious fundamentalism, the refugees crisis, the nature of truth and things like fake news. So, it seems to me it's subject matter-wise a much broader universe.


... because I think "Pariah", particularly, represents a connection with the concept of your previous album. It seems to me that there is no such a difference between the concept of alienation you're presenting with this song and the one you explored before.


Yeah, you're right. I think there's a connection in the sense that there are certain subjects that I come back to over and over again. There is some sort of personal cliché in the chords I use sometimes, the melodies I sing and the lyrical subject matters. One of the subjects I often come back to is how technology, in particular, has alienated people, rather than bringing them together. "Pariah" is another example of this: it is a song about people that have become distant from each other, partly through the pace of modern life, but also through things like Facebook, and how social media give a fake impression of being connected with people, when in facts it's disconnecting. So yes, there is a clear link.


Speaking of Facebook, it's a word that pretty stands out from the lyrics. You seem to blame social networks for alienating people, but, at the same time, you're very active on your channels. Where do you think is the threshold between the powerful tool and the potential weapon?


It's wherever you draw it. I mean, for me the internet is an incredible thing. The problem is not the technology, the problem is the way people choose to use it. I think Facebook is amazing. For me personally, it's an incredible way to spread my music, to get information out there, to reach my fans directly. That's been amazing, but there is always some downsides. The negative side is the trivialization, the amount of trivial information that is spread through the internet and through Facebook, in particular. The fact that everybody feels the need to share every single moment of their life, as if we care. So, there is a big amount of noise out there. The line in the song "Pariah", "I'm tired of Facebook", it's about the banality we need to share on the internet. The kind of feeling that you don't exist if you're not on Facebook or Instagram. Which is something that the social network companies do their best to instil in us. As a musician, I must be on the social networks, but as an individual I don't have a personal Facebook page and I don't have an Instagram page as well.


... and I think we could say the same about music streaming services. Don't you think they limit a lot the experience of listening to a record?


Of course they do. Again, it's something I have to be involved in, because if I'm not on Spotify, for instance, most of the people between the 18 and 25 will simply never hear my music. As a musician, I obviously want to share my music with as many people as possible, so I have to do it. At the same time, I'm also very aware that the whole Spotify playlist mentality is kind of alien to the way that I've always made albums, to be listened as a musical journey from the beginning to the end. Unfortunately, you can't change the world. Also, there are still people that give value to the experience of listening to the album as a whole, but they're not the only people I want to reach.


In "People Who Eat Darkness" you focused on terrorism as something which lives with us and so we meet every day in the streets, without even being aware of that. I interpreted this message of incapability of really knowing each other as another possible link with "Hand. Cannot. Erase.", as another result of alienation. What do you think?


Yes, I think it's a very fair observation. That particular song is obviously written from a very specific point of view: of a terrorist that wears a mask and tries the blending with the rest of the world. In a sense, that's what the character in "Hand.Cannot.Erase." also does, but in a less sinister way. The character of "People Who Eat Darkness" means serious harm to people, while the one of the previous release means basically harm to self, in fact she wants to be invisible, to disappear completely. That's a very strong difference, but I think you're right, they're both picking up on something which is my concern of how mother life and civilization, particularly of people living in the heart of massive cities, who can very often disappear, or being very anonymous. As we saw, when they do it, it's sometimes because they're planning something tragic and horrific. I made an album ten years ago called "Fear Of A Blank Planet", with my previous band (Porcupine Tree, Ed.), that was all about social media, technology and stuff like that. So, again, there are a lot of themes coming back in my works, presumably because I'm quite unhappy about them.


Vice versa, the closing track, "Song Of Unborn" unveils some optimism. What is it that, in spite of everything, still makes you have some fate in humanity?


Precisely. The message behind "Song Of Unborn" is that it's not always to do with what the world is, it's to do with what you choose to do with your life and there is something very profound about the gift of life. I'm not religious, I don't believe in anything after this life. So, I think this life we have on Earth - 70 or 80 years, whatever we've got - is kind of a freak thing, a gift, and you have to find a way to make something valuable, even if it's only to you. In a way, I could say the music is the way I've chosen to give myself a sense of purpose to the gift of life. We all have to find our own way of making something beautiful in our lives, whether It's travelling, playing sports, having a family, making music, making films... whatever makes us feel fulfilled and content in our life. At the end of the day, that's the only thing that really matters. So, the message of this song is basically to the unborn child, looking out at the world and all the shit on this planet and wondering why on Earth would they want to come into this world. The answer is because it's all about you, what you do and the arc that you create with your life.


In the last two days I heard of a videogame, based on "Drive Home", which is coming out. Would you like to talk about this unusual experience?


Yes, it was definitely unusual. About two years ago I was asked - by an Italian company, by the way - if I would be interested in the song being used as a base for a game. I answered: "Yeah, why not?", and then I forgot all about it. Then, one month ago, I was told the game was finished and I didn't really know what to expect, because I've never played a videogame in my life and, to me, videogames are like shooting people and stuff like that. So obviously I didn't see how "Drive Home" was going to be like that kind of game. The thing is, it isn't. I was really pleasantly surprised by the fact that it was a very beautiful, very emotional, very poetic experience to play the game. Almost like a cinematic experience, I was very, very pleasantly surprised. I don't know whether it can sell or whether people want to play a game like that, but I understand that there is a market for more intelligent, emotional and, shall we say, quieter (laughs, Ed.) game experiences. I am very pleased in so many ways, also because it looks like a movie and so it represents the closest I've got to do music for a movie so far.


The tour will start in January, next year, and you'll be in Italy in February. Can you anticipate something about the line-up you will tour with?


It's the same line-up as I had on my last tour, except I've lost my guitar player, Dave Kilminster, who is now with Roger Waters. (Fakes hysterical laughter, Ed.) Seems like can't offer him as much money or as many people to play for, so I have to find a new guitar player this time. The rest of the band will be the same and Ninet will be coming with me, as much as she can, because she has her own career too. So, it'll be my regular band and the new guitar player yet to be established...


I play guitar, by the way...


Do you? Ok, when it's time come make an audition for me. You think you can do the job?


Well, maybe not as well as Guthrie, but I can really apply myself.


Uh... Ok!


You've been in Italy many times and you always went to different places. Is that also because you get the chance of visiting sometimes?


Actually, the problem is that you always go to a lot of places and all you see is the inside of a dressing room, the stage and, if you're lucky, a hotel room. For example, I've been to Venice three times and all I've ever seen is the inside of a venue and the airport.


I asked because for instance I was at the show in Gardone last year and...


Oh no, that's different. That was amazing. The venue was already inside a stunning place, plus we also had a day off there. That was incredible.


Ok, we are basically done. Thank you so much Steven for your time. Would you like to leave a message to your Italian fans?


Thank you! Just, remember, February the 9th in Milan and February the 10th in Rome. It's going to be a really spectacular show, I've got a lot of new visual stuff coming into the show so it's going to be even more immersive and spectacular than the show you've seen last summer. It's going to be an experience, definitely.





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