The Killing Floor (Marco Argiro, Mark & Oliver Alberici, Ricky Muzick)
Se la più classica delle domande della vecchia Inghilterra era "Essere o non essere?" al giorno d'oggi quel che tutti si chiedono, tra lo spaurito e l'allibito, è se il rock'n'roll sia davvero morto come alcuni malignano. Che si tratti o meno dell'ennesima trovata di alcuni animali da palco, in vena di prediche alle nuove generazioni, ormai l'argomento è sul tavolo. Trattandosi del tavolo di un pub inglese, in servizio fin dai tempi in cui John Lennon girava per Liverpool scimmiottando Elvis, non potrà che essere particolarmente vissuto e altrettanto appiccicoso di birra tracimata all'ennesimo giro di pinte. Giusto un paio di settimane fa, Mr. Steve Harris, ancora familiare all'habitat in questione, per via del suo impegno con i British Lion, ha sentenziato che no, il rock è vivo e vegeto. Tanto per avere un secondo parere abbiamo fatto un salto alla Indie Week di Manchester per incontrate i protagonisti della manifestazione: i The Killing Floor.
Articolo a cura di Costanza Colombo - Pubblicata in data: 29/10/16
SCROLL DOWN FOR THE ENGLISH VERSION
 
---ITA---
 
Vincitrice della passata edizione in Canada, la band alternative rock si è resa disponibile per fare due chiacchiere prima della seconda esibizione mancuniana (di tre) in uno dei più tradizionali venue cittadini: pub al piano terra, pub e palco nel seminterrato. Del resto si sa, da questo lato della Manica, no birra no party. I The Killing Floor, definiti dallo stesso frontman, Marco Argiro, "a geographically challenghed band" sono un energico quartetto britannico-statunitense che al momento è alle prese con il crowd-funding per dare alle stampe il loro secondogenito "Antisocialmedia", successore del debutto eponimo risalente al 2011. Non lasciatevi confondere dai nomi di origine italiana, come già nel caso del vocalist Marco (residente nientemeno che a Brooklyn), anche i due fratelli chitarristi Mark e Oliver Alberici di italiano hanno soltanto il cognome e qualche cugino in quel di Orvieto. L'ultimo arrivato, e l'ultimo a farsi avanti, con un inconfondibile accento del Sud, è il vivacissimo Ricky Muzick, batterista di Nashville, Tennessee.


La prima domanda che lancio ai quattro non poteva che riguardare le loro radici ibride, solitamente note per fornire i frutti migliori. Gli chiedo quindi i pro e i contro della loro line-up a distanza. A dimostrazione della loro indole positiva, la stessa che risulterà evidente qualche ora più tardi sul palco del Joshua Brooks, Marco sottolinea come la band sia riuscita a trasformare quello che qualcuno potrebbe considerare una debolezza in un vantaggio. Il frontman spiega infatti come la doppia anima della band sia la loro forza principale, soprattutto a fronte della difficoltà che le formazioni britanniche hanno sempre riscontrato al momento di sbarcare sull'altra sponda dell'Atlantico. Difficile dargli torto considerando la perfetta sintonia che i quattro hanno dimostrato poi in sede live con una sola prova all'attivo.

 

tkf_sofa_2016 

 

Quando chiedo quali siano le principali differenze, per un briton, tra la scena live britannica rispetto a quella statunitense, a rispondermi è il più alto dei fratelli Alberici, Oliver (il primo a impugnare una chitarra "appuntita", quando invece Mark faceva ancora del suo meglio per diventare un novello Mozart, ndr). Oliver solleva quindi la sua pinta e mi risponde che, oltre ad una migliore organizzazione a livello logistico, il pubblico a stelle e strisce è ben più vivace ed entusiasta rispetto a quello inglese che, talvolta, sembra più concentrato sul contenuto dei bicchieri. Quel che sorprende del rock inglese infatti, sopratutto dopo toccato con mano il polso della scena live inglese in svariate occasioni, è che Oliver ha ragione. Difficile dimenticare il via vai di spettatori su e giù dagli spalti, diretti al bar, perfino durante il concerto di un certo Sting. Ad ogni modo questa è la terra che ha dato i natali ai pilastri fondatori di quel rock che oggi tutti noi professiamo. E lo stesso Ricky ce lo conferma, indicando John Bonham dei Led Zeppelin quale suo modello ispiratore. A riportare l'ago della bilancia verso gli USA è Marco che addita invece Roy Orbison quale suo primo eroe rock, seguito a ruota da Mark che cita niente meno di Jimi Hendrix.

 

Parlando poi di un altro nome monumentale nella storia del rock, ovvero i Mötley Crüe, si entra nel vivo della questione "Antisocialmedia". Riavvolgiamo però un attimo il nastro dell'intervista, la domanda incriminata, di cui la band ha fortunatamente colto la "dolce ironia" è stata: "Ma mi dite un po' come vi sentite a dover cercare sostegno, e poi a promuovere, un album intitolato "Antisocialmedia" proprio su Facebook e Instagram?" A turno, entrambi gli Alberici provano a rispondermi con diplomazia spiegando che in realtà la band non è contro i social media, semplicemente li trova anti-sociali. In particolare i TKF proprio non digeriscono chi passa il tempo, soprattutto ai concerti, con lo sguardo incollato allo schermo da tre pollici del cellulare, sostenendo appunto che tutto dovrebbero chiamarsi fuorché "social". Ricky quindi racconta un aneddoto dalla sua Nashville quando, in un giorno fuori dal comune, vide la band di Lemmy camminare per strada. Mi chiede di immaginarmi tutti i presenti pietrificati a scattare foto mentre lui, dimentico del cellulare, si gettava invece verso la band al grido di: "Tommy, Tommy!" (Lee, ndr) nella speranza di poter approcciare un altro musicista, non certo di postare una foto figa.

 

artwork_killing_floorEd è questo che i quattro ragazzi in questione sono: musicisti. Si capisce da come il palco dove hanno proposto le tracce del loro EP "Tied Tongue" - due su tutte le catchy "Corruption Capital e "Backs Against The Wall" - stavolta è oltraggiosamente troppo piccolo per la loro carica rock. Trapela anche dalla semplicità con cui, alla domanda su quanto siano davvero politicamente impegnati i messaggi dietro alle loro tracce, mi rispondono che il loro unico intento, oltre a suonare, è entrare in risonanza con le persone, con chi li ascolta, e che secondo loro, parlare dei problemi attuali sia il miglior modo di farlo. In attesa che i TKF trovino il modo di suonare anche nel bel paese, che Marco ha appena visitato proprio per sondare il territorio, il consiglio è quello di sfruttare il lato positivo del web, ovvero la diffusione globale dei contenuti, e cercare quella volpe in giacca e cravatta che campeggia sull'artwork di Daniel Ridley (chissà se ha mai letto Collodi...), e dare una chance a una delle tante band emergenti che, nonostante le difficoltà, non solo credono ancora nel rock'n'roll ma grazie al cui impegno, nei pub di mezzo mondo, la musica che noi tutti amiamo è ancora alive and kickin'.

 

----------------------------------------------------------------

---ENG---

Si ringrazia Marta Scamozzi per la collaborazione


While the most typical question in the old England was "To be or not to be?", nowadays everybody keeps asking himself, not without a hint of fear: "Is rock ‘n' roll dead?" Of course it may sound just a malignancy spit by some old celebrities patronizing new generations. However, the debate has been open for some time, possibly around the table of a British pub sitting in front of a pint. Perhaps one of those pubs already in activity at the time when John Lennon used to wander around Liverpool mimicking Elvis. A couple of weeks ago, one Mr. Steve Harris, who is still very familiar with this kind of venue because of his commitment with British Lion, told us that rock'n'roll is not dead at all. Just to double check, we went to have a look at the Indie Week in Manchester where we met the main characters of the festival: The Killing Floor.

 

Awarded as Best Act of the Canadian edition in Toronto, the band had a chat with us before their second (of three) Mancunian show. The venue is a genuine manc pub: beer upstairs, beer and stage downstairs. After all, according to the best British tradition: "no beer, no party". In a previous interview, the frontman Marco Argiro himself defined The Killing Floor a "geographically challenged band" because of the British-American line-up. TKF debut dates back in 2011, whereas the band is currently busy in a crowd-funding campaign for their second studio album: "Antisocialmedia". Given the Italian sound of their names, I can't help asking Marco, and the two Alberici brothers, about their origins. Marco, who lives in Brooklyn, confirms to be half-Italian whereas Mark and Oliver have no more than some cousins somewhere in Orvieto. The last guy to join us is the drummer Ricky Muzick, a cheerful guy from Nashville with an unmistakable southern accent. The first question I ask them is about their hybrid roots which usually result in the best artistic creations. Generally, the Pond does not facilitate the consolidation of a line-up but Marco's answer gives me the first demonstration of their positive attitude (I will have the second one a couple of hours later, in front of the Joshua Brooks stage). Marco in fact explains how the band managed to turn what most people would consider a disadvantage into a strength for the band. As a matter of fact, British acts usually struggle to conquer the other side of the Atlantic whereas this was not a problem for The Killing Floor thanks to their American counterpart. Considering the success obtained in Canada, it is easy to agree with Marco.

 

When I ask them about the main differences between the British and the American scene, it is Oliver, the tallest Alberici, to answer me raising his pint. Just to briefly introduce him, Oliver was the first to get an electric guitar (he actually asked for a "pointy" one! Ed.) while his brother Mark was still playing the young Mozart on the piano. According to what Oliver says, the problem with the UK is somehow related to something I had been already noting in England: people do look more focused on what they are drinking than on the music they are listening. Conversely, in America the crowd is ways more enthusiastic, not to mention better logistics and better services for bands. Going back to the other side of the Atlantic, it is difficult not to spot people leaving their seats to go back and forth to the bar, even during the concert of a certain Sting. However, England is the land where classic rock was born. Ricky backs that up, pointing out John Bonham, from Led Zeppelin, as his first rock'n'roll hero whereas Marco celebrates his land indicating Roy Orbison and Mark nominates Jimi Hendrix.

 

tkf_sofa_2016_2_01 

 

It is speaking about another cornerstone of rock, Mötley Crüe, that we approach the "Antisocialmedia" issue. Ironically referring to the title of their upcoming release, I had asked TKF: "How does it feel to call an album "Antisocialmedia" and then being forced to pledge for it, and then to promote it, by means of Facebook and Instagram?" The two brothers Alberici tried to answer my question, one after the other, saying that, with their new release, they actually do not intend to sound against the social media; they just wanted to underline how social media are often antisocial. There is nothing less social than hiding behind a screen, according to them. Not to mention the abuse of mobile phones during concerts or social events. Then, Ricky intervenes telling an anecdote about a not so ordinary day in his Nashville when he saw Lemmy's band walking down the road. He asked me to imagine everybody freezing to start taking pictures with their phones. Conversely, Ricky, who in the meanwhile had totally forgotten to have a phone, ran towards them screaming: "Tommy! Tommy!" (Lee, Ed.), preferring to have a chat with such a great musician instead of just sharing a cool picture.

 

artwork_killing_floorThat's what these four guys are: musicians. Musicians doing their best to get closer to their audience, thanks to very catchy tunes such as "Corruption Capital" and "Backs Against The Wall", this time on a stage that was unfortunately too small for their amazing rock'n'roll attitude. When I finally ask them if there is a political message behind their lyrics - as it seemed to me - they reply their only goal, apart for playing, is creating a connection with the listener by resonating with them. And, in their opinion, talking about nowadays problems is the best way to do that. Waiting for TKF to come and play in Italy, a plan that Marco has just started to work on during his most recent trip to our country, I recommend to make the most of one of best aspect of the web: the widespread of contents. You should try to look for that fox in a suit, drawn by Daniel Ridley, even just to give a chance to one of those emerging bands who work hard every day to keep rock ‘n' roll, the one we all love so deeply, alive and kickin'.

 

 




Recensione
AC/DC - Highway To Hell

Speciale
PREMIERE: guarda il video di "Thundertruck"

Speciale
PREMIERE: guarda il video di "Ognuno Come Vuole"

Speciale
PREMIERE: guarda il video di "Smartfriend"

LiveReport
Metal For Emergency 2018 - Sepultura & more - Filago (BG) 04/08/18

LiveReport
Steven Tyler & The Loving Mary Band - Roma Summer Fest 2018 - Roma 27/07/18