The Poodles (Pontus Egberg)
A pochi giorni dall’uscita del terzo album “Clash  Of The Elements” e in vista dell’imminente tour europeo abbiamo raggiunto Pontus Egberg, bassista dei “barboncini” rock per antonomasia. Buona Lettura.
Articolo a cura di Marco Ferrari - Pubblicata in data: 06/10/09

Ciao Pontus, è un vero piacere potervi ospitare sulle pagine di SpazioRock. Innanzitutto volevo sapere come vi sentite a pochi giorni dall’uscita del vostro nuovo album.


Ciao Marco, le cose stanno semplicemente andando alla grande. É appena uscito “Clash Of The Elements” in Europa e stiamo ottenendo una buona risposta sia da parte della critica e che dal pubblico. Stiamo inoltre per iniziare il nostro tour europeo che ci porterà anche in Italia oltre che in molti altri paesi. Non potete immaginare quanto siamo impazienti di cominciare.


Ci siamo già incontrati nel Febbraio del 2007, prima del vostro concerto a Milano dove vi siete esibiti come band di supporto agli Hammerfall e abbiamo passato una bella serata insieme. In questi due anni sono cambiate molte cose all’interno della band.  Vi siete sentiti sotto pressione nell’accingervi a lavorare su questo progetto, il terzo della vostra discografia?


È stato un piacere scrivere e registrare “Clash Of The Element”. Da quando abbiamo lasciato la nostra precedente casa discografica ci sentiamo liberi, senza la preoccupazione per le aspettative della label e tutto il lavoro diventa molto più divertente. Posso dire tranquillamente che non abbiamo sentito pressioni nello scrivere questo album e, anzi, ci siamo resi conto che stavamo prendendo il pieno controllo del nostro lavoro e quindi anche la responsabilità di quello che ne sarebbe uscito.


Personalmente ritengo che “Clash Of The Elements” sia senza dubbio il vostro miglior disco, un bell’esempio di rock in tutte le sue diverse sfaccettature. Le sonorità vanno dall’heavy metal a melodie pop-rock con una grande naturalezza, lasciando trasparire un buon lavoro di progetto e tanta ispirazione al tempo stesso. È corretto?


Siamo contenti di sentirtelo dire perchè era proprio quello che volevamo trasmettere. Le variazioni sono un elemento importante in un genere come l’hard rock e noi non ci creiamo problemi nello sviluppare una melodia importante o armonie interessanti anche se queste portano a sonorità diverse. Il nostro produttore, Mats Valentin, sicuramente destinato a diventare un grande nome nel suo campo, ha fatto un grande lavoro riuscendo a fare emergere il meglio da ogni canzone mantenendo pur sempre il sound caratteristico della band.


Parlando invece delle canzoni come mai la scelta di metterne 14? È raro vedere così tante tracce in un album (anche perchè undici di queste sono davvero buone)?


10 canzoni sono sempre state sufficienti nel passato, soprattutto quando ascoltavi i dischi in vinile.  Con l’aumento del costo dei cd credo che la risposta che possiamo dare noi artisti sia quella di inserire più materiale inedito per far sì che il prodotto finale valga il prezzo di acquisto. Oltretutto  se ci pensi molti dei migliori album del rock anni novanta hanno più di 12 o 13 tracce come, ad esempio, “Superunknown” dei Soundgarden o “Hysteria” di Def Leppard. Seguendo questa logica si può capire come al giorno d’oggi un disco con meno di 12 canzoni sia inimmaginabile mentre forse superare le 15 sarebbe eccessivo. Noi avevamo materiale sufficiente per 25 canzoni e alla fine ne abbiamo scelte 14, un numero niente male in fine dei conti.


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Una delle più belle canzoni dell’album è, secondo me, la delicata e articolata “Too Much Of Everything” posta in apertura al disco. Come mai questa scelta? Mi sarei aspettato qualcosa di più semplice e diretto all’inizio del disco.


Abbiamo sentito il bisogno di fare una dichiarazione e “Too Much Of Everything” è una canzone epica con dinamiche ad ampio respiro, così abbiamo pensato fosse una buona opener. Come hai sottolineato tu probabilmente ci si sarebbe aspettati un inizio con “I Rule The Night” o “Caroline”,ma volevamo di più di una canzone orecchiabile come presentazione. Anche se non è certo un brano “rappresentativo” del resto dell’abum, è portavoce del messaggio che vogliamo dare e cioè che ci si può aspettare tutto dai The Poodles, anche cose che non potreste mai immaginare.


Un’altra grande canzone che credo rappresenti la vostra nuova dimensione musicale è, appunto,  “Rule The Night”, con i suoi riff heavy e alcuni passaggi che sono veramente melodici. Io penso che che in questo brano si possano indviduare le influenze di due band che conoscete molto bene come gli Hammerfall, per quel che concerne i riff, e i Gotthard, per le melodie. In che modo i tour con queste due band hanno influenzato il vostro stile?


Come nella vita in genere anche tutto ciò che sperimenti come musicista ti influenza. Sia nel bene che nel male. Andare in tour è una parte importante di quello che facciamo e soprattutto è qualcosa che amiamo fare, così siamo influenzati dai gruppi con cui lavoriamo o che vediamo per strada. Quello che non bisogna dimenticare alla fine è che veniamo tutti dalla stessa parrocchia. Tutti siamo cresciuti ascoltando Judas Priest, AC/DC, Iron Maiden, Kiss, Led Zeppelin, Deep Purple e molte altre band del genere.


Un’altra canzone che non posso fare a meno di canticchiare è “Caroline”, un brano scanzonato e decisamente “made in Sweden”. Cosa provate ad essere diventati ormai una tra le più interessanti band di un movimento, quello svedese, che è uno dei più importanti nella storia del rock?


A volte è difficile per gli alberi vedere la foresta: essere parte di qualcosa diventa chiaro solo davanti allo specchio della memoria. Quando la polvere si poserà, sapremo che ruolo abbiamo giocato. Ora come ora stanno affiorando dall’ambito svedese molte band dalle buone capacità che condividono una passione per una specifica tradizione del rock and roll e di sicuro ce ne sarà qualcuna in grado di contribuire a creare qualcosa di nuovo a partire da questa tradizione. Se noi siamo importanti in questo movimento allora umilmente accettiamo il complimento ma questo non oscurerà la visione di quello che è il nostro obiettivo. Sappiamo chi siamo e quello in cui vogliamo credere.


Ora avete acquisito una buona esperienza ma c’è qualcosa che sentite di dover migliorare nella composizione e nella registrazione?


Certo, c’è sempre modo di crescere ed imparare. In ogni caso, ci piace pensare che anche in passato eravamo bravi come lo siamo ora. Continueremo a cercare di migliorarci per far crescere sia il nostro modo di scrivere le canzoni che le nostre esibizioni ma in ogni caso noi ora siamo la migliore versione dei The Poodles che il mondo abbia mai visto.


È il vostro primo album senza Pontus Norgren. È cambiato qualcosa nel vostro modo di scrivere le canzoni? Qual è  stato il contributo di Henrik all’album?


La configurazione della band è cambiata da quando Pontus ci ha lasciato ed è arrivato Henrik al suo posto e questo ha portato a cambiamenti in tutte le attività della band. Hernrik è componente della band a tutti i livelli e contribuisce sia alla composizione dei brani che allo sviluppo della personalità e degli obiettivi della band. Oltretutto devo proprio ammettere che se la cava molto bene nella fase compositiva soprattutto per quanto riguarda i testi.


C’è qualche band emergente che pensate possa avere un roseo futuro?


Pensiamo che siano molto bravi gli H.E.A.T, potrebbero diventare una grande band. I Dynazty sono un’altro fantastico combo della scuola svedese e che suonerà con noi nel tour Europeo. A noi piaciono molto anche i Royal Hunt, un gruppo danese nel quale, alla chitarra, suona Marcus, un nostro grande amico. Ci sono tante altre band interessanti che stanno nascendo nel panorama internazionale di cui sono curioso di vedere gli sviluppi futuri.


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Parlando delle esibizioni dal vivo (il vostro habitat naturale), dopo un tour molto lungo in Svezia, inizierete quello europeo a Ottobre e verrete in Italia, per la prima volta come headliner, a Novembre. Sembra che vi sentiate pronti per portare il vostro verbo in Europa. Potete raccontarci qualcosa della vostra precedente esperienza italiana, e qualcosa a riguardo l’imminente esibizione?


Il nostro prossimo tour sarà qualcosa da raccontare ai vostri nipotini. Siamo preparati ed impazienti di esibirci all’estero dopo gli spettacoli svedesi. Ora siamo una macchina scatenata che va a pieni regimi: potete aspettarvi l’inverosimile e anche qualcosa in più. L’Italia è stata molto ospitale con noi in passato e vogliamo ricambiare, non vediamo l’ora di vedervi al concerto e preparatevi perchè abbiamo intenzione di farvi passare un serata davvero spettacolare.


Grazie Pontus, per me è tutto. Nel ringraziarti per la tua disponibilità vorrei lasciarti l’ultima parola per salutare i vostri fan italiani e  tutti i lettori di SpazioRock.


Innanzitutto grazie a te Marco. Ai fan no posso dire altro se non che i The Poodles sono pronti a portare il rock in Italia e nel resto dell’Europa: venite a vederci, noi vi aspettiamo.




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