Imago Mortis (Abibial)
Venti di serate Black Metal mi hanno portato a nord, in territorio lombardo, per assistere a due belle manifestazioni simbolo di una cultura e di una scena che si ostina a rimanere in vita, solida e inamovibile. Da quelle parti infatti, il giorno di Halloween è particolarmente sentito ed è sicuramente una festa da non perdere, soprattutto se ad organizzarla sono gli Imago Mortis per celebrare i 15 anni di carriera e se il nome della serata è invitante come questo: TRINOXTION SAMONI SINDIU, quindici anni di misticismo, occultismo e integralismo Black Metal. Prima del concerto ho il piacere di scambiare una lunga chiacchierata con il cantante Abibial, leader degli Imago Mortis: buona lettura!
Articolo a cura di Riccardo Calanca - Pubblicata in data: 10/11/09

Introduciamoci in questa intervista con un caloroso benvenuto rituale nel nostro portale, SpazioRock.it. Il vostro ultimo lavoro, "Ars Obscura", mi ha fatto un’ottima impressione. Come sta andando l’album? Vende? Che rapporti ci sono anche con l’estero?

Grazie a te e a Spaziorock. L’album è uscito da circa un mese e per quanto riguarda l’Italia possiamo già abbozzare un bilancio positivo, il disco sta girando molto bene soprattutto grazie alla Masterpiece che ha una grande risonanza. Per quanto riguarda l’estero bene o male ci stanno contattando sia persone che hanno ascoltato l’album, sia fanzine dove è uscita qualche recensione, tutte positive nonostante ci sia l’ostacolo rappresentato dalla lingua poichè i brani sono cantati in Italiano, Latino e dialetto bergamasco. Nel cd abbiamo inserito tutte le traduzioni dei testi in Inglese perchè ci teniamo a far comprendere il senso delle canzoni.

Certo, è un aspetto molto importante, e non tutti i gruppi riconoscono ai testi questa caratteristica.

Si perchè le persone si immedesimano meglio nel pezzo e magari chiedono anche spiegazioni, si sentono più interessate. Sempre tornando al discorso dell’estero, abbiamo recentemente ricevuto una proposta per suonare al Black Metal Inferno a Lione, i ragazzi erano entusiasti dopo aver ascoltato Ars Obscura.

Vorrei insistere su quest’aspetto, la differenza che c’è tra i riconoscimenti che vengono dal pubblico Italiano e quelli che provengono dall’estero, soprattutto da nazioni dove il metal è molto più integrato come la Germania o la Scandinavia.

Dunque, gli Imago Mortis sono una band abbastanza rispettata e conosciuta anche fuori dall’Italia. Qualche volta leggendo delle interviste di gruppi stranieri, alla domanda “che gruppi italiani conoscete?” capita di leggere anche Imago Mortis, questo significa che nel bene o nel male abbiamo varcato i confini nazionali, a volte si ricordano dei vecchi demo...

Si c’è il mitico "Malleus Maleficarum"!

Certo, nonostante sia uscito in sole 300 copie qualcosa è riuscito a fare, anche se in realtà il demo più importante sotto questo punto di vista è sempre stato "Mors Triumphalis", molto apprezzato all’estero. La Drakkar infatti ha avuto l’idea di stamparlo su CD-ROM e di farlo girare (in Francia per l’appunto n.d.r), e questo è stato molto importante per noi perchè da quel momento in poi si è instaurato un bel rapporto con questa etichetta che ha curato tutte le successive uscite.

Bene, ora vorrei sapere qualcosa di più su questa serata di Halloween, dal titolo davvero interessante: “Quindici anni di misticismo, occultismo e integralismo Black Metal”, ma che soprattutto è una ricorrenza! E’ la storia del vostro gruppo, vuoi raccontarmela?

Esatto! Questa serata è il compleanno del gruppo perchè siamo nati il 31 ottobre 1994, quando io e Maelstrom, il primo chitarrista, decidemmo di fondare una band Black Metal. All’inizio io dovevo essere il chitarrista cantante, però era difficile trovare altri componenti nel 1994, così sono passato al basso, ma non trovavamo un cantante, così ho cominciato io a cantare e mi sono formato come bassista cantante. Dopo pochi mesi, nel 1995 è entrato un secondo chitarrissta, un mio vecchio amico, un metallaro che usciva fuori direttamente dagli anni ’80. Abbiamo provato diversi batteristi ma come formazione definitiva bisogna aspettare il 1997, con l’uscita dei primi demo e primi concerti.

Avete organizzato tutto voi?

Si, tutto organizzato da noi, abbiamo deciso di festeggiare nella maniera migliore: un bel concerto (con ingresso gratuito n.d.r). Durante lo show ripercorreremo tutta la storia della band con pezzi molto vecchi fino a quelli più recenti. Il senso della serata è quello di ribadire che noi esistiamo, 15 anni di militanza, siamo vivi e attivi, continuiamo sulla nostra strada senza cedere a cambiamenti o compromessi di sorta. Noi dobbiamo permettere ai ragazzi più giovani di conoscerci, poichè non tutti conoscono gli Imago Mortis, e la maniera migliore di far conoscere il gruppo è proprio attraverso le nostre canzoni, l’attitudine e la coerenza, durante un bel concerto!

imagomortis_intervista_2009_01Adesso parliamo dell’album. "Ars Obscura" è il terzo full-length sempre sotto Drakkar Records. Parlaci di questo nuovo disco.

"Ars Obscura" parte abbastanza da lontano per quanto riguarda le composizioni. Un lungo periodo che va dal 2004 fino al 2007/2008. Praticamente "Ars Obscura" è un viaggio nel mondo esoterico e gotico lombardo. Abbiamo attinto molto dal nostro patrimonio culturale e abbiamo tramutato le sensazioni in musica attraverso le sonorità, le atmosfere e i testi. Ci tengo a puntualizzare che il nostro non è un rapporto distaccato con quello che facciamo o scriviamo, siamo persone cresciute in realtà rurali, di campagna, lontano dalle città, viviamo in un mondo ancora arcaico. Il senso del lavoro è anche questo, il distacco, noi viviamo totalmente lontani dalla dimensione materiale e dallo sradicamento spirituale che le città portano ad avere...

L’istituzionalizzazione!

Esatto, dunque siamo persone lontane dal cemento, siamo immersi in un mondo naturale!

Mi ha colpito molto il concept della Morte. Sono sicuro che dietro c’è una ricerca esoterica, anche nella frase che fa da introduzione al disco tu parli di “Caduta del Tempo”, vuoi parlarci di quest’aspetto?

Certo, il mondo in cui viviamo, nella realtà provinciale in cui siamo immersi, a volte sembra che il tempo si sia fermato, sembra di assistere a ritualità e gestualità lontane nel tempo, appartenenti ad un’altra epoca. Ti voglio fare un esempio molto "terra terra": non molto tempo fa è stato riesumato mio nonno perchè era scaduta la concessione della sepoltura al cimitero. Mia madre, forse incosciamente, ha fatto quello che gli hanno insegnato, un rituale arcaico, pagano, proveniente da chissà quale era: ha staccato un dente dal cranio di mio nonno e l’ha conservato a casa. Questo che per una persona qualsiasi potrebbe essere un atto macabro, necrofiliaco, blasfemo, un’aberrazione, in realtà è stato fatto semplicemente perchè l’aveva visto fare a sua volta da suo padre, ed è un modo per conservare viva la memoria del trapassato come se attraverso un frammento osseo l’anima del defunto continui ad aleggiare nell’ambiente domestico. Quindi, io vivo in questa realtà legata a queste ritualità, dove si crede che i sogni possano dare premonizioni, dove si crede nella sfortuna che in bergamasco chiamiamo “sgabula” ecc. Tutto questo escursus nell’esoterismo popolare noi lo viviamo in prima persona, mi viene in mente un altro esempio, ed è quando gli anziani che ci rimproverano se andiamo in luoghi ritenuti infestati da demoni, streghe e quant’altro, insomma, tutto questo filtra nella nostra musica!


In pratica voi involontariamente fate delle ricerche antropologiche sulla vostra gente e sulla vostra terra!


Sicuramente, è una cosa che facciamo.


Perfetto, andiamo avanti a parlare del disco, il brano più strano e che mi ha colpito di più è “1330” perchè parte in maniera “classica” e finisce in un modo assurdo, quasi grottesco, mai sentito prima!


Ok, "1330" è un brano molto particolare, c’è molta ricerca dietro questo pezzo! "1330" nasce perchè in una cappelletta dedicata ai morti di peste, situata vicino casa mia, vengono riportate le due date principali in cui la peste ha colpito l’ Italia, che sono 1330 e 1630. La prima data può sembrare erronea perchè la peste sbarca a Messina verso il 1347 con le navi provenienti dall’oriente e si diffonde rapidamente in tutta l’ Italia. Tuttavia non è errata perchè nel 1330 la peste giunse in Italia anche attraverso il nord-est europeo, l’India, la Cina e soprattutto la Turchia dove alcuni genovesi riuscirono a scappare da un assedio in una città dei tartari e tornare in patria...insieme alla malattia. La prima parte del pezzo è stata composta da noi, i testi e le atmosfere non sono altro che una lunga introduzione alla seconda parte del brano che è una ballata macabra medioevale che non abbiamo scritto noi ma che abbiamo riadattato in versione Black Metal. Noi abbiamo avuto la fortuna di conoscere e di collaborare con uno studioso di folklore medioevale della nostra zona, nonchè musicista di stampo tradizionale che si chiama Piergiorgio Mazzocchi. Quest’uomo ha girato i luoghi più remoti della provincia di Bergamo facendosi raccontare storie, credenze, informazioni sulla cultura musicale medioevale e ha raccolto una notevole quantità di informazioni, ballate, danze, che custodisce e rielabora con grande cura, utilizzando gli strumenti di oggi. Lui ha deciso di regalarci questa ballata macabra contenuta in una registrazione risalente agli anni ’70 che era canticchiata da un mandriano, noi l’abbiamo rimusicata e introdotta come parte finale dell’album. Può sembrare banale ma in realtà parla di tutte le fasi della Morte, dalla morte fisica alla putrefazione alla morte spirituale: è un brano molto tetro, ma la cosa più strana e forse interessante è che nella nostra zona i canti e le ballate popolari in Italiano risalgono quasi tutte al medioevo mentre quelle più recenti sono esclusivamente in dialetto, quindi questa ballata proviene molto probabilmente dal nostro medioevo locale, sempre tramandata oralmente, scritta e incisa per la prima volta dagli Imago Mortis!

Bene, ora che è stato introdotto il discorso dell’uso dell’Italiano vorrei chiederti altre delucidazioni. Voi suonate da quindici anni e avete sempre scritto i testi in Italiano o in Latino. Lo fate per dedicare tutta la vostra musica al popolo italiano, perchè magari sentite una forte identità nazionale, o forse perchè è più semplice cantare in Italiano anzichè in Inglese?

Bene, la scelta dell’italiano è stata dettata dal fatto che cantando nella nostra lingua madre riusciamo a sentire molto più nostre e in maniera più forte, più personale, le varie tematiche affrontate. Per quanto riguarda il latino e il dialetto bergamasco devi tener presente che la prima è la lingua da cui proveniamo e la seconda è quella in cui siamo immersi nella vita di tutti i giorni. C’è più enfasi se costruisci i tuoi pezzi in Italiano anzichè in Inglese, quindi principalmente è un discorso di soddisfazione personale durante l’esecuzione dei pezzi. L’inglese da sensazioni più fredde e distaccate, e secondo me cambia molto anche quello che riceve l’ascoltatore italiano che riesce a capire qualche parola o magari tutto il testo quindi potrebbe essere più invogliato e interessato ad andare a leggersi i testi e comprare il disco. Un’altra cosa che ci tengo a puntualizzare è che tutti gli ascoltatori di Black Metal sono stati sempre abituati a sentire questo genere nelle varie lingue madri di diversi stati: Norvegese, Inglese, Svedese, Polacco, Russo, Greco ecc. ecc. e solo pochi riescono a capire che magari il black metal cantato in italiano può avere un alto valore mistico ed arcano. Questa cosa viene paradossalmente colta di più all’estero e ti spiego perchè. Io ho avuto l’occasione di viaggiare in Europa e conoscere qualche città estera e c’è molto fascino nei confronti dell’Italia, delle città Italiane e della lingua Italiana. A livello storico culturale l’Italia è un grosso epicentro della storia del mondo, e purtroppo oggi si vedono molte band, tra cui ci metto anche gli Imago Mortis perchè sono capace di autocriticare la mia band, che vivono e suonano solamente in funzione dell’estero! Io ti posso dire una cosa, ormai siamo persone adulte e maturate, quando hai quindici anni cerchi sempre di imitare qualcun’altro, ma quando prendi coscienza e incominci ad elaborare quello che tu ti senti dentro la questione cambia, prendi coscienza di ciò che ti circonda: noi abbiamo sempre guardato con ammirazione alle foreste norvegesi, la mitologia nordica e non ci rendiamo conto che qui intorno c’è un grande patrimonio a cui tutti possono attingere, abbiamo le foreste, abbiamo i culti e una grande storia. Il Black Metal ha sempre cercato di dar voce a quelle tradizioni sepolte, all’arcaico, alle realtà invisibili, alle memorie che il popolo dimentica. Quindi noi abbiamo fatto semplicemente questo, abbiamo dato valore e applicato la lingua Italo-Lombarda alla nostra musica, è stata una scelta del tutto naturale.

Bene mi fa davvero piacere che ci sia ancora qualcuno che valorizza le proprie radici culturali e che approfondisca questa questione. Ora parliamo del Black Metal. Per riassumere, il black è tutto ciò che è arcano, che è oscuro, che è occulto è disperato. Per voi che cos’è il Black Metal? E’ una filosofia di vita o è solo un genere che si suona e si ascolta?

Io penso che il Black Metal sia quella propensione che gli esseri umani hanno ad esplorare gli aspetti più sconosciuti della propria psiche e attraverso ciò, captare quelle energie che si possono manifestare tramite la musica. E’ la coscienza di essere parte di qualcosa di misterioso e di esplorarlo. Il Black Metal è questo, sicuramente è una forma estrema di manifestarlo, c’è chi interpreta il black dal punto di vista prettamente “militante” e c’è chi come noi lo interpreta soprattutto da un punto di vista interiore e filosofico.


imagomortis_intervista_2009_02
 

Questa è una grande differenza ed è molto importante sottolineare il fatto che il Black Metal assume in se stesso sicuramente qualcosa di negativo, come tutto ciò che è sacrilego, anticristiano, immorale e dannato ma che contemporaneamente ingloba tutto ciò che è mistico, filosofico e interiore, che è una componente molto sottovalutata!

Esatto, io penso che sia anche un elemento che faccia la differenza tra le varie band. Se io per esempio prendo il Necronomicon e costruisco dei testi e pretendo di aver creato una band Black Metal penso che sia abbastanza limitativo. Per fare davvero Black Metal bisogna essere coscienti di far parte di queste sfere sconosciute, essere attratti coscientemente dal quel misticismo e occultismo che regolano le leggi degli esseri viventi e dell’universo. Poi ognuno può esplorarlo nel modo che meglio crede, c’è chi va alla ricerca delle leggende locali e chi invece va ad esplorare il proprio esoterismo popolare. Anche lo stesso Burzum che tutti osannano e pochi realmente capiscono: lui ha semplicemente esplorato e ricercato quello che lo circondava andando a scavare nella propria mitologia e nelle credenze della sua terra. Secondo me ogni band Black Metal dovrebbe farsi un esame di coscienza e riflettere e forse fare dei passi indietro come abbiamo fatto noi. E voglio farti un esempio per capire meglio quello che intendo. Noi come band abbiamo deciso di abbandonare l’estetica: l’uso di bracciali borchiati, il facepainting, il sangue e tutta una serie di elementi che ormai sono diventati banali. Questa cosa può essere vista di mal’occhio sia dai tanti ragazzi che si affacciano al mondo del black così come da chi c’è dentro da tanti anni. Ma ciò che conta realmente è la coscienza di quello che fai e non quello che fai vedere. Il Black Metal purtroppo è stato banalizzato, non è più una scelta spirituale ma è un genere musicale.

E’ vero, mi fai pensare alle origini quando c’erano solo Dead, King Diamond e i Darkthrone ad usare il facepainting, ma allora aveva un senso, era una cosa che distingueva chi sentiva dentro se stesso di essere diverso.

Perfetto, il facepainting era una cosa estrema perchè voleva rappresentare su se stessi, attraverso la pittura, nient’altro che la morte! Tu diventavi un teschio, uno scheletro, dovevi rappresentare la morte anche quando non suonavi, come faceva Dead. Oggi invece l’utilizzo del facepainting è stato banalizzato, lo usano i lottatori di wrestling, lo vedi nei videogiochi, è una cosa sdegnante e avvilente! Questa cosa è da imputare al Black Metal come genere musicale e non come attitudine di vita, alla commercializzazione di questo tipo di musica, a questa grande vetrina che gli è stata costruita intorno e che lo ha completamente modificato da ciò che era in origine, ovverosia qualcosa per pochi. Noi ci rifiutiamo di mescolarci a questo tipo di processi, rimaniamo distaccati e non vogliamo utilizzare i nostri quindici anni di esperienza per far soldi e magari accrescere il processo di massificazione del Black Metal. Siamo persone molto semplici, tutti abbiamo un lavoro e vogliamo rimanere ai margini, il Black Metal è qualcosa di interiore che rimane a noi. Ti voglio fare un ultimo esempio: tra poco uscirà un film ispirato alla vicenda di Burzum con l’attore ragazzino di Twilight...ma ci rendiamo conto di dove stiamo andando a finire? Questo purtroppo, lo ripeto, è stato causato dal Black Metal come genere musicale e non come credo spirituale, ragioniamo per bene su quali direzioni sta prendendo questa scena, non solo in Italia ma in tutto il mondo.

Perfetto, io non ho nulla da aggiungere se non una frase “In alto l’onore delle band Italiane” e lascio a te una conclusione a questa bella intervista.

Grazie, sicuramente in alto l’onore! C’è un’altro grande problema che vorrei sottolineare ed è il fatto che l’Italia arriva sempre dopo! Oggi c’è una tendenza in Italia a rivalutare delle band di culto degli anni ’90 come Opera IX e Death SS. Io mi ricordo di essere stato ad un concerto dei Mortuary Drape nel 1997, eravamo in quattro sotto il palco, io il mio chitarrista e altri due ragazzi, che forse erano li per caso. Oppure deve venire un americano a dirci che i Necromass erano dei grandi e allora noi lo ripetiamo...Cazzo, va bene, c’è una tendenza a rivalutare queste band ma andavano sostenute all’epoca, quando nel resto dell’Europa c’era una scena molto più sostenuta, in Italia zero, e oggi è inutile fare della retorica e questa cosa mi dispiace! Concludo con un appello a tutti quelli che ascoltano Black e leggeranno questa intervista: bisogna sostenere i gruppi nazionali perchè abbiamo anche noi molto da dire! Bisogna apprezzare di più quello che abbiamo intorno, valorizzare le nostre micro-culture locali e non lasciarsi abbindolare dal mito dell’estero. “Mors Certa Solum Tempus In Certum Est, dobbiam crepare tutti, non possiamo sapere quando”!




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