Leverage (Tuomas Heikkinen)
Nuova freccia scoccata, altro centro perfetto per una band finlandese. Stiamo parlando dei Leverage che con “Circus Colossus” realizzano il terzo disco di quella che sarà, si spera, una lunga serie. Ne parliamo col chitarrista Tuomas Heikkinen. Buona lettura.
Articolo a cura di Gaetano Loffredo - Pubblicata in data: 13/11/09

Ciao Tuomas, benvenuto su SpazioRock. Stavo proprio ascoltando il vostro disco e più precisamente la quinta traccia, “Rider Of Storm”, una delle migliori a mio avviso: fa molto Survivor!


Ciao Gaetano e grazie per il benvenuto. Ottima scelta, “Rider Of Storm” è effettivamente uno dei cavalli di battaglia del nuovo album!


Non posso perciò che complimentarmi con te e con i Leverage per il nuovo album, definibile come un luogo dove risiedono le buone melodie. Avete lavorato su “Circus Colossus” convinti di poter far meglio rispetto ai due predecessori?


Abbiamo cominciato a pensare al disco un anno fa e volevamo che fosse “grande”, inteso dal punto di vista orchestrale. Abbiamo pianificato tutto dal primo all’ultimo giorno, comprese le sessioni dedicate al songwriting.


E’ un disco più sinfonico ed elaborato dei precedenti. Si tratta di un’evoluzione del vostro sound oppure avete scelto di dargli queste caratteristiche precise?


Ci siamo riuniti e abbiamo deciso quali sarebbero stati i successivi passi del gruppo, fin dal principio eravamo tutti d’accordo sul fatto che il nuovo disco doveva acquisire un forte impatto orchestrale senza tralasciare quanto di buono fatto sino a quel momento. Il passaporto per arrivare a realizzare un lavoro del genere, se così vogliamo vederla, è dato dall’esperienza acquisita durante e dopo i primi due album. Ora siamo migliorati sotto ogni punto di vista e siamo riusciti a proporre un album esattamente come l’avevamo sognato. Non è così facile come si può credere.


Quali gruppi, a tuo modo di vedere, hanno influenzato la nascita dei Leverage? Comincio io suggerendoti Sonata Arctica, Nightwish e Stratovarius. Ce ne sono degli altri?


Questa è una cosa che salta fuori spesso durante le interviste o quando incontro gente che parla di noi e, devo ammettere, sono un po’ sorpreso. Non ho mai seguito con particolare attenzione la scena heavy metal del mio paese e ti dirò, preferisco di gran lunga il rock americano o quello inglese. Se devo farti un nome, ti dico Rainbow; per quanto mi riguarda ogni cosa parte da Ritchie Blackmore e non sono mai stato influenzato da altro. Mi piace suonare e comporre la mia musica senza dovermi sentire debitore di questo o quel gruppo.


leverage_intervista_2009_02


Impossibile, a questo punto, non chiederti cosa pensi di Blackmore… Per conto mio, e mi è già capitato di dirlo a qualche tuo collega, è il nuovo Jimi Hendrix…

Tutto è già stato detto scritto su Blackmore, io non posso far altro che concordare con te. Al suo nome aggiungerei quello di Jimmy Page, di Van Halen e di pochi altri ancora.


Torniamo al disco. “Circus Colossus” è un concept album?


Si e no, nel senso che non sono storie correlate a livello di testi ma lo sono musicalmente. Non abbiamo mai realmente deciso di realizzare un concept album, ma ci siamo focalizzati sempre e comunque sul fattore musica, volevamo comporre buone melodie. La gente spesso ci dice che il nostro disco sembra la colonna sonora di un film e probabilmente questo è il modo giusto di intenderlo. Ha un senso logico dall’inizio alla fine, ma in senso musicale.


A cosa è dovuto il passaggio dalla “nostra” Frontiers Records alla “vostra” Spinefarm?


Non c’è stato nulla di strano, ci siamo trovati bene con Frontiers ma si tratta di un pesce piccolo in un lago immenso. Poi ci è arrivata l’offerta Spinefarm, che a sua volta è sotto Universal. Abbiamo pensato che firmando per loro avremmo potuto raggiungere molte più persone, tutto qui.


Bene, torniamo sui primi due dischi “Tides” e “Blind Fire”. Come li commenteresti oggi? Che differenze possiamo riscontrare tra i due e il nuovo “Circus Colossus”?


Il primo disco, “Tides”, è il risultato dei nostri grandi sforzi per ottenere ad un contratto, quindi era ed è una sorta di raccolta di demo. “Blind Fire” è un disco molto più ragionato e sono convinto che ci siano pezzi grandiosi all’interno, ora però abbiamo avuto la possibilità di sederci a tavolino e di accordarci su tutto, senza la fretta dei primi tempi. Il risultato lo puoi sentire sul nuovo “Circus Colossus”, un lavoro fresco e avvincente.


Mi sbilancio dicendoti che ho apprezzato molto il lato melodico e sinfonico del disco, ben integrato nel contesto hard rock ed heavy metal. Gli elementi che hanno reso famoso, ad esempio, i Ten di Gary Hughes dai quali ogni tanto sembrate attingere. Che ne pensi?


Sono perfettamente d’accordo con te, quello che hanno cercato di fare i Ten è esattamente quello che stiamo cercando di fare noi in relazione all’heavy rock. Ottima intuizione, è la prima volta che salta fuori l’argomento.


Bene, quanto lontano credi possiate andare con i Leverage? E quali sono i prossimi step del gruppo?


Siamo veramente molto molto fortunati, oggi, ad aver avuto l’opportunità di sottoscrivere un contratto e ad avere la possibilità di produrre dischi e di suonare la nostra musica dal vivo. Vedremo cosa succederà, io, come detto, mi sento fortunato a lavorare coi Leverage.


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E non è detto che non riusciate a suonare in Italia…


Non si sa mai, magari riusciremo davvero a suonare da voi un giorno… Sosteneteci!


Siamo al termine Tuomas, ti ringrazio per il tempo concesso. Ritengo doveroso, da parte tua, lasciare un messaggio per i vostri fan italiani. Noi, nel caso, ci vediamo in tour!


Grazie per il supporto e ringrazio tutti per averci dedicato del tempo ascoltando i nostri dischi. Rock on!




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