Interferenze (Jac)
Un duo dalle idee estremamente interessanti: ecco come si presentano i fiorentini Interferenze sottoposti alla mia raffica di domande. Non indugio oltre per non rubare ulteriore spazio agli artisti e vi lascio a questa intervista assolutamente ricca di punti di vista.
Articolo a cura di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 02/04/10

Ci vuoi spiegare come si è originato il progetto interferenze? Perché avete scelto di chiamarvi "interferenze"? Con cosa interferite esattamente?

Interferenze per noi rappresenta un modo per esprimere la nostra musicalità. Ci siamo conosciuti anni fa e siamo diventati buoni amici. Facevamo le solite cose: andare per locali a divertirci, scambiarci cd…insomma, le classiche cose. Pur sapendo che entrambi suonavamo non ci siamo mai posti il problema di suonare insieme, fino a quando abbiamo avuto l’idea di Interferenze. Abbiamo impiegato molto tempo per costruire la nostra identità sonora, proprio perchè volevamo riuscire a sintetizzare attraverso la nostra visione musicale quelle che sono le cose che amiamo. Volevamo poter realizzare qualcosa che non riuscivamo a sentire nel panorama musicale: veniamo da un background vastissimo che racchiude mondi diversi, dal glam degli anni ’70 fino all’electro, e per questo non riuscivamo a trovare qualcosa che potesse portare con sè anime diverse. Ci siamo quindi imbarcati in questa avventura principalmente per necessità, per riempire un vuoto che sentivamo come ascoltatori ed appassionati di musica. Anche il nome “Interferenze” nasce con questo spirito: il voler introdurre qualcosa che fosse di rottura, che non fosse semplicemente catalogabile nelle etichette di genere, ma qualcosa che rompesse uno schema predefinito che sentiamo stretto e limitante.

Parliamo del vostro progetto discografico "v.1.1+v.1.2", che esce come un cd doppio, uno in italiano ed uno in inglese, ed addirittura tracce scaricabili dal vostro sito internet: è una scelta coraggiosa di questi tempi, poiché in netta contro tendenza con gli album standard da 40 minuti. Tu cosa ne dici?

E’ stato un passaggio quasi naturale. Il disco nasce in italiano perchè volevamo provare a superare l’ostacolo pregiudiziale della nostra lingua come poco adatta ad un sound di sapore internazionale. Visti i riscontri positivi anche all’estero abbiamo pensato di recuperare quei brani di maggior consenso e rileggerli in inglese senza snaturare eccessivamente il significato originale del testo. Da qui l’esigenza di presentare un doppio cd. Pensiamo che il cd come supporto fisico sia ormai qualcosa di superato e quindi non ci siamo posti il problema del minutaggio. La maggior parte delle persone ascolta la musica in shuffle, e forse più che preoccuparci del minutaggio ci siamo molto preoccupati di avere una produzione che potesse fare la sua bella figura se confrontata con produzioni molto più ricche e blasonate.
Ormai la musica si muove per file e per download (più o meno legale), e quindi non ha più molto senso pensare alla lunghezza di un disco. Sinceramente, l’idea di vedere il nostro disco in rete non ci rende felici, ma piuttosto preferiamo offrire qualche extra presentato bene, con mp3 di ottima fattura e file ad alta risoluzione per gli audiofili. Inoltre, il sito per noi è un modo anche per esprimere la nostra passione per i visual e condividere oltre ai brani anche materiale video.

Ci spieghi maggiormente la struttura ed il criterio con cui avete realizzato questo vostro doppio album?

Il nostro album ha, in effetti, un substrato. Il disco segue un percorso: in effetti puoi ben vedere che nel centro del disco c’è un pezzo strumentale che è una specie di spartiacque tra la prima e la seconda parte. Anche i testi possono essere letti in una doppia chiave. Se li segui dal primo pezzo ti rendi conto di come da “La resurrezione” si arrivi alla rinuncia di “Senza Lacrime”, mentre seguendo il percorso inverso si abbia l’esatto opposto. Ci sono diversi livelli di ascolto. Puoi fermarti alla superficie delle singole canzoni, oppure puoi scendere ed avventurarti nel nostro mondo e nel nostro modo di vedere le cose!

interferenze_2010_01Parlando sempre di controtendenze: laddove l’industrial ultimamente si contamina col dark addolcendosi, voi prendete una diretta direzione verso il noise. Anche liricamente siete belli diretti, ho trovato alcuni vostri testi un piacevole pugno nello stomaco. Dove prendete l’ispirazione di tutta questa visceralità nella vostra musica?

Sia musicalmente che liricamente siamo molto istintivi. Tutto quello che abbiamo detto fino adesso potrebbe farci apparire quasi “calcolatori”, mentre la realtà è che lavoriamo di getto. I testi e le musiche sono scintille creative. Siamo però molto esigenti e cerchiamo di prestare attenzione ad ogni dettaglio. Una volta terminata la fase creativa, diventiamo produttori di noi stessi e quindi lavoriamo come se dovessimo produrre la musica di altri. L’aspetto rumoroso/noise va di pari passo con la nostra visione della musica. Il rumore è una componente importante della vita quotidiana ed è per noi una grande soddisfazione utilizzare degli strumenti nati per produrre armonia in maniera alternativa. Viviamo costantemente questa separazione tra “visceralità” e “razionalità”. La prima ci permette di essere diretti fino allo “sgradevole”, la seconda ci permette di esaltare e ripulire alcuni spigoli che ci renderebbe davvero inascoltabili! (risata) I testi, sono il frutto di quello che vivo, sono il modo ideale per riconoscere le debolezze, accettarle e provare a superarle. Indubbiamente è una sorta di autoanalisi, ma allo stesso tempo è un modo per raccontarsi, come non riesco a fare. Per questo non sono la persona adatta a parlare di testi. Stanno lì, ognuno può trovarci quello che meglio sente o crede.

Ho visto che in passato a livello di immagine subivate una forte fascinazione verso l’oriente, il Giappone in particolare. Oggi vedo che non è più così, come mai?

Il progetto “Lem”, ideato e seguito da Camilla Di Biagio di 360gradiproduzioni, voleva riunire due mondi diversi tra di loro: il Giappone ed il tatuaggio maori, per questo ci hai visto impegnati e vestiti in quel modo. La nostra attitudine è molto più noir, ma quella di “LeM” è stata una esperienza molto bella che sicuramente ci piacerebbe ripetere se ci sarà l’occasione per farlo.

Visto che siamo in tema, la visualizzazione della musica di un artista attraverso la sua immagine: quanto conta per voi? Credete che una forte immagine di un artista sopperisca sempre ad una sa carenza musicale?

Siamo cresciuti con la new wave e con il synth pop. Una musica che è stata spesso accusata di nascondere le sue pecche dietro all’immagine. Crediamo che invece proprio in quegli anni si sia capito quanto la musica avesse la necessità di essere associata all’immagine. La “pop art” ci ha insegnato quanto le cose più diverse possano convivere, destrutturate e ricostruite. L’immagine conta molto per noi, il che non significa che debba contare per tutti, ma non crediamo che dietro ad una forte immagine ci sia sempre e comunque una carenza musicale. Vogliamo parlare di Bowie, di Robert Smith, di Nick Rhodes, oppure di David Sylvian? Chi si ferma davanti a questo genere di cose non ha la sensibilità di capire come le “maschere” siano solo un gioco che accompagna e rafforza il messaggio musicale.

Se vi dico che, mentre ascoltavo la vostra musica, mi sono venuti in mente gli Atari Teenage Riot, vi offendete? Però, meno contestualizzati nella lotta sociale, siete più attenti ai sentimenti voi, e di conseguenza anche più "dolci" e melodi ci rispetto alla band di Alec Empire.

Siamo indubbiamente più accessibili, è stata una scelta di campo oltre che di gusto e cultura musicale, ma l’essere avvicinati agli Atari è per noi è un grandissimo complimento! Alec Empire e Nic Endo sono due artisti di grande impatto sulla scena musicale. Gli Atari sono stati indubbiamente una grossa “interferenza” ed abbiamo sempre guardato al loro modo di fare musica con ammirazione. Io ho un approccio più intimo alle liriche e per il momento non ho mai sentito il bisogno di occuparmi di lotta sociale, per quanto questo nostro paese sia di una tristezza infinita da quel punto di vista.

Mi piace chiedere a band che usano molta tecnologia, come voi, quale sia la vostra visione dell’industria discografica, e cosa ne pensate del digital delivery e del download illegale da internet.

Negli ultimi anni il download illegale è diventato una sorta di “normalità”, nessuno si scandalizza a farlo, mentre nessuno si sognerebbe mai di entrare in un negozio di dischi e rubare un cd. Detto questo, le persone oggi vivono la musica come un oggetto gratuito. E’ normale scaricare i dischi. Da parte nostra comprendiamo la cosa, siamo i primi ad essere affamati di novità e vogliamo sentire tutto, ma poi abbiamo il buon costume di comprare quello che ci piace. Lo sentiamo come un dovere morale ed è un modo per gratificare chi ha investito soldi e tempo in qualcosa che come ascoltatore reputo valido. Io, piuttosto che spendere 10 euro per scaricare mp3 da Itunes, preferisco spendere pochi euro di più ed avere la copia fisica, in qualche modo il “digital delivery” ha un prezzo molto meno competitivo del cd da cui puoi fare, se ne senti il bisogno, mp3 ad alta risoluzione che sono sempre migliori di quelli acquistati nei digital store. A volte però ci sono situazioni in cui non puoi fare a meno di usare gli store digitali. I nostri dischi sono usciti prima in digitale e poi in cd, quindi il “digital delivery” diventa obbligatorio se vuoi sentire il disco. Inoltre gli store digitali permettono di ascoltare degli estratti per rendersi meglio conto di ciò che si va a comprare. Come in tutte le cose ci sono i pro ed i contro, ed è importante capire come usare al meglio queste opportunità. Sai quale è il problema? La discografia! Non ha saputo cogliere questa situazione come una opportunità, ma si è ripiegata su se stessa, sprecando soldi in operazioni che musicalmente non hanno avuto ovviamente riscontro. Facciamo un esempio. La musica di MTV si rivolge ad un pubblico di giovanissimi che fanno download illegale e che solo in minima parte compra. Per mantenere questo carrozzone alla fine si è penalizzato la musica fatta di chi vuole proporre qualcosa di nuovo. Il mainstream permetteva alle case discografiche di avere la possibilità di investire anche in progetti di nicchia con i soldi guadagnati dalla vendite di artisti da MTV. Adesso questo meccanismo si è fermato e non resta che l’autoproduzione per chi davvero vuole fare musica, ed ecco che si sono aperti nuovi scenari, come myspace ed i social network in generale.

 

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Come musicista, qual è il desiderio che vorresti vedere realizzato attraverso la tua musica? Una particolare collaborazione forse?

Ci piace sapere che ci sono molte persone che hanno avuto un sobbalzo nel sentire il nostro disco. Questa è stata la prima soddisfazione che abbiamo avuto. Sarebbe irreale sperare di riuscire a vivere di questo, per quanto auspicabile. Il desiderio che abbiamo è riuscire a condurre Interferenze ancora più lontano. Abbiamo molta altra musica in cantiere e ne sentirete delle belle. Dal punto di vista delle collaborazioni…beh, c’è qualcosa che è rimasto in sospeso. Devi sapere che avremmo dovuto collaborare con Alan Moulder (Depeche Mode, Nine Inch Nails, Placebo, …), perchè c’era stato un grosso interesse quando aveva sentito i provini, però purtroppo le tempistiche ci avrebbero portato troppo in avanti e quindi speriamo che il futuro possa permettere di incrociare nuovamente le nostre strade, sarebbe davvero una esperienza indimenticabile!

Quali sono i vostri progetti futuri? Tour? Video promozionali? Scrittura nuovo materiale?

Il nuovo materiale è in lavorazione. Abbiamo già materiale per un nuovo lavoro (anche se nella fase viscerale). Al momento siamo impegnati nel fare promozione al nuovo disco per capire meglio cosa il futuro possa riservarci. Sul nostro sito www.interferenze.info c’è una sezione “members” gratuita, per quanto necessiti di registrazione, in cui mettiamo sempre a disposizione materiale vario sia video che audio, insomma un motivo in più per tenersi sempre aggiornati con il nostro mondo musicale.

Questa è la fine dell’intervista, come nostra consuetudine ti lascio questo spazio se hai qualche messaggio da lasciare ai nostri lettori!


Vogliamo ringraziare voi per lo spazio che ci avete concesso e tutte le persone che in questo periodo ci stanno seguendo. Siamo contenti di ricevere questo enorme feedback da parte del pubblico ed invitiamo a continuare a seguirci perchè non vi lasceremo in pace per molto tempo!




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