Blind Horizon (Luca Fois)
In occasione dell'uscita del debutto dei Blind Horizon, The Parallax Theory, abbiamo fatto una chiacchierata col disponibilissimo chitarrista della band Luca Fois.
Articolo a cura di Federico Botti - Pubblicata in data: 15/12/10

Ciao Luca, un benvenuto a te e ai Blind Horizon su SpazioRock!

Ciao a te a tutti i lettori!!!

I Blind Horizon sono una band giovane nel panorama metal italiano: leggo sulla bio della vostra pagina MySpace che i vostri primi “vagiti” sono datati 2005. Parlateci un po’ della storia del gruppo, di come è nato.

Abbiamo iniziato, penso come molte band,per puro divertimento cercando di suonare qualcosa insieme, e abbiamo sempre mantenuto questo spirito nonostante tutti i problemi e i casini che ci sono capitati, (da ultimo un mio incidente a inizio estate che ci ha costretto a saltare alcune date).
Abbiamo avuto una marea di cambi di lineup fino all’arrivo di Alex (voce) e Roberto (ex bassista) e da li abbiamo iniziato a dare un’identità più precisa al nostro stile musicale, con il nostro demo “The Shadowman” del 2006 che è stato accolto e recensito molto bene. Poi con l’arrivo di Federico (basso) abbiamo iniziato a pensare a quello che sarebbe stato “The Parallax Theory” nella sua lunga e travagliata gestazione e ora che è in mano nostra è una bella soddisfazione.

Ritornerò successivamente su questo punto, ad ogni modo chiunque ascolti il vostro “The Parallax Theory”, al di là di quello che possa pensare della vostra musica, non può non rimanere stupito dalla vostra preparazione tecnica. Qual è il vostro background di provenienza? Qualcuno di voi ha studiato musica o siete tutti autodidatti e avete solo maturato tanta esperienza nel tempo?

Diciamo che io ho preso lezioni con un maestro quando ero ragazzino, poi ho studiato tutto il resto da solo a seconda di ciò che mi serviva in un determinato momento. Poi tantissimo ascolto e tanti anni passati a suonare in tantissime band di qualsiasi genere musicale, cosa che mi accomuna agli altri membri dei Blind Horizon, a parte Federico che invece studia assiduamente, teoria musicale e contrabbasso.


Partiamo dall’artwork, copertina che a mio avviso ben incarna il vostro suono: chi è il creatore? Qual è l’idea che ne sta alla base?

Tutto il lavoro di artwork è stato fatto da Ambra (De Agostini, chitarra, N.d.R.), sia per il disco che per il MySpace e il sito internet. L’idea che sta alla base del lavoro è poi quella che da il titolo al disco, utilizzando l’astronomia per spiegare le aberrazioni umane: l’occhio è il punto di osservazione posto al centro della galassia (in copertina).


blind_horizon_2aCitando Wikipedia: “la parallasse è il fenomeno per cui un oggetto sembra spostarsi rispetto allo sfondo se si cambia il punto di osservazione. (…) La tecnica viene usata in astronomia per determinare la distanza di corpi celesti non eccessivamente lontani. Il punto di osservazione dalla Terra può cambiare in seguito alla rotazione terrestre e si ha la parallasse diurna oppure in seguito alla rivoluzione annuale intorno al Sole, ed in tal caso si ha la parallasse annua”.
 In che misura tutto questo ha a che fare con il titolo da voi scelto per la vostra release?

La Teoria della Parallasse, in questo campo Alex è il più preparato e appassionato,  usata o per calcolare la distanza di corpi celesti (superata da metodi più precisi) è sostanzialmente un’aberrazione visiva. Ci dice che le cose cambiano a seconda del punto di vista di chi osserva e lo si può dimostrare semplicemente rizzando un dito  davanti al naso, e osservandolo  alternativamente con un solo occhio. Nel disco  riportiamo il concetto alla vita reale, descrivendo le aberrazioni umane (alcune) con il nostro ironico e sarcastico punto di vista.


Chi è l’autore principale dei vostri testi, e da dove trae ispirazione per scriverli?Si tratta di un concept?

I testi sono scritti da Alex in totale autonomia e riprendono il concetto spiegato nelle risposte precedenti; uno sguardo attento e spesso ironico e sarcastico, rivolto alla realtà di tutti i giorni. Non si tratta assolutamente di un concept, anche perché le canzoni non sono composte seguendo un filo conduttore e non raccontiamo una storia. I testi seguono solo una linea coerente di pensiero, assolutamente personale, di chi gli ha scritti


Provenite da Roma, probabilmente il cuore pulsante della musica metal tricolore: ho sempre invidiato la scena musicale romana, che ha dato recentemente alla luce gruppi importantissimi quali Novembre, Klimt 1918, Room With A View, En Declin, Foreshadowing e tanti altri. Avete contatti con altre band capitoline, che magari possono avervi influenzato nel sound o che semplicemente vi hanno aiutato e supportato nel tempo?

Per essere un cuore pulsante penso che Roma dia proprio poche chance ai gruppi (intendendo quelli che cercano di proporre musica propria e non le centinaia di coverband) di suonare dal vivo in condizioni almeno decenti e con un minimo di cachet in serate dove all’ingresso vengono chiesti 5 o 7 euro e nelle quali i gruppi ricevono al massimo del cibo scadente e UNA lattina di birra da discount. Parlando invece di musica direi che ce n’è veramente tanta e ben fatta e qui la mia ammirazione va senza dubbio agli Inferno che considero all’apice della scena metal italiana, per originalità,follia compositiva,tecnica e impatto live. Poi negli ultimi anni ci sono stati alcuni gruppi, anche molto lontani dai miei ascolti, che meritatamente ricevono un consenso e un apprezzamento unanime all’estero e a cui va tutto il mio rispetto per il grande lavoro fatto. Parlo di Hour of Penance e di Fleshgod Apocalypse. Diciamo che preferisco le band che cercano di crearsi una loro identità specifica, rispetto alle migliaia di clone band che seguono i fenomeni del momento. Segnalo e ringrazio gli amici Southern Drinkstruction, Human Dirge (un’ottima e originale band, al momento in pausa di riflessione) e Noumeno.


Andiamo più al sodo, parliamo della vostra musica. La prima impressione che si ha è quella di un prodotto estremamente variegato, fatto di molteplici influenze: si passa dal death al prog d’annata al progressive metal, ci sono accelerazioni al limite del black e inserti jazzati. Non deve essere affatto facile mettere insieme tutte queste sonorità!

Diciamo che è semplicemente il mio modo di vedere la musica metal, utilizzando una parola spesso usata in modo errato, un crossover, o una fusione di tutto quello che possa piacere a tutti noi, dalle sfuriate Death ai momenti che si avvicinano al Black al riffing Thrash sempre presente condito con tutti quegli inserti e richiami al rock progressivo che emergono nell’uso di tempi dispari e poliritmie ma anche nei momenti più morbidi e acustici che alleviano l’assalto. Ma voglio evidenziare che questo melting pot musicale è sempre tenuto insieme da momenti ampiamente melodici che ricorrono spesso, rendendo le canzoni più facilmente assimilabili. Non teniamo al fatto che l’ascoltatore si perda tra inutili esibizioni e lavoriamo molto in fase di arrangiamento sul mantenere una forma canzone ben definita.


Date un aiuto al povero recensore (il sottoscritto!) che, nel momento di individuare il vostro genere musicale, si troverà inevitabilmente in confusione: come descrivereste sinteticamente il vostro stile?

Trovare una definizione è sempre difficile, perché è una grande limitazione secondo me. Le band che partono nel definire un genere  in modo ortodosso e senza un minimo di variazioni clonano e si autoclonano utilizzando soluzioni abusate dai propri miti. Conosco bene anche la necessità, soprattutto in fase di recensione, di una definizione che riassuma lo stile di una band a uso e consumo di chi ascolta per etichette e non per quella passione che ti porta (e oggi è molto più facile grazie alla tecnologia) ad assaggiare qualcosa prima di dire se mi può piacere anche se non è brutalpsychodeathgrindglamgrunge. Per questo motivo abbiamo sempre usato la definizione Progressive Death Metal… Tanto pure i nostri nomi li sceglie qualcun altro tanto vale avere una bella definizione anche per il nostro stile musicale. Anche se mi piacerebbe definire il nostro suono come Metal, e nient’altro.blind_horizon_3a
Potete citarmi alcuni dei vostri “numi tutelari”, le principali band vostre fonti d’ispirazione? Devono essere sicuramente tante, a giudicare dal vostro particolare sound! Ascoltandovi mi sono venuti in mente, tra i tanti, anche King Crimson, i Death, il death svedese, gli Oceans Od Sadness (gruppo belga il cui particolare stile è molto vicino al vostro) ma sono sicuro che ce ne sono tante altre!

Qui l’elenco sarebbe enorme! Sul versante metal direi Edge of Sanity, Death, Carcass, Dark Tranquillity, Sadist, Cynic, Atheist, Testament, Megadeth, At the Gates, Opeth, ma anche i Tool per le loro lunghe fughe ipnotiche, ma sto di sicuro scordando un sacco di nomi. Sul versante, diciamo non metal, in primis King Crimson, Yes, Rush e molti altri…

Parliamo per un attimo del progressive (quello settantiano), sicuramente uno dei vostri punti di riferimento: siete amanti anche dei vari gruppi italiani che in quel periodo lo suonavano? C’è tra voi un esperto del settore, una sorta di Mikael Åkerfeldt (cantante e chitarrista degli Opeth, appassionato conoscitore di progressive italiano) della situazione?

Devo dirti che è un genere musicale che mi affascina fin da ragazzino, quando vedevo quelle bellissime copertine nella collezione di dischi del padre di un mio amico, erano così belle da ammirare e la musica contenuta era qualcosa di veramente diverso da tutto ciò che avevo ascoltato in precedenza. Quindi è nata una grandissima passione che mi ha portato a  ricercare costantemente nomi noti o misconosciuti  e ben presto quel modo così particolare di concepire la musica, (con una grande frattura rispetto alla musica formato 45 giri, tipica degli anni 60) è diventato un approccio naturale per me e un grande serbatoio a cui attingere in fase di composizione. Per quanto riguarda l’Italia, il progressive rock ha portato (unica volta nella storia) il rock italiano a rivaleggiare a testa alta con le nazioni più evolute musicalmente,quindi è impossibile non tenerne conto e non considerare gruppi come la Premiata, gli Area (anche se sono molto meno definibili e molto meno inseriti nel genere) il Banco e via via tutti i gruppi “minori”, al pari dei colossi inglesi.


La particolarità della vostra musica è forse un’arma a doppio taglio: di certo non si presta a un ascolto di passaggio, va ben assimilata e capita. Credete che alla lunga possa essere un deterrente per i vostri ascoltatori?

Questo non lo posso stabilire certo io, posso solamente dedicare il lavoro a chi si è stancato di sentire sempre le stesse cose e vuole magari ampliare un po’ i propri orizzonti musicali (sempre nel piccolo mondo del metal underground italiano). Di certo "Sex On The Phone" e "I Am Your God" sono molto più assimilabili di altri pezzi contenuti nel cd, e fanno capire che ogni nostra composizione è istintivamente rivolta a chi ci ascolta e creata, non per mostrare il nostro livello tecnico in una gara a chi suona più complesso, ma per dargli una canzone ben definita, magari un po’ particolare, ma pur sempre una canzone.


Personalmente ho trovato la vostra proposta molto creativa e affascinante: in un brano siete in grado di cambiare atmosfere più e più volte, accelerando, rallentando, svariando continuamente tra gli stili. Credo che la chiave per comprendervi sia però rimanere concentrati sul filo conduttore che guida il brano, un binario dal quale divergete spesso ma sul quale tendete poi a rientrare. Che ne pensate, può essere questo un valido modo per “leggere” le vostre canzoni?

Ti dico che “leggere” una canzone è davvero molto soggettivo e spero che possano essere lette come tu dici, ci si può addentrare nelle fughe strumentali, o nei momenti più rilassati, ma poi c’è sempre la certezza del ritorno di un ritornello che come un’esplosione ti riporta sui binari già percorsi.

Quella sorta di introduzione alla prima traccia, “Sex On The Phone”, mi ha un attimino scombussolato: che legami ha con il brano? Eppoi, se posso saperlo chi è la signorina al telefono?!

Qui scappa una grossa risata,anche perché l’intro è proprio nella stile della canzone e nel nostro stile, che come dicevo è sempre ironico e divertito. La canzone nasce dall’idea di costruire dei riff con un approccio diciamo “numerico” e perché non usare i numeri erotici nel loro vecchio e glorioso prefisso 144? "Sex On The Phone" parla proprio di quello che puoi leggere dal titolo ed è la storia di un colloquio piccante tra un non molto fortunato giovane che cerca soddisfazioni nel sesso virtuale e la focosa signorina che fa il suo lavoro e sbarca il lunario. E’ l’unica canzone in cui la musica nasce da un’idea sul testo e dove la sfuriata “numerologica” iniziale si stempera nel catartico ritornello finale (è difficile parlare di masturbazione in modo serio quindi la mia spiegazione prendetela così come viene). La focosa signorinella per sua scelta vuole rimanere anonima e dispensare le sue enormi capacità in privato per appuntamento (penso che ora mi odierà)

Bene ragazzi, siamo alla fine della nostra chiacchierata. Vi lascio questo spazio per dire quello che volete ai nostri lettori e ai vostri fan, ma prima vi auguro un grosso in bocca al lupo per il vostro “The Parallax Theory”!

Spero che chi ascolterà il disco anche se solo dal nostro myspace o dal canale youtube , dove ci sono alcuni estratti del disco, possa divertirsi nel farlo e magari venire a vederci dal vivo, che è sempre un appuntamento divertente, con gag e ogni tanto qualche cover imporbabile. Le prima date saranno il 4 e il 5 dicembre di spalla agli Impaled Nazarene, per qualsiasi aggiornamento potete consultare il sito ufficiale.
Ti ringrazio davvero tanto per la chiacchierata e ringrazio chi la leggerà.


Ciao e grazie a te del tuo tempo!




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