Missincat (Missincat)
In occasione della data live in quel della latteria Molloy della milanese/berlinese Missincat, ho avuto occasione di scambiare quattro chiacchiere con l’artista poco prima del soundcheck. Vi lascio al resoconto di quanto ci siamo detti, buona lettura!
Articolo a cura di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 17/12/10

Cominciamo dal tuo nome d’arte: Missincat, nel senso che Caterina è scomparsa e che la stanno cercando?

No, diciamo che è più una cosa del tipo che volevo un monicker che contenesse in qualche modo il mio nome, ma senza citarlo direttamente e prendendo in qualche modo la distanza da esso. Questo perché io, come Caterina, ci sono sempre: perché scrivi la musica, scrivi i testi, e poi ti occupi anche della promozione perché, nonostante tu abbia comunque qualcuno che lavora con te, è sempre bene fare anche un po’ il manager di se stessi…Quindi, alla fine, sei sempre tu-tu-tu-tu, allora mi sono detta: facciamoci un bello pseudonimo, se no qui mi viene una crisi! (risate) Ed in effetti ci sta bene questo Missincat, mi piaceva moltissimo come suonava; poi anche tu ci puoi leggere dei significati, ha un’assonanza femminile grazie al “Miss” che contiene…bello!

Parlando di fughe: perché ti sei trasferita da Milano a Berlino? Sentivi forse che in Italia non saresti stata apprezzata e capita?

No, nel modo più assoluto! Semplicemente, diciamo che per me la ragione non era legata proprio alla musica…anche alla musica ma, essenzialmente, avevo bisogno proprio io i nuovi stimoli, un nuovo suolo su cui dare libero sfogo alla mia musicalità.

Hai però una vaga idea della musica dell’attuale scena italiana?

Quello sì! Sai che io ho proprio un’impressione positiva della scena attuale italiana? Ogni volta che torno qua, trovo un sacco di band valide che stanno acquistando credito e spazio solo perché hanno le palle e si fanno il culo, di conseguenza la gente comincia ad accorgersi di tutta questa buona musica e comincia ad ascoltarla, senza il solito filtro mediatico dei soliti canali. Diciamo che c’è una scena underground che sta crescendo e con un sacco di cose valide…evviva!

E’ davvero confortante per me sentirtelo dire, sai?

No ma davvero: credo che il momento sia particolarmente…solido!

Sono d’accordo con te: il livello underground è certamente potente, speriamo che riesca a raggiungere anche un poco di superficie, perché lì il livello è assai carente…

Beh, ma Dente ha fatto 1.500 biglietti di prevendita e sold out al Teatro Dal Verme di Milano, e Dente è tre anni che si fa il culo a girare nei localini. Quando ho letto l’articolo, mi sono detta: figata, cazzo evvai! Perché ci vuole, hai capito? Che c’è una cosa che vale, e che arriva alle persone non grazie alla promozione da major, ma solo attraverso la musica che colpisce il cuore delle gente.

missincat_int_2010_01tCominciamo a parlare del tuo disco di debutto: lo dedichi a tuo padre, per quale motivo?

Mio papà non c’è più. E…ai tempi in cui ho realizzato il disco, lui c’era ancora: ha visto la nascita del disco, ma non ha fatto in tempo a vederlo realizzato, per questo l’ho dedicato a lui.

Questa è una cosa che ho sentito, poi magari non sei d’accordo con me: io trovo che nella tua musica ci sia un delizioso contrasto tra musica e testi, nel senso che la prima è leggera, i secondi, invece, non trattano affatto di temi così leggeri. Tu cosa ne pensi?


Io sono una che scrive abbastanza a getto tutto quello che ha nella testa, non sono affatto intellettuale o cosa e non aspiro nel modo più assoluto ad esserlo! Creo sì delle immagini, ma sono metaforica fino ad un certo punto…diciamo che mi sento più sincera che intellettuale, e ritengo che i miei testi, per questo, siano piuttosto diretti. Poi, chiaro: spero di essere una persona ricca dentro, per cui di avere un minimo di contenuti anche interessanti! (ride)

Parlando di contenuti interessanti, vorrei appunto che mi spiegassi com’è nata prima “Shoot”…


“Shoot” è un messaggio di pace, l’ho scritta in un periodo piuttosto controverso in cui c’era tutto un casino con la questione in Iraq, per cui ero piuttosto shockata e mi sono immedesimata…diciamo che parla un po’ del lavaggio del cervello : tipo noi, che siamo qua, e prendiamo parte ad una parata di pace, che però è in realtà a favore della guerra…quindi, fondamentalmente, parla di ipocrisia: di chi invoca la pace, facendo però la guerra al fine di puro scopo di lucro. Quindi mi sono immaginata di parlare ai soldati, per quello sono nati i versi “ti dicono di combattere, ti dicono di sparare”.

Parliamo anche di “I Don’t Believe”. E’ per caso un manifesto agnostico?


No, “I Don’t Believe” è la mia canzone di ribellione contro un certo senso di mediocrità ed allineamento che si richiede oggigiorno nel mondo dell’arte, una richiesta a cui rispondo con fermezza dicendo che non me ne frega un cazzo, e piuttosto che allinearmi me ne vado a fare i panini. Nulla contro chi fa i panini, sia chiaro, però è come dire: è più produttivo fare panini, che allinearmi facendo arte che non sento mia.

Che ruolo hanno per te la chitarra classica ed il violoncello in fase di composizione?

Guarda: in fase di composizione sono sempre sola, e compongo principalmente con la chitarra acustica o il pianoforte. Parte tutto dalla mia voce e dallo strumento con cui scrivo, poi il resto viene dopo, in fase di arrangiamento; diciamo però che, in linea di massima, cerco sempre di scrivere un pezzo che funzioni con voce e chitarra o voce e piano, perché credo sia una metodologia vincente: se una canzone funziona solo con una voce ed uno strumento, allora è una composizione vincente perché destinata sicuramente ad essere abbellita da ulteriori strumenti che vai ad aggiungere. Per quanto riguarda il violoncello, è uno strumento estremamente emotivo, che ho usato in modo estremamente profano, nel senso che gli arrangiamenti per quello strumento non sono stati fatti certo pensando a come si deve usare nella musica classica, per cui il suono che ne è risultato è sicuramente più pop. Poi, guarda: quando io ho iniziato ad usare il violoncello, non lo stava usando nessuno, scrivilo che sono sempre all’avanguardia! (risate) Poi, hanno cominciato ad usarlo un po’ tutti, e sui palchi spuntavano violoncelli dappertutto.  

Ci sono due momenti molto speciali nella tua carriera sinora, direi. Vorrei li commentassi, a partire dalla scelta del tuo primo singolo “Back On My Feet” per lo spot del Nintendo DS: cosa hai provato quando l’hai saputo?


Beh, ero molto contenta perché sapevo che mi avrebbero dato un sacco di soldi! (risate generali) Tra l’altro, di quello spot c’è stata una prima versione davvero molto, molto bella; poi, purtroppo, c’è stata la crisi ed hanno dovuto tagliare lo spot, facendone una seconda versione più corta. Adesso va beh, a parte il discorso veniale, è sicuramente una conferma; renditi conto: io sto a Berlino, una tizia di un’agenzia a Francoforte sente di sfuggita il pezzo in radio e lo vuole sulla campagna pubblicitaria, quindi neanche il mio agente che manda la canzone di agenzia in agenzia cercando l’interesse di qualcuno, questa l’ha proprio voluta la mia canzone! Quindi, sicuramente una bella cosa questa!

 

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Poi dimmi: com’è stato aprire i concerti di Amy Winehouse in Germania?

Sì beh: lei adesso e un po’ che non fa niente, quindi quel tour è stata forse una delle ultime cose che ha fatto! (risate) E’ stata una figata: tutte le date sold-out, 5.000 persone tra il pubblico a botta, quindi una grandissima occasione! Certo, anche un po’ rischiosa perché io, con la mia musica, do l’idea dell’acquasanta, lei piuttosto era il “diavolo”, quindi sai: io salgo sul palco, con i miei occhioni tondi ed i capelli biondi, nessun tatuaggio…insomma, c’avevo un certo disagio! Però dai, me la sono conquistata: il pubblico alla fine mi è sembrato contento della mia proposta, esattamente come io sono stata contenta di questa esperienza.

Progetti futuri di Missincat? So che il nuovo disco è in fase di realizzazione, ci puoi anticipare qualcosa?

Ho giusto finito di registrare il nuovo disco, ho il master proprio qui con me adesso. Ti posso anticipare che in primavera uscirò in Italia con un pezzo in italiano, e ti posso anche dire che il nuovo disco rappresenta una naturale evoluzione di quello passato: sono proprio in totale armonia con la musica che ho creato, e difatti è un disco felice, un disco solare, nonostante sia stato fatto in Svezia! (risate)

Ti ringrazio tantissimo per essere stata con noi Caterina! Questo è uno spazio che ti lascio per un messaggio in libertà ai nostri lettori.

Oh Madonna! …volevo dire…volevo dichiarare….beh, volevo ringraziare Marius (Kiefer, violoncellista di Missincat n.d.r.) che sta facendo il soundcheck mentre io rispondo alle tue domande, facendo anche la mia parte! (risate) A parte questo…eh…beh no, direi che è proprio questa la mia dichiarazione: grazie Marius! (risate)




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