Modest Midget (Lionel Ziblat)
Dopo il primo ascolto del disco dei Modest Midget, abbiamo immediatamente accettato di intervistare il leader Lionel Ziblat per sottoporgli una raffica di domande quantomeno... doverose. Vi lasciamo alle risposte di un personaggio che la musica la vive con una passione estrema. Buona lettura.
Articolo a cura di Gaetano Loffredo - Pubblicata in data: 26/01/11

Ciao Lionel, è un piacere poter parlare con te! Mi è piaciuto molto ascoltare il cd di debutto dei Modest Midget, quindi congratulazioni: per me è una delle migliori uscite di quest’anno, se non altro tra le più originali.

Sei nato a Buenos Aires, cresciuto in Israele e ora vivi in Olanda. Che strana vita: puoi dirci qualcosa a riguardo? E a proposito dei tuoi studi come musicista?


Sono israeliano, con una grande parte del mio cuore che vive ancora a Buenos Aires, anche se ero troppo piccolo quando ce ne siamo andati. Apparentemente avevo avuto forti influenze da parte del folklore argentino. I miei genitori avevano circa 30 anni quando son arrivati in Israele, quindi erano, e son tutt’oggi argentini, parlano spagnolo e suonano musica latino americana (argentina, cilena e brasiliana). Questa è l’origine della musica nella mia vita. Israele è uno scenario totalmente diverso. Dopo esser cresciuto, e vivendo qui in Olanda, mi rendo conto di come la società israeliana sia competitiva, e quanto fossi stato fortunato a crescere tra musicisti particolari e talentuosi, un gruppo di persone che lavoravano sodo mettendoci quello che potevano per fare buona musica. Tra di loro c’era un mio buon amico, il compositore Amit Poznansky e il famoso percussionista brasiliano Joca Perpignan.


Il sound dei Modest Midget è difficile da definire. Sembra minimale quando ascolti le canzoni, ma è pieno di strumenti e idee. Direi che è geniale. Sapresti come definire le vostre sonorità?


Innanzitutto, grazie per i complimenti! E’ sempre bello sentire persone che apprezzano la musica. Quanto a definirla, è sempre impossibile per me, perché quando crei qualcosa di nuovo, vuoi che prima di tutto sia qualcosa di mai creato prima, il che vuol dire che se sei fortunato, puoi farcela nel tuo intento e a quel punto la musica è difficile da categorizzare fino al giorno in cui qualcuno non ci mette una bandiera e annuncia un nuovo nome per il tuo stile. Personalmente lo chiamo “Rock ‘n’ Roll”, ma forse è solo il mio punto di vista. In secondo luogo, non me la sento di dare delle definizioni riguardo alla mia musica, non è compito mio e forse non sono nemmeno in grado di farlo.


Le sonorità sono molto british, è così?


Onestamente non ne ho idea. Ci sono effettivamente molti artisti inglesi che amo, ma ce ne sono anche di americani, israeliani, brasiliani, argentini, nel jazz, nel folk, e nella musica classica. Ho ascoltato molta musica jazz perché mio padre è un grande fan di Louis Armstrong e Bix Beiderbecke. Mi piaceva anche Pat Metheney, Chick Corea, e ovviamente Django Reinhardt. Adesso vuoi forse dire che mi piace la musica di nicchia?


Puoi dirci qualcosa riguardo la storia che gravita attorno a “The Great Prophecy Of A Small Man” e il significato di questo titolo?


Sono arrivato in Olanda per studiare in conservatorio, ma principalmente speravo di formare una band con cui concretizzare le idee assai vaghe che avevo all’epoca. Durante gli anni di conservatorio ho provato con diverse persone e mi son reso conto che non sarebbe stato facile trovare i partner giusti per le mie idee. Dopo aver terminato il conservatorio ho deciso che il miglior modo per conservare le mie idee era di registrarle. Avevo un po’ di canzoni “abbastanza strane” che non avevano niente a che vedere con il mondo classico in cui ero immerso all’epoca, ma sembravano appartenere l’una all’altra. Ho iniziato a registrarle da solo, con l’aiuto di alcuni conoscenti, tra cui Emiel De Jong che mi ha dato una mano durante le registrazioni, suonando gli strumenti e facendo alcune parti vocali. Ho giocato con il nome Modest Midget per un po’ di tempo, ed è diventato chiaro che fosse più di un nome per me. Era un’entità astratta che passava e mi ispirava a scrivere quel tipo di musica. Una persona piccola come lui che arriva così ha ovviamente qualcosa da dire, ed io mi sento come un suo vassallo, pronto a mandare il suo messaggio per il mondo. E da qui... il titolo del CD.


modestmidget_intervista2010_01


I Beatles, a me sembra piuttosto chiaro, sono la più grande ispirazione dei Modest Midget. Ce ne puoi parlare?


Non son sicuro che sia chiaro a me. Dopotutto, come hai detto tu, non è così facile definire il sound dei Midget. La mia più grande ispirazione in fatto musicale è Chico Buarque, almeno, per quanto riguarda l’uso dei colori e la varietà nella musica. Mi ha insegnato che il ruolo dell’artista è riflettere su ciò che accade attorno e condividerlo con i propri ascoltatori. I Beatles son un bel gruppo che ha scritto musica molto interessante, ed ha avuto la fortuna di lavorare con un produttore fantastico ed uno staff dello studio notevole. E’ interessante essere esposti in questo modo. Stravinsky mi ha insegnato ad osare e uscire con sonorità nuove, anche se la gente all’inizio potrebbe giudicarti negativamente.
Zappa e Beethoven mi hanno insegnato a non arrendermi mai e ad insistere in ciò che faccio finché si lavora sodo. I Deep Purple mi hanno insegnato l’intensità dei suoni e dei ritmi. Vedi, ci sono molti musicisti favolosi che ho avuto la fortuna di scoprire: Cuchi Leguizamon, Les Luthiers, A.C. Jobim, Danny Sanderson, Shlomo Gronich, Matti Caspi, Robert Fripp, Gentle Giant, Bartok, Ravel and Schnitke. Penso che i Beatles siano dei grandi, ma se fossero stati solo loro la mia ispirazione mi sarei annoiato e mi sarei sentito poco ispirato.


Da dove nascono le idee per comporre i tuoi pezzi?


Non lo so. Questo è uno dei misteri che vorresti rispettare. Rispettare il fatto che non sai tutto, e non lo saprai mai, intendo. Devi essere dell’umore per farlo, e muoverti nel caos e nello sporco dello sconosciuto. È diverso di volta in volta, quando sono euforico per qualche motivo, dal nulla salta fuori la musica. In altri casi, invece, mi piace sedermi e suonare le idee che ho per la testa, manipolarle fino a quando non son diventate adatte per essere divulgate al mondo.


Parliamo dell’artwork… è molto… artistico. Cosa rappresenta?


Son rimasto sorpreso quando ho scoperto che una cantante, Josefien Stoppelenburg, che ho conosciuto in conservatorio fosse anche pittrice, e pure molto brava! Quando ho visto questo dipinto sembrava calzare alla perfezione con tutto. Ed ogni giorno che lo guardo, son sempre più convinto di quanto sia adatto all’album e alla musica. Mi piace ancora moltissimo. I colori non sono fantastici?


Torniamo ai Beatles: qual è il tuo album preferito e perche?


Questa è una domanda difficile. Quasi tutto ciò che hanno fatto era nuovo e mai sentito. Non si sono mai ripetuti, sia nella produzione che nella musica. Tuttavia, penso che solo un album sia il più debole: “Beatles For Sale”, ma è tutto sommato pieno di ispirazione e bello. Un altro album che trovo sia stato sottovalutato è “Rubber Soul”. Penso sia stata una bella spinta verso il mondo Pop/Rock. Ci sono pochi album che ho apprezzato da piccolo e che ancora mi piacciono da ascoltare oggi. Un album come “The Gates Of Delirium” degli Yes è ancora molto gradito, ma difficilmente torno ad ascoltarlo, anche se il rispetto che ho nei suoi confronti c’è sempre.


Qual è il tuo strumento musicale preferito? Non sei solo pianista, vero?


Sono un chitarrista in realtà. Suono un po’ il piano ma non mi vedo come pianista. Non mi ci vedo come musicista di uno strumento, il che significa che dopo aver suonato un certo strumento per un periodo di tempo mi annoio e ho bisogno di uno stimolo differente. Come per esempio, suonare un nuovo strumento.


modestmidget_intervista2010_02Ma principalmente sei un compositore... Quanto è difficile comporre per un’orchestra?


Dopo anni spesi ad imparare orchestrazione e scoprire come fosse comporre, ho realizzato che scrivere per un’orchestra non è solo tecnica. E’ anche una filosofia. Quando lavori per un’orchestra lavori soprattutto con i suoni, e con tutto una gamma di suoni che possiamo percepire e usare.
Dal momento in cui ho iniziato a considerarmi un compositore piuttosto realizzato, ho iniziato ad avvicinarmi alla produzione della musica. La composizione è composta da equilibri. Ed una buona registrazione deve avere anch’essa un equilibrio. Se hai una differenza rilevante tra alti e bassi, o sei hai pochi bassi e troppi alti, la canzone è debole. Dall’altro lato, se ci sono troppe frequenze, o troppi elementi che richiamo l’attenzione, diventa un problema. Questo è il motivo per cui per scrivere e comporre qualcosa di semplice che riempia lo spazio è un’arte. Lo stesso vale per l’opposto, ossia scrivere qualcosa che abbia un impatto drammatico che hai sempre cercato. La differenza tra orchestra e un lavoro registrato da quattro componenti di una band sta negli strumenti che usi e nell’idioma. Le frequenze e l’intensità della musica devono esserci tutte.


“Troubles In Heaven” è una delle migliori canzoni che abbia sentito quest'anno (2010 ndg). Fresca, con una melodia fantastica, violini, chitarre, cori e un’atmosfera Beatlesiana… 


Credo che tu abbia ragione. Seriamente, “Troubles In Heaven” è bella da suonare. E’ un po’ complicato live per una band di 4 persone, questo perché cerco di essere il più fedele possibile sugli arrangiamenti dell’album. E’ una delle canzoni che piace alle donne. E c’è qualcosa di speciale nell’accontentare le donne dell’audience.


E’ un album con tante ottime canzoni: “Contemporary Ache”, “Baby” e le strumentali… qual è la tua preferita e perché?


Quando compongo la musica, lei è sempre la mia bambina. Non riesco nemmeno a considerare le mie canzoni su uno stesso livello. Se mi sento di riascoltare una vecchia registrazione fatta, (e la registrazione è già realizzata da un po’), allora ciò che avrò scelto dipenderà dal mio umore. Mi piace “Contemporary Ache” perché è di un rock diretto, senza cavolate, e riesce anche ad essere più complessa senza rovinare la forza che la guida. Mi piace molto suonarla live. “Baby” è una di quelle cose delicate di cui sarò fiero fino alla fine dei miei giorni! (Sinceramente!)


Quali sono le tue aspettative per “The Great Prophecy Of A Small Man”?


Il mio obiettivo, molto semplice, è questo: probabilmente ci sono più persone di quanto possa pensare che potrebbero apprezzarlo. Mi piacerebbe se avessero una chance per conoscerlo meglio. E questo è abbastanza per me!


E cosa mi dici riguardo ai prossimi passi dei Modest Midget?


Mi piacerebbe fare qualche live, magari in Europa oppure anche al di fuori di essa. Stavo pensando alle Fiji. Spero inoltre di iniziare a registrare il secondo album per l’anno prossimo. C’è nuova musica pronta per questo!


Penso che la tua musica sia perfetta per i teatri, spero di vederti in Italia per un concerto…

Sarebbe un onore per me, e lo sarebbe anche per i ragazzi della band. Ho come la sensazione che l’Italia sarà un bel posto in cui suonare...

Traduzione ad opera di Rachele & Alessandra Leoni




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