The Unsense (Davide Bressan)
In occasione dell’uscita del disco d’esordio autoprodotto “Il Pifferaio Di Pandora” dei pavesi “The Unsense”, ho avuto modo di scambiare quattro chiacchiere con il bassista Davide Bressan, certo nel ritrovarmi ad interloquire con una persona interessante all’opera in una band con spunti assai interessanti. Contento nel non essermi ritrovato tradito nelle mie aspettative, vi lascio all’intervista augurandovi una buona lettura.
Articolo a cura di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 23/02/11

Ciao Davide, benvenuto su SpazioRock!

Ciao Fabio e grazie a te per lo spazio che ci concedi!

Inizierei con LA domanda per eccellenza quando si fa un’intervista ad una band emergente: ci presenti gli Unsense con tue parole?


Come prima cosa siamo un gruppo di cinque amici che, fortuna vuole, si trovano molto bene a suonare insieme, e, chi più chi meno, siamo sempre stati attratti da tutto ciò che non può essere percepito attraverso i sensi, dall'ignoto e dalle sue innumerevoli forme, ed è proprio a questo che ci riferiamo quando parliamo di Unsense.

Trovo che l’Oriente sia un’influenza molto forte nella vostra musica: aprendo il libretto del cd si trova una citazione del poeta libanese Kahlil Gibran, ci sono tonnellate di richiami al prog rock ‘70s fortemente votato all’India nelle varie canzoni, e poi Samuele ha una voce che ricorda l’Armenia di Serj Tankian. Cosa ne dite voi?

Inizialmente tutto è nato un po’ per caso, Samuele nelle sue melodie, senza farci troppo caso, spesso utilizza la scala indiana e questa forse è una sua prerogativa; Alan (chitarrista della band n.d.r.), invece, ha vissuto per anni con persone di cultura araba, ed è rimasto affascinato dalla loro musica… Successivamente, questa unione con i suoni orientali è divenuta sempre più costante, e riteniamo importante portare avanti questa linea: viviamo nel 2011 ed è giunta l’ora di capire che il confronto e il rispetto fra le diverse culture è l’unica cosa che può permettere una significativa svolta sociale ed un arricchimento delle nostre vite.

Cominciamo a scardinare la vostra opera di debutto partendo dal titolo: perché il disco si intitola “Il Pifferaio di Pandora”?

È l’unione fra la storia del “Pifferaio Magico” e la leggenda del Vaso di Pandora. Sembra appunto che questo Pifferaio sia stato incaricato da Pandora stessa per entrare nel suo vaso e vedere se, oltre ai mali liberati, sia rimasto altro da scoprire. E così lui viaggia, scopre, attraversa il male ed il bene senza giudicare, e lungo il cammino che costituisce il concept dell’album impara ad accogliere entrambi come parti della stessa cosa, fino ad arrivare alla fine, da cui riparte, intraprendendo un nuovo cammino…
Ma qui si ferma il primo disco e quindi non ci resta che aspettare il secondo per continuare la storia!

unsenseint_2011_02La cover è stata fatta da un noto illustratore di Dylan Dog, Corrado Roi. Come siete entrati in contatto con lui e cosa rappresenta l’immagine? E poi, della foto dell’uomo con l’ombrello dentro il booklet: ne vogliamo parlare?

Corrado è una persona molto appassionata di musica psichedelica…viviamo abbastanza vicini e spesso Samuele andava a trovarlo a casa per suonare nel suo studio personale. Così, è venuto a sapere del nostro disco: l’ha ascoltato, gli è piaciuto, e ci ha fatto questo regalo.
La cover rappresenta il Pifferaio come un bambino, che protegge casa sua da una pioggia di numeri e lettere…che, se vogliamo, possiamo interpretarli come i vari modi con cui il sistema ci influenza, dalla pubblicità, alle religioni e così via. Dietro al Bambino, quindi, si apre un buco di luce bianca, che simboleggia il passaggio verso l’Unsense.
L’uomo con l’ombrello, invece, è Paolo (altro chitarrista della band n.d.r.)… il fatto che tiene l’ombrello in testa simboleggia anch’essa quella protezione dalle influenze esterne, anche se, allo stesso tempo, egli non vede da cosa ci sta proteggendo. La domanda, quindi, è: vogliamo vivere protetti, sicuri senza vedere, oppure vogliamo vivere liberi, insicuri, vulnerabili, ma con la possibilità di vedere ed imparare a proteggere? Credo che queste siano domande molto attuali… 

 

Direi proprio di sì! Senti, “Calori Eterni” è una canzone che va alla rovescia: tentativo di emulare invocazioni diaboliche che la storia della musica ci insegna essere dovunque quando un artista fa scorrere la voce al contrario, oppure cos’altro?

(ride) No no, non è nostro interesse emulare invocazioni diaboliche. Forse anche per nostra mancanza questo pezzo è stato poco capito, in realtà è la canzone di svolta del disco, e come quando si arriva davanti a uno specchio e, invece che specchiarsi, ci si passa attraverso… mai visto “Alice nel paese delle meraviglie” ? Prima il disco era buio, dopo diviene decisamente più luminoso.

 

“London Track” ed “Indian Sun”: sono titoli che praticamente recensiscono le canzoni stesse. Una piccola provocazione: non ritenete che le citazioni su Londra ed indiani siano un poco abusate all’interno della scena rock alternativa?

(ride) Direi che non sei in torto, ma se me lo concedi ci sono tante di quelle cose di cui abusiamo - e di cui continuiamo ad abusare - che la cosa comunque ci piace. Alla fine, secondo me, dipende dall’uso che fai delle cose, non da quanto sono uniche e originali, anche perché di unico ed originale non rimane nemmeno il sale per la pasta.

Piuttosto, mi interessa molto l’oscurità di fondo che risiede nella vostra musica…un certo senso di solennità ieratica Darkwave. A cosa è dovuta?

Forse proprio alle nostre vite, alle nostre esperienze personali… siamo sempre stati circondati da questa solenne oscurità, ma nonostante ciò abbiamo cercato di trovarci del bello, di godere nella sofferenza. Poi, di sicuro anche alcuni dei nostri ascolti ci influenzano in tal senso: Joy Division, Tool, The doors …

 

unsenseint_2011_01

 

Situazione band emergenti in Italia: qual è il vostro punto di vista? Ne ho raccolti di diversi ultimamente, e devo dire che stanno sbucando un sacco di autoproduzioni assai interessanti, come la vostra.

Il nostro punto di vista è che di gente in giro che sa suonare ed emozionare ce n’è parecchia, il problema sono i pochi mezzi e spazi che abbiamo a disposizione…Forse l’Italia, e quelli che ci governano, dovrebbero ricordarsi che una vita senza bella musica, senza scrittori e pittori, è ben poca cosa, e anche che noi giovani siamo una forte risorsa economica che, ora come ora, viene davvero poco considerata. Ad ogni modo, non bisogna scoraggiarsi, perché tutto dipende sempre da noi in prima persona, e se qualcosa è bello, prima o poi viene percepito come tale e la soddisfazione arriva.

Dopo tutto quello che hai detto, ha ancora senso, secondo te, che l’industria discografica faccia affidamento ancora alle etichette, più o meno grosse esse siano? Come vedi il futuro del music business? Io intravedo una situazione abbastanza caotica, ma in cui, per fortuna, l’arte riesce sempre, in un qualche modo, ad emergere.

Noi ci siamo autoprodotti proprio perché non troviamo molto senso in quello che fanno la maggior parte delle etichette. Ai gruppi emergenti come noi serve un produttore, qualcuno che ci aiuti artisticamente ed economicamente ad affrontare la composizione di un disco…se non arriva questo, non vedo proprio a cosa serve tutto il resto. Utile, invece, è l’ufficio stampa (Lunatik, nel nostro caso) che permette esperienze interessanti come questa intervista, ed un’eventuale agenzia di booking che dia modo di allargare il campo dei concerti live.

Altra domanda classica: progetti futuri degli Unsense?

A breve inizieremo la registrazione del secondo disco, che sarà sempre un concept con la differenza, però,  che partiremo fin da subito con un’idea già caratterizzata, visto che per “Il Pifferaio di Pandora” è stata più una scoperta graduale…E poi saremo diretti a suonare in tutto il mondo! (ride) Ah, poi un altro progetto è quello di venirvi a trovare per un bicchiere di vino e ringraziarvi per questo bello spazio.

Figurati, sono io che ti ringrazio per questa intervista. Questo è uno spazio che, come nostra consuetudine, riserviamo agli artisti per un messaggio libero. Accomodati!

State bene, divertitevi e fatelo bene…




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