Dolcenera (Dolcenera)
SpazioRock ha già dato spazio alla salernitana Dolcenera, recensendo l'ultimo album "Evoluzione Della Specie". Non poteva mancare una lunga, interessante e sincera intervista proprio con la simpatica ed espansiva Emanuela. Buona lettura!
Articolo a cura di Alessandra Leoni - Pubblicata in data: 03/06/11
Ciao Dolcenera, è un piacere averti su SpazioRock! Come stanno andando questi giorni in cui il tuo singolo "Il Sole di Domenica" viene fatto girare in radio? Ti dico sinceramente, questo brano mi è piaciuto davvero parecchio!


Ciao Alessandra, sono giorni faticosissimi, ma di questi tempi è un sacrilegio lamentarsi del lavoro. La passione e la voglia di raccontare le emozioni di questo album superano i viaggi, le domande, le valigie e gli alberghi. Sono felice che il brano ti sia piaciuto, sono felice che quello che volevo comunicare in due anni di lavorazione di questo disco venga percepito come sincero e nuovo.


A proposito, sei in forma strepitosa, sei molto sportiva ora o sbaglio? Che attività fisica pratichi per stare così bene?


Da quando non sono più riuscita a trovare qualcuno con cui giocare a tennis, ho iniziato a correre. La prima volta, come ogni prima volta, è stato faticoso, poi si è liberato il corpo ed è stato bellissimo anche se sono stata invasa da mille pensieri, malgrado la musica nelle cuffiette. Anche nel videoclip ho voluto rappresentare questa passione recente, le diete con le pillole non servono a niente; basta un po' di sport.


Parliamo subito del tuo nuovo album "Evoluzione Della Specie". Ho provato a dare una mia interpretazione al titolo: sembra che la nostra società sia appiattita e abbia bisogno di fare un passo in avanti, di evolversi, di lasciarsi alle spalle questa crisi... Sei d'accordo con me?


Assolutamente si! E dirlo sembra quasi vietato. Sembra retorica, eppure i segnali che arrivano dai Paesi del Mediterraneo confermano il contrario. Ho avuto modo di suonare in giro per l'Europa e mi sono resa conto che l'Italia, nonostante il patrimonio storico culturale che si ritrova, è un Paese fermo culturalmente da troppo tempo. Guardiamo alle nostre vecchie glorie, ma non siamo per niente curiosi e attenti alle novità. Stiamo consumando la nostra eredità e investiamo sempre meno in cultura e ricerca. Insomma, socialmente si sopravvive e per questo credo che dentro di me, e di tanti altri ragazzi che sono ormai una minoranza in Italia, la voglia di vincere la paura del futuro e la voglia di cambiamento si sta sempre più radicalizzando.


Ascoltando l'album, sento una grande attenzione per il ritmo, il basso e la batteria. Una differenza sostanziale da "Dolcenera nel Paese delle Meraviglie"!


In "Dolcenera nel Paese delle Meraviglie" prevaleva la voglia di leggerezza, di evadere la realtà, di andare a finire dentro una favola, la favola dell'amore. In "Evoluzione Della Specie", nato da batteria e basso, c'è la voglia di energia, di affrontare la realtà, di vincere le paure, di cambiare e di pensare all'amore come simbiosi, come complicità contro questa realtà che non fa altro che sputare mostri e incertezze. Il ritmo è musicalmente il simbolo del movimento, dell'andare avanti e non guardare più al passato.


Musicalmente, hai sempre avuto influenze pop - rock, ma anche elettroniche. Quali sono gli artisti ai quali ti sei ispirata di più mentre componevi?


Ho ascoltato tanta musica, l'ho suonata, analizzata, partendo da band recenti come MGMT, Phoenix, Empire of the Sun e tanti altri, per poi andare a ricercare la loro matrice musicale che fa riferimento al blues degli anni '70. La curiosità mi ha spinto ad ascoltare tanti album per capire come il nostro passato musicale influenzi ancora il nostro presente.

 

intervista_dolcenera_03
 

Cosa è "evoluto" invece in Dolcenera, in Manu, in questi anni? Prima come donna e poi come artista.


La parola chiave è consapevolezza! Consapevolezza della propria personalità. Noi ragazze lo facciamo sin dalla giovane età: per noi è un'ossessione capire chi siamo e cosa vogliamo. Ecco direi che come donna e come artista le idee sono più chiare. La mia evoluzione passa attraverso il lavoro, la passione per la musica: non ho cambiato il mio stile di vita e la musica riempie sempre le mie giornate perché mi fa stare bene, non perché devo fare un disco o farmi vedere. Sono una persona curiosa e mi piace indagare, capire e cambiare... Misurarmi con cose nuove, sperimentare e, perché no, osare, in un'epoca fatta solo di schemi concettuali e sociali.


Com'è nato quest'ultimo album rispetto al precedente "Dolcenera nel Paese delle Meraviglie"? Ci sono differenze nel modo in cui hai lavorato sui brani?


"Dolcenera nel Paese delle Meraviglie" era il risultato della scelta di 11 brani tra circa 70 canzoni scritte in tre anni: trovare la direzione artistica non è stato facile e i musicisti della band hanno avuto un ruolo importante dal punto di vista degli arrangiamenti. Dopo quest'album ho iniziato ad indagare su una passione ormai decennale per la batteria: ho iniziato a studiarla e suonarla e scrivere i nuovi brani con la batteria è stato naturale. In "Evoluzione Della Specie", la scrittura dei brani con batteria e basso mi ha poi costretto a scrivere gli arrangiamenti della chitarra e dei synth in fase di pre-produzione, a casa, e avevo già tracciato in modo chiaro la direzione artistica dell'album. Avevo già in mente i suoni e sono andata a fare ricerca anche nell'ambito dell'elettronica e su come utilizzare le registrazioni degli strumenti musicali. Quindi, le canzoni sono state scritte percorrendo un tragitto già segnato. In studio abbiamo risuonato tutto già sapendo che suono avrebbe poi preso la chitarra o il basso perché era già tutto chiaro dentro di me, grazie anche all'aiuto di Roberto Vernetti e Alex Trecarichi che nell'ambito della programmazione e del missaggio sono dei veri talenti.


Parlami un po' dei testi. Che cosa - tra film, libri, esperienze di vita - ti hanno ispirato di più? Che temi hai voluto affrontare?


E' un album contestualizzato nella realtà che vivo, che è quella di tutte le persone, perché non vivo su marte, perché voglio fortemente che la mia vita sia normale, malgrado io abbia avuto la fortuna di fare questo mestiere fino ad adesso e di trasformare la passione in lavoro. Per me è importante non ridurmi come altri a vivere in una bolla. Tutto mi ha condizionato: tv, giornali, web, amicizie, film, serie tv americane (prima fra tutte "Life On Mars"), libri (è il momento de "La ricerca del tempo perduto" di Proust), la musica che mi è piaciuta e quella italiana che non mi piace con questo ritorno al classico, alla liricità delle emozioni, al bel canto, al lamento, al raccontare le proprie sfortune per risultare più simpatici perché il pubblico italiano si affeziona alle tragedie, al gridare così facilmente al successo! La voglia di vincere il futuro credo che sia il tema principale che ritorna puntualmente nelle canzoni, ma mi è venuto di guardare avanti sempre con speranza. Nell'album c'è anche il tema del perdono, della verità contro le belle apparenze; c'è la voglia di entusiasmarsi ancora per le cose e i fatti, la diversità tra uomini e donne, i livelli di felicità, il pudore, la separazione coniugale, i segreti delle donne.


Sei stata vincitrice di Music Farm, uno dei primi talent show qua in Italia. Quanto ti ha aiutato a suo tempo vincere un programma simile?


Si, era l'anticamera di X-Factor, ma quando i reality erano ancora considerati trash. In realtà io partecipavo con artisti già affermati e avevo vinto Sanremo l'anno precedente. Mi sono ritrovata con il secondo album pronto che però nessuno voleva pubblicare e quando mi è stata data questa opportunità, ho partecipato con l'idea di farmi conoscere musicalmente. E così è stato: la cover veniva arrangiata e poi suonata e interpretata dal vivo. Mi ha aiutato molto a farmi conoscere come artista, cantautrice, interprete, e addirittura musicista, ma poi mi ha fatto scontrare con le opinioni di chi ha avuto il pregiudizio nel pensare che avessi partecipato per vanità e popolarità.


speciale_dolcenera_pic2_01Facendo un confronto con i paesi europei che hai visitato durante i tuoi concerti, com'è l'ambiente musicale all'estero secondo te? Ci si sente più liberi di fare in qualche modo? C'è più possibilità di emergere?


Possibilità di emergere non lo so: i talent show o reality che dir si voglia sono una moda in tutta Europa, ma negli altri Paesi ci sono anche altre realtà, un'altra cultura, un'altra attenzione che non è solo quella televisiva. Nel resto dell'Europa si guarda poco la Tv... diciamoci la verità. In Italia non c'e' nessun'altra realtà: ecco perché si dà così importanza alla popolarità dei talent, in considerazione anche del fatto che lo spazio per gli artisti affermati è quasi ormai inesistente! All'estero si osa di più musicalmente e così dovrebbe essere fatto in Italia sia per i giovani che per quelli affermati, visto che proprio i talent hanno portato un'aria di omologazione musicale: a me sembrano tutti uguali questi ragazzi ai quali consiglio di trovare la propria identità artistica dopo la fortuna della popolarità. In Italia c'è poi contrapposto il culto del radical chic, dove l'immagine, l'idea, spesso superficiale, che uno si è fatto di te, giusta o sbagliata che sia, chi se ne frega, è più importante della musica che fai... soprattutto nel pop-rock. Chi fa un genere musicale non ha di questi problemi perché è amato il genere musicale e non la canzone. Pensiamo sempre al cantautore in vecchio stile folk, mentre le band che arrivano dall'estero dimostrano che si può raccontare storie ed emozioni anche con una musica che sia contaminata con altri generi. Questo nuovo album ha questa particolarità internazionale e non è solo questione di sound esterofilo.


Com'è stata l'accoglienza dei paesi europei e dei fan non italiani, nei confronti della tua musica?


Accoglienza fantastica, incredibile, inaspettata perché non c'è pregiudizio e c'è una grande curiosità intellettuale. La melodia italiana è sempre amata e stimata e nonostante lo scoglio della lingua, se sei un'artista che sul palco trasmetti emozioni, il pubblico ti apprezza, torna ai tuoi concerti, parla di te. A me questo è capitato.


Parliamo della figura femminile nel mondo della musica. L'artista che amo di più Tori Amos, quando debuttò nel 1991 ammise che le donne tendevano ad essere paragonate molto tra di loro. Ricordo che lei veniva spesso accostata a Kate Bush, PJ Harvey, Bjork e lei disse (perdonate la franchezza! ndr) "Forse perché abbiamo le tette e sono evidenti ... E quando ci sono tante donne musiciste ci sono troppe tette in giro". E' ancora così? Secondo me si.


Beh, il mio primo produttore mi disse che una cantante non dovrebbe avere le tette. Uno deve ascoltare la tua musica e non guardarti le tette. E un po' è vero! In Italia la figura femminile nella musica è oggetto di snobismo, come accade in tutti i settori del lavoro: non parliamo poi della cantautrice che non ha una vera storia nella musica italiana, a parte qualche caso isolato. Bisogna lavorare tanto e scrivere belle canzoni: è nel nostro destino, è questa la vera sfida! Ecco perché una donna tende a iperbolizzare nell'esprimere la propria personalità. Oggi finalmente è riconosciuta l'identità di Tori Amos, di PJ Harvey o Bjork nel modo di suonare o scrivere. Quando mi chiedono della mia immagine dico sempre che per le donne è un modo di giocare con se stesse e che voglio essere giudicata per quello che suono o scrivo. Spero sempre che nessuno mi chieda più delle scarpe che indosso, ma solo delle canzoni.


Ti ringrazio molto per il tempo che ci hai dedicato! Vorresti lasciare un messaggio ai tuoi fan ed agli utenti di SpazioRock?


Rispetto e dignità per il proprio modo di essere, senza compromessi e condizionamenti. Il futuro arriverà. Un bacio, Manu Dolcenera.

 




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