Holy Martyr (Ivano Spiga)
"Invincible" è il terzo album della band sarda Holy Martyr. Abbiamo incontrato per voi Ivano spiga, fondatore e chitarrista della band che ci ha svelato tutti i particolari del nuovo lavoro e alcuni aneddoti riguardanti la band. Buona lettura!
Articolo a cura di Davide Panzeri - Pubblicata in data: 14/06/11
Ciao Ivano, benvenuto su SpazioRock, come ve la passate?

Ciao! Abbastanza bene grazie. Avere un nuovo dischetto da suonare ti mette buon umore! Vedere i tuoi sforzi registrati e poterli finalmente ascoltare è la parte migliore.

Partiamo subito con la prima domanda di rito: chi sono gli Holy Martyr? E come mai questo nome?

Chi sono? Cinque ragazzi che si divertono a suonare proprie canzoni per passione, senza prendersi troppo sul serio. Il nome voleva richiamare eroismo e rimandi alla letteratura fantasy ed epica, inoltre esiste un brano degli americani Omen con lo stesso titolo. Sono state coniugate entrambe le cose per dare una sorta d’identificazione.

“Invincibile” è il titolo del vostro terzo e nuovo album, quali sono le novità rispetto al predecessore “Hellenic Warrior Spirit”?

Sostanzialmente canzoni nuove e freschissime, niente ripescaggi da vecchi demo. Inoltre è stata data maggiore cura agli arrangiamenti e ci sono stati per tutti dei progressi a livello individuale. Rispetto al precedente disco, "Invincible" è più diretto e a tratti aggressivo, più palle e meno atmosfera insomma.

Sarò sincero, quando ascoltai per la prima volta “Still at War” rimasi piacevolmente sorpreso dalla vostra proposta musicale ma il tutto mi parse un po’ acerbo, non pienamente maturo. Ora, dopo quattro anni (non ho ascoltato “Hellenic Warrior Spirit”, chiedo venia), vi ritrovo molto più incisivi e diretti. Cos’è cambiato in questo lasso di tempo?

Ah ah ah che bello, hai saltato a piè pari il ponte per questo nuovo disco! Concordo sul fatto che Still At War fosse acerbo e soprattutto mal registrato. Se tu conosci bene il primo, il terzo ti sembrerà esattamente la sua evoluzione naturale, ma con una resa decisamente migliore. Non saprei cosa aggiungere, molti pezzi del nostro esordio erano vecchi ed un po’ datati; il tutto era dovuto essenzialmente a questo, su Invincible tutto è nuovo e registrato in tempi brevi. Per il resto, come puoi notare, si sente sempre la stessa band con le idee più chiare.

Come mai avete deciso di prendere spunto dalla storia Giapponese questa volta? Il tempismo e nome del disco sono pressoché ad hoc con i tristi recenti avvenimenti accaduti in oriente…

In effetti, che strana coincidenza, purtroppo negativa a causa di questi disastri naturali. Abbiamo voluto dedicare un brano al popolo giapponese all’interno del booklet per solidarietà, speriamo che le cose migliorino col tempo. I Samurai mi sono sempre piaciuti, l’idea di fare canzoni spostate così ad oriente è stata portata in seno al gruppo prima delle registrazioni di Hellenic Warrior Spirit. Penso sia un modo diverso di concepire l’Epic Heavy Metal, facciamo sempre le cose a modo nostro.
 
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Antichi romani, greci e giapponesi. I prossimi chi saranno? I vichinghi?

Penso proprio…… di no! Su “Still At War” c’erano riferimenti vaghi in almeno tre canzoni, inclusa “Hadding Garmsson” basata su un romanzo che parlava dell’omonimo leggendario sovrano della Danimarca. Ora è abbastanza presto avere qualche idea in testa per il futuro, di sicuro non sarà qualcosa di cui tantissimi hanno già descritto magari meglio di quanto possiamo fare noi.

Avete in programma di promuovere il nuovo lavoro con qualche data live? Vedo dal vostro sito che è un po’ che non suonate per l’Italia…

Il 16 saremo headliner in un festival ad Arezzo, inoltre abbiamo un’altra data a Sassari il 30 sempre a luglio in compagnia di Destruction, Vision Divine e Stormlord. Speriamo di suonare il più possibile!

Cavoli, ho letto la vostra storia su internet e devo dire che è stata davvero travagliatissima. Quanto è stato difficile iniziare suonando in Sardegna? Immagino non vi sia moltissimo pubblico su cui fare presa…

Mah, ora è certamente meglio. Ti assicuro che negli anni ’90, o giù di lì, faceva veramente schifo. Oltre al fattore pubblico e alla scarsità di musicisti validi, si aggiungevano le mode del momento come il grunge, punk, crossover, modern thrash e via dicendo. Fare pezzi propri era da pazzi, fare canzoni in perfetto stile Classic Metal ancora di più, praticamente eri sempre e comunque una mosca bianca e tratti quasi ridicolo.

Mi ha anche parecchio colpito la spontanea offerta di soldi da parte dei vostri fan tedeschi e greci per permettervi di registrare un nuovo demo, vuoi raccontarci qualcosa a riguardo?

E’ una cosa di cui ancora andiamo orgogliosi. Il primo demo ha avuto un interesse incredibile per una band emergente ed ai primi passi. In tanti ci hanno subito considerato un gruppo validissimo, affibbiandoci il nomignolo di “Cult Band” dopo appena un demo. In quel periodo pochi di noi lavoravano e mandare avanti un progetto e lavori autoprodotti era abbastanza dispendioso. L’idea è nata così per caso da vari aficionados. Incredibile ma vero, nel giro di un mese una marea di gente ha iniziato a inviarmi denaro in busta, ho ripagato tutto questo dando alle prime 100 persone una maglia ed un cd di “Hail To Hellas” con una bonus track aggiuntiva. Questo lavoro ci ha pure permesso di presentarci al Keep It True e suonare in Grecia nello stesso periodo, ricordo che tutti quelli che ci hanno visto in quei concerti ci hanno supportato quasi con fanatismo, si sentivano parte di qualcosa di molto speciale.

Possiamo tranquillamente affermare che la DragonHeart Records vi ha salvato e prevenuto dallo scioglimento ufficiale vero? Voi che siete del settore, quanto spesso succede che band di altissimo valore nell’underground italiano spariscano nel nulla perché non riescono a trovare un’etichetta a cui appoggiarsi? È davvero drammatica la situazione in Italia?

Beh si, hai ragione. La DragonHeart ci ha dato una bella occasione, ci ha tenuto in vita e ha sempre creduto in noi album dopo album. Sinceramente non so quanta voglia avrei di sbattermi senza avere almeno uno straccio di promozione o qualcuno che ti finanzi stampe e registrazioni, purtroppo non navighiamo nell’oro, anzi. Ogni volta penso che siamo molto fortunati ad avere una label così, che pur essendo piccola e limitata, per quanto riguarda live, tour e cose più grandi, perlomeno crede in te e ti lascia ampia libertà.

Quali sono le band che vi hanno e che continuano ad ispirarvi maggiormente nel vostro percorso musicale?

Ascolto di tutto, davvero tantissime cose. Penso che anche in “Invincible” si sentano influenze dei Marillion, dei Led Zeppelin, dei Thin Lizzy e dei Rush, unite anche a dosi moderate di musica classica e folk. Sono nato ascoltando Iron Maiden e Metallica, in questo disco sono volutamente tornato indietro con questi gruppi a livello di attitudine, senza neppure ascoltare per forza i loro lavori, è qualcosa che ti rimane col tempo.

Cosa pensi dei Virgin Steele e del loro interessamento ed approfondimento della mitologia romana e greca? Personalmente li adoro…

Grandissimo gruppo. Li ho un po’ persi di vista però. Negli ultimi lavori erano un po’ troppo teatrali e sinfonici. L’ultimo album che ricordo con piacere è “Invictus”, forse il loro disco più potente e meglio realizzato. Anche le loro liriche sono stupende e mi piace che trattino temi storici e classici; magari si sono un po’ ripetuti col tempo, ma è solo una mia impressione.
 
 
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C’è qualche aneddoto particolare di cui vuoi renderci partecipi? Magari riguardante l’”Up The Hammers Festival” di Atene cui avete partecipato…

Uhm…probabilmente ti riferisci a quello del 2007 se non ricordo male! Mi viene in mente una corda di chitarra saltata via al nostro chitarrista Eros durante il concerto; la cosa incredibile è che lo stesso problema era capitato a Roma qualche mese prima e con lo stesso pezzo, ossia “Warmonger”! Abbiamo suonato altre volte in Grecia, la più memorabile è stata nel 2004, più di 200 persone sotto il palco ad urlare a squarciagola i tuoi pezzi non si dimentica facilmente.

Voi che siete relativamente una giovane formazione, quanto e come vi danneggia la pirateria musicale? Quanto sfruttate internet per promuovere i vostri lavori ed informare i vostri fan?

E’ un dato di fatto che tutti ormai scaricano e nessuno compra cd purtroppo. Internet è un’arma a doppio taglio. Anche per noi è così, non vendiamo abbastanza nonostante recensioni spesso e volentieri con voti altissimi, ma tutto questo non basta.
Attualmente usiamo spesso Facebook ma anche Youtube per tenerci in contatto diretto con chi ci segue (per chi fosse interessato l’indirizzo è questo: http://www.facebook.com/holymartyr) , è una bella cosa perché noi adoriamo le persone che ci supportano, viviamo grazie a loro.

Ok Ivano, per me è tutto. Grazie del tempo che ci hai dedicato e a te le ultime parole dell’intervista. Ciao!

Grazie a te per il supporto, spero con tutto il cuore che qualcuno che ancora non ci conosce leggerà queste righe, dandoci una piccola chance e magari acquistando il nostro nuovo lavoro “Invincible”.



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