Miami Horror (Benjamin Plant)
Affascinato dall'esordio discografico degli Australiani Miami Horror, "Illumination", non ho potuto fare a meno di cogliere l'occasione per sottoporre la band a qualche domanda. Ecco cosa il quartetto ha voluto condividere con noi, buona lettura!
Articolo a cura di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 24/08/11

Direi di cominciare immediatamente col vostro primo disco! "illumination" è nato mentre eravate on the road, giusto? Qual'è la principale ispirazione che la strada vi ha donato, per questo disco?

In realtà, il disco non è nato esattamente mentre eravamo in tour: lo abbiamo registrato tutto a casa, in quanto troviamo estremamente difficile produrre e scrivere mentre sei on the road. Inizieremo il tour serio adesso che il disco è uscito, mentre durante la sua composizione ed elaborazione siamo rimasti nella nostra Australia...sebbene il disco sia influenzato moltissimo dall'Euorpa, poiché la musica europea è quella che stavo ascoltando nel momento in cui lo stavo facendo.

Il titolo dell'opera è "Illumination", quindi: che tipo di "illuminazione" pensate possa provare la gente sentendo la vostra musica?

Abbiamo tentato di fare un disco che sia un viaggio attraverso un ampio raggio di stili, generi ed emozioni. Posso solo consigliare di ascoltare la seconda metà dell'oepra al buio!

Avete lavorato con Alan Palomo in questo disco, come siete entrati in contatto col celebre produttore?

Lo conosco da anni, abbiamo collaborato con lui nell'EP precedente e sin da allora avevamo chiari piani di tornare a collaborare ancora con lui in futuro.

Ascoltando la vostra musica, non posso fare a meno di pensare ad una sorta di nuova reincarnazione della musica elettronica francese di 10 anni fa, primi Daft Punk ed Air in modo particolare. Questi nomi ti dicono qualcosa? Per caso sono stati una vostra ispirazione?

Sì, sono stati direi fondamentali i gruppi che citi nei miei primi giorni di artista, influenzando pesantemente il mio approccio alla musica dance. Daft Punk ed Air sono due band veramente creative che hanno ridimensionato completamente l'approccio al loro genere di riferimento.

Direi anche che ci sono forti vibrazioni soul, funky e rock nella vostra musica: da dove provengono?

Direi da tutto quello che abbiamo ascoltato nel corso degli anni, un miscuglio davvero troppo grosso ed eterogeneo per dirti qualche nome. Diciamo, semplicemente, che siamo aperti ad ogni diverso tipo di musica.

 

mhfjphoto

 

Benjamin, tu sei il compositore principale dei Miami Horror, come ti aiutano gli altri membri della band nel processo di composizione?

Aggiungendo linee vocali, suoni di chitarra, qualsiasi buona idea che possa essere usata. Anche nei testi vengo spesso aiutato. Aaron, ad esempio, mi ha aiutato molto con una seconda opinione in sede di produzione delle fasi finali del disco, ed ha anche creato molti dei suoni che sentite negli intermezzi strumentali.

A proposito, ma per quale ragione avete scelto "Miami Horror" come nome per la vostra band?

Mi piaceva molto il contrasto tra queste due parole, in un certo senso rappresentano perfettamente la sensazione che tentiamo di ricreare con la nostra musica.

Credi che ci raggiungerete qui in Europa, magari addirittura in Italia, per un vostro concerto?

Sì, certamente faremo un salto dalle vostre parti! Per quello che mi è dato sapere al momento, direi che potrebbe essere attorno ad Ottobre...

Come Australiani, qual'è la cosa dell'Asutralia che vi rende più orgogliosi d'essere Australiani?

Direi lo stile divita ben bilanciato, visto che abbiamo un bel miscuglio di clima accomodante, spazio, cultura e tecnologia...ciò detto, è abbastanza sorprendente che non abbiamo ancora sviluppato una nostra tradizione personale negli anni, come invece hanno fatto tutte le altre nazioni del mondo. Ci sentiamo decisamente influenzati dalla cultura Europea, anche se l'Asia, ultimamente, si è fatta sentire con forza, bilanciando un pocco questo aspetto. Anche se, a quanto pare, poco per volta risentiamo sempre di più anche dell'influenza dell'America, e questo non lo ritengo un aspetto positivo.

C'è per caso qualche nome di giovane band delle tue zone che ti piacerebbe menzionare e suggerirci?

Sì: Kimbra, Worlds End Press, Gold Fields, Love Connection.




Speciale
L'angolo oscuro #12

Intervista
Jakko Jakszyk: Jakko Jakszyk

Recensione
Bruce Springsteen - Letter To You

Recensione
Fever 333 - Wrong Generation

Intervista
Cindy Blackman Santana: Cindy Blackman Santana

Speciale
L'angolo oscuro #11