La Blanche Alchimie (Federico Albanese)
Completamente travolto e stregato dalla “Galactic Boredom” dei La Blanche Alchimie, è con puro piacere che mi sono approcciato ad una delle due metà del cielo del duo milanese per farmi spiegare, per filo e per segno, come funziona l’alchimia che porta alla meravigliosa musica della band. Vi lascio, senza alcun indugio, alle parole di Federico Albanese. Buona lettura!
Articolo a cura di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 01/09/11

Direi di parlare subito del vostro nuovo disco. A parte i doverosi complimenti per un’opera di spessore come questa, che mi ha entusiasmato tantissimo, quello che mi piacerebbe sapere è la differenza principale che ha portato alla nascita di “Galactic Boredom” rispetto al vostro esordio discografico.

Ti ringrazio molto per i complimenti. Dunque, “Galactic Boredom” è nato dopo il raggiungimento di una più piena consapevolezza artistica direi, rispetto ad primo disco che era uscito più “di getto”. “Glacatic Boredom” è stato concepito e scritto in parte coltivando nuove suggestioni arrivate da viaggi, tour, esperienze, ed in parte mettendo insieme materiale che già avevamo creato ma rileggendolo in una luce diversa. Direi che è un disco pieno di sensazioni e carico di emotività, un’opera in cui abbiamo cercato di esprimere tutto quello che sentivamo. In più, abbiamo rinnovato il sound, aggiungendo più psichedelica e tratti di folk, cose che nel primo disco non avevamo considerato perché, forse, avevamo più fretta… A risentire oggi il nostro debutto, noi la sentiamo questa fretta... Ma credo sia giusto anche così: all'inizio si è sempre più impulsivi.

Avete registrato il nuovo disco in soli 5 giorni. Come mai così poco tempo? Questioni legate al vile denaro, oppure credete che lavorare “sotto sforzo” possa essere maggiormente produttivo?


Mah, in parte senz’altro questioni legate al vile denaro, ed in parte per cercare di immergersi totalmente senza distrazioni e mantenere un ritmo serrato. A volte, quando si ha troppo tempo ci si perde... Poi, ti dirò: alla fine cinque giorni sono stati più che sufficienti per ottenere il risultato che volevamo!

 

“Galactic Boredom” è stato prodotto da Ludovico Einaudi, stimato musicista nonché padre di Jessica. In cosa Ludovico è stato fondamentale per la buona riuscita del disco? Non è stato strano lavorare con il padre di Jessica in studio?

Beh, lavorare con un artista del suo calibro è sempre emozionante, coinvolgente ed istruttivo; in realtà, il fatto che fosse il padre di Jessica in studio non si notava, c'era un rapporto molto professionale ed eravamo tutti molto concentrati sui pezzi. Il suo apporto è stato senza ombra di dubbio importante. A partire dall'inizio del processo, con la scelta dei brani, consigli su come intrecciarli e farli interagire tra di loro, mentre in fase di registrazione la sua attenzione si è focalizzata perlopiù sull'aspetto dell'intenzione ed emotività sia della voce che degli strumenti. Ci ha fatto notare come l'approccio al suono ed al "tocco" possa davvero esaltare alcuni aspetti e parti dei brani, è riuscito a farci vedere le cose da un’altra angolazione che noi non stavamo considerando. Poi, mescolando le concezioni di entrambe le parti, direi che abbiamo trovato la chiave.

lablanchealchimie_2011_01L’artwork del disco riprende il quadro “Lost Way” del pittore milanese Matteo Bergamasco. Cosa vi ha colpito maggiormente di questo dipinto, tanto da sceglierlo come avatar di “Galactic Boredom”?

Tutto è partito dal fatto che per rappresentare “Galactic Boredom” ci serviva un’immagine "galattica", che portasse al suo interno quei caratteri che stavamo cercavamo, ovvero qualcosa che fosse molto forte, misterioso, carico di storie e di suggestioni. Vedemmo un quadro di Bergamesco ad una mostra a Milano dove veniva rappresentata una sorta di laboratorio con una falena gigante sul soffitto, un opera stupenda, psichedelica e potente. Non era esattamente quello che cercavamo, ma ci si avvicinava molto. Poco dopo, abbiamo visitato il suo sito, e la prima opera che ci è apparsa è stata “Lost Way”... ci ha colpito subito! Credo che sia stato principalmente per la ricchezza di mondi e storie che l’opera racchiude al suo interno, un quadro che spero davvero di poter vedere dal vivo, un giorno.

Sulla vostra musica: sento chiare influenze post rock e folkrtoniche, tutto riconducibile ad un certo spirito del Nord, però riletto in modo assolutamente personale da voi…come se l’influenza dell’Italia si facesse sentire in qualche modo, ma senza essere riconducibile necessariamente al nostro Paese. Tu che ne dici?

Folkotronica… mi piace questa parola! (risate) Mah, guarda: io penso che questa aria del Nord che avverti sia in qualche modo riconducibile al fatto che è dovuta più che altro ad un aspetto più quotidiano della nostra vita, rispetto ad un senso più musicale. Devi sapere, difatti, che noi passiamo molto tempo a Berlino, quasi sei mesi all'anno ormai, e molti dei brani sono stati scritti lì durante lo scorso inverno. Ad esempio, “Paralyzed” l’abbiamo scritta mentre eravamo barricati in casa e fuori imperversava una bufera di neve ed un’aria a -20 gradi. Lo stesso riff di “Galactic Boredom” è uscito in una situazione simile… In più, purtroppo, non sentendoci più molto rappresentati dal nostro paese, automaticamente è difficile che ci ispiri molto musicalmente parlando, ma credo anche che il nostro spirito italiano, in fondo, rimanga, e si vada a fondere con i nuovi stimoli che andiamo cercando - anche al Nord!

Parlando di universalità della vostra musica: come vanno le cose all’estero?

Guarda, ci stiamo approcciando adesso in Europa e devo dire che stiamo già cominciando ad avere piccole soddisfazioni e possibili future novità: ora il disco è in uscita in Inghilterra dove faremo una campagna di promozione e credo anche dei concerti, nonché un altro evento importante ad ottobre... poi vedremo. Step by step, come si dice!

Non credete che l’Italia sia spesso un paese musicalmente molto provinciale e campanilista, per cui se una band non riesce a farsi notare all’estero è, molto probabilmente, dovuto ad una scarsa personalità di fondo, e non ad un complotto universale contro la nostra nazione?

Sicuramente hai ragione: questa tendenza a non assumersi le responsabilità e pensare che siano gli altri ad avere sempre torto è, purtroppo, una caratteristica molto italiana... che, però, c’è anche altrove, credimi. Una cosa, a questo punto, va però detta: bisogna considerare il fatto che America ed Inghilterra sono mercati potentissimi, che hanno la forza di gettarti nello stardom in un istante, creando dal nulla un fenomeno mondiale e spingerlo sino all'inverosimile. Noi altri “italianucci” e la nostra discografia non avremo mai questo potere (a parte alcuni - rarissimi - casi), non saremo mai in grado di spingere davvero un progetto anche all'estero… Facciamo fatica persino qui, in casa nostra!

Aspetto live: siete in due, eppure dal vivo dovete necessariamente portare qualcuno con voi sul palco. Come procedete? Avete un team di riferimento con cui vi trovate bene e pensate di continuare a lavorare? Oppure è tutto più casuale?

Non è esattamente necessario necessario come dici, diciamo che è più una scelta: abbiamo voluto intenzionalmente donare più dinamica allo show, renderlo più etereo. Il duo è molto più minimale ed intimo, mentre in tre riusciamo a produrre un suono più avvolgente e potente, vicino alle atmosfere del disco. Abbiamo un bel team - con noi suona Andrea Viti (ex Afterhours) al basso e percussioni, e stiamo cominciando a lavorare con Igor Cardeti dei Pan Del Diavolo come fonico. Ci troviamo molto bene con queste persone, e credo che si andrà avanti così. Chissà, però, se non ci sarà anche qualcun'altro, tra un po’…

 

lablanchealchimie_2011_02
 

Ho visto che siete stati parecchio coccolati dalla stampa e dalla critica, io stesso sarò molto generoso in sede di recensione del vostro ultimo lavoro perché ve lo meritate – per l’amor di Dio – ma…non sentite una certa pressione addosso adesso? Voglio dire: dopo un album di qualità come “Galactic Boredom”, è inevitabile che le aspettative salgano, nei vostri riguardi…

Ti ringrazio per la generosità! Mah, pressioni… In realtà non le abbiamo mai sentite. Il fatto è che noi facciamo quello che sappiamo fare meglio, ed è quasi una necessità… Forse non potremmo vivere senza fare musica, è una spirale che quando ti prende diventa quasi una dipendenza. Poi, non abbiamo mai tante aspettative, diciamo perlopiù che esse sono la speranza che si possa piacere ad un pubblico vasto, producendo una musica che soprattutto possa essere capita, ma se così non dovesse essere, non importa. Ora come ora, stiamo solo iniziando ad abbozzare idee per un nuovo album, quando sarà il momento di concretizzarle chissà che forse non cominciamo ad avvertire le pressioni che dici. Ad ogni modo, noi continueremo su questa strada migliorandoci e sperimentando sempre di più, e se qualcuno avrà delle aspettative, cercheremo di non deluderlo!

C’è uno “schema” con cui le vostre canzoni vengono alla luce? Come riuscite a trovare l’alchimia che tanto amate tra voi due, anime musicali all’apparenza così diverse? Sentendo le vostre canzoni, ho come l’impressione che ci sia un alternanza tra piano (Jessica) e chitarra (Federico)… Ci ho preso per caso?

Sono come dei flash, attimi in cui magicamente succede che il fluire delle idee diventa comune, che le vie si incontrano, e per un momento vanno esattamente all'unisono. Credo che l'importante sia non forzare la mano, lasciare che tutto capiti da solo - se deve capitare; il nostro modo di lavorare è molto casuale, in realtà, e non c'è uno schema preciso. Ti dico, però, che in realtà non è proprio come dici tu, perché sono io a suonare sia piano che chitarra, a volte su pezzi scritti da Jessica (ad esempio “Black Girl”), in cui cerco di far coesistere le visioni di entrambi. Di base io sono più l'anima sonora, Jessica quella narrativa; poi ci si intreccia e ci si scambia anche di ruolo.

Siccome siete anime musicalmente diverse, eppure alchemicamente fuse, mi piacerebbe che Federico consigliasse un disco rock, e Jessica un disco di musica indie/pop sperimentale…

Io consiglio dei The Cave Singers "Invitation Songs", mentre Jessica mi dice che dovreste ascoltare "Ritual Union" dei Little Dragon.

Rimanendo in questo tema di consigli ed opinioni che mi piace, un piccolo gioco: a settembre usciranno sia il disco nuovo di Tori Amos, che la nuova opera di Björk. Chi vince tra le due, secondo voi? Sso che apprezzate entrambi i nomi… perlomeno, me lo aspetto! (risate)

Sì, apprezziamo entrambe e ti diciamo che forse Björk vince... Anche se, ultimamente, non ci dice più molto come in passato… vedremo che combina!

Domanda filosofica prima di lasciarvi al nostro consueto spazio dedicato ai saluti finali: se si finisce annegati nella “Galactic Boredom”, cosa dite che è il caso di fare?


Se la noia è solo noia, è un incubo. Ma se la noia diventa galattica, allora ti si apre davanti un mondo incredibile, superi te stesso come se fossi in Matrix, quindi: se ci cadete nella “Galcatic Boredom”, direi che è un bene!

Perfetto Federico, questa era la mia ultima domanda, come anticipato. A questo punto, ti lascio questo spazio per il consueto messaggio libero ai nostri lettori. Prego, accomodati!


Che dire ragazzi… Noi ci teniamo che veniate tutti a vederci live: dopo che si scrive un disco, la nostra prerogativa è quella di rappresentarlo nel modo migliore possibile. Siamo molto fieri del nostro lavoro e sono sicuro che apprezzerete anche la dimensione live: é un invito a venire a conoscerci e condividere le vostre suggestioni con noi! Un abbraccio dai La Blanche Alchimie!




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