Ciao Marco, ben trovato su Spaziorock! Il vostro primo album, “Beyond The Fragile Horizon”, esce proprio in questi giorni. Che ne dici di fare una breve introduzione riguardo la band e il disco?
Ciao!!! La band nasce nel 2002, inizialmente il progetto si sviluppa unicamente per divertirsi tra amici, ma negli anni a venire, complici anche una serie di cambiamenti nella line-up, siamo passati a comporre pezzi nostri e a cambiare piano piano sempre più genere e influenze, arrivando a quello che siamo ora, un gruppo di amici che vuole mettere in pratica il nostro amore per la musica in ogni sua sfaccettatura. Il disco è stato scritto e riscritto completamente negli ultimi 2-3 anni. Con una serie di date , abbiamo potuto mettere alla prova i brani in sede live e solo allora abbiamo deciso quali erano quelli giusti da inserire in Beyond The Fragile Horizon; un mix accattivante che a nostro parere , mostra tutte le nostre caratteristiche.
Ho letto sul vostro myspace che vi definite “heavy melodic core”. Se i primi due elementi non sono in discussione, avrei qualche dubbio sul terzo: al di là di alcuni riff di chitarra – comunque assimilabili più al death di Goteborg – e sporadici breakdown, l’anima “core” stenta a venir fuori (tant’è che anche la voce è costantemente in clean). Senza nessuna malizia o critica da parte mia, come mai questa definizione?
La definizione heavy melodic core , è venuta fuori un po’ per caso; tempo fa scambiando due chiacchere con un altro giornalista che mi chiedeva le influenze della band, sono venute fuori in pochi secondi, quelle che erano a suo parere le influenze più nette nel sound; dai Sonic Syndicate, ai Nevermore, fino a Killswitch Engage, ecc. . Ho subito pensare all’heavy metal, a cui siamo fortemente debitori in ogni caso, vuoi per i riff granitici e pesi, in chiara direzione Nevermore o Trivium dei giorni nostri, fino al melodic, riferito senza dubbio a Bullet For My Valentine, ma anche, perché no, Alter Bridge, Nickelback, Stone Sour. Fino ad arrivare al core, che io reputo presente nel suono Ritual, in break down, armonizzazioni di chitarra, arrangiamenti di batteria e soli. Metti tutto insieme e viene lo slogan Heavy melodic core ahah
A proposito del lato melodic, ho trovato alcune affinità con le melodie chitarristiche di stampo maideniano, o meglio ancora con il guitar work dei vecchi In Flames, in particolare quelli del periodo “Whoracle”-“Colony”, con i riff stoppati accompagnati dalle armonizzazioni alle 6 corde. Quali sono le vostre maggiori influenze nel campo?
Mi fa molto piacere questo accostamento visto che tutti noi adoriamo la potenza e le melodie esagerate degli In Flames. Ognuno di noi ha le proprie influenze ed è proprio per questo a mio avviso che i Ritual suonano così personali; personalmente ascolto moltissima musica ad ampio raggio, per tenermi aggiornato sul mondo musicale e per amore personale verso qualsiasi tipo di sound mi emozioni. Attualmente ad esempio ho in heavy rotation pesante l’ultimo dei Machine Head, l’ultimo Pain Of Salvation e il nuovo capolavoro degli Opeth. Marco, cantante, predilige i Trivium su tutto ma, rispetto a tutti noi, si spinge su musica di altro stampo, da Giovanni Allevi fino ad arrivare a Kenny G. Liuk, bassista, va dai Periphery, fino agli Anathema, per passare alla nuova generazione americana alla Protest The Hero. Luca, batterista, è un amante delle sonorità dirette alla Nickelback, ma è invasato di band potenti come Lamb Of God e i nostri amici Empyrios.

Passando al capitolo voce, ho notato come il cantato pulito sia amalgamato molto bene nella vostra musica. Visto che prima ho sfiorato l’argomento, che ne pensate dell’ormai imperante tendenza ad utilizzare sempre e comunque la voce in scream/growl, soprattutto nel metal moderno?
Sicuramente apprezziamo molto lo stile scream-growl, che viene sempre più inserito nel metal, anche quello meno pesante. Già per il prossimo lavoro , potremmo aumentare gli inserimenti in questa direzione; vedremo nel songwriting cosa servirà per sviluppare al meglio ogni canzone. Apprezzo moltissimo la ricchezza sonora di band come gli Staind, che da lidi rock- crossover, sono passati in questo ultimo disco a spingere anche con voci growl e parti molto più moderne e pesanti. Vedremo cosa scriveremo nei prossimi mesi e da lì decideremo che via intraprendere.
Sempre riguardo al cantato, il mix tra base heavy e voce pulita mi ha ricordato vagamente i Nevermore, soprattutto in relazione all’approccio vocale in un contesto pesante. Inoltre secondo me c’è anche qualcosa proveniente dal power metal, nel timbro usato e nella pulizia esecutiva. Anche in questo caso, chi altri possiamo citare come fonti di ispirazione?
Le linee così melodiche arrivano sicuramente dai nostri ascolti rock-metal; non è così difficile sentire in tante parti del disco , linee sullo stile degli Alter Bridge, 30 Second To Mars o Avenged Sevenfold, ma nei pezzi più verso il thrash, come dicevi, è molto facile sentire il tipo di scrittura tipica di Warrell Dane, attraverso scale minori armoniche e melodie senza troppi fronzoli. Abbiamo voluto poi usare per i cori arrangiamenti che vanno da armonizzazioni tipiche del power o addirittura aor, fino a cori da stadio, come in Together, dove volevamo dare vita a quello che , a nostro parere, sarà un inciso da urlo per i live.
Quanta importanza date ai testi, e quali sono gli argomenti principali? E la scelta di cantare in inglese è legata ad un fattore musicale (è comunque la lingua che meglio si adatta al rock/metal, se non altro per un fattore di abitudine negli ascoltatori) o anche alla prospettiva di varcare i confini con il vostro prodotto?
Gli argomenti cambiano inevitabilmente da pezzo a pezzo; si parla d’amore, in tutte le sue forme, rabbia, paura per ogni piccolo gesto… siamo molto diretti nei nostri testi; ci piace tantissimo poter scrivere nei nostri brani quello che sentiamo dentro. Probabilmente è il nostro modo per tirare fuori queste emozioni. Come forse sai, i Ritual sono nati anni fa scrivendo pezzi in italiano, ma le modifiche nel nostro suono e la voglia di portare il gruppo più in giro possibile, ci hanno fatto scegliere questa strada; penso sia anche la strada giusta da perseguire nel rock e nel metal in generale.
Dato che siete all’esordio con questo album, quali sono i vostri obiettivi nell’immediato? Avete già in programma qualche data in giro per l’Italia, in modo da promuovere “sul campo” il nuovo disco?
Vogliamo far conoscere la nostra musica a più persone possibili, ma non vogliamo fermarci qui. Siamo al primo album, abbiamo e sentiamo il bisogno di crescere musicalmente e non. Per questo vogliamo fare più esperienza possibile; stiamo confermando una serie di date in tutta Italia e chissà che non possa uscire già nei prossimi mesi qualche bella esperienza all’estero, dove il disco, al momento, è stato molto apprezzato. Vedremo dove ci porteranno i prossimi mesi, ma sicuramente vogliamo continuare la nostra evoluzione.
Italia, argomento spinoso per una band metal del belpaese: la scena pesante è purtroppo relegata ai margini del mondo musicale, e spesso anche i gruppi più meritevoli sono conosciuti solo da una piccola schiera di affezionati. Quali sono le cause secondo voi? E’ una questione culturale, gli ascoltatori di metal sono naturalmente portati all’esterofilia, non c’è volontà di investire in questo campo da parte delle major oppure la qualità del nostro prodotto è, nella maggior parte dei casi, davvero inferiore rispetto a ciò che arriva dal resto d’Europa o dagli USA?
Avendo altre band in giro da anni, posso dirti che l’Italia non ha assolutamente niente da invidiare a tante realtà più celebrate, vedi Germania e la tanto citata Scandinavia. Il pubblico italiano è uno dei migliori e più caldi , senza nessuna esagerazione di sorta. Il problema probabilmente sta ancora oggi proprio nella cultura generale, e nel modo di mostrarsi di tante band verso il pubblico; saremmo in grado di riempire gli stadi , tanta è la potenza e il talento che moltissime nostre band hanno in se, ora bisogna solo costruire eventi, promozione e quant’altro, per mostrare, a chi ancora non ci crede, che il metallo italiano può dire tanto a tutti.
Siamo giunti al termine della nostra chiacchierata. Vi lascio un piccolo spazio per i saluti e per un’ulteriore promozione del vostro nuovo lavoro! Grazie per la disponibilità e in bocca al lupo per il successo del disco!
Grazie alla redazione di SpazioRock, che è una delle realtà più attente verso il metal italiano, ed è fonte di continuo supporto per decine e decine di band della nostra penisola! Speriamo che “Beyond The Fragile Horizon” vi emozionerà come lo ha fatto con noi in ogni suo particolare. Ci vediamo on stage!!! Ciao!!!





