Planethard (Marco D'Andrea)
In occasione dell'uscita di "No Deal", il nuovo album degli italiani Planethard, abbiamo avuto il piacere di fare quattro chiacchiere con il chitarrista Marco D'Andrea, il quale chi ha ampiamente parlato del nuovo percorso della band e non solo...  Buona lettura!
Articolo a cura di Gaetano Loffredo - Pubblicata in data: 16/03/12

Ciao Marco, è un piacere tornare a parlare nuovamente con te e in generale coi Planethard dopo l’esordio di due anni e mezzo fa. Quindi… bentornati!

Ciao Gaetano, è un piacere anche per me.

Prima di farti presentare il nuovo disco ai nostri lettori, “No Deal”, voglio complimentarmi con te per il livello di maturazione che avete raggiunto: su cosa avete lavorato per un salto di qualità così evidente?


Ti ringrazio per i complimenti. In effetti di lavoro ce n'è stato parecchio, abbiamo iniziato partendo dalla base, ovvero come ottenere i suoni che avevamo in testa per la band e di conseguenza per i singoli componenti. Abbiamo iniziato dalla batteria provando molte pelli, poi Stefano Arrigoni (batterista) ha proposto le pelli Evans che hanno subito convinto il suo playing; stessa cosa per i suoni di chitarra, sono approdato ad utilizzare chitarre di liuteria Molinelli/Loud Guitars del quale ero già endorser con le chitarre Paul Reed Smith entrando in una testata e cassa Peavey 6534+. Le scalature di corde molto grosse (credimi, da spaccare le dita se non sei abituato) ma necessarie per avere il suono che senti nel disco. Sono riuscito a convincere Alessandro Furia (bassista) che era necessario passare ad un 5 corde per ottenere il sound che avevo in mente e questo è stato solo l'inizio che così è descritto in due righe ma come potrai immaginare ci sono voluti molti mesi. Scelta la strumentazione abbiamo lavorato sul groove perché come ben sai, puoi essere il chitarrista più veloce e tecnico della storia, ma se non hai il groove nelle dita puoi startene a casa! In sala prove ho provato con Marco Sivo (cantante) le tonalità in cui meglio il suo registro vocale avesse piena libertà e siamo partiti con le canzoni. Portavo dei riff a volte, altre volte canzoni e lavorandoci insieme tutti e 4 come una band siamo arrivati a “No Deal”. Penso che in una band sia importante la partecipazione di tutta la band in fase compositiva, e a tal proposito mi ricordo un aneddoto sui Beatles: McCartney stava scrivendo una canzone e si era chiuso in un vicolo cieco... arrivò Lennon e gli disse: "Perché non ci metti la parola Yesterday?" il resto è storia... Questo fa capire come anche solo una nota o un intervento di un'altra testa possa cambiare aspetto ad una canzone.


Un grande passo in avanti è dato dalla produzione finale del vostro disco. Vi ho visti un paio di volte dal vivo e la potenza sprigionata dai vostri amplificatori, unita alla qualità del suono, non poteva essere paragonata a quella che effettivamente veniva riprodotta con l’album d’esordio. “No Deal” suona così come quando vi presentate sul palco: che ne pensi?

 

Come ti ho detto prima in “No Deal” c'è un lavoro di tutti e 4 i componenti della band, mentre in “Crashed” i principali compositori eravamo io e Marco Sivo (cantante). In studio di registrazione è difficile catturare la vera essenza di un musicista, cosa che live invece a mio avviso è più facile. Se una band dal vivo ti emoziona, ti arriva la botta del muro sonoro e ti viene da muovere la testa, allora è una band che funziona, se invece questo elemento non lo percepisci, allora è una band che non funziona affatto insieme.


planethard_intervista_02Un altro cambio evidente è quello legato alle composizioni, molto più moderne, seppur da notificare come il vostro stile sia rimasto inalterato. Cosa ci puoi dire in merito?

 

Una persona cresce, matura oltre che musicalmente anche personalmente, credo sia questa la vera essenza di un artista. Percepisci le cose in maniera differente anno dopo anno. Ovvio che lo studio della musica è indispensabile! Puoi avere talento da vendere e orecchio assoluto, ma se non sai le basi e non sai le regole dell'armonia classica/Jazz allora non ti potrai mai evolvere. Un mio insegnante mi disse una volta: "Impara la teoria, impara tutto quello che puoi, poi quando l'avrai fatto metti tutto da parte e lasciati guidare dal tuo cuore". Solo da qualche tempo credo di aver capito veramente quello che cercava di dirmi: devi studiare, farti il mazzo letteralmente, passare ore ed ore a suonare lo stesso riff, lo stesso brano perché ogni volta lo suonerai in maniera differente.


Probabilmente esagero, non prendere il mio commento alla lettera, ma è come se siate passati dai “Guns” agli “Alterbridge”. E nonostante io preferisca i primi, la seconda “opzione” vi si addice molto di più. Che ne pensi?

 

I Guns hanno ovviamente fatto la storia del Rock e penso che chiunque sia stato influenzato da loro. Gli Alterbridge band che nasce dalle ceneri dei Creed hanno scritto delle gran belle canzoni e sono riusciti a mettere il sound Grunge insieme col Metal, il tutto innaffiato da melodia a fiotti. Personalmente preferisco i Creed anche se gli Alterbridge sono una band notevole. Tornando ai Planethard, penso che suonare stile anni '80 nel 2012 sia anacronistico, però è solo un mio pensiero visto che ci sono molte band che suonano ancora così in maniera egregia. Noi abbiamo optato per essere più diretti, meno frivoli e più incazzati se vogliamo anche! “No Deal” vuol dire appunto "nessun accordo" ed è il titolo che ho scelto per il disco perché di storie da raccontare ce ne sarebbero. Sono passati quattro anni dal primo disco, siamo rimasti formazione originale nonostante gli alti e bassi ai quali la vita ci ha sottoposti e credimi a volte non è stato facile andare avanti, ma una band è come una seconda famiglia, non solo un progetto musicale.


Devo dire, bellissimo anche il video del brano “Ride Away”. Chi ha sviluppato l’idea e di cosa parla il pezzo?


Ti ringrazio Gaetano! “Ride Away” è stata l'ultima canzone nata in casa Planethard ed è stato sin da subito considerato il singolo d'esordio, motivo per il quale abbiamo deciso di renderla un videoclip. L'idea del video è nata dal regista in arte "The Jack Stupid" ed il suo team al quale ci siamo affidati per poter rappresentare in immagini quello che noi abbiamo suonato e cantato. La canzone è dedicata ad un nostro amico che è scomparso e per significato del video credo che ognuno di noi ne troverà uno diverso... Sapendo questo se lo guardi attentamente ti rendi conto del messaggio.


Una costante del rock italiano è la difficoltà, per i gruppi emergenti e non, nel riuscire a trovare spazio nei locali al fine di proporre musica propria, originale. Da questo punto di vista come siete messi?

Purtroppo questa è una mentalità tutta Italiana. Le persone vanno ad ascoltare le band straniere che fanno musica propria ma non gli italiani che fanno musica inedita, e di band forti in Italia ce ne sono eccome. Al concerto che abbiamo fatto nel 2007 di supporto agli Europe mi sono capitate delle persone che mi hanno chiesto di dove fossimo (in Inglese) e quando gli ho risposto che eravamo italiani, hanno fatto una faccia sbigottita perché non se lo aspettavano, pensando che fossimo americani. Ad ogni modo, bisogna sbattersi. Al momento tramite il nostro manager Andrea Bariselli stiamo pianificando insieme alla EO Booking un tour italiano per promuovere il disco “No Deal”, toccheremo oltre il nord, il centro ed il Sud Italia.


E quanta colpa hanno le cover band in questo senso? Se di colpa si può parlare...


Divido i musicisti in due categorie, quelli che necessitano di scrivere musica propria e di imprimere in un pentagramma la propria essenza, e quelli che invece si accontentato di suonare solo cover. Ovviamente io appartengo alla prima categoria, preferisco essere me stesso che scimmiottare qualcun altro. Non ti nascondo che in passato per lavoro ho suonato in varie cover band, anche in situazioni molto forti, per farmi le ossa e per ovviamente portare a casa la pagnotta. Poi ad un certo punto mi sono chiesto cosa stessi facendo e mi sono accorto che stavo investendo male il mio tempo, quindi ho deciso di chiudere il capitolo cover-band, anche se una tantum mi capita per amicizia di fare qualche sostituzione. Ovviamente è più facile suonare in giro proponendo un repertorio di solo cover, perché suonare musica inedita in Italia è molto più difficile...


L’altro giorno, durante un’intervista con Roberto Tiranti, è emerso che la musica è ormai entrata in un circolo vizioso e che in particolare i musicisti italiani sono penalizzati. Qual è la tua idea in merito?

 

Roberto ha perfettamente ragione a tal proposito e condivido il suo pensiero. Essendo anche lui un professionista del settore, si è scontrato con gli stessi pregiudizi e problemi nei quali mi sono imbattuto insieme ai miei compagni Planethard. Tutto è bello se arriva dall'estero, se una band invece è italiana parte già svantaggiata.


Pensi possa esserci un futuro per le cosiddette “band emergenti”?

Devi essere al posto giusto nel momento giusto e se conti le statistiche e le probabilità del caso, puoi immaginare che non è semplice; direi che anche una bella botta di culo sia indispensabile. Noi abbiamo avuto la fortuna di incontrare Andrea Bariselli il nostro Manager che essendo un musicista conosce bene il significato della parola “farsi il culo”! È un grande professionista, non un "manager" improvvisato come ce ne sono molti, il quale è riuscito a trovarci questo contratto discografico con RNC Music/Orion's Belt che è un'etichetta molto seria. A capo dell'etichetta c'è Nico Spinosa e se provi a "Googlarlo" (come ho fatto anche io), il suo curriculum parla da se.


planethard_intervista_03

Avete in programma di partecipare a qualche festival estivo?

 

Come ti dicevo, sicuramente un tour tutto italiano, mentre per i festival ti posso assicurare che ci sono degli eventi che si prospettano all'orizzonte per i Planethard, però fino a che non sono notizie ufficiali divulgate dal promoter dell'evento devo mantenere il massimo riserbo.


Avete già idee in cantiere per un terzo album? Se si, quale direzione intendete intraprendere?

 

Di idee ce ne sono molte, ora come ora siamo impegnati nel riarrangiare per rendere più moderne alcuni canzoni del primo disco “Crashed On Planethard” e ovviamente a cercare le giuste soluzioni da adottare live per il disco “No Deal”. Ti posso anticipare che sarà più diretto, con meno fronzoli, più aggressivo con dei ritornelli ancora più melodici, con dei testi ancora più ricercati e con delle accordature ancora più particolari, sarà sicuramente un'evoluzione di “No Deal”. Per il momento ci dobbiamo concentrare sulla promozione di “No Deal”, essendo appena uscito sul mercato, quindi non so quando entreremo in studio per il terzo disco, ma sicuramente cercheremo di dare il meglio di noi stessi.


Bene Marco, per noi è tutto. Ti lascio lo spazio per salutare i lettori di SpazioRock e per lasciare il classico messaggio di fine intervista.


Ti ringrazio per l’intervista a nome anche degli altri componenti Gaetano, ringrazio tutti i nostri fans che ci supportano e ne approfitto per ringraziare i nostri sponsor/endorser che ci sostengono nelle attività Planethard: Paul Reed Smith & Eko Music Group, Peavey Italia, D’Addario, Evans, Bode srl, Pro Mark, Loud Guitars, Vinteck, Shure, Gema service, Energie Centro Medico, Suona.net di Monza, Promotion Italia, Il Punto D’Oro, Nuova Safem”.  In ultimo per chi ci conosce, e chi ancora no: veniteci a trovare su http://www.planethard.net/. "See ya on the road Guys!"




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