Il Cielo Di Bagdad (Nicholas Mottola Jacobsen)
Ci insegnano che, in un’intervista, quando le domande sono più lunghe delle risposte, non è mai buon segno che l’articolo, poi, possa risultare, in un qualche modo, ben riuscito. Fortunatamente, esistono delle eccezioni, e ritengo che le troverete nelle sintetiche quanto fulminanti risposte che Il Cielo Di Bagad, nella persona di Nicholas Mottola Jacobsen, ci ha voluto riservare possano, comunque, farvi capire in modo più che efficace lo spirito di una band che ha avuto il coraggio di scegliere un titolo come: “Unhappy The Land Where Heroes Are Needed Or Lalalala, Ok” per la loro ultima, assolutamente efficace, prova discografica.
Articolo a cura di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 21/03/12
Vorrei cominciare con la banalità riguardo al vostro nome: che è bellissimo ed insolito, e, quindi, va spiegato ben bene. Perché non credo che l'abbiate scelto solo per via del suono fico o per darvi delle arie...giusto?

In quei giorni, nel lontano 2004, all'ultimo piano di un condominio, Il Cielo di Bagdad era un po' come la musica che ci apprestavamo a fare, ovvero dilatata ed eterea, ma con dei cambiamenti improvvisi di stati d'animo, un po' come le bombe che cadevano sul cielo di Bagdad a quei tempi...tu dici che è un nome che ha un bel suono? (risate) Ti ringrazio!

C'è stata una bella svolta stilistica tra questo nuovo disco e la vostra prima “Export For Malinconique” di carattere decisamente più post-rock. Cosa è successo in questi 4 anni per portarvi a quello che siete oggi come band?


Che siamo passati da tre amici a sei amici, persone che hanno fatto oltre 200 concerti in tutta Italia, con migliaia di chilometri percorsi, tante feste e tanti abbracci.

Il titolo del vostro nuovo disco nasconde un dualismo di fondo, in italiano suona come "povera la patria che ha bisogno di eroi, oppure LaLaLaLa, ok!", che sembra quasi come a voler dire: "C'è un problema, ma se volete sbattervene va bene anche mettersi a canticchiare LaLaLaLa"...sto fraintendendo tutto?


No, credo proprio che la tua sia una chiave di lettura giusta. Il disco ha, in effetti, due diversi titoli, interscambiabili tra loro. Così, se vuoi che esso sia un album triste, lo puoi chiamare "Unhappy The Land Where Heroes Are Needed" e saltare certe canzoni troppo felici. Oppure, se vuoi esaltarti, basta non saltare alcuna traccia allegra, e chiamarlo "LALALALA, OK".

So che il disco è dedicato ai piccoli ed invisibili eroi di tutti i giorni...a chi vi state riferendo, nello specifico?

Mio padre, tuo padre, la band che abbiamo incrociato sull'Autogrill che non riusciva a mettere la benzina per rientrare a casa. O chi fa fatica ad arrivare a fine mese, o chi per quel mese non è partito proprio.

E, secondo te, che supereroe servirebbe in Italia al giorno d'oggi per renderci un Paese migliore, una nazione che si può dedicare a canticchiare i suoi "LaLaLaLa" senza l'ipocrisia del dover nascondere importanti e fondamentali questioni?

Direi quello delle verità: un eroe che ci dica solo la verità. Poi, anche uno delle sorprese, che naturalmente devono essere solo belle.

cielodibagdadint_2012_01Gli arrangiamenti dei vostri diversi pezzi sono tanto affascinanti e magnifici, quanto assolutamente fuori di testa. Ancora sono stupito dalla quantità di strumenti e dal modo in cui li avete usati! Naturale, a questo punto, chiedervi come nasce un pezzo de Il Cielo Di Bagdad. Soprattutto, a che punto ed in che modo inserite l'elemento della follia.

Volevamo fare un disco che fosse la somma di noi, che ricreasse quel feel di stare insieme alle feste in campagna o durante quei tour che ti dicevo prima, ed il risultato è un disco per noi semplice e colorato. E immediato, anche. Il disco è stato scritto in una cascina tra le colline del Sannio, con lunghe distese di grano davanti a noi, in compagnia di tre cani... due femmine e un maschio. Lì, ogni brano veniva fuori già con i propri colori, senza che dovessimo sforzarci particolarmente. Pensa che il disco è stato scritto in due settimane, con la precisa volontà di essere liberi più che mai.

Immagino che, nella registrazione di un disco come questo, siano successi dei momenti particolari o divertenti in fase di registrazione e composizione. C'è qualcosa che ti piacerebbe condividere con noi?

Dunque…durante i tanti spostamenti che ci portavano da Aversa a Benevento sono accadute tante, ma proprio tante, cose. Ad esempio, il brano "Stop! Stop! Stop!" è nato proprio in macchina, dove lo abbiamo catturato con un telefonino; quando Fausto cominciò a cantare la melodia di quel brano, eravamo fermi ad un semaforo. Verde, tra l'altro.

E live questa meravigliosa baraonda come pensate di renderla? A proposito, parlami del tour che state per intraprendere, già che ci sei.


Luca, il nostro batterista, oggi cammina con le stampelle perché si è operato il ginocchio...quindi non è che siamo proprio pronti! Scherzo, in realtà siamo pronti: sarà proprio una festa ed una bella sorpresa anche per noi andare in giro con questa baraonda che dici. Inizieremo a suonare ad aprile, e cercheremo di coprire l'Italia più possibile. Sul nostro sito troverai i concerti del nostro tour, quindi visitate tutti www.ilcielodibagdad.it

Ultimamente, stavo notando come i dischi di band italiane che mi intrigano di più - incluso il vostro - sono quelli che non arrivano a durare 35 minuti. Secondo te, è tutto frutto di un beffardo caso, oppure c'è un oscuro ed affascinante disegno dietro? Tipo che l'iperattività dei tempi moderni si riflette nella musica, o roba del genere...

Ah, non conoscevo la durata del disco, pensa! Mah nessun disegno….noi volevamo solo fare 8 canzoni che durassero nel tempo. (risate)

Si è appena concluso il festival di Sanremo, facciamo che ne parliamo, dai! Come pensate che reagirebbe una platea/giuria populista e conservatrice come quella dell'Ariston di fronte ad un Vostro pezzo?


Mia mamma sarebbe stata davvero felice.

E quale brano del nuovo disco porteresti sul palco dell'Ariston e perché?

"Happy Heroes", dedicandola a tutti i musicisti che abbiamo incrociato, e anche agli organizzatori bravi e a quelli stronzi. Poi, alla gente che fa cento chilometri per vedere un concerto in compagnia di 50 persone e, infine, ai dischi spediti alle poste e che non sono mai arrivati a destinazione.

Rimaniamo sul tema: i Marlene Kuntz a Sanremo: sono riusciti ad esorcizzare i pregiudizi del festival come hanno dichiarato in pompa magna, o sono stati l'ennesima marionetta al servizio di un Deus Ex Machina più grande di loro?

Che forse questa è una domanda più grande di noi?

Ok dai, basta Sanremo! Prima di salutarvi, mi piacerebbe chiedervi chi chiamereste come ospite nel prossimo disco de Il Cielo Di Bagdad se non aveste alcun problema di budget o altre limitazioni di sorta. Vale di tutto: musicisti, cantanti, produttori, musicisti in veste di produttori...vedete voi!

David Bowie ed Adriano Celentano.

…non è vero, prima dei saluti voglio lanciarti una provocazione! Alla gente che potrebbe dirvi che non siete diventati altro che una versione italiana degli Arcade Fire, cosa risponderesti?

Ma non eravamo i Sigur Ròs italiani? (risate)

Stavolta è davvero tutto, lo giuro. Al solito, se c'è qualcosa che hai sulla punta della lingua ma che non ti ho dato modo di esprimere con le mie domande, ti lascio questo spazio finale per un bel messaggio in libertà.

Abbracci gratis per tutti, e ci si vede in giro. Be Happy.


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