Si ringraziano Fabio Rigamonti ed Andrea Mariano per la collaborazione nella stesura dei testi e Laura Ciraudo per la preziosa collaborazione
Cristina D’Avena? Qui è Gaetano di SpazioRock, piacere di conoscerla…
Ciao Gaetano, il piacere è mio, diamoci pure del tu.
Bene Cristina, presumo tu sia molto impegnata nella promozione dei nuovi concerti coi Gem Boy in questo momento.
Si, è così, dobbiamo assolutamente promuovere questi concerti che, credimi, sono fantastici.
Ti credo, anche perché sono già stato ad uno di questi concerti un paio d’anni fa, all’Alcatraz di Milano, c’era il pienone!
Noi l’abbiamo già rifatto all’Alcatraz, sempre col pienone, e siamo molto contenti.
E il prossimo al quale assisterò sarà quello del Live di Trezzo: ti anticipo che il locale è stupendo.
Ah bene! Me l’hanno detto in effetti, non vedo l’ora.
Come hai conosciuto i Gem Boy, Cristina?
Ci siamo conosciuti casualmente in autogrill, tornavamo tutti da un viaggio di lavoro e ci siamo trovati casualmente in autogrill. Appena mi hanno visto si sono praticamente sdraiati per terra (ride, ndg) e si sono immediatamente proclamati come miei fan. Siccome avevano scritto la canzone “Ammazza Cristina” si sono praticamente scusati dicendomi “no dai ti prego non ci ammazzare, lo sappiamo che ce l’hai con noi”, e ti confesso che ce l’avevo veramente con loro. Era una canzone orribile dove mi avevano scritto di tutto e di più. Sono stati così carini e dolci che è nata una sorta di simpatia, mi hanno consegnato il loro cd e l’ho ascoltato con piacere. Poi quando mia sorella, che lavora come addetto stampa, ha saputo che Red Ronnie voleva organizzare un evento con Cristina D’Avena al Roxy Bar, ha pensato bene di propormi i Gem Boy: io in quel momento non avevo una band, avevamo infatti cessato da poco il nostro rapporto di lavoro col mio vecchio gruppo. Vuoi sapere la mia risposta?
Certo!
Le ho detto testuali parole “ma tu sei pazza, cantano di tutto contro di me, ti pare?”. Poi ho incontrato Carlo, è nata una certa simpatia e abbiamo fatto questo concerto al Roxy Bar di Bologna, con una marea di gente. E’ nato tutto da lì…
Cris, diciamoci la verità, i Gem Boy ci hanno visto lungo. Da un punto di vista prettamente artistico sei stata per così dire… la loro fortuna, ecco…
Di sicuro (ride ndg). Senza le sigle dei miei cartoni animati non avrebbero potuto stravolgerle né scrivere “Ammazza Cristina”…
Uhm, ma non solo, ti dico con molta onestà che non credo che senza Cristina D’Avena sul palco avrebbero potuto fare un tour di pienoni come quello che state portando in giro da anni…
Questo non te lo so dire, nel senso che non posso esprimermi. Di sicuro è un concerto fuori dalle righe che almeno una volta nella vita bisogna vedere, è un concerto molto particolare, emozionante e voglio invitare tutti a vederlo perché ci fa tornare tutti bambini!
Anche il rock sembra amare Cristina D’Avena, le cover delle tue sigle infatti si sprecano. Tu conosci qualche gruppo rock che ti ha coverizzato?
Sì, è vero. Io conosco i Miwa che cantano le mie canzoni e le ri-arrangiano in versione SKA. Hanno fatto “Occhi di Gatto”, “I Puffi”. Molto bravi, ma ci sono tantissimi gruppi…
Te ne dico uno io al quale sono molto legato: i Trick Or Treat li conosci?
Li ho sentiti ma non li conosco personalmente…
Loro hanno rifatto “Robin Hood” in una versione semplicemente stellare…
Ah, ma certo! L’ho sentita eccome, su YouTube! Bellissima, bellissima… sono proprio loro?
Sì esatto, proprio loro…
L’ho sentita eccome, è ho detto “mamma quanto è bella”, diglielo pure se li senti perché sono molto bravi e la canzone è troppo bella. A parte il fatto che il cantante ha una bellissima voce, mi piace molto, e la sigla è stupenda fatta così.
Bene, allora ti comunico che hanno fatto anche “David Gnomo”, cercala su YouTube!
Me lo segno e appena abbiamo finito vado a cercarla!
Bene. Cambiamo argomento: l’età d’oro delle sigle dei cartoni animati sta a cavallo tra gli anni ottanta e il duemila, come nasceva una tua sigla a livello prettamente musicale?
Considera che quando si decideva di creare una sigla, a seconda di chi scriveva il testo, quasi sempre Alessandra Valeri Manera perché io è da poco che scrivo i testi delle mie sigle, si comprano i diritti del cartone animato, si legge tutta la storia e si da al maestro il mandato di fare l’arrangiamento. Ce ne restituiva sette o otto, sceglievamo quello che più ci piaceva e cominciavamo ad inserirci il relativo testo. Una volta pronto il tutto mi chiamavano per andare ad incidere le parti vocali in studio al quale poi, in seguito, aggiungevamo i cori. Infine, si passa alla fase di mixaggio. C’è da dire che in corso d’opera cerchiamo di dare sempre più spessore al pezzo, cambiandolo e migliorandolo…
A proposito di spessore, ho preparato una domanda che si riallaccia strettamente a questa parola. Secondo te le sigle dei cartoni animati di oggi hanno meno spessore rispetto a quelle di vent’anni fa?
Non lo so se hanno meno spessore o se in realtà i tempi sono talmente cambiati che la nostra percezione è quella a cui fai riferimento. Io ho sempre cercato di mantenere gli stessi maestri e i miei brani hanno più o meno lo stesso sapore nel corso degli anni. Io credo che bisognerebbe dire a chi scrive le sigle che non basta scrivere una melodia e due note per poterla definire “pronta”, la sigla di un cartone animato ha tutto un suo iter e deve riuscire a mantenersi nel tempo. Se “Mila e Shiro” dopo vent’anni è ancora attuale, significa che il maestro è stato geniale, che ha guardato avanti. Io dico che scrivere le sigle dei cartoni non è una barzelletta, non è così facile: bisogna cercare di scrivere avendo molto intuito e guardando molto oltre. Non è una canzone pop che dura un solo anno, ma dura una vita e deve essere sempre attuale, non deve mai seguire le mode. Guarda che non è facile, credimi…
E non solo la musica, anche i testi devono in qualche modo essere “immortali”…
Esatto. Tutti pensano che sia il mondo dei balocchi, che sia tutto semplice… invece è un mondo estremamente severo, difficile, complicato, complesso. Ci sono le emozioni di mezzo e non è uno strimpellare un brano…

Ti sento molto attaccata a questo argomento, c’è qualcuno che invece ti ha remato contro in tal senso?
No no, io stessa sono una che guarda avanti. Qualcuno magari può pensare che cantare per i bambini sia una cosa di serie B, invece non hanno capito che è esattamente il contrario, perché tu hai a che fare con dei bimbi che ti imitano, ti ascoltano e che cresceranno anche a seconda di quello che gli fai sentire. E’ una responsabilità altissima nei confronti dei bambini, e ancora di più nei confronti degli adulti: sono loro che mi hanno portata al successo e a loro devo tutto l’amore che mi dimostrano.
E direi che sei arrivata nel tempo: io stesso, a trentaquattro anni, oggi vengo ai tuoi concerti… e ti ascoltavo da quando ne avevo sei…
Ti ringrazio tantissimo. Io mi auguro che tanti ragazzi seguano il tuo percorso, perché sono andati oltre. La vita è fatta di tappe e oggi alcuni ragazzi tendono a saltarle, nemmeno a bruciarle… ed è sbagliato. I bimbi oggi sono troppo più grandi della loro età, e quando diventeranno grandi non sapranno come affrontare certe situazioni…
Perfettamente d’accordo con te. Parliamo di televisione: che rapporto hai oggi con questo “favoloso” strumento mediatico?
A me piacciono da morire i telefilm per esempio, le sit-com tipo “Casa Vianello”. Adesso ci sono troppe fiction approntate sul dramma, ci vuole qualcosa di più allegro e di più divertente…
Io mi riferivo al mondo della televisione vista da dentro…
Io credo che la televisione debba fare qualcosa in più per i bimbi. Te lo dico, è sbagliato quello che stanno facendo adesso, ovvero: nulla. Bisogna focalizzarsi di più sul mondo dei piccoli, perché loro hanno bisogno di un punto di riferimento davanti alla televisione… meno programmi ma più settoriali.
Non credi che questo sia anche un po’ colpa degli adulti che, oggi, tendono a sottovalutare l’importanza dell’età infantile?
Considera che i genitori hanno tanto da fare, molto più che un tempo. Io vedo genitori che fanno mille sacrifici per i bambini, siamo noi dentro il sistema che dobbiamo cambiare e che dobbiamo aiutare…
Ascolta Cri, tutti ti chiedono sempre quale sia la tua sigla preferita, io oggi ti chiedo se ce n’è una di cui faresti volentieri a meno…
Non c’è, sono tutte troppo carine. Posso dirti quella che ho cantato fin troppo, ovvero “Mila e Shiro”, ma è così bella che non può restare fuori dal repertorio… ti confesso che quella l’ho cantata davvero sempre…
Bene Cristina, io avrei altre mille domande ma so che devi scappare e ti lascio andare al tuo lavoro…
Ciao Gaetano grazie, sei un tesoro, ho un’altra telefonata che mi aspetta tra due minuti. Grazie ancora per l’intervista, ci vediamo di sicuro al Live di Trezzo.





