Grand Magus (Janne "JB" Christoffersson)
Suonano una musica diretta e senza compromessi. Si ispirano direttamente ai maestri dell'epic e dell'heavy metal classico. Non fanno uso di effetti speciali, nè tantomeno di elettronica o orchestrazioni. Vengono giustamente annoverati fra gli esponenti di punta del metal classico di nuova generazione. Parliamo ovviamente degli svedesi Grand Magus che a dispetto di quanto premesso, tornano con un nuovo disco cui non difettano certo gli elementi di novità: "The Hunt", questo il titolo dell'opera, vede infatti l'arrivo di un nuovo batterista e il contestuale passaggio all'etichetta tedesca Nuclear Blast, oltre a tante altre cose di cui abbiamo discusso con il leader JB Christofferson... buona lettura!
Articolo a cura di Luca Ciuti - Pubblicata in data: 29/05/12

Da un nuovo disco dei Grand Magus nessuno si aspetta particolari elementi di novità, eppure su “The Hunt” non mancano passaggi quasi hard rock oriented, vedi l’opener “Starlight Slaughter”, “Silver Moon” o “Drakksad”…


Ciao, sono d’accordo con quanto dici, le canzoni che hai citato hanno un feeling piuttosto differente rispetto a quanto abbiamo fatto in passato, ma per il resto i nostri fan possono dormire sonni tranquilli, “The Hunt” è un disco fatto al 100% di puro heavy metal!


Anche la tua voce copre uno spettro più ampio rispetto al passato, in certi passaggi sembri quasi ricordare R.J.Dio…


In effetti ho cercato di apportare qualche piccola variazione alle parti vocali, certi passaggi sono caratterizzati da un registro diverso e più ampio. Per quanto riguarda il paragone con Dio sfondi una porta aperta, i suoi dischi con i Black Sabbath sono incredibili e non smetterò mai di adorare il suo stile, che è semplicemente unico!


Il climax del disco è rappresentato dalla title track e da  “Sons Of The Last Breath”, un pezzo, soprattutto quest’ultimo, che rivela inedite influenze folk …


Assolutamente! Entrambe le canzoni che hai citato hanno qualcosa di speciale, “Sons Of The Last Breath” in particolare rappresenta qualcosa di completamente nuovo per noi,  anche se abbiamo già avuto a che fare con la musica tradizionale scandinava in passato, per esempio sul nostro secondo album e nella canzone “Like The Oar Strikes The Water” da “Iron Will”.


“The Hunt” segna l’ingresso in formazione del batterista Ludwig Witte, ex Spiritual Beggars. Quali sono i motivi che hanno portato Sebastian a lasciare il gruppo?


Sebastian voleva dedicare più tempo alla sua famiglia, ha due figli che stanno per andare a scuola e ha preferito star loro vicino piuttosto che passare del tempo in tour. Questo è il motivo principale. Per quanto riguarda Ludwig, lo conosco da parecchio tempo e da anni gli promettevo che se Sebastian per qualsiasi motivo avesse lasciato la band, lui sarebbe stato la nostra prima scelta. Così è avvenuto, è successo tutto in maniera molto naturale ma non solo, io e Fox ci riteniamo  fortunati per via che lui volesse ancora unirsi alla band a distanza di tempo! E’ un grande batterista…abbiamo dato a Seb la possibilità di commentare sul nostro sito ufficiale l’ingresso di Ludwig in formazione, a dimostrazione del fatto che non ci sono risentimenti fra noi, è come un fratello.


Dopo appena un album pubblicato con la Roadrunner siete passati alla Nuclear Blast. Cosa non ha funzionato?


Semplicemente hanno deciso di non rinnovare il contratto, tutto qui.


Le vostre lyrics sono passate negli anni da tematiche religiose ad altre più tipicamente viking e pagane, in un’ottica decisamente più profonda rispetto a tanti altre bands che sembrano sposare il motto “siamo cool perché siamo vichinghi”…


Oh sì, c’è decisamente più spessore nei nostri testi, ah ah ah! Parlando seriamente, quelle affrontate nelle nostre canzoni sono tematiche con cui sono cresciuto e che rappresentano una vera e propria scelta di vita, una filosofia e un modo di vivere e credimi, tutto questo ha davvero poco a che fare con l’essere “cool”… e non mi riferisco polemicamente a te …


Critica e pubblico concordano nel definirvi non tanto innovativi, quanto degli abili compositori. Voi che ne pensate?


Penso che sia un bene il fatto che per molta gente scrivere canzoni sia ancora la cosa più importante… voglio dire, quante bands realmente innovative ci sono là fuori? Cosa può essere definito “innovativo”? “Run To The Hills” è forse un pezzo innovativo? Secondo me non lo è affatto, ma resta una canzone fantastica. Questo resta il nostro scopo, scrivere le migliori canzoni possibili, le più memorabili in assoluto. Non siamo troppo interessati al concetto di arte.

 

 

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Puoi dirci qualcosa sull’artwork di “The Hunt”?


In una parola: sconvolgente! Arik Roper, che aveva già lavorato con noi per “Iron Will”, ha fatto davvero un gran lavoro. Noi ci siamo limitati a dargli il titolo e lui è tornato con quell’immagine che vedi in copertina. Calza a pennello con la musica e con il tema della canzone. Deve esserci una sorta di telepatia fra noi!


Cosa puoi dirci della tua esperienza con gli Spiritual Beggars? È da considerarsi definitivamente conclusa?


Chi può dirlo?

 

Sul palco avete un approccio molto essenziale e diretto, avete mai pensato di arricchire la componente teatrale on stage?


Ci piacerebbe ma sai, non è facile, dipende sempre da quello che puoi offrire … effetti speciali, giochi pirotecnici e quant’altro sono roba molto costosa, vedremo cosa potremo fare in futuro…


Nei festival suonate spesso durante il giorno, pensi che questo penalizzi la resa della vostra musica?


Non è detto, anzi, alcune caratteristiche del nostro show traggono vantaggio dal fatto di suonare alla luce del giorno, ma ovviamente la resa complessiva è migliore quando hai a disposizioni luci e tutto il resto. Se potessi scegliere, suonerei sempre dopo il tramonto!


Janne, siamo in conclusione: descrivi “The Hunt” ai fans in poche parole.


Vero, onesto, potente heavy metal! Puro acciaio nordico! Grazie per il supporto!




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