Max Pezzali (Max Pezzali)
Vent'anni sono passati dal suo primo album "Hanno Ucciso L'Uomo Ragno" con gli 883. Eppure, sembra che il tempo non sia mai passato, tanto che quello stesso album ritorna in queste settimane, in una veste nuova, grazie alla collaborazione dei rapper italiani più celebri. Vent'anni che dovrebbero valere quaranta, sessant'anni, in un mondo dove è cambiato tutto, i tempi sono senz'altro più cupi e difficili, ma si vuole tornare a ricercare una leggerezza e spensieratezza nella musica italiana che non c'è più da parecchio. Sono tempi difficili per tutti, soprattutto per l'industria musicale, ma le parole di Max illuminano un po' questo cielo pieno di nubi nere. Buona lettura!
Articolo a cura di Alessandra Leoni - Pubblicata in data: 11/06/12
Ciao Max! Benvenuto su SpazioRock, è un piacere enorme poterti intervistare.


Ciao Alessandra! Tutto bene?


Sì, tutto bene! Siamo pronti per iniziare. Parto subito diretta: perché hai voluto "rifare" il mitico album "Hanno Ucciso l'Uomo Ragno" in collaborazione con i migliori rapper italiani in circolazione?


E' nato tutto da un incontro casuale. Brevemente, agli MTV Days di Torino dello scorso anno ho cantato nello stesso giorno di alcuni rapper italiani, da Club Dogo, a Marracash ed altri, tra cui J-Ax. Questi artisti avevano cantato tutti prima di me, ma durante la parte finale del mio set, sono saliti sul palco i Club Dogo ed altri artisti della scena rap torinese e cantavano a memoria i miei pezzi, insomma, hanno preso il microfono e hanno cantato con me i ritornelli dei miei brani. A quel punto, la cosa mi ha lasciato basito, mi ha fatto un piacere enorme, a tal punto che mi sono chiesto come mai artisti di un'ambiente così diverso dal mio conoscessero bene la mia musica e parlando con loro, con i Club Dogo e gli altri, mi hanno detto che non solo loro, ma anche altri rapper tenevano molto in considerazione il mio primo disco degli 883, e lo hanno sempre considerato un momento epocale per la musica italiana. A quel punto è nata l'idea con Don Joe, che è il produttore e dj dei Club Dogo e di tanti altri artisti rap, di prendere "Hanno Ucciso L'Uomo Ragno" e di far cantare i rapper italiani che avevano voglia di farlo. Detto fatto: nei ritagli di tempo di ciascuno di noi, perché i Club Dogo stavano facendo un nuovo disco, si è creata questa sorta di squadra che ha cantato su questo disco e secondo me il risultato è straordinario, perché in realtà si dimostra la modernità del disco, certe cose sembrano esser state scritte un quarto d'ora fa. In un certo senso, poi, ci si rende conto che il mondo raccontato in quel disco, quel mondo di due ragazzi che raccontano tutto con il loro linguaggio, è molto simile al linguaggio dei rapper, che raccontano una realtà nuda e cruda. Credo che la cosa sia particolarmente divertente, perché tutto questo è diventato un anello di congiunzione tra passato e presente, non si capisce bene se questo sia un disco del 1992 rifatto nel 2012, o un disco del 2012 invecchiato per fare in modo che sia del 1992.


Incredibile anche solo pensare che "Hanno Ucciso L'Uomo Ragno" abbia vent'anni.


Già, vent'anni che dovrebbero valere il doppio o il triplo, perché sono stati vent'anni di fortissimi cambiamenti. Non sono i vent'anni di certi momenti del secolo, dove accadevano socialmente e politicamente poche cose; questi sono vent'anni dove è cambiato tutto, la vita dei ragazzi, l'arrivo di internet, la velocità di fruizione, il cambiamento dei gusti. Ciò che poteva essere più che obsoleto, in realtà suona presente e attuale, ed è stupefacente.


Guarda, ti confesso che io ci ho pensato su, al fatto che canzoni come le tue siano tutt'ora attuali e forse questo è dovuto al fatto che in questi tempi drammatici, perché non sono tempi allegri, ci sia bisogno di ascoltare musica semplice, diretta e spontanea. E tutto questo, in un certo senso, sembra mancare alla musica di oggi.


Sai, penso che in un certo senso tu abbia proprio ragione: con la mente sono andato indietro e ho ripensato a cosa stesse succedendo a quei tempi. E ho pensato "Cavolo, ma che spensieratezza che c'era, allora...", erano tempi diversi ed i racconti erano su una città che non aveva molto da offrirti, c'era sempre la voglia di scappare da qualcosa, ma il finale era sempre positivo o perlomeno agrodolce, c'era una luce di speranza in fondo al tunnel. Ricordo quando abbiamo scritto quelle canzoni, eravamo in studio e ricordo che eravamo in piena Tangentopoli, ma comunque vedevamo quello che stava accadendo con un certo ottimismo, se quello che stava succedendo serviva per buttare via tutto ciò che era vecchio e per lasciare spazio al nuovo. L'Europa stava cambiando, le frontiere stavano cadendo, il Muro di Berlino era caduto, ci stavamo preparando ad affrontare tutta quell'ondata di novità. C'era questo sogno di universalità, di unione con gli altri. C'erano stati anche degli episodi molto negativi, le stragi della mafia, ma la reazione da parte di tutti era stata pazzesca, una reazione molto forte, a Palermo tutti erano scesi in piazza contro le stragi, una risposta così unitaria e forte non c'era mai stata. Era stata una reazione d'orgoglio e di forza. Si pensava che quella battaglia si sarebbe vinta. E oggi forse una reazione così è un po' impensabile, si vedono nubi ovunque. Come ha detto J-Ax nel suo inedito che abbiamo fatto assieme, ci si vede solo in bianco e nero, mentre noi riuscivamo a vederci a colori e questo è ciò che manca oggi.


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Anche perché, a ben vedere, oggi sembra che abbia molto più successo la canzone che va sul sociale a tutti i costi, e molto spesso queste canzoni sono spinte e premiate da questi critici musicali pseudo-intellettuali che ricercano la canzone con un tema sociale a tutti i costi.


E' vero, che secondo me è anche una grande ipocrisia, ed è una caratteristica italiana, o meglio, quasi solo italiana, e risale agli anni '70 quando era stata creata quella categoria di cantautorato impegnato. Ora, se non metti qualcosa nei tuoi brani che rimanda, o cita qualcosa di sociale o intellettuale non ti guarda nessuno, per esempio: se ai miei tempi mettevi il nome di Mandela nella tua canzone diventavi improvvisamente un figo, anche se la canzone non voleva dire niente. Rimane il fatto che se una canzone impegnata è bella, è comunque una bella canzone, anche la canzone con dei sentimenti, o comunque una canzone che assomiglia ad un racconto, rimane una bella canzone da ascoltare. E questo secondo me è il compito della canzone leggera; ho sempre preferito usare la canzone come un racconto di tre, quattro minuti, in cui parto da un punto, arrivo ad un altro punto, e in mezzo accade qualcosa, che viene esplicitato nell'ultimo ritornello. Credo che quella sia la chiave, io so che la canzone che faccio deve essere intrattenimento per le persone, che non vuol dire fare solo ridere. Vuol dire far piangere, far ridere, far emozionare, far pensare, ma non si può pensare che tutto debba essere solo un tipo di canzone. E' una chiusura mentale drammatica che ha condizionato il modo di scrivere delle persone. Oggi siamo pure nella fase dove è molto più importante la qualità tecnica rispetto a quello che si esegue, ci sono canzoni scritte meravigliosamente, cantate da grandi voci, però poi, gli unici che ti raccontano qualcosa di vero oggi sono i rapper, per questo dico che la musica rap è un po' il nuovo pop. I ragazzi hanno bisogno di storie, non solo di emozioni, sentimenti, ed esecuzioni ineccepibili.


Mi hai fatto venire in mente altre due cose, parlando proprio di questo, di questa chiusura mentale. Mi hai fatto pensare a come si presentano certi artisti, come per esempio Arisa, con la quale hai collaborato, alle loro canzoni e alla loro personalità. Ricordo che agli inizi Arisa veniva criticata per le sue canzoni semplici e godibili, come "Sincerità" e "Malamorenò" e a tutto il suo modo ingenuo di presentarsi. Poi però, ci si rende conto che coloro che l'hanno giudicata sono rimasti in superficie, perdendosi delle belle canzoni come "La Notte", "Pace", e perdendosi soprattutto un'artista molto brava.


Arisa è eccezionale! Ma poi, penso che nel mondo della musica ci sia una sbrigatività di fondo, ovvero, non c'è più tempo. L'industria musicale è in una crisi nera, per mille ragioni che non è il caso di approfondire, altrimenti ci vogliono due giorni, ma non solo, anche il mondo dei concerti è sempre più in crisi. Quindi cosa succede: bisogna avere dei risultati subito, perché è cambiata anche la fruizione della musica stessa, i ragazzi tendono a non appassionarsi più di tanto se non si racconta una storia. Serve una canzone che entri subito in testa, che rimanga lì, ma non c'è più tempo per approfondire con altre canzoni. Ci si prende tempo solo per artisti di livello, è difficile che un artista giovane venga approfondito, andando oltre al singolo. Poi, oggi, si viaggia molto per stereotipi: chi deve scrivere di un artista guarda la foto nella press release, legge la biografia e ascolta il singolo e basta. Se hai degli occhiali di un certo tipo, allora sei di quella categoria, se nel tuo singolo parli di un certo argomento, allora vuol dire che parli solo ed esclusivamente di quella cosa... Non c'è tempo, né voglia di approfondire. Ed il pericolo è di liquidare con frasi e parole stereotipate degli artisti che in realtà avrebbero moltissimo da dire, se solo si avesse quella mezz'oretta in più da dedicargli. Bisogna anche evitare di dedicarsi al multitasking in certe attività, sono ancora dell'idea che quando mi metto ad ascoltare un disco, faccio solo quello per quell'oretta e basta. Invece oggi ascoltando un artista più come sottofondo, mentre si fa altro, il rischio è che comunque si perdano delle sfumature che non si perderebbero con un ascolto più attento.


E' una cosa che ho notato pure io: è incredibile come di certi dischi ci si ricordi di tutte le canzoni a memoria, che sia un disco dei Beatles...


Ma anche dei Kiss!


Giusto, qualsiasi disco che ci abbia colpito, ed è altrettanto incredibile che oggi di un artista ci si ricordi a malapena del singolo e non si conosca nemmeno l'album che è stato pubblicato.


La chiave di tutto è che bisogna concentrarsi sui singoli e basta, e c'è bisogno di rimanere costantemente sul mercato, non puoi prenderti più un anno e mezzo, o due, per fare un album come si deve. La gente ti dimentica molto più in fretta, bisogna fare molto per rimanere sul mercato. E' un fenomeno curioso, perché la maturazione artistica di una band o di un singolo richiede molto tempo, e oggi sei costretto a buttarti in corsa con quello che hai. Magari delle dodici canzoni che hai, se avessi avuto tempo ne avresti tenute solo sette e ne avresti fatte altre, mentre invece devi prenderle e buttarle nell'album, perché questo è quello che succede. Tutto questo comporta un calo della qualità, e si crea un cane che si morde la coda continuamente.


La musica, quale che sia, ha sempre bisogno di tempo per essere assimilata.


Assolutamente! E oggi, purtroppo, per questa fretta, non ci sono dei nuovi capolavori che sai che rimarranno nella storia della musica. Non c'è tempo per assimilare, capire dei dischi complessi o con una certa ricchezza. E' cambiato proprio l'ecosistema, e non è precisamente e personalmente colpa tua, o mia. E' cambiato tutto. Recentemente, poi, stavo leggendo un'intervista a Skrillex, che per me è un genio assoluto, ed è uno che lavora mentre è in tournée, cioè praticamente sempre. Praticamente lui compone i suoi brani al computer, quando arriva al soundcheck della serata, collega il suo portatile alle casse e cerca di sentire se il pezzo composto funziona o meno. Non deve portarsi dietro altro, solo il suo portatile, e una volta sentito che il pezzo funziona, lo metterà in un EP o in futuro album. E lui lavora secondo le modalità di oggi, è adatto a questi tempi. L'elettronica è diventato il nuovo rock, perché si è perfettamente adattata alle esigenze del mercato di oggi. Non hanno bisogno di vendere milioni di dischi, perché non è quello il punto, anche perché oggi con Soundcloud e iTunes vendi brani singoli a poco. Loro creano hype attorno ai loro lavori, che creano portandosi dietro la loro borsa del computer, praticamente a costo zero. La chiave sono anche le loro serate, le loro migliaia di serate che fanno ogni anno.


intervista_max_pezzali05Tornando al discorso che abbiamo fatto prima, ad un certo punto hai detto "cantautore" e la mente è andata subito a Lucio Dalla, che se n'è andato quest'anno. Ecco, per me Lucio Dalla era un grandissimo artista in grado di unire argomenti veramente profondi ad una leggerezza straniante e stridente, paragonata a tutta quella profondità.


Lucio Dalla era un grandissimo genio della musica italiana. Era un grandissimo autore, un grandissimo cantante ed un polistrumentista micidiale. Ricordo un episodio proprio legato ad "Hanno Ucciso L'Uomo Ragno". Ai tempi io lavoravo ancora in Croce Rossa, ero rimasto lì come volontario, e la Croce Rossa di Pavia aveva organizzato una serata di beneficenza al palazzetto dello sport della città. E c'era proprio lui. Ricordo questa scena incredibile: è sceso dalla sua Jaguar blu, da solo, senza nessuno e si è diretto verso di me, in questo backstage approssimativo del palazzetto. Io ero letteralmente congelato lì, e mi ha detto "Ma tu sei quello che canta ‘Hanno Ucciso L'Uomo Ragno'?" e io "Sì, Maestro, che piacere conoscerla..." quelle cose lì; lui mi ha zittito immediatamente, ha fatto un leggero inchino in avanti e mi ha teso la mano, dicendomi: "E' un grandissimo piacere conoscerti, sono convinto che quello che fai sia una delle cose più nuove che si siano sentite nella musica italiana. Sono convinto che farete tanta, tanta strada, vedrai". Io ero in una fase mentale in cui il pensiero di aver fatto un solo album fosse già un traguardo incredibile, pensavo che potesse essere anche l'ultimo, ma questa frase mi è rimasta davvero impressa per anni, perché è stata effettivamente una grande premonizione ed intuizione, proprio quando nessuno avrebbe scommesso su di noi.


Beh, ci ha visto proprio giusto.


Pensa che all'inizio ho pensato che magari l'avesse detto per carineria, comunque per cortesia, non capivo e un po' non ci credevo. A distanza di vent'anni, tutto è tornato alla mente e mi ha folgorato.


Un'ultima domanda: hai in mente qualcosa di speciale per celebrare questi vent'anni di carriera?


Ma io pensavo di fare una tournée da Ottobre in avanti, in giro per l'Italia. Il mio sogno sarebbe fare un concerto portando per intero "Hanno Ucciso L'Uomo Ragno", anche se poi, non puoi fare solo quello, perché se non fai certi pezzi fondamentali ti linciano e ti chiedono indietro i soldi del biglietto (ride). Magari potremmo fare due set distinti, anche se comunque l'idea rimane di riportare in giro il primo album con le atmosfere del 1992. Vediamo se si può fare, sarebbe bello di città in città invitare uno dei rapper che hanno partecipato alla riedizione di "Hanno Ucciso L'Uomo Ragno".


Bene Max, ti ringrazio davvero tanto per il tuo tempo, è stato un grandissimo piacere poterti intervistare! Grazie, sei stato gentilissimo!


Ma grazie infinite a te! Alla prossima e buona giornata, ciao!




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