Wallis Bird (Wallis Bird)
In occasione del suo primo viaggio in Italia - che l'ha vista esibirsi in alcuni concerti a Trieste, Torino, Brescia e Milano - SpazioRock ha avuto l'occasione di intervistare la cantautrice irlandese Wallis Bird, concentrandosi sul nuovo album, intitolato "Wallis Bird", le sue influenze musicali e l'importanza del rumore nella musica contemporanea. Buona lettura!
Articolo a cura di Alessandra Leoni - Pubblicata in data: 20/07/12
Ciao Wallis, prima di tutto grazie mille per essere venuta!


Ciao Alessandra! E' un piacere.


Che cosa mi puoi dire del tuo viaggio in Italia? E' stato piuttosto lungo!


Prima di tutto, è stato fantastico! Abbiamo iniziato a Trieste, presso il lago, ed è stato davvero troppo divertente. Poi, siamo andati a Brescia, l'altroieri e poi a Torino. Non so che altro dire, è stato bellissimo!


Per quanto riguarda il pubblico?


Grandioso! Molte persone mi hanno detto che il pubblico italiano è esigente, ma non è stato così, per nulla. Durante il nostro primo concerto ci sono state molte persone che urlavano e gridavano, divertendosi molto. Il pubblico è stato comunque piuttosto speciale, ci sono stati più presenti di quanti me ne aspettassi, in fondo è la mia prima volta qua.


Dunque, vorresti dirmi qualcosa di più di te, della tua carriera e via discorrendo?


Certo, la mia carriera... Faccio musica da quando sono bambina, tramite la scuola, spettacoli, cori, qualsiasi cosa. Dai 17 anni ho creato una band e abbiamo iniziato a fare concerti. Poi, durante il college ho iniziato a suonare ogni sera, ed è stato un bel modo per imparare a gestire il pubblico, ad intrattenerlo.


intervista_wallis03Parlando del tuo album, "Wallis Bird", devo dire che mi è davvero piaciuto. C'è un buon equilibrio tra canzoni intime e quelle più energiche e solari. Che cosa mi puoi raccontare del processo di registrazione?


E' stato un processo molto lungo. Ho cominciato a registrare in camera mia, nei periodi in cui accumulavo suoni nel mio appartamento, perché dove vivo, a Londra, tutto è così rumoroso e pieno di cultura e persone matte. E' tutto così pieno di questi rumori, bellissimi rumori mescolati con la natura e la città. Poi, ho trascorso dieci giorni in Irlanda, presso l'Oceano Atlantico, raccogliendo altre idee e scegliendo cosa volessi fare, di che cosa volessi parlare. Non ero sicura se la mia musica dovesse essere semplice o meno, ma l'aver raccolto tutti quei suoni e rumori mi ha aiutato a creare la base del mio disco. I testi vogliono dire qualcosa come "pensi di sapere tutto, ma in realtà non sai nulla. Più impari, meno impari".


Quello che ho trovato interessante, è stato proprio il non mettere i testi nel tuo booklet, ma solo una descrizione dell'atmosfera del brano.


Sì, la gente tende a dimenticarsi lo sforzo di mettere assieme un album, per me è una forma d'arte. Ho fatto questo sforzo di togliere i testi e di fare in modo che l'ascoltatore li capisse, anziché leggerli. Il mio obiettivo è di fare la mia musica davvero personale.


...Assolutamente. Potevo anche vedere le stanze - dove hai registrato e composto i brani - disegnate nel booklet. Hai disegnato tutto tu?


Tutto quello che ho fatto è per renderlo più personale. Non sono una gran disegnatrice, ma ripeto, è per creare un'atmosfera intima.


Riesco a vederti e immaginarti in questa o quella stanza fare qualcosa! (ridendo) Ad ogni modo, hai una qualsiasi artista femminile come modello?


Ne ho molte. Penso a Nina Simone. L'adoro, il suo modo di essere, il suo spensierato "Non me ne frega niente". Ha eliminato i confini e ha distrutto muri. Ed era incredibilmente piena di talento, era una regina, le sue canzoni erano innovative e ha cambiato nazioni intere, idee sul gender. E ho pure Ani DiFranco, il suo stile di vita è molto interessante, parla di cose che nemmeno gli artisti moderni osano affrontare. E' una sorta di pioniera nel libero pensiero e della libertà di parola. E' incredibile. Sono entrambe molto importanti per me. Non dico di suonare come loro, non posso essere alla pari di ciò che hanno lasciato, e non ci ho mai provato.


Credo sia normale avere dei modelli. Voglio dire, fai musica non per suonare come loro, ma penso che questo sia più un modo per ringraziare coloro che ti hanno ispirato. E' la stessa cosa per me nella scrittura: prima di tutto, lo faccio per me, e poi è un modo per ringraziare coloro che sono venuti prima di me con le loro fantastiche opere.


Quello che hai appena detto è semplicemente bellissimo, "prima di tutto, lo faccio per me". E' tutto lì. Una riga, una parola, e noi esistiamo. Tutto ciò che c'è ora è quello che è venuto prima.


Parlando di influenze, in un paio di brani mi hai ricordato Sinéad O'Connor. Credo che tu sia già stata paragonata a lei, in precedenza.


Oh, grazie! No, non sono mai stata paragonata a lei prima d'ora!


Beh, penso che mi ricordassi pure Tori Amos. A dire il vero, piacendomi davvero, non è così facile per me trovare qualcuno che mi ricordi lei...


Mi piace moltissimo Tori Amos! E' fantastica, sono cresciuta con Tori e il primo disco che io abbia mai sentito era "Boys For Pele". Avevo 11 anni ed è stato così innovativo... Una delle mie canzoni preferite è "Putting The Damage On".

 

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Che canzone fantastica! Ho cominciato a sentire Tori piuttosto giovane, penso che avessi 12, o 11 anni come te.


E' incredibile poter lasciare entrare una personalità così forte nel tuo cuore quando si è così giovani. Sviluppa la tua personalità, sai, a livello del subconscio, con il passare del tempo. "Boys For Pele" è tutt'ora uno dei miei album preferiti. E pure "Scarlet's Walk" è davvero bello!


Penso che "Under The Pink" sia il mio preferito, perché è un disco così intimo e il titolo parla da sé: "Under The Pink", sottopelle.


Davvero? E' questo il significato? Wow! Ho cercato per anni di trovare il significato... E non ci avevo mai pensato! Grazie, tesoro. E' fantastico come lei - assieme ad Ani DiFranco - abbia passato tutta la sua vita a fare musica e a condividere i propri sentimenti con le persone. E non è più così, perché l'industria musicale sta uccidendo i musicisti. Questi prendono i dischi ai giovani musicisti, e il più delle volte non li pubblicano, non credono nello sviluppo di un giovane artista. Ed è uno shock ed una vergogna. L'industria musicale sta cambiando in peggio i musicisti.


Un'ultima cosa vorrei condividere con te, parlando del rumore (dato che nel booklet del disco, accanto ai nomi dei suoi musicisti, c'è questa parola: i "noise-makers", coloro che fanno rumore - NdR) e vorrei farlo tramite una frase di John Cage, che ha detto che il rumore è una parte importante del mondo. Il mondo è fatto di musica e la musica è anche composta da rumori. La musica classica ha cercato di escluderlo, mentre la musica contemporanea sta cercando di reincluderlo ancora una volta. E' ciò che hai fatto nella ghost track del tuo disco, "Polarize".


Sono perfettamente d'accordo con te. Stavo parlando con il mio amico Marcus, che ha anche coprodotto l'album, e diceva che il rumore non è musica, ma io gli ho detto che ciascun rumore aveva un'importanza, tutto è uno strumento, tutto ciò che produce un suono. Per fare quella ghost track, ho lasciato acceso il microfono acceso e ho premuto "registra". Sono tornata e ho premuto "stop". L'ho fatto più volte, per poter creare livelli e livelli di suoni. Quello che è venuto fuori è stata un'incredibile sinergia creata, un ritmo incredibile. Tutto ha senso se lasci che sia.




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