The Gaslight Anthem (Benny Horowitz)
SpazioRock ha intervistato il batterista dei Gaslight Anthem, Benny Horowitz, in occasione dell'uscita del loro quarto album "Handwritten". Buona lettura!
Articolo a cura di Alessandra Leoni - Pubblicata in data: 24/07/12
Benvenuti in Italia e su SpazioRock, come sta andando il tour?


Va bene, abbiamo appena iniziato con Parigi e Berlino, aprendo per i Soundgarden, poi avremo i nostri show da headliner in Germania e poi torneremo qua. Fino adesso, i concerti da headliner sono stati fantastici, ci stiamo riabituando ai tour, all'essere in viaggio e al suonare tutte le sere per un po', e sta andando tutto bene!


State girando con tutto il set di band come Refuse e The Afghan Whigs?


No, questo è l'ultimo concerto con i Soundgarden. Abbiamo fatto tre concerti con loro e con gli Afghan Whigs e ne siamo molto felici, perché sono due tra le nostre band preferite e poi, il grosso dei concerti che facciamo sono o festival o concerti da headliner con band locali.


Qua suonerete di nuovo a Luglio con i Foo Fighters ed è grandioso!


Già, tutte le volte che si riesce a condividere il palco con loro è figo.


E se si pensa all'ultimo album dei Foo Fighters, è proprio bello!


Sono d'accordo. Sono davvero una gran band!


Poi, sono pure una band umile, più di tutti Dave Grohl. Sono sarcastici ed umili.


Sì, ed è bello, perché quando si riesce a suonare con delle band così grandi, si ha sempre un po' di paura, ma loro ci facilitano le cose. Hanno una bella energia e come tutti, sono molto umani.


E' bello anche per i fan, perché possono vedere i loro eroi come delle persone normali. Sono amichevoli e sono belle persone!


Certo, e Dave viene da un background punk rock e non è da lui essere una rockstar che mette una distanza tra sé e gli altri. Siamo davvero fortunati ad essere qua a fare quello che facciamo, e se te lo dimentichi, sei fottuto, non te lo meriti più.


Parliamo del vostro prossimo disco, uscirà a Luglio ed è intitolato "Handwritten", che cosa dobbiamo aspettarci?


Beh, è un disco dei Gaslight Anthem. Voglio dire, non dovete aspettarvi niente di troppo folle o di inaspettato da parte nostra, la gente altrimenti penserebbe che è strano... Il titolo è invece una traduzione letterale del modo in cui Brian ha scritto i testi del disco. E' una sorta di sentimento personale, una lettera all'ascoltatore, come una metafora. E' un buon album dei Gaslight Anthem, non abbiamo fatto niente di strano o cambiato stile, niente di pazzo o troppo ambizioso.

 

intervista_gaslight_01

Sai, si pensa sempre all'evoluzione in una band, ma non è sempre un bene. E' un'arma a doppio taglio, se ti discosti troppo dalle tue origini i fan possono avere una reazione strana, tipo "ma che cos'è?", ma dall'altro lato, se non ti differenzi un po', album dopo album...

 
Diventa noioso.


Sì, la gente tenderebbe a dire "Ehi, ma fanno sempre le stesse cose".


E' una questione di equilibrio. E' un bene approfittare delle occasioni, pensiamo di averlo fatto in tutti i nostri dischi, ci sono due o tre canzoni dove ne abbiamo approfittato e abbiamo fatto qualcosa che non avremmo fatto normalmente e vi sono canzoni che potresti sentire su un altro disco. E' l'evoluzione e credo nell'evoluzione naturale, non nel forzare i suoni o nello scrivere brani che pensi che la gente voglia ascoltare, fallirai facendo così, a meno che tu non faccia musica pop, ma il rock ‘n' roll è basato sui sentimenti, sulla naturalezza e la gente poi ascolta con attenzione e riesce a dire se stai fingendo.


Sì, ci sono delle band che ascoltavo quando ero più piccola e mi era piaciuto il fatto che, dopo un paio di album, avessero cambiato stile ed avessero aggiunto elementi che suonassero bene con la loro musica. Sembravano molto a loro agio e la loro musica funzionava molto bene, anche se molti fan non hanno apprezzato la novità. Penso che se una band si sente di cambiare stile, dovrebbe essere libera di farlo, a prescindere da quello che potrebbero pensare i fan. Fintanto che vogliono questo cambiamento.


Hanno bisogno di amare quello che fanno e se non apprezzano la musica che creano, lo si sente nella musica, si sente la tensione. Devi amare la musica che fai.


In più, quando suoni musica che non ti piace, si riflette sul palco. Negli anni ho visto alcune band che on stage sembravano non vedere l'ora di finire ed andarsene a casa.


Questo è perché a volte le band si dimenticano che cosa voglia dire svegliarsi ogni giorno e andare al lavoro alla stessa ora, poi tornare a casa alle cinque del pomeriggio ed essere così stanchi da non avere l'energia per fare nulla ed è qualcosa che teniamo sempre a mente. Non siamo molto lontani da quel tipo di vita, e se pensi che invece sei qua in Italia ad aprire per queste band e non credi che sia speciale e bello, beh, è un'attitudine che sputtana tutto. Si dimenticano che cosa sia vivere una vita normale. Specialmente se lo fai da molto tempo e ora lo fanno per i soldi, ma si dimenticano pure quanto in fretta possano decadere.


Specialmente adesso, con la crisi economica che c'è ora, e il mondo sembra andare sempre più veloce.


Sì, vivendo in America siamo stati colpiti duramente, e ora ci si sente fortunati solo per avere un dannato lavoro. Tralasciando che sia uno dei lavori più belli del mondo.

 

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Avete già suonato alcune nuove canzoni nella setlist?

 


Sì, sfortunatamente possiamo suonarne solo due, una che abbiamo già rilasciato in radio e una che abbiamo scritto così tanto tempo fa che avevamo già iniziato a suonarla live due anni fa, ma a parte questo, siamo nell'era dei cellulari e di YouTube e se suoni una canzone live è come pubblicarla, perché la gente ha accesso libero alle registrazioni. Ed è figo da un lato, ma abbiamo imparato a nostre spese che se suoni qualcosa live è come pubblicarla, ma ad ogni modo siamo elettrizzati nel suonare nuove canzoni. Ci piacerebbe suonarne altre, ma per ora non possiamo.


Come ha reagito il pubblico alle nuovi canzoni?


Molto bene, specialmente a "45", la canzone che abbiamo pubblicato come singolo, la gente sembra molto entusiasta.


Siete in attività dal 2005, all'incirca, ed avete quattro album all'attivo, compreso il prossimo. Quant'è difficile sopravvivere in questo panorama musicale, con solo qualche band spinta davvero dalle etichette?


E' molto difficile. E' sempre un equilibrio tra lavoro duro e tempistica. Hai bisogno di entrambi. Abbiamo visto tante buone band come noi scrivere dei grandi pezzi, che, per un mucchio di variabili, non hanno avuto la nostra stessa fortuna. Penso che abbiamo preso molto seriamente tutte le opportunità che ci hanno dato. Ma penso che al momento, dato che puoi auto-promuovere la tua musica fino ad un certo limite, queste band passino meno tempo sulla musica ed i concerti, e più tempo su Facebook o sui Social Network, ed è un modo semi-artificiale di costruire la propria carriera. Ci siamo resi conto di avere qualcosa di bello tra le mani quando abbiamo fatto una demo di tre canzoni ed ho detto "Wow, che belle!" ed io e Brian abbiamo tentato per anni di riuscirci e quando ci siamo incontrati, abbiamo pubblicato, potevamo farcela. Ci siamo prenotati il nostro tour e ci siamo messi in strada. Abbiamo preparato CD, venduti, pianificato altri tour, non ci siamo mai scoraggiati. E' un misto tra occasioni e lavoro duro. E' impegnativo.


Altre band mi hanno detto che è impegnativo, ma devi semplicemente andare avanti e provarci.


Già, c'è una storia che ho letto in un libro che ricorderò sempre, "Get In The Van" di Henry Rollins, e sono i suoi ricordi della sua vita con i Black Flag, ed ha detto che agli inizi della loro carriera hanno suonato in posti dove altre band hardcore punk non avevano mai suonato ed in qualche modo hanno spianato la strada ad altre band. Hanno suonato in luoghi dove c'erano solo dei ragazzini a guardare, con altre persone che se ne fregavano, lanciando loro sigarette. Henry Rollins ha in qualche modo infiammato lo show, andando avanti con emozione, facendo del suo meglio, ed è qualcosa che prenderò sempre sul serio. Questo è quello che facciamo, il nostro lavoro e se lo fai bene la gente ti apprezzerà. Puoi fare la differenza. Non importa che si suoni per due persone o per duemila. Non devi mollare.


Quali sono i piani per il vostro futuro?


Abbiamo parecchie cose, a dire il vero, abbiamo pianificato un altro tour. Facciamo musica, andiamo in tour, abbiamo un fanclub che partirà e faremo qualcosa per quello, come fare un paio di canzone solo per il fanclub ogni anno, cose del genere. Suoneremo altra musica, siamo elettrizzati per l'uscita dell'album, perché l'abbiamo finito mesi fa ed ora siamo orientati al risultato. Non vedo l'ora di sapere come andrà.


Grazie per il tuo tempo e se hai un messaggio per i fan e per i nostri lettori, libero di lasciarlo.


Penso che l'unico messaggio sia un grande grazie per l'aiuto ed il supporto alla nostra musica e verso di noi e speriamo di vedervi tutti presto e non fate i cazzoni!




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