Letzte Instanz (Holly D.)
Abbiamo raggiunto telematicamente Holly, il cantante della formazione tedesca Letzte Instanz per parlare del loro ultimo lavoro “Schuldig” e di come la musica possa oltrepassare ogni barriera linguistica ed ideologica. Sentiamo quello che ha da dirci.
Articolo a cura di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 24/04/09

Ciao Holly, in sede di recensione mi sono trovato in difficoltà nel definire il vostro genere in due parole per la tag del sito. Alla fine, avrei optato per un “industrial/folk” che, me ne rendo conto, non è completamente calzante. Quindi: mi potete dare una mano nel definire meglio la vostra musica?


Dobbiamo definire la musica? Credo che sia come la religione: ognuno ha una sua idea e spiegazione riguardo ad una canzone, così come potrebbe averla nei confronti di una fede. Non importa se è pop, rock o metal: è musica.


Sicuramente, gli inserti sistematici di violino e violoncello vi rendono molto originali: a che punto della canzone vi rendete conto che è il caso di inserirli in quel particolare modo?


Hehe, i compositori principali delle nostre canzoni sono il chitarrista ed il violinista. Quindi, è come se fossero in una lotta costante tra di loro; non perché non vadano d’accordo, ma semplicemente perché il proprio strumento suoni meglio dell’altro dentro ciascun pezzo.


Purtroppo, il mio tedesco è molto limitato (mi fermo giusto a Mutter, Welte, Liebe e poco altro). Puoi quindi spiegare un poco i vostri testi a me e a tutti i lettori che si ritrovano nelle mie stesse condizioni linguistiche?


Principalmente, i testi narrano tutte storie che si risolvono bene una volta cominciate male. Ad ogni modo, ci piace pensare che ogni ascoltatore possa trovare un messaggio personale dentro ciascun nostro testo.
In effetti, anche il mio italiano non è molto meglio del tuo tedesco, tuttavia non importa: abbiamo la musica per capirci.


Non credete che l'uso del cantato in tedesco, nonostante sia un’ottima scelta per mantenere un contatto con la vostra terra, sia però limitante nei confronti del mercato internazionale?


Non credo proprio. Sull’album nuovo, ad esempio, la vocalist turca Aylin Aslim si è trovata bene a cantare con noi. Inoltre, molta gente in giro per il mondo capisce e parla il tedesco.


Il titolo dell'album è “Schuldig”, ovvero “colpa”: vi sentite in colpa per qualcosa? Oppure ritenete di dover essere puniti per qualche colpa commessa (come l'angelo dell'artwork pare suggerire)?


Questa è una domanda difficile. Tutti sono colpevoli, in qualche modo. Nell’amministrazione Bush alla presidenza degli Stati Uniti, ad esempio, abbiamo avuto in pratica un demone che ha eliso il protocollo di Kyoto. Tuttavia, per quanto puliti cerchiamo di essere, noi gente comune guidiamo automobili che ancora inquinano, usiamo energia fossile e così via… alla fine: chi è il colpevole?


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L’hai introdotta prima: come siete entrati in contatto con la nota cantante turca Aylin Aslim e com’è stato lavorare con lei sul pezzo “Der Garten”?


Ad Instanbul, lei vive a pochi isolati rispetto a dove vivo io. Durante la pre-produzione di “Der Garten” abbiamo pensato che sarebbe stato bello trovare una ragazza che potesse dare una spinta orientaleggiante alla canzone. Ho quindi chiesto ad Aylin, che mi è sembrata la scelta più naturale,  ed insieme abbiamo parlato del testo. Sai, è un testo un po’ difficile, contiene diversi punti di vista: io sono cristiano e lei musulmana, eppure vogliamo rendere l’idea di un uomo ed una donna che parlano semplicemente come tali tra loro, e di come entrambi, pur non essendo ferventi religiosi, credano in Dio (o Allah). Cerchiamo, insomma, di dire che la nostra religione sia la coesistenza.


Le vostre foto promozionali vi ritraggono sempre immersi in contesti molto urbani e ricchi di cemento. Come mai?


Perché eravamo in China, è là che abbiamo scattato le foto promozionali! (ride ndr). Poi, siccome “Schuldig” si riferisce al lato oscuro dell’essere umano, non potevamo certo uscircene in pantaloncini gialli con la luce del sole splendente di Madrid sulle nostre facce.

Sette persone in pianta stabile in formazione: il tourbus non comincia a diventare un poco caotico?

Come gestite il caos?


Ognuno di noi porta un solo bagaglio, e poi ogni giorno uno di noi (solitamente l’autista, eheheh) svuota il cestino dei rifiuti. Siamo tutti adulti, ed abbiamo tutti imparato dalle nostre mammine quando ci facevano pulire le nostre camerette (ride ndr). Alla fine il tourbus è più o meno la stessa cosa.



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In chiusura: ci vuoi raccontare quali sono i piani futuri della band? C’è la possibilità di un tour europeo, magari anche dalle nostre parti?


Forse… se possibile, verremo volentieri! Nell’immediato futuro comunque non abbiamo piani ben definiti, quindi direi che il momento è propizio.


Grazie mille per questa intervista Holly!


Grazie a te, abbiate cura di voi!




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