Kreator (Mille Petrozza)

Pochi minuti prima della data milanese di supporto a “Hordes Of Chaos”, abbiamo avuto il piacere di partecipare alla conferenza stampa di Mille Petrozza, storico leader dei Kreator, con il quale abbiamo potuto passare una piacevole mezz’ora. Buona Lettura.

Articolo a cura di Marco Ferrari - Pubblicata in data: 03/05/09

Ciao Mille, grazie della tua disponibilità che apprezziamo molto visto che siamo a pochi minuti dall’inizio del vostro show. Vorrei parlare subito di “Hordes Of Choas”, un disco che senza dubbio conferma il buon periodo dei Kreator. Ci puoi raccontare qualcosa sulla sua genesi?


Pensa che i  primi pezzi del disco sono stati scritti nel 2005. Questa lunga gestazione è tipica del mio modo di comporre musica in quanto preferisco prendermi tutto il tempo necessario per arrivare a pubblicare un disco che mi soddisfi sotto tutti i punti di vista. La parte più impegnativa del lavoro è stata quella relativa ai testi che mi hanno impegnato praticamente per tre anni, è sempre molto difficile trovare le parole più appropriate per esprimere i miei pensieri e, soprattutto, le parole che meglio si adattano alla musica.


I testi dei Kreator sono sempre stati caratterizzati da odio e violenza: è una sorta di trademark?


Sicuramente si tratta di una caratteristica del mio lavoro e frutto di quello che mi passa per la testa e rappresenta quella che è la mia visione del mondo. Mi piacerebbe poter raccontare quanto sia bello quello che mi circonda, ma non lo faccio perché non è così che io vedo il mondo. Poi trovo che siano anche i testi più adatti alla nostra musica, noi esprimiamo odio così come molti artisti esprimono amore e gioia: sono sempre sentimenti.


I vostri testi sono da sempre molto impegnati: è un tuo semplice punto di vista o cerchi di trasmettere qualche messaggio particolare?


Un po’ entrambe le cose: cerco sempre di dare messaggi chiari sul mio punto di vista, ma senza imporre la mia idea.  E’ una visione personale su quanto mi circonda, dico le cose in maniera diretta, ma voglio lasciare all’ascoltatore la possibilità di elaborare le situazioni e darne un proprio giudizio indipendente. Ad esempio in “Warcurse” la violenza è l’elemento principale, ma ha un sapore molto malinconico che caratterizza il brano e lo rende un qualcosa di molto diverso dallo standardizzato prodotto thrash.


Il thrash metal sta, senza dubbio, vivendo una seconda giovinezza: gruppi come Kreator, Destruction, Death Angel, Slayer ed Exodus sembrano essere di colpo tornate ai livelli degli anni ’80. Da dove nasce questo ritorno alla qualità del passato?


Secondo me il principale merito è dovuto a tutte le giovani band esplose ultimamente, forse perché in loro rivediamo la stessa grinta e la stessa attitudine che avevano noi a vent’anni.  Band come Warbringer o Violetor con la loro violenza sono una forte spinta per noi e ci porta a scrivere pezzi il più possibile aggressivi.


Ora vorrei tornare indietro nel tempo e precisamente ad “Endorama”, il vostro disco sicuramente più sperimentale e discusso. Com’è nato?


“Endorama” è un disco che rispecchiava le condizioni difficili in cui versava la band in quel periodo.
Avevamo difficoltà a trovare la nostra strada e così ci siamo spinti verso la sperimentazione cercando di dare nuove sfaccettature ad un genere estremo. Oltretutto ritengo “Endorama” una tappa molto importante per il successivo lavoro, “Violent Revolution”, nel quale sono presenti parecchie influenze.


Riascoltando “Endorama” ne sei tutt’ora soddisfatto?


Assolutamente sì perché ci fa capire fino a che punto ci possiamo spingere: è stato fondamentale per la nostra crescita come musicisti.


Con il citato “Violent Revolution” avete fissato un nuovo stile molto personale, per non abbandonarlo più. Credi che la paura di non accontentare i fan vi abbia in qualche modo condizionati?


Fortunatamente siamo una band privilegiata e abbiamo la possibilità di scrivere quello che vogliamo senza preoccuparci troppo del risultato in quanto siamo sicuri che comunque ci sarà sempre qualcuno che apprezzerà il nostro lavoro. Io non ho mai ragionato e scritto in base alle copie vendute dei dischi, come musicista trovo appagamento dal fatto che lì fuori ci sia sempre qualcuno che apprezza i miei lavori.


kreator_intervista_2009_01


In una recente intervista Schmier dei Destruction ha affermato che il thrash metal non può esistere senza un messaggio sociale di fondo, quasi a confermare le parole che hai detto tu. Come vivi questa situazione? Non è certo un compito facile quello di trasmettere messaggi ai giovani.


La vivo serenamente dando sfogo alla mia creatività: esprimo il mio pensiero senza però caricarmi di eccessive responsabilità su quanto potranno percepire i fan. Comunque, seppur ami trattare di tematiche sociali, non sono d’accordo con Schmier in quanto non considero tale aspetto fondamentale se vuoi fare thrash metal. Questo genere può essere anche considerato un semplice divertimento. Prendi ad esempio “Enemy Of God”, non certo un titolo “leggero”, sta però al singolo ascoltatore decidere se approfondire il messaggio che racchiude, oppure se preferisce approcciarlo in maniera meno impegnativa.


I Caliban vi supportano in tour, una band metalcore che sembra avere poco a che fare con voi in termini di sound. Come è nata questa scelta?


I Caliban non li considero per l’etichetta (band metalcore, ndm) che gli viene appiccicata, ma per il fatto che sono una ottima band con gli attributi. Se poi pensi che l’altra band di supporto sono gli Eluveitie direi che è un concerto per tutti i palati.


A proposito di Caliban, tra le tue molte collaborazioni hai anche aderito ad un loro progetto. Com’è andata questa esperienza?


Più che una collaborazione, con i Caliban si è trattato di una apparizione in veste di cantante su di un loro brano particolarmente aggressivo.  Io non ho mai disdegnato collaborare con altre band a patto però che si tratti di un prodotto di qualità e di artisti motivati.


E per quanto riguarda la collaborazione con gli Edguy di qualche anno fa? Ti giuro che mi sono quasi spaventato non sapendo se era la premessa per un nuovo cambio stilistico dei Kreator.


E pensa che sono stato anche invitato dai Masterplan, sei contento? (risata generale, ndm). Tobias è prima di tutto un amico e mi ha semplicemente fatto una telefonata e ho accettato visto che li considero un’ottima band.


I Kreator sono la prima band metal ad aver suonato in Marocco e Corea. Avete progettato qualche nuova “conquista”?


Sarei molto interessato all’India….


Per la verità in India ci sono già stati gli Iron Maiden…


Merda! Vediamo cos’è rimasto…. Ok, voglio suonare su  Marte  (risata generale, ndm)!  Parlando seriamente non mi pongo obiettivi particolari, ma fa sempre piacere arrivare in posti dove nessuno si è mai esibito.


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Dopo tre decadi vissute per la musica cosa è cambiato in termini di seguito?


Generalmente si tendono a mitizzare gli anni ’80 come l’età d’oro del metal, ma in realtà è un continuo alternarsi tra periodi in cui vi è maggiore interesse ed altri dove ce n’è meno. Io sono felice perché anche dopo trent’anni mi diverto, giro per il mondo e posso suonare la mia musica.


Puoi raccontarci un aneddoto relativo ai tuoi primissimi anni di attività quando vi chiamavate ancora “Tormentor”?


Oddio, ero giovanissimo. Il problema nel raccontare aneddoti di quel periodo è che ho ricordi molto vaghi anche perché ero sempre ubriaco (risata generale, ndm). Comunque rispetto ad allora non abbiamo mai cambiato la nostra attitudine: può sembrare noioso, ma non puoi fare questo lavoro se non credi profondamente in quello che fai e io credo profondamente nell’heavy metal!




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