AmbraMarie Band (AmbraMarie)
3 anni, 2 mesi e 7 giorni fa Ambramarie usciva dalla seconda edizione di X-Factor; poco dopo, io l’ho incontrata per la prima intervista live della mia carriera. Quindi, un dovere morale - oltre che un gradito piacere - tornare sul “luogo del delitto” in occasione dell’uscita del primo disco della mia concittadina rockettara, per vedere come le cose sono cambiate per l’artista bergamasca e per scoprire perché abbiamo dovuto aspettare così tanto tempo per il suo disco. La raggiungo al telefono in una delle rare sere in cui si trova a casa, e subito - perdonate il gioco di parole - ci si sente a casa…
Articolo a cura di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 10/12/12
Ciao Ambra, sono Fabio di Spaziorock!

Ciao Fabio, finalmente ci risentiamo dopo un po’ di tempo!

“Tell Me Where Ya Been” in questi “3anni2mesi7giorni”!

(ride) Ho lavorato tanto, soprattutto sul fronte dei concerti, e poi finalmente ce l’ho fatta a far uscire questo benedetto disco!

Esatto, io intanto ti dico che la registrazione per l’intervista l’ho fatta partire, così, in scioltezza.

(ride) Vai tranquillo!

Senti, l’ultima volta che ci siamo visti eravamo rimasti che dovevi vagliare le proposte di alcune case discografiche, e siccome sono passati “3anni2mesi7giorni”…

(ride) Eh, ne ho sentite parecchie di case discografiche!

Dai, dimmi cosa è successo a questo riguardo…

Semplicemente, per far uscire un disco - io e la mia band - con dei pezzi nostri, firmati da noi, ci abbiamo messo parecchio tempo per trovare delle persone che fossero interessate a produrre materiale scritto da persone che non erano mai state coinvolte prima nel mondo della musica. Non si sapeva se la strada sarebbe stata semplice da percorrere. Poi, oltre a questo, ci si sono messe ovviamente un po’ di sfighe, tipo ritardi nei missaggi, cose non dovute direttamente a noi ma che hanno inevitabilmente prolungato l’attesa per il disco. Un disco che arriva con tre anni di ritardo…ma l’importante è che l’abbiamo fatto! 

Beh, ma immaginato che così adesso siate completamente soddisfatti…

Assolutamente sì! Noi il disco l’abbiamo registrato l’anno scorso, tra maggio e luglio, velocemente, in un paio di mesi in pratica. E’ stato davvero tutto il post-incisione che ha preso la maggior parte del tempo. Però, noi già allora eravamo totalmente soddisfatti del disco, perché usciva completo, con 14 tracce, non un EP di presentazione con qualche traccia ma subito un disco vero: e noi, solo per questo, siamo molto contenti.

ambramarieint_2012_01Tra l’altro, noto che nelle 14 tracce che citi c’è una distribuzione quasi paritaria tra testi in italiano ed inglese. Come mai questa scelta?

Partiamo dal fatto che noi, come band, avevamo pronte molte canzoni da prima che io entrassi in X-Factor: io e i ragazzi siamo assieme da otto anni, e scrivevamo già da parecchio tempo. Nel momento in cui abbiamo dovuto scegliere i brani da registrare per il disco, abbiamo fatto un po’ un riassunto di questi otto anni di lavoro assieme, ed ho notato come all’inizio ero molto più portata a scrivere in inglese; mi veniva più spontaneo e naturale, e mi divertivo di più. Poi, come sai, il rock è una musica immediata che ben si presta ad essere scritta con liriche in inglese, rispetto ad un italiano che è una lingua un po’ più complicata. Poi, però, è successo che con gli anni un po’ maturi, ed un po’ ascolti cose diverse che ti ispirano, quindi mi sono ritrovata ultimamente a trovare molto gusto a scrivere anche in italiano. Quindi, ci siamo trovati per le mani un po’ di pezzi in inglese, un po’ in italiano, e siamo finiti col fare un bel misto.

Che cosa ti ha ispirato in particolar modo per l’italiano? Visto che mi hai detto di aver cominciato ad ascoltare alcune cose…

Ho sempre ascoltato cose della scena italiana, mi piacciono molto gli Afterhours, i Marta Sui Tubi, i Ministri, i Verdena, i Subsonica. In particolare, tra questi recentemente mi è partito un trip per gli Afterhours, quindi ultimamente mi sono ripassata tutta la loro discografia.

Ascolta… ma guardi ancora X-Factor?

Assolutamente sì, appena mi capita lo guardo volentieri! Ecco, magari non riesco a vederlo proprio in diretta perché sì, insomma: non ho Sky, quindi aspetto la replica su Cielo come tutti i poveracci. (ride) Oppure anche sul web, un po’ dove capita.

E per quest’anno per chi hai tifato?

Ah, quest’anno io trovo incredibile Chiara, ma penso che sia un’opinione piuttosto diffusa. Pensa che la trovo la migliore voce in assoluto che ad oggi è comparsa in tutte le edizioni nostrane di X-factor.

Senti, io ho però una visione piuttosto naif se vuoi, una cosa del tipo che tutti voi concorrenti che avete condiviso un’esperienza di gruppo come X-factor, poi vi ritroviate periodicamente nel tempo come si fa tra compagni di scuola. Ci ho preso?

Sì, è proprio come dici tu. La cosa proprio bella di questa esperienza ad X-factor è che si sono creati dei rapporti duraturi negli anni, e nonostante tra noi della seconda edizione si abiti tutti un po’ lontani, non appena ci capita l’occasione facciamo sempre in modo di vederci, magari approfittando di qualche data live vicina mentre si è in tour. Con Juri ad esempio, che è quello più vicino a me, poi Daniele Magro, che sento tutti i giorni via Whatsapp… siamo rimasti tutti amici, proprio come tra compagni di scuola, come hai detto tu. E voglio sperare che questi rapporti rimangano a lungo nel tempo, ma credo proprio che sarà così, perché quando condividi qualcosa di bello e speciale, è praticamente normale che succeda.

Chiudendo la parentesi TV di questa intervista, io ho visto che hai avuto un’altra esperienza televisiva ultimamente, su Deejay TV…

Esatto!

E com’è stata?

E’ stata anche questa una bellissima esperienza, anche se non ero troppo ottimista al riguardo. Nel senso che io non mi ero mai vista troppo nei panni di VJ, soprattutto per via del fatto di vivere come un limite il mio accento bergamasco che, quando mi risento, trovo sempre enormemente imbarazzante…

ambramarieint_2012_03

Ti capisco eccome, perché anche i miei colleghi di redazione continuano a prendermi per il culo per questa cosa dell’accento bergamasco, senza capire che è un potente valore aggiunto!

(ride) Hai ragione, pensa che quelli di Deejay TV mi hanno detto che era anche piacevole, quindi contenti loro…(ride) Comunque, all’inizio ero parecchio agitata, perché sai: quando non ti ci vedi in una cosa, è facile cadere preda dell’imbarazzo. Invece, dopo aver registrato la prima puntata ed essermi rivista a casa, non mi sono vergognata come credevo. Da lì mi sono divertita e mi sono detta che ero in grado di fare anche quello.

Quindi, possiamo considerare il tuo rapporto con la televisione una parentesi non chiusa…

Assolutamente no! Certo, quello che noi, come band, speriamo di continuare a fare sono soprattutto i concerti. Diciamo che, nel frattempo, la parentesi televisiva può anche rimanere aperta. 

Bene, passiamo ad un’altra tua passione: la fotografia!

(ride) Come ti sei documentato bene!

Eh, ma io so persino che una volta, nel tuo profilo Instagram, hai scritto una cosa tipo: “Attenzione: fotografo anche le piastrelle!”

(ride) Sì, infatti io sono maniacale in questo, difatti mi detestano tutti, sia in famiglia che nella band. Cucino - perché mi piace molto anche cucinare, tra parentesi - qualcosa? Allora lo devo fotografare, anche perché oramai siamo bombardati dalla televisione di trasmissioni di gente che cucina, allora stai lì a curare la presentazione e ad impiattare quando prima te ne fregavi di questi aspetti. Poi, se esco e faccio qualcosa io la devo fotografare… ho sempre la macchina fotografica in mano, quindi so di essere anche fastidiosa.

Ma com’è nata questa passione?

Amo la fotografia in quanto legata ai ricordi: sono molto affezionata alle memorie di quello che vivo e di quello che faccio, ed ho questa paura di fondo di dimenticare il mio presente, quindi la fotografia la vedo come un qualcosa che ti lega ai ricordi. Inoltre, mia madre ha sempre fotografato me e mio fratello, quindi siamo pieni di materiale qui in famiglia in scatoloni che mi piace aprire ogni tanto per perdermi nei ricordi lì racchiusi. Infine, mi piace molto anche guardare l’opera dei fotografi famosi, come Dean Hardwoods.
  
Per quanto riguarda il futuro, immagino che adesso ci sia un bel tour…

Sì, noi non smettiamo mai di suonare, siamo sempre in giro e dove ce n’è, noi andiamo. La differenza, però, è che prima facevamo concerti che erano un mix tra cover dei brani del rock - la maggior parte - e poi alcuni pezzi nostri, però sai… quando la gente non conosce qualcosa, generalmente mal digerisce la novità, a meno che tu non trovi qualcuno realmente interessato a te. Quindi, prima non potevamo permetterci concerti rappresentati da una maggioranza di pezzi solo nostri. Oggi, invece, abbiamo un disco, allora possiamo proprio permetterci di fare qualche pezzo in più nostro e molte meno cover… anche se, ovviamente, qualche cover rimarrà, anche perché altrimenti è dura arrivare ad un’ora e mezza di concerto! (ride)

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Per adesso, diciamo. Anche perché, riprendendo quello che ci siamo detti in occasione della prima intervista, a me risulta che siate pieni di materiale…

Sì, noi abbiamo tantissime canzoni perché scriviamo sempre. Poi va beh, molti brani finiscono nel dimenticatoio perché non ce li ricordiamo più, ma si scrive sempre, magari per tenere buono qualcosa per un prossimo lavoro… Cominciamo, però, a pensare a questo di disco, che per il prossimo siamo sempre a tempo a pensarci dopo! (ride) Quello che speriamo è di continuare a fare concerti, per poter fare un secondo disco, un altro po’ di concerti, poi un terzo disco, e così via. Ci auguriamo di farci conoscere dal massimo numero possibile di persone, ma sappiamo già che non arriveremo a San Siro: vogliamo solo coltivarci la nostra fetta di pubblico e continuare a fare dischi, appunto. Anche perché, così facendo, arriveremo finalmente a fare un’ora e mezza di concerto solo con pezzi nostri! (ride) 

Senti: tu sei molto rock. Era chiaro sia quando ti ho incontrato all’uscita da X-Factor - ma anche durante la trasmissione - che per te il rock è tutto, e con questo condividi, in un certo senso, la stessa sorte dell’ospite che hai sul disco, ovvero Pino Scotto. Ma quello che voglio chiederti è: c’è, secondo te, qualcosa nella vita in grado di incrinare questa ideologia rock?

Onestamente, credo che nella vita non si possa mai sapere, semplicemente perché crescendo si cambia. E, nel cambiamento, magari arrivi anche ad ascoltare e a credere in cose diverse, cose che magari prima non ti saresti mai vista fare, come i testi in italiano che ti dicevo prima. E’ tutto un’evoluzione continua, quindi non posso garantire che il rock mi possa appartenere per sempre, anche se è una cosa che mi porto dentro sin da quando ero piccola, quindi posso dire, con un certo grado di sicurezza, che ci sarà sempre qualcosa a ricondurmi al mondo del rock. Per esempio, già adesso ti posso dire che io amo tantissimo l’acustica, i pezzi fatti solo per chitarra e voce: uno dei miei dischi preferiti in assoluto è la colonna sonora di “Into The Wild” di Eddie Vedder, per dire, o mi piace molto ascoltare i dischi di Damien Rice. Quindi, e qui lasciami sognare, se le cose dovessero andare davvero bene, ti dico già che prima o poi mi piacerebbe tantissimo fare un disco acustico, quindi molto intimo, e la matrice rock verrebbe già meno in quel caso. D’altronde, io sono sempre stata così: mi piacciono o le cose molto belle tese ed energiche, oppure le ballate da tagliarsi le vene, e questo credo che si senta già anche sul nostro disco, in “Nulla Esiste” ad esempio o nella ghost track, che è solo piano e voce.

E nell’augurare ad Ambra di poter registrare un giorno il suo “Hukulele Song” personale, la nostra chiacchierata finisce, senza che la genuinità della Ambramarie band possa venir meno. Non arriveranno forse mai a San Siro, ma è certo che questi ragazzi sappiano comunque fare del buon rock, sincero negli intenti e nei risultati. Rock on, come si dice dalle nostre parti!



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