Living Colour (Doug Wimbish)
In arrivo il prossimo 16 Marzo a Milano, SpazioRock ne ha approfittato per raggiungere telefonicamente il loquacissimo e talentuoso bassista Doug Wimbish, per una chiacchierata a tutto tondo circa la band, l'album "Vivid", il passato ed il futuro della band e anche di vicende molto, molto umane, all'interno del mondo della musica.
Articolo a cura di Alessandra Leoni - Pubblicata in data: 11/03/13
Ciao Doug, piacere di sentirti! Benvenuto su SpazioRock.it e... Come stai?


Ciao Alessandra! Sto molto bene, grazie.


Benissimo. Sarete in Italia, per un concerto indimenticabile il prossimo 16 Marzo al Factory di Milano.


Esatto! E non vediamo l'ora di venire in Italia!


Il 2013 segna anche il venticinquesimo compleanno di "Vivid"! Che cosa dobbiamo aspettarci da questo tour tutto speciale?


Beh, riproporremo "Vivid" nella sua interezza, dalla prima all'ultima canzone. Faremo qualche altra canzone, per dare un'idea di cosa bolle in pentola nei Living Colour, e qualche altro cavallo di battaglia, che sono certo che i cari italiani e il resto del pubblico in Europa sapranno apprezzare. Non potete mancare!


Vorrei anche chiederti questo: sono passati quattro anni da "The Chair In The Doorway". State lavorando ad un nuovo album? Avete programmato qualcosa nel breve periodo?


Sì, abbiamo un nuovo album in lavorazione e pensiamo di pubblicarlo alla fine di quest'anno. Abbiamo già iniziato a registrare qualcosa, è veramente bello; recentemente, abbiamo suonato all'Apollo Theatre una canzone che dà un'idea di quello che stiamo facendo. E' un ritorno alle origini, a quel "blue metal", è una celebrazione delle nostre radici, del nostro essere ancora assieme, dopo tutti questi anni, come amici. E' anche un modo per noi di omaggiare chi è venuto prima di noi, chi è stato una nostra fonte di ispirazione.

 

Ora sono curiosa di sapere chi siano state le vostre fonti d'ispirazione per questo vostro prossimo album...


livingcolour_intervista_2013_02Beh, ci hanno ispirato persone come Robert Johnson, Lead Belly, Muddy Waters e Howlin' Wolf. Voci e persone che hanno guidato la nostra musica, come anche la musica degli altri.


Immagino siate sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo con cui sperimentare, giusto?


Diciamo che è come voler fare un buon piatto di pasta: mama wants to make it right! (risate). E' il bello della libertà nella musica, puoi ascoltare quello che ti pare, nella vita si è liberi o no? Là fuori c'è un sacco di "polizia musicale" che cerca di farti piacere la musica che reputa più adatta per te ed è la musica che piace solo a loro. La musica ha anche un potere politico, mettiamola così: in determinati ambienti e momenti della vita di una persona, è in grado di cambiarla. E la musica, poi, è strettamente connessa al nostro gusto personale: non devi essere costretto a sentire un genere musicale, se non ti piace. Così come non sei costretto a mangiare qualcosa che i tuoi genitori si ostinano a metterti nel piatto (risate).


Citando uno dei vostri cavalli di battaglia, "What's Your Favourite Color", mi domando: qual è il "colore musicale" che ora sentite che vi rappresenta di più?


Adesso come adesso, direi un colore universale, un arcobaleno! (risate). Le frequenze che abbiamo tirato fuori negli anni, sono sempre state dentro di noi, già da prima. Poi qualcuno arriva e mette assieme quella sequenze di note, di suoni che, ehi, sono la felicità. O possono anche essere il silenzio. A me piace lavorare con persone diverse, ad esempio lavoro con Tarja, ex-cantante dei Nightwish. Per me lei è fantastica, è bellissima in quello che fa, ha ricevuto un'educazione classica, e mette un sacco di energia in quello che fa. Fa qualcosa di diverso da quello che faccio io, ed è quello che mi piace fare di tanto in tanto, immergermi in un ambiente talmente diverso che sono l'unico ca**o di nero in tutta la città! (risate). E magari, lavoro con Mick Jagger, e un altro giorno lavoro con i Depeche Mode, e magari un altro giorno ancora lavoro con una band metal. E' questo è quello che abbiamo cercato di fare nei Living Colour: abbiamo messo assieme tutte le nostre frequenze, e siamo andati alla ricerca delle nostre origini, delle nostre radici. Tutti i fiori che vedi sul prato sono indubbiamente bellissimi, ma ci siamo chiesti "Dove sono le radici? E quanto vanno in profondità?".


Sei un membro dei Living Colour da moltissimi anni: che cosa è cambiato in te come musicista e come persona, dopo tutti questi anni?


Quello che è cambiata davvero è la vita intorno a me, la realtà delle cose che ci sono date. Ci sono troppe cose date per scontate. La sorella che non chiami abbastanza, i genitori con i quali magari è tanto tempo che non ci parli, l'amico dei tempi del liceo che non vedi più... Quando vivi sul palco, puoi essere inghiottito facilmente da questa nebbia artificiale, fumo surreale dello showbiz. Ora come ora, in questi anni ho cercato di capire di più il valore dei legami, dell'amicizia, di imparare dalle dure lezioni della vita reale, capisci? Per poter essere una persona migliore, per poter aiutare la mia famiglia - che non è solo la mia famiglia di sangue. Tutti i miei amici musicisti sono la mia famiglia, tu puoi essere parte della mia famiglia, i fan... Che cosa posso fare per aiutarli? Me lo chiedo sempre, ogni giorno e questo mio modo di vivere si riflette nella musica che faccio. E man mano che evolvo come persona, anche la mia musica si evolve. La realtà, la mia vita di tutti i giorni è veramente importante, non voglio riempirmi di discorsi o di teorie spirituali, ma quello che importa è stare accanto alle persone che si amano davvero e di apprezzare questi momenti con loro.


Devo dire che, parlando del fare musica assieme, io ho sempre avuto una concezione di una band come una grande famiglia: ci vuole sincerità e divertimento prima di tutto e ci vuole rispetto reciproco. Se non ci fossero questi ingredienti fondamentali, fare musica diventerebbe solo una questione di business e di pura sete di essere famosi a tutti i costi.


livingcolour_intervista_2013_03Esattamente! Siamo in un momento dove l'industria è molto forte, dove prodotti come "American Idol" sono molto popolari tra le persone, sia in America che in Europa. E le persone pensano che arrivare a quel tipo di format sia il traguardo e sia fonte di fama immediata. Non passano nemmeno la fase del trovarsi con gli amici, fare musica per divertimento, e vedere se le cose funzionano per davvero. Vogliono raggiungere subito la vetta, ma devi imparare a strisciare, prima di poter camminare. Se non senti minimamente la musica che suoni, ma suoni solo per il successo, vai a crearti un mondo illusorio, dove credi che tutto possa andare sempre bene, ma rischia di diventare l'incubo della vita, perché hai lasciato andare via le persone buone e ti sei circondato di quelle sbagliate. A volte, hai proprio bisogno dei fratelli più grandi che ti dicano che, no, quello che stai facendo è sbagliato. Queste persone è evidente che abbiano degli obiettivi diversi da quelli di una persona che vuole fare musica per amore dell'arte stessa, per l'amore verso sé e gli altri, per il potere curativo che la musica ha.


Il rispetto per gli altri è veramente la chiave di tutto. Se calpesti la loro dignità, il loro lavoro, i loro sentimenti, potrai anche fare musica, ma non avrà la stessa magia, gli stessi sentimenti che arricchiscono la musica fatta con fatica, passo dopo passo. Persone arriviste come queste non capiscono l'importanza di scalare questa montagna, preferendo raggiungerne la cima in elicottero... Perdona la metafora.


Ma è perfettamente calzante, mi piace! Hai perfettamente ragione! Scalando la montagna poi puoi aiutare altri a scalarla, sai che cosa puoi e devi fare in determinate situazioni in questo bellissimo mondo vario e frammentato.


Ti ringrazio enormemente per questa bellissima intervista: vuoi lasciare un messaggio ai fan italiani dei Living Colour e ai lettori di SpazioRock.it?


Bellissimi, adorabili italiani, i Living Colour stanno arrivando in Italia! Non vediamo l'ora di vedervi di persona e passare momenti stupendi, suonando per voi.




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