Mantic Ritual (Adam Haritan)
In vista dell’uscita di “Executioner”, abbiamo avuto il piacere di intervistare Adam Haritan, batterista dei thrashers americani Mantic Ritual. Buona lettura.
Articolo a cura di Marco Ferrari - Pubblicata in data: 30/05/09

Innanzitutto grazie per la tua disponibilità, da parte nostra è sempre un piacere poter dare spazio a musicisti giovani e promettenti. Prima di iniziare con le domande, ti va di presentare brevemente i Mantic Ritual ai nostri lettori?
 
Ciao a tutti. Io sono Adam e sono il batterista dei Mantic Ritual. Noi siamo semplicemente quattro ragazzi che suonano veloce, aggressivo e maledettamente heavy, chiamatelo speed metal, thrash, jazz fusion, quello che volete insomma. La band è nata nel 2004 grazie a Dan Wetmore e Ben Mottsman, ai quali ci siamo uniti poco dopo io e Jeff a completare la line up.
Nel 2007 abbiamo realizzato il nostro primo demo dal titolo “Executioner”, il quale ha attirato le attenzioni della Nuclear Blast, che ci ha messo sotto contratto e ci ha fatto immediatamente partire per la Germania per registrare in maniera professionale la nostra musica.
 
So che originariamente vi chiamavate “Meltdown” e solo alla vigilia della publicazione dell’album avete cambiato moniker. Come mai questa scelta?


Ci hanno avvertiti che c’erano alter band che si chiamavano “Meltdown” e nonostante non volessimo cambiare il moniker, che avevamo da lungo tempo, abbiamo preferito evitare che si facesse confusione ed optato per un nome che ci identifica chiaramente e quindi nel settembre 2008 siamo diventati i “Mantic Ritual”.  L’idea è venuta a Dan e ci è piaciuta immediatamente.


Parlando dei brani che compongono “Executioner” vorrei iniziare proprio della title track, una canzone che senza alcun dubbio rappresenta la vostra musica: un classico, quanto aggressivo speed metal che sembra arrivare direttamente dalla fase embrionale del thrash. Sei d’accordo?


Guarda sono talmente innamorato di “Executioner”, che rischio di non essere obiettivo. Le canzoni sono state scritte parecchio tempo fa, ancor prima che Jeff entrasse a far parte della band. Concordo con quello che hai detto, hai dato una chiara idea della proposta musicale della band; è un thrash molto veloce caratterizzato da ottimi riff e ritornelli facili ed orecchiabili.


Da dove nasce la scelta, coraggiosa per certi versi, di proporre un genere per die hard?
 
Non è stato un qualcosa di deciso a tavolino e quando scrivevamo i brani, il nostro intento non era quello di ricalcare i fasti delle grandi band che hanno dato origine al thrash, ma è venuto tutto spontaneamente. Chiaramente sono ben presenti le influenze delle band che amiamo e tutte le caratteristiche che hanno fatto grande il genere negli anni ottanta. Nonostante questo, però, io vedo la nostra musica come un qualcosa di fresco che ha parecchio da offrire all’attuale scena musicale, anche perché abbiamo molta voglia di migliorarci e di trovare pian piano la nostra dimensione artistica.


Hai accennato alle vostre influenze, e mi viene da citare alcune band come Diamond Head, Exciter e i primi Metallica.



manticritual_intervista_2009_01Quando abbiamo iniziato con i Mantic Ritual, le influenze dei Diamond Head e dei Metallica erano senza dubbio le predominanti, così come quelle dei Mercyful Fate. Abbiamo imparato da loro quanto la musica possa essere allo stesso tempo semplice e potente e abbiamo provato a partire da queste basi. Ovviamente non ci consideriamo ai livelli di Diamond Head o Metallica, ma trovo che le nostre canzoni siano comunque ben scritte e che possano dare agli ascoltatori le stesse sensazioni che noi da ragazzi avevamo ascoltando le band sopracitate. Poi, come in tutti dischi di questo genere, vi sono forti venature punk di band come Ramones, Misfits, e Sham 69 per citarne alcune. Mentre scrivevamo i brani ci siamo resi conti che le nostre influenze erano fortemente evidenti, ma eravamo altresì convinti che il risultato finale sarebbe piaciuto.


A proposito del disco, qual’è il tuo brano preferito?


“Next Attack” è probailmente il pezzo che più mi esalta, così come la stessa title track. Sono brani semplici e molto diretti. Mi piace molto anche “Black Tar Sin” and “Souls”, che a differenza delle due precedenti, è un brano scritto recentemente. Come vedi sono totalmente innamorato del nostro lavoro che citerei ogni singola canzone.


Quanto è stato difficile, per una giovane band come voi, entrare a far parte della famiglia Nuclear Blast?


Guardando i nomi delle band che la Nuclear Blast ha nel proprio roster, non avrei mai immaginato che potessero essere interessati a noi, anche perché hanno quasi tutte band già affermate. Fortunatamente sono rimasti entusiasti della nostra musica, a conferma che, quando suoni con dedizione e passione, si possono fare grandi cose, indipendentemente dall’età o dall’esperienza.


E cosa mi dici sui vostri programmi futuri? Cosa ti aspetti dall’imminente tour americano di supporto ai leggendari Destruction?
 
Siamo caricatissimi per il tour con i Destruction e sarà sicuramente un mese indimenticabile per noi. Abbiamo appena terminato il nostro primo vero tour di supporto ai Rotting Christ e già ci manca essere “on the road”. Dopo il mese di supporto ai Destruction, riprenderemo il nostro giro personale per locali, sperando anche di poter arrivare in Europa.


A proposito di Destruction, la scorsa estate ho intervistato Schmier il quale ha affermato che per suonare questo genere di musica bisogna essere molto arrabbiati col mondo. Concordi?


Se devo essere sincero, no.  Io non sono arrabbiato con nessuno a priori e non odio il mondo.
Ovviamente ci sono molte cose che non vanno bene e devono essere cambiate, ma suonare thrash semplicemente per sfogare la propria rabbia mi sembra limitante e non rappresenta l’intero movimento. Noi siamo semplicemente stati affascinati da certi artisti e per questo abbiamo intrapreso questa strada. Schmier può essere una persona arrabbiata e magari questo è funzionale per i suoi Destruction, ma non necessariamente questo deve essere uno stile di vita per un thrasher. Per noi è semplicemente una forma per dare vita alla nostra passione e per divertirci.


Hai parlato di possibili date in Europa. Avete avuto qualche contatto per partecipare a qualche festival estivo?

Al momento dovremmo partecipare al Keep It True Festival e stavamo cercando qualche altro palco in quei giorni, di modo da poter allungare la nostra permanenza in Europa. Per noi sarebbe un’occasione molto importante sia per farci conoscere che per ringraziare personalmente tutti i fan che ci hanno sostenuto sin dagli inizi.

 

manticritual_intervista_2009_02


Alla luce della vostra esperienza cosa puoi dire a tutti i ragazzi che fanno sacrifici in nome di un sogno chiamato musica?
 
Beh forse parli con la persona meno adatta, in quanto non ho dovuto fare salti mortali per entrare nella band, comunque vale sempre la pena di fare sacrifici per inseguire un sogno. Come band i sacrifici maggiori sono legati al fatto che abbiamo tutti dovuto lasciare le nostre famiglie e i nostri amici per iniziare a girare in lungo e in largo il paese, ma siamo giovani e lo facciamo con entusiasmo. Se un domani non dovesse più funzionare, pazienza; la musica per noi è solo una passione.


Bene, per me è tutto. Ti ringrazio per la lunga intervista e lascio a te l’ultima parola se vuoi salutare i nostri lettori.


Grazie a te per il tempo che mi hai dedicato e un grazie particolare a tutti i fan che ci hanno sempre supportato: sono persone come voi che ci danno la carica e la voglia di suonare heavy metal!


Ps: Up the Steelers


Haha, hell yeah!  We got the six-pack baby!





LiveReport
Architects - Live at the Royal Albert Hall - Londra 21/11/20

Speciale
Videointervista - Moonlight Haze

Recensione
Iron Maiden - Nights Of The Dead - Legacy Of The Beast, Live In Mexico City

Speciale
L'angolo oscuro #13

Intervista
Ellefson: David Ellefson

Recensione
AC/DC - Power Up