Klord (Klord)
Dopo anni di gavetta, i Klord si sono finalmente presentati al pubblico alternative, con un album omonimo pieno di parole scottanti, ma anche di potenziali hit condite da oscuri sintetizzatori ed intriganti richiami alla new wave ottantiana. Un po' di tutto e un po' di niente, dicono loro... Sarà proprio vero? Lettori di SpazioRock, è arrivato il momento di conoscere questa promettente realtà rock sardo-emiliana!
Articolo a cura di Marco Belafatti - Pubblicata in data: 03/06/09

I Klord nascono nel 2002, inizialmente come progetto solista di Massimo Canu, cantante e musicista sardo attualmente trapiantato a Reggio Emilia. Qual è il tuo background musicale?

Klord: Il mio background è legato sicuramente ai primi anni 80, quelli della New Wave e del dark-noise di Joy Division, The Cure, Bauhaus, ma anche dell’elettronica di Kraftwerk e John Foxx. In realtà ho ascoltato vari generi, ma quelli che ho citato mi sono rimasti dentro in modo indelebile.

Lo spostamento verso il nord Italia è stato dettato dalla necessità di trovare compagni di squadra capaci di dare vita ad una vera e propria band o da quelle che sono le probabili scomodità logistiche ed organizzative della regione natia?

Klord: Sicuramente in Sardegna ci sono delle scomodità logistiche che non aiutano ad evolversi e le esperienze artistiche a volte rischiano di risultare fini a sé stesse, senza un vero e proprio confronto con “ciò che sta fuori”. Non credo ci sia bisogno di uscire dalla Sardegna per trovare dei musicisti di  valore, in realtà sotto questo punto di vista è una terra molto ricca.

La nascita di una vera e propria band risale attorno all’anno 2005. Come avete impegnato questo lasso di tempo, artisticamente parlando, e quali sono stati gli avvenimenti più importanti durante il vostro percorso iniziatico?

Klord: Le nostre prime esibizioni erano più legate ad uno spettacolo che avevamo messo in scena intitolato “I Piaceri Della Carne” e lo avevamo fatto girare in alcuni teatri del nord Italia. Successivamente c’è stata un’evoluzione che ci ha portato a diventare una vera e propria rock band. Da qui la necessità di realizzare il nostro primo demo “Un Po’ Di Tutto, Un Po’ Di Niente” e la partecipazione a Rock Targato Italia, vincendo l’edizione del 2007.

La line-up sembra oggi essersi definitivamente stabilizzata, ma il fatto che la band abbia mantenuto il monicker originale mi fa presumere che Massimo ne sia tutt’oggi il vero e proprio leader. In che modo i vari membri contribuiscono alla realizzazione dei brani e, in linea generale, come prende vita un brano dei Klord?

Greg: È Klord a scrivere i brani a casa davanti a un  computer, poi in sala prove noi ci mettiamo del nostro, ma senza stravolgere quello che ci sembra il messaggio originale (che solitamente a noi piace molto). In realtà ci sono anche brani come “Non C’è + Vita” nati semplicemente improvvisando.

Aramis: L’improvvisazione occupa gran parte delle nostre prove, ci aiuta un sacco ed è alla base della nostra ‘attitude’. Il fatto è che, per questo progetto, Klord ha le idee molto chiare e a noi piace seguire il suo istinto. Un vero leader!

klord_intervista_2009_02Una figura molto importante, all’interno dell’economia sonora dei Klord, è quella di Lara, che con i suoi synth rifinisce gli aspetti essenziali delle vostre canzoni. Vorreste presentarcela?

Lara: Diciamo che come prima esperienza non è affatto male! Sono entrata per scherzo nei Klord, per dare una mano, visto che non c’era ancora nessuno che suonasse i synth. Già da subito ci siamo accorti che funzionava proprio per l’essenzialità; tutto molto adatto ad una concezione new wave alla quale Massimo faceva riferimento nella costruzione dei pezzi…

Klord: …E poi non dimentichiamo l’elemento femminile…

Da sempre avete preferito cantare in italiano; trovo che questa sia una scelta molto coraggiosa. Per caratterizzare una proposta in maniera originale è infatti necessario staccarsi dai cliché della musica italiana, gli stessi che molti artisti sembrano non essere in grado di scrollarsi di dosso. Quali sono le ragioni che vi hanno portato a questa saggia decisione e cosa ne pensate delle band italiane che scrivono testi in inglese?

Klord: Non sono molto d’accordo sul fatto che la scelta di cantare in italiano sia coraggiosa, credo che mi venga solo più naturale esprimere dei concetti che non riuscirei ad esprimere allo stesso modo in una lingua non mia… È vero che l’inglese suona meglio, ma non dimentichiamoci della comunicazione.

Tutte le canzoni contenute nel vostro primo disco omonimo presentano liriche molto curate, dai tratti urbani, folli e, forse, sottilmente critici. Quali sono le vostre fonti d’ispirazione primarie?

Klord: ovviamente il telegiornale!

Esiste forse una sorta di messaggio all’interno dei vostri brani? “La Coscienza Ti Uccide”, il brano apripista di “Klord”, per il quale avete girato anche un videoclip, ha tutta l’aria di essere una denuncia nei confronti della superficialità e della mancanza di stimoli che pervade la vita dei giovani di oggi e che, spesso, può portare ad epiloghi funesti, come quello descritto nella canzone…

Klord: Sì, in ogni brano c’è un messaggio legato sempre alla comunicazione con sé stessi e con gli altri. Credo che si possa riscontrare un’attualità nei testi dovuta al fatto che viviamo una società che, nonostante la sua mutazione nel tempo, soffre costantemente delle stesse patologie… Tutti hanno qualcosa da nascondere… Manichini come persone reali… Uccidere Kennedy e compiacersi…

Nelle varie canzoni fate un uso ricorrente di nomi propri; si tratta di semplici personaggi immaginari o di persone reali?

Klord: Daniele e i personaggi di “Ensemble N1” sono tutti veri… Kennedy  è uno slogan molto efficace!

New wave, electro-rock, il movimento post punk degli anni ‘80: in che proporzione si possono ritrovare tutte queste diverse correnti musicali nella musica dei Klord?


Klord: Ok, vuoi la ricetta dei Klord? Eccola: Semi di post punk, un cucchiaio di new wave, 2/5 di Porto Torres (preferibilmente la zona industriale), 3/5 di Appennino reggiano, un pizzico di casualità e cinismo, insomma un po’ di tutto e un po’ di niente in pentola a pressione… Ma alla base di tutto c’è un ingrediente segreto che ovviamente non possiamo svelare!

La scena underground italiana si sta dimostrando decisamente prolifica negli ultimi tempi. Non è raro essere sorpresi positivamente, tanto dal demo della tale band dark quanto dal debutto di uno dei tanti, meritevoli gruppi rock che altri paesi europei (ma non solo) ci invidierebbero. Voi, in mezzo a queste due categorie, dove preferireste collocarvi?

Klord: Ovviamente più vicini alla seconda!

Quali sono le difficoltà che una band ancora sconosciuta può incontrare sul proprio cammino e quali consigli vi sentireste di dare a tutti coloro che hanno un progetto e vogliono fare conoscere alla gente là fuori la propria arte?


Roger: Ci vuole una certa costanza per determinare la propria strada, bisogna cercare di suonare sempre dal vivo e con lo stesso entusiasmo della prima volta. In questo lavoro bisogna essere sempre più manager di sé stessi, ma anche sapersi divertire. Per noi è stato fondamentale il supporto di Myspace e la partecipazione ad un concorso serio come Rock Targato Italia. Per il resto bisogna darsi da fare e cercare un sacco di date.

 

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I Klord sono riusciti a firmare un contratto discografico di indubbia importanza, ma molti altri artisti preferiscono promuovere la propria musica all’interno delle mura di ‘casa propria’ o con l’aiuto di qualche amico stretto e rigorosamente selezionato; per questo motivo, il numero delle cosiddette autoproduzioni è in costante crescita… Cosa ne pensate di questa situazione?

Klord: Credo che sia una situazione normale ma allo stesso tempo malata, nel senso che la vedo una scelta forzata da parte delle band indipendenti. Probabilmente anche noi, se non avessimo incontrato Simone Gagliardi e la Poci One, avremmo optato per una scelta simile… Un musicista non si può sentire intrappolato tutta la vita solo perché non riesce a trovare una casa discografica. Noi siamo stati fortunati a trovare delle persone che credono in noi, ma c’è anche da dire che la fortuna ce la siamo andati a cercare senza mai lamentarci.

In passato avete calcato il palco del festival Castelli In Aria, dove avete suonato in compagnia di Ulan Bator, Cristina Donà e David Ray Moor. Una vostra vecchia canzone è stata addirittura portata in teatro da una compagnia sperimentale… Per quanto riguarda la promozione del vostro album d’esordio, ci sono delle novità dal fronte live?

Klord: Per quanto riguarda l live ci muoviamo ancora come abbiamo sempre fatto (mail, telefonate etc.), così ci sentiamo sempre vivi. Purtroppo è molto difficile trovare un’agenzia di booking che ti garantisca un tot di date all’anno, quindi bisogna muoversi tanto.

Lara: Per quanto riguarda la promozione le idee non mancano… Si tratta solo di realizzarle. Avevamo pensato a “Klord In Scatola” (una sorta di jukebox ambulante, ancora in progettazione), ma anche di riprendere “I Piaceri Della Carne”…

Quali sono le vostre prossime mete? Avremo per caso modo di sentire parlare dei Klord nei prossimi mesi?

Klord: Sicuramente un video nuovo. A noi piacerebbe spingere su “Kennedy”. Per il resto sappiamo che la nostra etichetta sta lavorando assiduamente per il nostro prossimo futuro, ma ancora non possiamo svelare niente. Naturalmente speriamo che si parli tanto di noi, finora le recensioni del nostro disco sono state tutte positive e ne aspettiamo ancora delle altre.

 




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