Almanac (Victor Smolski)
Victor Smolski riepiloga con noi tutta la propria carriera, dagli inizi in Unione Sovietica al terzo album degli Almanac, "Rush Of Death", in uscita oggi, 6 marzo, per Nuclear Blast. Il mastermind ha parlato con noi delle sue più grandi passioni, il palco e la pista, protagonisti della sua ultima fatica.
Articolo a cura di Lucia Bartolozzi - Pubblicata in data: 06/03/20

Salve, Victor! Bentornato qui su SpazioRock!


Grazie a voi, mi fa piacere essere di nuovo qui!


Parlaci di questa nuova formazione e del nuovo apporto di quest'ultima all’album! Le voci di Patrick e Jeannette mi sembrano lavorare più in armonia, per non parlare degli strumenti.


Nel corso di cinque anni ci sono stati molti cambiamenti nella formazione che sono risultati in uno sviluppo continuo per la band. All’inizio non avevamo programmato di fare tour così lunghi, ma la band continuava a crescere e crescere. Purtroppo non tutti avevano il tempo necessario da dedicare al progetto, come Andy (B. Franck, ex voce degli Almanac e Brainstorm, NdR) che ha un lavoro normale in ufficio da seguire. David (Readman, ex voce, NdR) aveva anche lui troppi progetti in corso. Parlando onestamente, alcuni dei musicisti avevano prodotto lavori interessanti in studio ma non erano capaci di replicarli sul palco o quantomeno non abbastanza bene: in fondo i pezzi sono complicati e ci vuole molto esercizio e tante prove. Devo dire che ogni cambiamento ha reso il gruppo ancor più forte e con l’odierna formazione siamo stati in tour per un anno, fra piccoli club e studio. Le performance dello scorso anno sono state così soddisfacenti che ci siamo resi conto che era l’ora di riunirci in studio con tutta questa forza accumulata. Per me era importante trovare qualcuno che non solo suonasse le mie canzoni, ma che collaborasse a pieno con me e le mie idee.


Ti ho sentito parlare del fatto che odi comporre e non provare insieme, mandando invece demo da una parte all’altra del globo. Preferisci che ci sia sempre un confronto faccia a faccia con le persone con cui collabori. Hai parlato anche di una certa disciplina, per un esercizio costante. Qual è la tua routine e quali sono le tue prossime ambizioni per i prossimi lavori e tour?


A proposito di questo, è proprio per la loro attitudine che mi sono trovato bene coi miei nuovi colleghi. Abbiamo sperimentato molto, cambiato gli arrangiamenti e ci siamo presi mezzo anno per stare in studio a ragionare sopra ogni pezzo. Al momento stiamo provando costantemente, visto che il tour partirà tra poco, o meglio è già partito il primo febbraio per il mio compleanno. Ci stiamo preparando per concerti molto lunghi, con una bella setlist.


Sarete in tour con la band finlandese LORDI, vero?


Sì, sono una band molto forte. Saremo con loro da marzo per l’Europa e praticamente ogni giorno avremo una data. Sarà forte, ma stiamo programmando anche altro per i festival estivi.

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Parlando del nuovo album “Rush Of Death” (leggi QUI la nostra recensione), il tema che abbraccia tutto il tuo ultimo lavoro è a te molto caro. Si parla di velocità e motori, visto che tu stesso sei un pilota di macchine da corsa.


Beh prima di scrivere mi sono messo a riflettere sul tipo di album che volevo scrivere per il nostro terzo. Ho guardato indietro a trent’anni di musica e tour, volevo scrivere qualcosa che mi rispecchiasse usando tutti i solo pazzeschi e i riff più duri che mi giravano in testa. Mi sono rifatto a tutti i miei progetti, usando molte voci e tutte diverse. Volevo davvero mandare avanti anche il progetto Lingua Mortis Orchestra, nella prima parte dell’album. Credo che questo album possa essere un riepilogo della mia carriera. Per quanto riguarda i testi, invece, volevo continuare con un concept simile agli altri continuando con qualcosa di storico, visto che amo molto la storia. Per questo motivo abbiamo cercato a lungo e abbiamo deciso di parlare della figura del gladiatore. Si parla sempre di loro come schiavi, come persone sfruttate ma esiste un altro lato della loro storia. Alcuni di loro, come ho scritto in “Soiled Existence”, erano guerrieri che avevano conquistato la propria libertà dopo più di trenta vittorie ma tuttavia continuavano a lottare, per godersi quella che era la lotta, per sentirsi la stella dell’arena. Si può dire che a quel punto fossero un equivalente di sportivi o attori, che rischiavano la propria vita per quell’emozione a cui si erano abituati.
Nella seconda parte, quella senza orchestrazione, ho portato avanti la figura del gladiatore moderno, il pilota. Si tratta sempre di uno show, di incidenti e sangue, purtroppo a volta persino di morte. Mi è molto vicina quella sensazione di adrenalina e si può dire che quella in pista sia proprio una lotta: mi viene in mente il pilota Jacky Ickx sulla pista di Spa e il rischio che prese non frenando con la propria Lotus Cortina, finendo per travolgere uno spettatore. È una continua battaglia fra vita e morte. Si tratta di confrontarsi coi propri limiti e superarli, di saper usare i propri riflessi.


Parlando di gladiatori, mi viene in mente l’introduzione al pezzo “Soiled Existence”, ovvero il parlato di “Let The Show Begin!”. Penso che quell’estratto possa essere esemplificativo della vita sul palco. Come ti senti scendendo nell’arena?


È una sensazione molto simile a quella che ho una volta che mi metto il casco e scendo in pista, solo che invece prendo in mano la chitarra. Mi sento avvolto dall’energia della sala e anche sul palco c’è un certo rischio: non sai mai se veramente il concerto andrà bene come vuoi e io cerco sempre di impegnarmi per dare il cento per cento. Mi godo quest’emozione e il rapporto col pubblico, sentendo una vera e propria scarica di adrenalina. Amo sentire tutto ciò.


Com’è stato lavorare con Frank Beck dei Gamma Ray e Marcel Junker?


È stato molto bello: pensa che Frank, oltre ad aver registrato con noi, ci seguirà in tour! La mia passione è in generale lavorare con molti cantanti diversi e tutto questo è cominciato 15 anni fa, quando ho iniziato a lavorare con Nuclear Blast. Al tempo dovevo produrre l’album “Into The Light” per l’anniversario dei vent’anni di attività dell’etichetta. Chiamammo per l’occasione alcuni dei migliori cantanti della scena metal e io scrissi per loro tutti i pezzi. C’erano Hansi Kürsch dei Blind Guardian, Tobias Sammet degli Edguy e tanti altri. Mi piacque così tanto lavorare con tutte quelle voci che ho continuato a farlo. Come compositore mi piace confrontarmi con dinamiche diverse, con timbri diversi ogni volta. Frank Beck è sicuramente uno degli artisti migliori con cui ho lavorato e ha saputo apportare molto all’album. Anche l’apporto di Marcel, come cantante death metal, è stato molto importante per portare ancora più tinta. Non avevo mai usato una voce come la sua.
Sto collaborando anche a un altro progetto, Voodoo Gods, con George “Corpsegrinder” Fisher dei Cannibal Corpse, e proprio grazie a questa collaborazione ho deciso di unire la voce di Marcel a quelle di Jeannette e Patrick.


So che molti fan, oltre ad essere molto eccitati per tutti i riff heavy che hai da offrire, sono stati molto contenti per la tua seconda collaborazione per “Suite Lingua Mortis”, che hai portato avanti nel nuovo album dopo averla iniziata coi Rage!


Per me quella era un’opera molto personale. Ero abituato a collaborare con mio padre (Dmitry Smolski, compositore sovietico, NdR) nelle sue composizioni e ci tenevo molto a continuare la "Suite Lingua Mortis” per dedicargliela. Le parti orchestrali le ho registrate proprio nello stesso studio in cui io e lui lavoravamo insieme. Per me è stato davvero un momento importante per commemorarlo.

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Visto che nel primo album “Tsar” (e in parte anche in “Kingslayer") hai parlato di storia russa: quali sono invece le tue influenze da quella che era la scena sovietica del rock? Oltre alla storia e al folklore russi, questo è un altro aspetto di cui si sa veramente poco e vorrei che tu ci raccontassi qualcosa.


Io sono nato e cresciuto in Unione Sovietica. Al tempo ancora non c’erano confini fra Russia, Bielorussia e Ucraina, perciò per me non esistevano nemmeno differenze fra le tre. Era tutto parte della stessa gigantesca nazione per me.  Non me la passavo male: lavoravo bene, facevo molti concerti in giro per l’Unione con la mia prima band Inspector, riscuotendo anche molto successo e suonando già negli stadi. C’era però un gran distacco dal resto del mondo e la cosa mi disturbava molto. Per fortuna siamo riusciti ad avere la libertà che ci mancava e da trent’anni posso fare ciò che amo e quando voglio, come voglio io. Nell’URSS mancavano molte cose ai musicisti, spesso anche il modo di potersi incontrare e confrontare. C’erano in realtà delle band molto valide, fra cui i Cruise e gli Aria, col cui cantante ho lavorato per due anni al progetto Kipelov. Per me è davvero un peccato che fin dall’inizio non ci sia stato un contatto fra la scena dell’ex blocco sovietico e il resto del mondo. Sono contento del fatto che proprio dall’anno scorso è stato organizzato vicino a Mosca il nuovo festival Big Gun. Spero davvero che possa riuscire ad unire finalmente queste due… chiamiamole "scuole", fra est e ovest.


L'album è in uscita il 6 marzo e ci sarà anche un DVD del vostro ultimo tour! Che novità possiamo aspettarci nell'attesa?



Il DVD è un DVD bonus con del materiale spettacolare, proprio dal nostro ultimo tour. Ci sono esibizioni un po’ da ovunque, anche dalla mia città natale Minsk, dal Metal Fest in Repubblica Ceca e appunto anche dal festival Big Gun di Mosca. Abbiamo registrato anche un concerto intero dalle date in Corea, una data davvero bella con una venue straordinaria. Il DVD sarà incluso in un package col nuovo album e vi consiglio davvero di dare un’occhiata! Sul nostro canale c’è qualche video.
Per quanto riguarda invece i singoli, prima dell'uscita dell'album sono stati pubblicati “Predator” e “Bought And Sold”.


Quand’è che tornerete in Italia? È dal tempo di “Tsar” nel 2016 che non calcate i suoi palchi!


È un gran peccato infatti! Mi è sempre piaciuto tanto il pubblico italiano, con la sua vivacità e con la sua energia. Ci sono tanti amanti delle chitarre e degli assoli, il che per me non è che una lusinga. Credo proprio che torneremo presto.


Lasceresti un messaggio ai tuoi fan qui in Italia?



Certamente! Ci tengo molto a ringraziare tutti per il supporto ricevuto in tutti questi anni, e per l’interesse che vedo sempre sulle nostre pagine e sul nostro sito. Posso solo sperare di vedervi presto!




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