Anti Flag (Chris Barker)
L'uscita di "American Spring", decimo album di studio, è imminente. Abbiamo raggiunto telefonicamente Chris '#2' Barker, basso e voce degli Anti Flag e protagonista della scena Punk Revival della East Coast dall'inizio degli anni '90, che ci ha parlato delle tematiche del disco, della sua visione del mondo e dell'identità del Punk Rock, sparando a zero anche sui Green Day.
Articolo a cura di Francesco De Sandre - Pubblicata in data: 26/04/15

Ciao Chris e benvenuto su SpazioRock! Dove ti trovi?

 

Ciao a tutti, è sempre un piacere tornare, in qualche modo, in Italia, anche perché io stesso ho origini italiane. Ricordo sempre con piacere tutti i ragazzi sotto ai nostri palchi, specie a Roma, Bologna e Milano, approfitto per dire che stiamo per tornare in Italia e generalmente in tutta Europa. Adesso mi trovo a Pittsburgh in Pennsylvania, stiamo finendo di remixare "American Spring" quindi siamo in dirittura d'arrivo!

 

Album che uscirà il 26 maggio per Spinefarm, storica etichetta scandinava.

 

Esatto, è la prima volta che pubblichiamo per loro, sono praticamente venuti ad inseguirci a casa! E' stato un episodio simpatico, avevamo finito tutte le demo e completato gli artworks quando ci hanno proposto di far uscire i nuovi brani per loro. È fantastico lavorare con i propri amici, come abbiamo sempre fatto, ma stavolta abbiamo colto l'occasione di sfidare noi stessi e cambiare strategia.

 

Gli Anti Flag hanno davvero firmato per una label o c'è un trucco?

 

La crew di Spinefarm è meravigliosa, hanno avuto grandi idee, ed è un piacere condividere con loro questo progetto che ci dà nuovi stimoli senza contaminare la nostra attitudine di sempre. E loro sono ovunque, hanno uffici in America ed Europa e ci aiuteranno non poco nella promozione. In realtà "American Spring" è una totale autoproduzione, è un disco indipendente pubblicizzato da una label indipendente, a noi piace così.

 

SpazioRock vi ha sempre seguiti negli ultimi anni, sia in Italia che in Europa. Adesso è giunto il momento di parlare di "American Spring".

 

Il decimo album di una band è sinonimo che ci sappiamo fare. Ci siamo guardati seriamente in faccia perché ci siamo resi conto di essere giunti ad una sorta di svolta. Registrare un album con il solo intento di portarlo in giro attraverso un tour massiccio non era nei nostri piani. Volevamo fare qualcosa di importante senza le aspettative e ansie del live: le date sono arrivate di conseguenza, ma c'è tanta ambizione nel concept di "American Spring".

 

L'album non è ancora stato ascoltato da nessuno ma immagino tu possa darci qualche anticipazione.

 

Rappresenta al meglio cosa siamo diventati, sembra una banalità ma non trovo altre parole per descriverlo. È fortemente contaminato da un mio periodo piuttosto tetro, la nostra ideologia illumina testi cupi e negativi.

 

Come vi siete approcciati alla stesura dei testi?

 

L'album è scritto in comunità ma è davvero una somma di personalità e di pensieri. Spesso accade che scriviamo autonomamente le canzoni, io stesso - che ho un'opinione oscura degli avvenimenti e quindi tendo a farmi consigliare o a condividere il fardello con amici e colleghi - scrivo tutto da solo e poi la negatività viene pareggiata dall'entusiasmo degli altri. Ci sono molti messaggi nascosti nelle nuove canzoni, spero che nella gente scatti il meccanismo di reazione e rivincita che gli Anti Flag da sempre alimentano.

 

"The Bright Lights Of America", brano di qualche anno fa, è uno dei miei preferiti. Ci saranno pezzi simili?

 

Sì, credo proprio che troverai pane per i tuoi denti. Siamo andati ad attingere dalle radici del Punk suoni crudi e li abbiamo amalgamati con la nostra percezione. Lunga vita ai Clash, perché molte loro produzioni hanno illuminato la nostra ispirazione.

 

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I Green Day sono ora nella Rock N Roll Hall Of Fame: cosa significa questo per la scena Punk Rock? E come è cambiato il modo di porsi in tal senso nelle band affini dell'ultimo ventennio?

 

Non credo che loro rappresentino la scena Punk Rock mondiale, ma sono felice per loro, anche perché senza di loro io stesso non avrei mai iniziato a suonare e non sarei qui al telefono con te. Penso che il Punk sociale, quello vero, quello non fatto di high school, magliette e brillantini appartenga ad altre band di San Francisco. Sono grato ai Green Day e mi complimento con loro, ma preferivo seguire i Damned o i Dead Kennedys. I Green Day hanno assunto una identità ed un attivismo solo con American Idiot, ma non è questa l'attitudine che appoggio, per me il Punk è credere in un mondo dove tutti hanno le stesse opportunità, senza opportunismi. Sono sempre più convinto che non sia solo un genere musicale, ma un'entità che riguarda come vivi la tua vita, la tua libertà.

 

Gli Anti Flag sono da sempre interessati ai fatti più sociali e globali che accadono nel mondo. Forse hai avuto modo di apprendere dell'ennesima tragedia del Mediterraneo.

 

Si, purtroppo la questione che affligge l'Italia è mondiale, e per me proprio per questo è il mondo che se ne dovrebbe occupare. Come musicisti non possiamo fare altro che propagare gli ideali di comunità che rappresentano i nostri principi. Potrei farti degli esempi simili di cosa succede qui negli States, ma in questi giorni provo molta empatia per questa situazione, è la stessa che cerco di comunicare con le nostre canzoni.

 

Perché avete deciso di intitolarlo "American Spring"?

 

La stessa mano con cui oggigiorno si comunica, si messaggia, si scrive e si condivide è la stessa con cui si protesta e si segnala la propria disapprovazione. Questo è un concetto molto caro alla band. La nostra idea di primavera americana è un radicale cambiamento di cui la grande nazione ha necessità. Nessuno lo sta attuando, nessuno sta facendo nulla, forse per abitudine o pigrizia, nemmeno Obama. È un moto che si avverte dalla gente e deve venire dalla gente. Abbiamo scritto le canzoni guardandoci indietro e capendo cosa non sta andando bene, e con "American Spring" vogliamo creare un punto fermo nella storia americana per risvegliare tutti dal torpore della commiserazione.




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