Halestorm (Arejay Hale)
Manca pochissimo all'uscita di "Vicious", quarto album in studio degli Halestorm. Di questo, del tour e di molto altro abbiamo parlato con il batterista Arejay Hale, fondatore della band insieme alla sorella Lzzy.
Articolo a cura di Mattia Schiavone - Pubblicata in data: 24/07/18

Ciao Arejay, benvenuto su SpazioRock! Negli ultimi giorni avete pubblicato alcune nuove canzoni e l'album "Vicious" uscirà tra pochissimo. Come vanno le cose a riguardo?

 

Le cose vanno alla grande, anche se siamo molto occupati [ride, ndr]. Siamo nel pieno dei preparativi per la pubblicazione dell'album, stiamo facendo un sacco di interviste, foto promozionali, video e molte altre cose. Più o meno è quello che succede sempre quando esce un disco, ma ogni volta c'è sempre qualcosa in più da fare. Comunque siamo molto eccitati e non vediamo l'ora che tutti possano ascoltare "Vicious".

 

Parlando proprio di questo album, credo che sia quasi una via di mezzo tra il sound "raw and wild" di "Into The Wild Life" e l'alternative più moderno di "The Strange Case Of...". Sei d'accordo? Cosa puoi dirci del processo di scrittura e registrazione dei brani?

 

In effetti ci siamo resi subito conto che questo album è diverso dai precedenti. Per il secondo album abbiamo lavorato moltissimo in studio, facevamo orari assurdi e ha un sound alternative. In "Into The Wild Life" invece volevamo sperimentare qualcosa di diverso, ci sono molte influenze, parti di piano, sintetizzatori e molte cose che non avevamo mai fatto in precedenza. Durante le registrazioni di "Vicious" abbiamo lavorato con Nick Raskulinecz, che è stato produttore di grandissime band come Deftones, Foo Fighters e Queens Of The Stone Age. Lavorare con lui è stato fantastico. Per questo album ci ha detto subito di voler catturare la nostra energia live e metterla su nastro ed è quello che abbiamo fatto.

 arejay2016

 

Tra le canzoni di "Vicious", quella che mi ha colpito di più è "Killing Ourselves To Live", grazie ai suoi alti e bassi, i riff pesanti, una parte centrale velocissima e un ritornello melodico e catchy. Puoi raccontarci qualcosa di più su questo brano?

 

La adoro, sono davvero contento che ti sia piaciuta! La sento molto vicina al mio modo di essere, è una canzone che abbiamo scritto in modo genuino pensando al nostro viaggio, la nostra carriera. Fin da quando abbiamo iniziato sapevamo che se vuoi davvero qualcosa devi lavorare duramente e senza sosta. Una delle cose che amiamo più al mondo è suonare dal vivo durante i concerti, interagire con il pubblico e sentire tutta la passione per la musica e l'energia. Ma per fare tutto questo bisogna darsi da fare, non è una vita facile. Andare in tour è stancante, si viaggia continuamente, cambiamo fuso orario, andiamo alla location e subito dopo lo show si riparte. Oltre alla fatica ci sono però tanti bellissimi aspetti nel nostro lavoro, come il fare musica e condividerla con tante altre persone. È bellissimo incontrare i fan, parlarci e accorgersi di quanto sia importante per loro la nostra musica. Quindi quella canzone parla di tutto questo. Lavoriamo duro per fare quello che facciamo nella nostra vita e per questo si chiama "Killing Ourselves To Live".

 

Siete una band che cerca sempre di rinnovarsi ed evolversi, rimanendo comunque sempre coerenti con un sound puramente rock. A questo proposito, cosa pensi dello stato della musica rock attualmente?

 
Personalmente mi piace molto il modo in cui si sta evolvendo la musica rock. Credo che la band di ora siano più oneste e genuine rispetto a molte altre di quando il rock aveva molto più successo ed era generalmente più apprezzato da tutti. Adoro vedere i ragazzini che oggi, nonostante tutto, conservano la passione per il rock n'roll e iniziano a suonare uno strumento per fare quel tipo di musica. È bello perché mi ricorda esattamente quello che facevano noi anni fa, come abbiamo iniziato. E proprio ora ci sono moltissime band che stanno ispirando i più giovani e trasmettendo loro questa passione.

 

Tu e Lzzy siete fratello e sorella e avete fondato gli Halestorm quando eravate ragazzini. Come si è evoluto il vostro rapporto durante tutti questi anni?

 

Sì, eravamo davvero piccoli, io avevo solo 10 anni [ride, ndr]. Ma nel nostro caso la cosa bella è che il concetto di famiglia nella band, partendo da me e Lzzy, si è evoluto inglobando anche gli altri ragazzi e tutti quelli che hanno lavorato e lavorano con noi. Joe e Josh non sono fratelli di sangue, ma per me ormai è come se lo fossero. Ma questo vale anche per tutta la crew, i nostri tecnici, quelli che lavorano alla label e tutti quelli che ci hanno aiutato nella nostra carriera, con la stessa passione che abbiamo noi.

 halestormarejay

 

Tra poco sarete in tour e so quanto amate esibirvi dal vivo. Per questo voglio chiederti: qual è la cosa più folle che è successa ad un concerto degli Halestorm?

 

Direi che ne sono successe tantissime negli anni [ride, ndr]. Credo che le cose più divertenti (anche per il pubblico) siano gli imprevisti, una volta ad esempio mi è caduta mezza batteria mentre suonavo [ride, ndr]. Ci sono band che odiano queste cose, ma per noi non è frustrante. Se nessuno si fa male ci ridiamo su e riprendiamo a suonare. Siamo una band che non usa tracce registrate o cose simili, tutto deve essere live, quindi se qualcosa va male non è un problema. Un'altra cosa divertente e che amiamo sono i fan che decidono di fare qualcosa per noi durante il concerto. Una volta abbiamo suonato in Sudamerica e la gente presente al concerto aveva portato tanti palloncini organizzandosi sui social e lanciandoli in aria tutti insieme in un momento specifico. È bellissimo vedere tutta questa passione e credo che questo avvenga perché anche i fan, venendo ai nostri concerti, si accorgono di quanta voglia e forza ci mettiamo nel fare musica. Negli anni sono successe tante cose divertenti, un altro esempio sono le improvvisazioni e le jam session sul palco, le adoro. Non puoi mai sapere cosa succederà ad un concerto degli Halestorm.

 

Sono d'accordo! E proprio a proposito di questo, ad ottobre suonerete a Milano. Ti piace suonare in Italia?

 

Che domande, adoro suonare lì! [ride, ndr] L'Italia è il mio Paese preferito, non solo per gli show, ma anche per qualsiasi altra cosa. Amo la vostra cultura, le persone che vengono a vederci e ovviamente anche il cibo [ride, ndr]. Abbiamo suonato un sacco di volte a Milano e la considero una città bellissima, anche se spero di fare concerti anche in altre città prossimamente. Comunque non vediamo l'ora di venire lì, amiamo tutta l'energia e la passione che avete.

 

Ok Arejay, il tempo a nostra disposizione è scaduto. Grazie mille per questa intervista. Ci vediamo ad ottobre!

 

Grazie a te! Assolutamente, andremo a bere un po' di grappa insieme [ride, ndr]. Ciao!




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