Aversions Crown (Jayden Mason)
In vista dell’uscita del quarto album "Hell Will Come For Us All", il batterista degli australiani Aversions Crown Jayden Mason ci parla della loro nuova creazione e dei propri progressi come musicista, delle speranze per la scena australiana e per i prossimi tour insieme al nuovo cantante Tyler, infine delle frustrazioni dell’isolamento e di come combatterle.
Articolo a cura di Lucia Bartolozzi - Pubblicata in data: 12/06/20

Prima di tutto, ciao Jayden! Grazie per essere qui! Non so se dovrei dirti buon pomeriggio o buona sera!

Grazie a voi! Qui si è appena fatto buio, non saprei (ride NdR), ma sono prontissimo a rispondere ad ogni domanda!

Mi fa piacere, cominciamo allora! Il vostro album uscirà davvero presto, il 12 giugno! Già a marzo avevate pubblicato il primo singolo, “The Soil”. Ce ne parleresti?

Ma certo! La scelta per il primo singolo è ricaduta su “The Soil” perché contiene sostanzialmente il nucleo del nuovo assetto della band, col nostro nuovo vocalist (Tyler Miller, ndr), e in generale il sound del nuovo album. Abbiamo pensato che far vedere come è cambiato il nostro modo di lavorare sarebbe stato un buon modo per testare le acque e mostrare cosa sa fare Tyler. Passando a “Born In The Gutter” la cosa si fa più chiara e mostra una parte più estrema della nostra musica con un nuovo elemento, rappresentato dalla sua voce.

In fin dei conti, “The Soil” è anche la opener no?


Esatto, volevamo proprio dare un assaggio al pubblico!

Hai menzionato il secondo singolo, “Born In The Gutter”. È chiaro che nel testo si parla di persone che vivono in miseria, ai margini della società. Credi che il divario fra ricchi e poveri si accrescerà durante la crisi post-pandemica?

Certamente, purtroppo. È una dura realtà ma noi la volevamo descrivere con la nostra musica, portare un po' di attenzione verso la problematica. Proprio perché sono convinto che andrà peggio, sono contento che i nostri testi parlino di tutto questo. Troppo spesso, tutto viene spazzato sotto il tappeto. È una questione grossa e noi possiamo definirci fortunati di non essere nati in povertà, di avere quello che abbiamo.

Avete già affrontato qualche tour con Tyler, ma questo è il primo album che pubblicate assieme a lui! Originariamente veniva dai The Guild e so che viene dal Tennessee, a differenza di tutti voi australiani. Com’è stato in studio con lui?

Tutto è andato nel modo migliore con Tyler, anche il periodo di transizione fra lui e Mark (ex vocalist, ndr). Ha preso parte ai nostri tour con grinta e per quest’album abbiamo deciso di mandarlo direttamente da Knoxville, dove abita, fino in New Jersey. È lì che Will Putney (Fit For An Autopsy, produttore anche dei Thy Art Is Murder ndr) ha il suo studio, così lui ha registrato le tracce vocali lì, mentre noi gli mandavamo le nostre dall’Australia, dal Queensland. Abbiamo lavorato con molti professionisti diversi ma di tutto si è occupato Will alla fine. Non eravamo praticamente in studio con Tyler, ma era come se lo fossimo ed eravamo costantemente in contatto.

Si può dire che avete fatto pratica per il lavoro a distanza durante la pandemia, eh?


Proprio così (ride, NdR), visto che ora non ci possiamo proprio vedere!

Durante i tour con Tyler, il pubblico ha mostrato il proprio supporto? Per quanto riguarda i primi due singoli invece?

Come sempre, è difficile cambiare frontman perché la gente si affeziona alla figura e alla voce di una certa persona, ma ho sentito un gran supporto da parte dei veri fan. È ovvio che ci saranno sempre commenti negativi da parte di qualcuno, ma in tanti hanno detto solo cose positive su di noi e ci hanno supportato, dicendoci di continuare così. All’inizio per Tyler è stata difficile, visto che non aveva mai suonato live praticamente! Lo abbiamo fatto arrivare in Europa dall’America e gli abbiamo chiesto di farsi trenta e più date con noi! L’abbiamo praticamente gettato in pasto ai lupi (ride NdR), soprattutto in termini di voce. Qualcuno non ce la farebbe, ma la sua voce è diventata migliore di settimana in settimana. È sempre difficile cantare le canzoni di un altro e ha fatto del proprio meglio per adattarle alla propria voce. Ha fatto un lavoro fantastico ma prossimamente tutti si potranno godere il vero Tyler, quando porterà sul palco i nuovi pezzi. Ha un gran talento e per noi questo è tutto! Credo che non farà altro che migliorare col tempo. Pensa, non aveva mai cantato per una band come la nostra!

Parlami di come avete lavorato con Eliran Kanto. Adoro l’artwork che ha creato per “Hell Will Come For Us All”!

Lo adoro anch’io! Ha veramente capito cosa volevamo ed è stato bello lavorare con lui, piuttosto che produrre un'altra copertina molto digitale come facciamo di solito. Cercavamo qualcosa di preciso e di realistico, lui l’ha capito. Abbiamo seguito tutto il processo visto che ci mandava gli sketch, tutti i layer… Sono contento che piaccia a così tanti fan, da quello che ho letto!

È più macabro questo stile, più realistico. Forse esprime meglio quello che c’è di terribile nella realtà, anche se nell’artwork e nei testi si parla di finzione. I vostri testi infatti potrebbero dare degli spunti di riflessione su molte questioni, nonostante parlino molto di alieni.

È esattamente così che la vediamo. Quando lo guardi, disturba abbastanza proprio come la realtà. Per quanto riguarda i testi, hai ragione. Sia per quelli che per l’artwork ognuno può vederci dentro ciò che vuole, ma hanno qualcosa di volutamente disturbante.

Tornando alle tracce, fatta eccezione per i due singoli di cui abbiamo parlato, ce n’è una di cui vorresti parlarci? Anticipaci un po' come sarà, o parlaci del suo processo creativo!

Caspita, è difficile scegliere. Ce ne sono molte che mi piacciono ed è stato difficile scegliere i singoli. Probabilmente sceglierei la title track “Hell Will Come For Us All”, visto che ha un’atmosfera davvero epica e registrarla è stato davvero divertente. Mi piace davvero troppo la sezione del chorus e non vedo l’ora di poter suonare il pezzo live, in generale. “Scourge Of Violence” è un’altra traccia che mi fa impazzire, ma potrei starmene qui e dirti lo stesso di tutte visto quanto ci ho lavorato e quanto mi sono divertito (ride, NdR)! Siamo tutti davvero orgogliosi di quello che abbiamo scritto e ci sono molte cose nuove per noi, tanta roba estrema ma anche sezioni che lasciano riprendere un attimo il respiro e il ritmo, che danno più visibilità alla voce.

  

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Avete di nuovo chiesto aiuto a Will Putney per la produzione (Fit For An Autopsy, Thy Art Is Murder). Che traguardi avete raggiunto lavorando insieme? Come avete ottenuto quello che hai definito un sound sci-fi?

Parlando puramente del missaggio, cercavamo qualcosa di aggressivo, estremo. Ci sono molti strati, sezioni estreme e overtone, molte armonizzazioni. Il difficile è far risaltare tutto questo ma Will è riuscito a far spiccare ogni aspetto delle tracce, senza rinunciare a un'atmosfera proprio in your face! È uno dei migliori al momento ed è uno dei nostri produttori preferiti sicuramente. Per quanto riguarda la musica e la scrittura, tutti i pezzi sono scritti dal nostri chitarrista Chris Cougan e Will si è limitato a darci qualche consiglio quando gli abbiamo mandato una prima bozza dei pezzi, più che altro in termini di sound di alcune linee di chitarra. Non ci sono stati molti cambiamenti in tutto però e il prodotto finale è fantastico secondo me.

Nell’album precedente, “Xenocide”, avete parlato appunto di xenomorfi e fantascienza, ma una parte dei testi lascia trapelare altro, qualcosa di vicino alle problematiche della nostra società. Anche nel nuovo album si vede questa commistione di temi, ma come riuscite a parlare della realtà su una base di fantasia e alieni?

Davvero una buona domanda. Siamo sempre stati legati allo sci-fi, ne andiamo pazzi e ne abbiamo parlato in ogni dei nostri album ma volevamo compiere una transizione verso temi che affrontiamo tutti i giorni, senza rinunciare alla parte fantascientifica. Volevamo dare semplicemente più spessore ai nostri testi e renderli anche più accessibili a tutti. Almeno la metà dell’album parla di sci-fi e chiude il ciclo degli altri, se a qualcuno frega di leggere i testi (ride, NdR). L’altra metà parla invece dei problemi politici che stiamo vivendo, di povertà, di depressione e di quello che quest'ultima può fare a una persona. Abbiamo cercato di mescolare in modo omogeneo le due parti. Volevamo una certa coesione, quasi una struttura a strati in cui l'ascoltatore può riconoscere diversi elementi.

Penso che come musicisti siate cresciuti nel corso degli anni e credo che vi porrete altri traguardi in futuro, ma come pensi di essere cresciuto come batterista?

Penso che in generale la nostra musica sia maturata. I tour ci hanno aiutato molto a scoprire quali sono i nostri limiti e soprattutto a capire cosa mi piacerebbe suonare live in un secondo momento. Voglio dare il cento per cento live e questo mi ha dato ancora più idee in studio. Qualche anno fa pensavo solo a essere più estremo e più veloce possibile, senza tenere in conto che avrei dovuto suonare tutto per minimo un’ora di fila! Mi è servito anche pensarla in quel modo, visto che mi motivava a fare sempre esercizio ma con quest’album ho deciso di andare con ritmi leggermente più lenti che potessero rendere giustizia ai pezzi. Credo di aver migliorato la resistenza e la precisione delle mie mani e dei miei piedi, visto che nel nuovo album ci sono sezioni lunghe e difficili che hanno richiesto molto lavoro. Credo che live riuscirò a eseguirle ancora meglio, ora che conosco ancora più le mie abilità.

Dev’essere stato veramente frustrante cominciare il tour americano coi Thy Art Is Murder e dover tornare subito in Australia per via della pandemia. Proprio in proposito, avete appena rilasciato un video via Nuclear Blast in cui con gli altri hai parlato dell’influenza e del peso che l’isolamento hanno avuto sulla vostra psiche e sul vostro lavoro. Ti ho sentito parlare di quanto poco ti sentissi motivato a fare pratica, visti i tour completamente rimandati. Hai trovato un modo di combattere questa frustrazione?

Nel video non volevo comportarmi come se tutto stesse andando alla grande, anche perché abbiamo un nuovo album che avremmo voluto portare subito in tour, e perché la band era stata ferma per un po’. Mi ha tolto davvero la motivazione tutto questo, specialmente perché non sappiamo minimamente quando potremo riprendere a lavorare seriamente. Per questo trovo difficile esercitarmi al solito livello, in modo davvero intenso. Tanti musicisti mi capiranno: per suonare l'esercizio è fondamentale, ma quando le cose non vanno molto bene be', manca la voglia di mantenere i propri progressi e farne di nuovi. Quando dormi male è difficile metterti davanti al kit e cominciare a suonare a 260-270 bpm tutto d'un fiato. Adesso non devo spingere il mio corpo al massimo come prima di un tour, in più vedere che il mondo intero è in crisi non tira su il morale. Di solito suono tutti i giorni, a meno che non lavori, visto che prima della pandemia avevo anche un altro lavoro.
Ora è tutto in salita. Magari sento la voglia di suonare, ma visto che ho tralasciato l’esercizio dello strumento in precedenza, il tempo per riscaldarmi si triplica e la resa è frustrante. Al contempo non posso fermarmi e perdere velocità e resistenza, perciò la mia mente lavora un sacco. Ho trovato giovamento solo facendo un passo indietro e decidendo di suonare solo quando davvero sono in forma, cronometrando le mie sessioni di studio e controllando così anche il tempo, piuttosto che starmene tutta la giornata sullo sgabello a frustrarmi. Se il mio cervello s’inceppa, vado a fare qualcosa di totalmente diverso come aiutare mio fratello, vedermi un film e poi torno alla batteria. Mi sono messo anche a ripassare le basi, che all’inizio avevo saltato a piè pari (ride, NdR) e ho imparato che a volte è meglio staccarsi dal lavoro, piuttosto che abbattersi da soli dicendoci che facciamo schifo!

Nel video parlavi anche della tua preoccupazione per la scena death-core/death-metal in Australia dopo la pandemia, perché esattamente?

Siamo un po’ un genere di nicchia in Australia, insieme a band come i Thy Art Is Murder. Inoltre, il nostro è già un lavoro molto costoso che richiede davvero un sacco di soldi, ma la nostra posizione geografica aggrava tutto. Per fare tour fuori dall’Australia le spese sono gigantesche e per questo penso che a noi andrà peggio. Non sappiamo quali misure verranno prese nel futuro per i viaggi e anche per l’America avevamo speso decine di migliaia di dollari per spostarci, per i visti, per tutto. Non ci siamo solo noi, ma anche tutto lo staff ovviamente.
Vorrei sapere se ci aspettano molti più costi, dato che la sicurezza è stata alzata. Sarà una grossa preoccupazione per tutte noi band australiane. Non volevo dire che europei e americani sono più fortunati, ma lo spazio che hanno a disposizione per i tour è molto e gli spostamenti spesso sono davvero più semplici che per noi. Andiamo avanti per passione e la cosa non ci fermerà, sto solo sperando che la situazione non peggiori. Già ottenere i visti è sempre stato difficile, nonostante fossimo musicisti.

Ovviamente adesso non possiamo vedervi sul palco, ma i fan vi staranno aspettando. Vorresti lasciare un messaggio ai fan italiani su SpazioRock?

Cavolo, sì! Ho suonato molto in Italia e ogni volta è bello ricevere il vostro supporto, il vostro amore. Non posso ringraziarvi abbastanza, davvero. Non vedo l’ora di tornare sul palco e in Italia soprattutto, anche perché ho molti amici nel vostro paese con cui non vedo l’ora di ritrovarmi! A presto!




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