Soilwork (Björn "Speed" Strid)
Nei momenti bui si vede la vera caratura di una band. Dopo essere stati flagellati da lutti e tragedie, i Soilwork non si sono comunque persi d'animo ed hanno dato alle stampe un nuovo tassello della loro carriera musicale. SpazioRock ha raggiunto telefonicamente Björn "Speed" Strid, cantante e fondatore della band, al fine di saggiare le potenzialità del nuovo album.
Articolo a cura di Stefano Torretta - Pubblicata in data: 12/09/15
Ciao Björn, benvenuto su SpazioRock! Come va dopo un intero pomeriggio alquanto impegnativo di interviste?


Non c'è male. Al momento sono seduto in terrazzo e mi sto godendo il sole serale, quindi non mi posso lamentare affatto!


Prima di iniziare a parlare del nuovo album: avete un nuovo bassista in formazione. Quali sono le differenze principali tra Ola Flink e Markus Wibom? Cosa vi ha convinto di aver trovato il giusto sostituto?


È buffo che mi chiedi di Markus, visto che si trova giusto qui accanto a me! (Ride, ndr) Per quanto riguarda il passaggio di consegne tra Ola e Markus, sull'album a suonare il basso sono David (Andersson, chitarrista della band, ndr) e Sylvain (Coudret, altro chitarrista della band, ndr) in quanto Ola Flink ha abbandonato la band poco prima che iniziassimo a registrare l'album. Per quanto riguarda le differenze, è sempre difficile fare un confronto tra due persone. Ola era un personaggio veramente unico, ma anche Markus lo è, in un'ottica molto positiva. Riuscire a sostituire Ola non era una cosa semplice da fare, avevamo bisogno di qualcuno veramente speciale. Dopo così tanti anni Ola ormai era una parte imprescindibile dei Soilwork, ci siamo divertiti veramente molto insieme. È perfettamente comprensibile che ad un certo punto abbia voluto una vita più normale, credo che possa succedere a chiunque si trovi in una band per venti anni di seguito. La questione era quindi di trovare qualcuno che fosse conosciuto a livello personale da tutti i membri dei Soilwork, perché non abbiamo per nulla la pazienza di metterci a fare audizioni o provare dei nuovi bassisti mentre siamo in tour. Abbiamo tenuto diverse riunioni per trovare una soluzione ed eravamo arrivati al punto di non avere più speranze di trovare un sostituto, quando alla fine mi è venuto in mente Markus. Era già stato in tour con noi in passato in qualità di tecnico delle chitarre, quindi tutti lo conoscevano, sapevamo che suonava il basso ed anche le tastiere ma non avevamo idea in realtà di quanto fosse bravo o se avesse voglia di suonare con noi in tour. Alla fine ha accettato con molto piacere, si è allenato a suonare i brani per due mesi. Avevamo in programma tre concerti in Scandinavia per il mese di maggio e devo dire che in quelle occasioni è stato veramente magnifico, si è integrato con noi in modo perfetto. Dopo il periodo alquanto difficile che avevamo passato non potevamo essere più soddisfatti. È stato un passaggio estremamente naturale. Anche con le nuove canzoni, sono certo che porterà nuova forza a questi brani.


Nuovo album, si diceva. "The Ride Majestic", grandissimo titolo. Guardando il mini documentario che avete fatto uscire, si apprende che siete stati funestati da un numero consistente di tragedie, quindi immagino che il processo di creazione del nuovo album sia stato influenzato da questi lutti.


Assolutamente sì. Avevamo iniziato a scrivere i nuovi brani prima che iniziassero ad accadere tutti quegli eventi tragici, poi alla conclusione di quella parte e quando ci stavamo accingendo a registrare le nuove tracce siamo stati funestati da diversi avvenimenti negativi, tanto che la registrazione dell'album si è protratta più del previsto. Avevamo messo in cantiere una sessione di registrazione di circa due mesi ma alla fine siamo andati avanti per quattro o cinque mesi. È stato un periodo veramente duro. Per esempio, ho dovuto abbandonare lo studio di registrazione per andare a dare l'ultimo saluto a mia nonna che aveva 94 anni ed era una delle persone a me più vicine. Andare via e poi dover ritornare a registrare è stata veramente dura. Ho cercato comunque di fare il meglio possibile, di incanalare quella oscurità, di trasferirla all'interno dell'album per renderlo una specie di celebrazione oscura e triste di quanto avvenuto.


Alla luce di questa creazione molto travagliata, cosa si devono aspettare i vostri fans, per quanto riguarda la musica, da questo nuovo album?


Credo che le persone che hanno adorato "The Living Infinite" non rimarranno affatto deluse da questo nuovo album. Le parti estreme sono ancor più estreme e quelle leggere ancor più delicate, abbiamo creato delle dinamiche e delle atmosfere estremamente interessanti. È un prodotto estremamente unico nella scena attuale. È molto melodico ma anche molto intenso, molto delicato, con alcuni passaggi estremamente interessanti. È super melodico e super intenso.

 

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La copertina richiama molto apertamente le opere di Gustave Doré per la Bibbia o per la Divina Commedia. Tanto più che anche nel lyrics video di "The Ride Majestic" sono presenti diversi altri disegni sullo stile di Doré.


Mi fa molto piacere che tu abbia citato Gustave Doré, perché questo richiamo è proprio quello che volevo ottenere. Ero alla ricerca di un artista che fosse capace di ricreare quelle sensazioni e quella visione. Volevo che la copertina fosse un disegno fatto a mano, in bianco e nero, qualcosa di molto biblico. Così ho scoperto Róbert Borbás del Grinddesign, un tizio ungherese, ed è stato veramente fantastico. Avevo questa visione di un vortice di anime perse nel cielo. Nel caso di questa copertina, mi ha fatto molto piacere che Róbert mi abbia tenuto costantemente informato dell'evoluzione del suo lavoro. È stata un'esperienza molto piacevole, essere parte di questo processo creativo, non mi era mai capitato prima. Di solito è tipo "eccovi la copertina, che cosa ne pensate?" e qualche giorno dopo ricevi la nuova copertina con le modifiche. In questo caso è stato differente, ero parte del processo. È riuscito a realizzare una copertina eccezionale, con tantissimi dettagli, molto drammatica. Non credo che l'album abbia richiami diretti alla Bibbia o alla Divina Commedia, è più l'atmosfera che si adatta alla perfezione all'album, sia per i testi che per la musica. Quando abbiamo iniziato a scrivere l'album sentivamo che stava venendo fuori qualcosa di molto malinconico, ed era estremamente difficile riuscire a spiegare ad un artista cosa volevamo. Ma credo che Róbert Borbás abbia colto perfettamente la nostra visione.


Dopo tutti questi anni la tua voce è sempre ottima e sembra quasi che migliori con il passare degli anni. Soprattutto quando canti con voce pulita, o in alcuni cori, non si può che rimanere affascinati dal tuo cantato. Quale è il tuo segreto?


Quale è il mio segreto? Non ne ho affatto idea. Credo di essere ancora nella fase dello sviluppo anche se ho ben 37 anni! (Ride, ndr) Sono estremamente grato per questo fatto, di essere sbocciato tardi! (Ride, ndr) Non so... per ogni album cerco sempre di trovare qualcosa di nuovo, un modo differente per esprimermi. All'inizio coi Soilwork era solo cantato pulito / cantato in screaming, ma poi ho imparato molto di più riguardo alla mia voce, altri modi di esprimermi, vi sono tantissime sfumature comprese tra il cantato con voce pulita e quello in screaming. È una sfida per ogni nuovo album, un continuo sviluppo. Mi sono anche dedicato ai The Night Flight Orchestra (side project di Björn insieme a Sharlee D'Angelo degli Arch Enemy, ndr), dove è tutta un'altra storia, stiamo parlando di rock classico degli anni '70. Ho dovuto lavorare molto per ottenere quel tipo di cantato ed ho anche guadagnato maggiore fiducia in me stesso come cantante, ed è un qualcosa che ho portato con me anche nei Soilwork anche se è uno stile completamente differente.


Per l'occasione avete due ospiti canori sull'album. Nathan James Biggs (già presente in un brano anche nel DVD dal vivo) e Pascal Poulsen. Come è nata questa collaborazione?


Conosco Nathan da circa dieci anni. Credo che la prima volta che ci siamo conosciuti fosse in Manchester. Mi aveva contattato perché tenessi per lui alcune lezioni di canto, ci eravamo incontrati prima del concerto ed era un cantante estremamente dotato. Voleva alcuni consigli da parte mia. Avevo subito intuito che fosse una persona molto talentuosa ed ambiziosa e sapevo che avrebbe ottenuto successo. Infatti alcuni anni dopo si unì ai Sonic Syndicate. Siamo sempre rimasti due ottimi amici, quindi mi è sembrata una cosa molto naturale averlo come ospite sull'album. Si è trattato solo di riuscire a trovare la canzone giusta per lui. Pascal invece è un vecchio amico di gioventù. Abbiamo suonato insieme in diverse band prima che io fondassi i Soilwork. Mi è sembrata un'ottima occasione per fare di nuovo qualcosa assieme.


È il quarto album con Jens Bogren come produttore. Ormai immagino che sia come lavorare con qualcuno di famiglia. Quali sono i pregi ed i difetti di questo tipo di relazioni a lunga durata?


È già capitato in passato a molte band di perdere di intensità in rapporti di questa lunghezza, ma con Jens Bogren sta andando tutto molto bene, è la persona giusta per noi. Ha un orecchio molto sensibile e la produzione è estremamente capillare. Vi sono molti particolari da curare e c'è il rischio con il produttore sbagliato di ritrovarti con un suono troppo sovraccarico. Per noi è importante che attraverso la produzione si riescano a sentire tutti i suoni senza per questo risultare troppo rifiniti, vogliamo che vi sia un po' di grezzo, e lui è la persona giusta per ottenere questo risultato.

 

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Visto il buon riscontro di pubblico e critica ottenuto dal vostro precedente album "The Living Infinite", che risposta vi aspettate per "The Ride Majestic"?


Sono molto orgoglioso di questo nuovo album. Nonostante il brutto periodo che abbiamo passato siamo comunque riusciti a mettere insieme un ottimo album. Si percepisce tutto il lavoro che sta dietro, è un prodotto estremamente vero. Credo che il pubblico sentirà tutto ciò. È una creatura molto dinamica, in completa evoluzione, molto interessante e con una propria personalità all'interno della scena musicale.


Prima ho accennato al mini documentario sulla strada percorsa dalla band che avete pubblicato online. È un modo diverso ed estremamente affascinante per il pubblico di approcciarsi al vostro album, tanto più che si focalizza più sull'aspetto personale che su quello musicale Come vi è venuta l'idea di realizzarlo?


Praticamente è stata la nostra etichetta discografica che mi ha contattato per la realizzazione di qualche filmato in studio di registrazione da trasmettere online, o un dietro le quinte della realizzazione dell'album. Con tutti i periodi bui che abbiamo attraversato non avevamo affatto preso in considerazione l'eventualità di registrare dei video in studio. Dopo averci pensato su a lungo ho capito che dovevo raccontare qualcosa di diverso piuttosto che proporre la solita storiellina con le persone in studio che parlano degli strumenti, "adesso inseriamo la chitarra acustica" e via dicendo. Credo che ormai non abbia più nulla da dire quel tipo di approccio. Volevo raccontare una storia nuova, diversa. Ho scritto la sceneggiatura del mini documentario in un giorno e quindi sono passato ad effettuare alcune riprese nella mia città natale, ed era importante per me raccontare la mia storia, da dove provengo e di come il tutto è connesso con il nuovo album in quanto ho registrato le parti vocali nella mia città natale, dove ho cantato con la mia prima band. Credo che sia più interessante per i fan questo tipo di approccio.


Ti sei sentito a tuo agio nell'aprirti così tanto con i tuoi fans?


Non ho mai avuto alcun problema. Anzi, a volte dovrei essere un po' più riservato. Preferisco mostrare che sebbene io possa essere dotato in quello che faccio, sebbene sia visionario, alla fine sono uguale a tutti gli altri, sono una persona normale, ho delle origini da cui provengo. Non ho alcuna voglia di mistificare i fatti dipingendomi come un dio. Non mi sono mai sentito a mio agio nei panni della superstar. So di essere bravo a cantare, ma non vedo nessun motivo per mettermi su un piedistallo.


Quest'anno vi siete tenuti alquanto occupati. Oltre a questo nuovo album, avete anche fatto uscire un DVD live a marzo, giusto in tempo per festeggiare i 20 anni di carriera della band. Come mai avete aspettato fino ad ora per pubblicare il vostro primo DVD?


È un'ottima domanda. Vi sono state altre offerte in passato di registrare un DVD, ma ci trovavamo in un momento della nostra carriera per nulla positivo, con Peter (Wichers, ex chitarrista storico della band, ndr) che era rientrato nella band per poi andarsene di nuovo. Alla fine sono contento di aver aspettato fino ad ora perché, ti sembrerà il tipico cliché, dal vivo siamo nella nostra forma migliore di sempre. Ne sono completamente convinto, siamo la nostra migliore incarnazione dal vivo in assoluto. Quindi sono felice di avere aspettato, e il DVD parla da solo: è stato un ottimo concerto e sul DVD lo si nota, è stato un perfetto riassunto di tutta la nostra carriera, un ottimo modo di celebrare l'anniversario. Sicuramente è stato meglio concentrarci sulla pubblicazione di un DVD piuttosto che ripiegare sulla solita raccolta commemorativa, indubbiamente un miglior modo per festeggiare i nostri venti anni di carriera.


Setlist ottima, con molti brani dall'ultimo album ("The Living Infinite") ma anche molti provenienti dal vostro passato. Come siete arrivati a scegliere i brani da includere nella scaletta?


È stato decisamente difficile operare questa scelta. Sicuramente, visto che eravamo nel bel mezzo del tour promozionale per "The Living Infinite", era basilare includere diversi brani provenienti da quell'album, ma era una buona occasione per realizzare un riassunto di tutta la nostra carriera. Sentivamo che era veramente importante avere almeno una canzone proveniente da ognuno dei nostri album. È stata una scelta difficile, ma alla fine credo che sia un'ottima testimonianza della nostra carriera, la vetrina perfetta per mostrare tutto ciò che sono i Soilwork, lo sviluppo della nostra musica attraverso gli anni.


Siamo in dirittura d'arrivo. Non posso che ringraziarti per averci dedicato il tuo tempo e ti lascio tutto lo spazio che vuoi per concludere come meglio credi questa intervista.


Credo che non vi sia nulla da aggiungere. Spero di venire quanto prima in Italia, abbiamo suonato molto di recente lì da voi, l'ultima volta a Romagnano (Sesia, ndr), ma è sempre un piacere e spero di vedere molti ragazzi la prossima volta a Brescia.




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