Blind Guardian Twilight Orchestra (André Olbrich)
Dopo vent'anni di annunci e smentite, attese e ritardi, il prossimo 8 novembre finalmente "Legacy Of The Dark Lands" vedrà la luce. A parlarcene è André Olbrich che, senza nascondere minimamente il suo entusiasmo, ci svela cosa tutti i segreti del progetto orchestrale dei Blind Guardian Twlight Orchestra.
Articolo a cura di Federico Falcone - Pubblicata in data: 06/11/19

Ciao, Andrè, bentornato a Spaziorock, come te la passi?

Ciao, ragazzi, tutto bene, grazie. Voi come state? Ultimamente sono impegnato con un gran numero di interviste, ma va bene così, dai. E' tutto molto divertente (ride, ndr)

L'ultima volta che ci siamo visti era al Battlefield Metal Fest a Milano dove suonaste per intero "Imaginations From The Other Side". Che ricordi hai di quello show?

 

E' stato veramente piacevole suonare "Imaginations..." per intero. So che in molti amano quell'album e ammetto che abbiamo avuto un ottimo riscontro. Ricordo come il pubblico abbia cantato per tutto il tempo e come sia andato tutto perfettamente, come sempre quando suoniamo in Italia.

 

Dopo vent'anni di annunci e smentite, di attese e ritardi, il prossimo 8 novembre, finalmente, uscirà "Legacy Of The Dark Lands". Ho avuto paura che divenisse il nuovo "Chinese Democracy". Come state vivendo queste settimane? Avvertite la pressione del giudizio dei vostri fan?

 

(ride, ndr) Effettivamente... posso dire di essere molto emozionato nell'ascoltare e vedere determinate reazioni perché è da vent'anni che scriviamo brani per questo disco. Sono canzoni di cui sono innamorato e che, fosse dipeso da me, avrei suonato il prima possibile. Chiaramente non è stato fattibile. Ora, però, possiamo finalmente avere reazioni e responsi e sono davvero curioso di capire se alle persone piacerà. Per il momento posso affermare che quelle arrivate dopo la pubblicazione del singolo sono assolutamente positive. Ho notato che ci sono più persone interessate alla musica classica rispetto al passato. Il nostro pubblico è composto prevalentemente da fan dell'heavy metal e quindi è normale che potesse non piacere a tutti. Lo abbiamo messo in conto. Ma lo abbiamo fatto principalmente per noi stessi, perché la nostra fanbase è composta anche da uno zoccolo duro di amanti del fantasy, ad esempio di Tolkien e de "Il Signore degli Anelli" o di "Game Of Thronres". Oppure giocano ai giochi di ruolo. Anche io, del resto, sono preso da "World Of Warcraft" e "Final Fantasy". In questo sono molto vicino ai nostri fan. Quello presente è il sound che più immagino essere vicino al fantasy e mi piaceva l'idea di condividerlo con i fan del genere che, come me, sono anche un po' nerd. (ride, ndr)

 

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Parliamo di "Point Of No Return", primo estratto dal disco. Possiamo definirlo come il brano che meglio rappresenta il sound e le atmosfere dell'album?

 

E' una canzone straordinaria che, però, non rappresenta appieno "Legacy...". E' strutturata su una particolare sezione ritmica e presenta alcune metriche vocali straordinarie. Parla di magia e quando l'ho scritta ho provato a immedesimarmi nella mente di un mago un po' folle. Credo che abbia anche una parte corale notevole che, però, a differenza di altri brani che hanno una base orchestrale, è meno pesante all'ascolto. Diciamo che questo aspetto ha fatto si che fosse il primo singolo a uscire sul mercato, anche in considerazione del fatto che non tutti amano la musica classica o non sono abituati ad ascoltarla. Quindi "Point Of No Return" poteva essere il modo più facile per avvicinarli a questo disco. Possiamo considerarlo come una sorta di introduzione all'album, ecco.


Dal primo ascolto è chiara l'intenzione di sposare il vostro trademark fatto di aggressività ed epicità con melodie più folk e dal sapore fantasy. In questo il lavoro dell'Orchestra è stato fondamentale. E' stato difficile entrare in sintonia con i suoi componenti? Quali sono gli aspetti più delicati di un lavoro che coinvolge così tanti musicisti?

La più grande difficoltà che personalmente ho avuto è stata quella di trascrivere, per 80 musicisti, le mie composizioni così come erano state originariamente pensate. Su questo aspetto ho avuto bisogno di aiuto. Non ho avuto particolari limitazioni sul lavoro da svolgere, anzi, pur avendo una mentalità heavy metal-oriented, sono stato molto libero nel mio modo di esprimermi e trovare intesa con il sound creato da e per l'orchestra. Il processo di songwriting inerente alla sezione ritmica, ad esempio, in alcuni casi ha ricalcato lo stesso approccio che una metal band vorrebbe avere anche se, al tempo stesso, non è stato facile da sviluppare perché le mie sonorità sono complesse. Spesso utilizzo alcuni synth per realizzare un determinato sound, e quindi il musicista non può suonare esattamente ciò che ho programmato o trascritto. Questo è stato l'aspetto più duro da gestire.

 

Sappiamo che il processo di songwriting è stato meticoloso e attento ai minimi dettagli, come sempre avete fatto su ogni vostro disco. Ma quanto hanno inciso, sul risultato finale, i problemi di salute avuti da Hansi negli anni addietro? Vi hanno costretto, in qualche modo, a cambiare il percorso iniziale e a dover riadattare alcune tonalità e passaggi orchestrali?

Abbiamo avuto l'idea molto tempo fa, vero, ma rispetto a quella iniziale del 1996 abbiamo scritto solo due o tre pezzi, anche perché i Blind Guardian hanno sempre avuto la priorità, sia per quanto riguarda i tour che lo scrivere album. Intorno al 2003, dopo aver ripreso il primo materiale di questo progetto, lo abbiamo proposto a Charlie Bauerfeind, il nostro produttore, dicendogli che avremmo avuto piacere nel produrlo perché li ritenevamo buoni pezzi. Lui, che ha studiato anche composizione orchestrale, ci ha risposto: "Ok, ragazzi, ma sarà un processo lungo e complesso, quello di lavorare con un'orchestra".

 

E voi cosa avete risposto?

 

Che ne eravamo consapevoli e che comunque volevamo farlo, indipendente dalla durata prevista. Abbiamo sempre avuto la passione per la musica classica. I Blind Guardian ne hanno beneficiato, basti pensare a "And Then There Was Silence", che ho potuto scrivere grazie a una lunga esperienza con un'orchestra. Ma anche "Sacred Worlds", ad esempio, è uscita dall'idea di questo progetto che ha visto l'incontro tra il nostro sound heavy metal e il lavoro con un'orchestra, appunto. Combinare questi due approcci e sonorità è stato davvero interessante per me e posso affermare non cambierei nulla di quanto fatto. Lo abbiamo amato, lo amiamo tutt'ora e speriamo di poter continuare con entrambi i progetti.

 

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C'è stato un momento in cui hai avuto paura che questo progetto non vedesse mai la luce?

 

Si, ci sono stati diversi momenti perché non puoi mai sapere cosa accade nella vita, qualcuno potrebbe ammalarsi o potrebbe anche accadere qualcosa alla band. Ero veramente impaurito quando mi sono sentito dire che avremmo dovuto metterlo nel "congelatore" ancora una volta e che lì sarebbe stato per almeno altri 3-4 anni prima di poter essere ripreso. Io e Hansi, però, siamo persone che completano ciò che iniziano, quindi... Inoltre, c'era comunque del materiale che costituiva la spina dorsale del disco e così siamo andati sempre avanti. Ora che è uscito siamo totalmente soddisfatti del risultato che è anche meglio delle nostre previsioni.

 

So della vostra collaborazione con lo scrittore tedesco Markus Heitz. In che modo ha contribuito al risultato finale dell'album?

 

Si, abbiamo lavorato insieme. La cosa bella è stata che quando parlammo con lui la prima volta, circa 10 anni fa, per capire se avesse un romanzo per il nostro progetto, ci rispose di essere un nostro fan da quando era un teenager. Ha capito cosa volevamo realizzare e, anche senza la musica, è stato il primo a conoscere il pensiero di Hansi e le sue emozioni da riversare nella storia perché, a seconda di come la storyline si sarebbe dovuta svolgere, il testo avrebbe avuto una sua forma e una sua impostazione ben specifica. Sulla base di ciò è nata la scrittura del romanzo. Credo sia stato grandioso perché, così facendo, è stata gettata la base per un piccolo nostro universo combinato, inoltre, con la nostra musica che ha portato a un concept album. Credo che questo sia uscito più dettagliato e approfondito rispetto a ciò che abbiamo fatto su "Nightfall", perché quest'ultimo era basato su una storia ben definita, ma ora questo universo è il nostro e possiamo farci ciò che vogliamo. Abbiamo piena libertà creativa adesso.

 

Credi che Marcus Heitz possa diventare il nuovo George Martin?

 

Posso dire che Hansi mi ha detto che, per qualità di scrittura, si, può esserlo. O può diventarlo. Lo ha definito come lo scrittore migliore della sua generazione. E' ancora giovane ma ha uno stile personale e presto i suoi libri saranno anche tradotti in inglese e pubblicati a novembre. Spero che molta gente abbia l'opportunità di leggerlo per rendersi conto della sua grande qualità.

 

I Blind Guardian hanno sempre raccontato di mondi meravigliosi e incantati, descrivendo quanto di bello la mente umana possa immaginare. In tempi bui come quelli che stiamo vivendo, quanto è difficile trasmettere messaggi positivi? Credi che la musica dei B.G. possa influenzare le coscienze dei vostri fan?

 

Lo spero, è uno dei nostri obiettivi quello di fare qualcosa di buono per questo mondo attraverso la nostra musica. Ho sempre tentato di convogliare energia positiva nella musica e, se ascolti i nostri brani, magari puoi percepirla e trasformarla in qualcosa di vantaggioso. Questa è la grandezza della musica, quella di poter essere utilizzata per fare del bene. Ho ricevuto feedback da molti nostri fan che ci hanno detto come la loro vita sia cambiata grazie ai Blind Guardian e di questo, non posso che essere orgoglioso. E' il miglior complimento che il nostro lavoro possa ricevere. E' difficile di questi tempi, in un mondo così complesso, lanciare messaggi positivi, ma se ci riusciamo non posso che esserne felice. Vuol dire che stiamo facendo le cose nel modo giusto.

 

Ora che finalmente il disco vedrà la luce, come cambierà la prospettiva circa la vostra carriera? E' un "punto di non ritorno" o l'inizio di una nuova era per i Blind Guardian?

 

Ci dà la possibilità di portare la nostra musica in un'altra dimensione. Specialmente per i nostri fan che, se sono disposti ad aprirsi a nuove sonorità, non necessariamente heavy metal, avranno la possibilità di esplorare un diverso lato della musica che può dar loro nuove emozioni. Sicuramente non smetteremo di fare heavy metal e, infatti, siamo già al lavoro sul nuovo album. Quando Hansi stava completando le parti vocali per "Legacy Of The Dark Lands", ho avuto molto tempo per scrivere roba nuova e quando poi si è concentrato sui "Demons and Wizards" ho continuato a scrivere fino ad arrivare a un 80% del lavoro. Posso dirti che inizieremo la produzione dell'album all'inizio del prossimo anno. "The Twilight Project" è un progetto parallelo, ovviamente, ma nel 2021 torneremo in tour in giro per il mondo. Non siamo di certo pigri, ma stiamo provando a fare del nostro meglio.

 

Suppongo abbiate già pensato alla possibilità di eseguirlo dal vivo. E' un progetto ambizioso che comporta molte difficoltà. Puoi dirci di più al riguardo? Vi vedremo mai sul palco con un'orchestra?

 

Stiamo ascoltando diversi pareri e valutando diverse idee. Anche se c'è la possibilità di portarlo sul palco in alcune occasioni, siamo perfettamente a conoscenza delle difficoltà di presentarlo in giro per il mondo. Sarebbe davvero problematico e costoso portare 80 persone in giro, così abbiamo pensato anche alla possibilità di un unico, grande, evento dalla durata di 2-3 giorni in un luogo specifico. Un po' come accaduto per il "Blind Guardian Festival". Ma tutte queste sono solo idee e non c'è niente di concreto. Ora ci occupiamo dell'uscita dell'album, vediamo cosa accade e poi pianificheremo l'anno prossimo e, chissà, magari valutare come e se portarlo sul palco.

 

Andrè, il tempo a nostra disposizione è finito. Grazie per la disponibilità, ci vediamo presto in Italia. Vuoi salutare i fan dei Blind Guardian e i lettori di Spaziorock?

 

Spero veramente che ascoltando "Legacy Of The Dark Lands" possiate divertirvi quanto noi ci siamo divertiti nello scriverlo. Ci vediamo presto in tour




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