BREAK ME DOWN (BREAK ME DOWN)
A dispetto dello stage name, i nostrani BREAK ME DOWN non si sono lasciati affatto abbattere dalle difficoltà: gli improvvisi e importanti cambi di line-up nonostante la loro recente storia li hanno visti rimboccarsi le maniche e pubblicare, dopo un primo EP, un album di debutto davvero convincente, "The Pond".
Articolo a cura di Ludovica Iorio - Pubblicata in data: 03/11/19
Ciao ragazzi, è un piacere avervi qui per la prima volta su SpazioRock! Come state?


BMD: Ciao Ludovica! Benissimo grazie! Il piacere è nostro!


Dato che siete una band relativamente giovane, nata circa un paio di anni fa, ci vorreste raccontare in breve com'è nato questo progetto?


Laerte: Tutto è partito da me. Dopo lo scioglimento della mia vecchia band mi mancava il palco. Con l'aiuto dei due dei miei vecchi compari di band abbiamo iniziato a scrivere delle canzoni, non sapevamo ancora che forma volevamo dare a questo progetto, se cercare una cantante o un cantante. La risposta è arrivata una sera dopo le prove: siamo andati a bere una birra in un locale e lì abbiamo conosciuto Faith, la prima cantante dei BMD, che successivamente ha introdotto Morris come secondo chitarrista. Dopo poco il batterista ci lasciati ed è arrivato Fabio. Un anno dopo anche Faith ha deciso di seguire il proprio percorso personale. Il colpo è stato duro ma fortunatamente è arrivata Irene. Ci conoscevamo già da prima, ma non avevamo mai pensato a lei come cantante prima di allora. Ne siamo rimasti piacevolmente stupiti. La line up attuale vede Irene alla voce, Laerte e Morris alle chitarre, Beppe LoChef al basso e Fabio alla batteria.


Come definireste in tre parole la vostra musica?


Morris: Solo tre parole?! Dura, ricercata, intima.


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Lo scorso 17 ottobre avete pubblicato il vostro primo full-length, dal titolo "The Pond", che fa seguito all'EP "Resilience" dello scorso anno. Innanzitutto congratulazioni! E poi una domanda: possiamo considerarli come due capitoli di uno stesso libro oppure due storie a parte?


Beppe: Grazie! "Resilience" è stato pubblicato dopo pochi mesi dalla nostra formazione, ci conoscevamo poco. "The Pond" invece è stato un lavoro molto più curato e studiato e credo che si senta anche nella ricerca del suono che in questo disco è stata quasi maniacale. L'album non è direttamente collegato al vecchio EP, sono due storie separate. "Resilience" era una dichiarazione d'intenti, il disco invece racconta quello che abbiamo sotto gli occhi ma che non ci soffermiamo a guardare.


Prima dell'album avete reso disponibili due singoli, che credo possano rappresentarne il contenuto sia da un punto di vista prettamente musicale che del songwriting, e sono "Your Game" e "The Noose". Di "Your Game" mi ha colpito soprattutto la frase "My strength is in my brain", ovvero "La mia forza è nel mio cervello". E' questo ciò che rappresenta il riflesso nello specchio/stagno raffigurato in copertina? Non visto in maniera narcisistica, quanto piuttosto una presa di consapevolezza di sé?



Irene:
"Your Game" è uscito come lyric video a inizio settembre e come hai notato il messaggio è molto forte, vuole rimarcare il fatto che la gente, al giorno d'oggi, non si sente a proprio agio con le differenze e tende a condannare ciò che non conosce. La canzone vuole spronare l'ascoltatore ad accogliere queste differenze che in realtà possono solo arricchirci una volta che le abbiamo comprese. La frase del ritornello "My strength is in my brain" vuole rafforzare il concetto, non facendoci influenzare da ciò che ci circonda ma iniziare a pensare con la propria testa. Questo è un po' quello che rappresenta la copertina del disco, un'improvvisa consapevolezza di se, che non ci deve necessariamente piacere, ma possiamo comunque correggere imparando a conoscersi.


Verso marzo di quest'anno è approdata nel vostro team la nuova frontwoman Irene, che ha sostituito la vostra prima cantante. Come si è inserita/Come ti sei inserita, Irene, nel processo di creazione di "The Pond"?



Fabio:
Quando Irene è approdata nei BMD, metà disco era già pronto ma non volevamo che fosse una semplice sostituzione. Volevamo che mettesse del suo all'interno dei brani, non volevamo un'esecutrice, volevamo che li sentisse suoi. Così abbiamo azzerato tutto e siamo ripartiti. Il risultato è "The Pond".
Non è stato semplice fare tutto in poco tempo, anzi, abbiamo avuto i nostri bei problemini perchè essendo abituati a lavorare in modo diverso con la precedente cantante non è stato facile adattarsi in breve tempo, ma siamo molto contenti del risultato.


Irene:
Per me è stata dura perchè ho avuto molto poco tempo per entrare nel mood. Io e Faith siamo due cantanti molto differenti, e abbiamo due approcci molto differenti. Ho sentito molta pressione addosso, ma con i ragazzi ci siamo seduti e abbiamo parlato di come affrontare insieme la scrittura del disco perchè volevano che mi sentissi fin da subito parte della band. Penso che abbiamo fatto un gran bel lavoro.


Ci potreste descrivere una vostra "giornata tipo" in studio? Come lavorate solitamente? Tra l'altro ho letto che sia l'EP che l'album sono stati autoprodotti!



Morris:
Volevamo avere libertà totale su quello che stavamo componendo, per questo entrambi i lavori sono autoprodotti. Magari in futuro cambieremo in base a quello che scriveremo, per il momento ci sentivamo di seguire questa strada.
La nostra giornata in studio è abbastanza classica: qualcuno di noi porta un'idea, un riff, una melodia o anche una bozza di canzone e poi ci lavoriamo tutti insieme. Il discorso cambia per i testi, perchè gli argomenti nonostante siano adattabili a diversi contesti, restano idee personali ed è difficile lavorarci con altre persone, quindi i testi li scriviamo ognuno per conto proprio.


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Nel tempo avete condiviso il palco con artisti di fama internazionale, tra cui Lacuna Coil, Crazy Town e Vinnie Moore. Qual è stato finora il più grande insegnamento appreso da queste esperienze?



Laerte:
In una parola: umiltà. Tutte le volte che abbiamo avuto il piacere e l'onore di aprire a queste grandi band, ci siamo stupiti del fatto che nonostante la fama alla fine siano persone come noi, senza pretese e con una grande professionalità. Il rapporto più stretto è con i Lacuna Coil, ci conosciamo molto bene anche al di fuori del palco. Ci associano spesso a loro, ma la cosa che realmente abbiamo in comune è l'essere female-fronted, pechè come genere siamo molto diversi, loro sono molto più duri.


Probabilmente è un tasto dolente, ma quanto è difficile riuscire ad affermarsi nella scena alt metal italiana? Vi ha aiutato il fatto di scrivere in inglese ad ampliare la vostra fanbase e a farvi conoscere oltre i confini nazionali?



Fabio:
Tasto dolentissimo! Affermarsi in generale in Italia è difficilissimo! Abbiamo deciso di scrivere in inglese perchè sappiamo molto bene che il metal non è un genere che in Italia ha un grande riscontro. Diversamente, oltre i nostri confini, specialmente in nord Europa, è molto apprezzato. Stiamo lavorando sodo per poter portare la nostra musica all'estero e dobbiamo ammettere che stiamo avendo diversi riscontri positivi non solo qui nel vecchio continente ma anche oltre oceano!


Ora che la vostra ultima creazione è disponibile all'ascolto, avete in programma un tour promozionale?



Beppe:
Stiamo lavorando a braccetto con la nostra booking per portare in giro "The Pond". Vorremmo organizzare anche una serie di date all'estero per il 2020. Consigliamo di seguirci sui nostri social in modo da rimanere sempre connessi con tutti gli aggiornamenti sui nuovi live.


Un'ultima domanda: vorreste lasciare un messaggio finale ai lettori di questa intervista?



Irene:
Seguite la musica emergente: scoprirete band che vi stupiranno ma soprattutto andate a vedere concerti! Il modo migliore per supportare la musica underground è spegnere la tv, alzarsi dal divano e andare a bere una birra nel live pub della vostra zona! Provate! Non ve ne pentirete!


Grazie mille per il vostro tempo. Un grosso in bocca al lupo, a presto!



BMD:
Viva il lupo! Grazie a te e a Spaziorock per questa opportunità! Ci vediamo in giro!



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