Smokey Fingers (Daniele, Luke, Fabrizio, Diego)
Proprio come succedeva una volta, prima dell'avvento delle band costruite a tavolino o dei tanto chiacchierati talent shows, un bel giorno 4 amici di Lodi decisero che avrebbero formato una band per condividere le proprie passioni ed esperienze musicali. Oggi può capitarvi di ascoltarli su Virgin Radio in sottofondo, o di vedere il loro nome campeggiare sui bill di grandi festival europei. Quel che è certo, è che non hanno perso quel piglio genuino, quella voglia di suonare per il puro piacere di farlo, e la bellezza di credere che tutti i loro sogni si realizzeranno.
Articolo a cura di SpazioRock - Pubblicata in data: 22/06/16

Articolo a cura di Marilena Ferranti, foto a cura di Pierangela Pagani.

 

Arrivati al secondo album (in uscita a settembre 2016, prodotto da Mario Percudani per TANZAN Music) gli Smokey Fingers suonano un rock dal sapore Southern già celebrato dalla sorprendente notorietà raggiunta in Europa e Nord America col primo album "Columbus way" e dall'attenzione che istituzioni come Rocknytt Sweden e Classic Rock Society UK gli hanno dedicato definendoli assolutamente "promettenti".

 


Il batterista Daniele Vacchini (Smell Of Dog,Gomme Verdi, Stati Limite) e il chitarrista Diego "Blef" Dragoni (Smell of Dog,Dixie Line,Double Trouble Lynyrd Skynyrd Tribute) con l'ugola carismatica di Gianluca "Luke" Paterniti e il basso di Fabrizio Costa hanno dato vita ad un progetto con sound caratteristico, riconoscibile fin dal primo EP autoprodotto ("Smokey Fingers", 2009) che profuma di Lynyrd Skynyrd, Molly Hatchet e Black Crows. A temprarli hanno contribuito una lunga serie di date live in italia e all'estero e l'instancabile ricerca di emozioni nuove. Ed eccoci al presente, pronti a bissare il successo del fortunato "Columbus Way" (Tanzan Music, Settembre 2011), con il nuovo album anticipato dal riuscitissimo singolo "The road is my home", in rotazione appunto su Virgin Radio proprio in queste settimane.

 


Stavo cercando una correlazione possibile tra il titolo del vostro primo lavoro "Columbus Way", quello del nuovo singolo "The road is my home" e quello del nuovo album in uscita a settembre "Promised land"... ho come la sensazione che stiate facendo un bellissimo viaggio voi quattro, e il rimando alla strada e alla destinazione sembra davvero di buon auspicio. Pure coincidenze?

 


Diego: ebbene sì, il tema del viaggio è una vera e propria costante nel nostro lavoro. Parlando di "Promised land", l'album ha preso forma mentre Luke si trovava davvero in viaggio negli Stati Uniti!

 


Luke: Confermo. Anche per l'album precedente, "Columbus Way" il titolo stesso voleva rappresentare una sorta di percorso, una strada, un ponte tra noi e questo mondo musicale al quale ci sentivamo così vicini, il southern rock americano. Il viaggio è un tema costante, è vero, e "Promised Land" chiude una sorta di cerchio immaginario, partendo dal contenuto un po' più sofferto e cupo del primo album, dove mettevamo a nudo le nostre inquietudini, le speranze e i nostri sogni e arrivando alla consapevolezza di questo secondo lavoro dove sentiamo di aver finalmente toccato con mano la tanto sognata "terra promessa". E non parlo di un luogo in particolare, è più un traguardo raggiunto, la materializzazione di un sogno.

 

 

smokeyfingersinterno1_01 E come potremmo definire questa "terra promessa", un punto di arrivo, una svolta?

 


Luke: Non è mai un punto di arrivo. E' la continuazione, per quanto nel nuovo album si percepisca un'evoluzione, il nostro stile rimane assolutamente riconoscibile, puoi dire immediatamente "e' il sound degli Smokey Fingers". Quello che si sente d'impatto rispetto al primo disco è un mood più solare, più positivo, frutto di un processo molto naturale. Le idee di "Promised Land" sono venute fuori mentre io mi trovavo in viaggio negli USA, e con Diego ci sentivamo spesso; io gli raccontavo di questi posti pazzeschi, delle sensazioni on the road...

 


Diego: e io immaginavo lui attraversare questi posti sconfinati, vivere queste avventure...e questo mi ispirava dei riffs, che poi gli mandavo via mail, e lui ci costruiva sopra le melodie. L'esempio perfetto è proprio "The road is my home", il primo singolo. (ndr uno dei pezzi più solari e perfetti per un road trip che vi capiterà di sentire, provatelo alla guida, qui potete godervi il videoclip https://youtu.be/aM4fI8rnTxk )

 


Luke: è vero, se non ricordo male è iniziato tutto mentre mi trovavo sul Greyhound (ndr tipico bus turistico americano per le lunghe distanze dall'aspetto metallico e bombato) e decisi di fotografare un tratto di strada affascinato da un gioco di colori spettacolari, la tipica immagine delle sconfinate distese americane...

 


Diego: questa immagine mi fece venire in mente un giro armonico in particolare, immaginando Luke su questo bus attraverso l' America al tramonto...
Luke: e io ascoltandolo mi ci sono ritrovato. E' stato un bellissimo scambio di emozioni e di ispirazioni, e tanti pezzi del nuovo album sono nati così. Dall'armonia di Diego abbiamo trovato una melodia che si adeguasse e sono nate le nuove canzoni.

 


Qual è il pezzo degli Smokey Fingers che consiglieresti di ascoltare a chi non ha mai sentito parlare di voi?

 


Daniele: Bella questa! Mah, io dico "Old Jack", perchè è il primo del primo disco, e quello che rappresenta un po' la partenza degli Smokey Fingers, un pezzo tirato, incazzato, un pezzo che io sento moltissimo.

 


Fabrizio: Per me Rattlesnake trail, perchè ha un po' di tutto: ha un bel tiro, atmosfere country, un insieme che fonde bene tutti gli aspetti di quello che facciamo.

 


Diego: Io non riesco a sceglierne uno.

 


Luke: Ecco. Mi hai rubato la risposta! (ndr ridono tutti)

 


Diego: potrei dirti "Sweet tears" che è una ballad stupenda del primo album che racconta l'amarezza dei ricordi, la nostalgia dell'infanzia, quando senza le responsabilità e le difficoltà della vita adulta sembrava tutto perfetto, senza pensieri... si parla di quando il rock erano i Rolling Stones, "quando un amico era un amico", quando il tuo più grande sogno era diventare un super eroe, e tutta la bellezza dei pensieri di un bambino.

 


Luke: E' che una volta adulto non capisci bene se sei tu che sei cambiato o se è tutto il resto che è andato in un'altra direzione. Però davvero, tornando alla tua domanda, non è facile scegliere un pezzo, è come avere 5 figli e doversi ritrovare a scegliere il preferito. Il bello della musica è che viene percepita da ognuno in un modo unico. Dani per esempio ha parlato di "Old jack", e per molti aspetti condivido la sua scelta, ma ce ne sono davvero troppi e pieni di significati unici e diversi.

 


Diego: Eh, si è troppo difficile! In questo momento potrei dire "The road is my home"...ma ti racconto un aneddoto a proposito della percezione dei pezzi per spiegarci meglio: all'uscita del primo album noi tutti facemmo una sorta di gioco. Ognuno si espresse circa le potenzialità di ciascun pezzo scommettendo sulla "presa" che avrebbero avuto sul pubblico, e dopo l'uscita del disco pubblicammo su You Tube tutte le tracce audio ma senza un vero e proprio videoclip. Con grande sorpresa, un pezzo come "Crazy woman" raggiunse in breve tempo un numero di visualizzazioni per noi impensabili! Ad oggi sono oltre 400 mila! Una cosa da pazzi! La cosa divertente è che "Crazy Woman" era uno di quei pezzi su cui nessuno di noi aveva puntato così tanto. E invece la gente l'ha amato da subito.

 


So che tutto nasce dai riffs di chitarra di Diego che si sviluppa poi col contributo della band in sala prove.

 


Diego: E' così: la maggior parte delle volte il primo al quale faccio sentire un nuovo riff è Luke, anche perché per dare un idea anche agli altri di quello che potrebbe essere il risultato finale c'è bisogno di costruirci qualcosa, e non sapendo cantare, chiedo a Luke di sviluppare un'idea melodica che ben si adatti ai riffs e alle armonie. E da quel momento è un gran casino, perché siamo tutti super esigenti e rompiscatole...ma devo dire che in questo secondo album abbiamo imparato a venirci incontro molto di più, facendo conciliare le idee di tutti lavorando insieme nella stessa direzione.

 


Luke: eh si, si parte dai riff, dai giri armonici, ci si lavora tanto, ci si registra...delle volte vengono molto spontaneamente, e una volta sviluppata una linea melodica si può già lavorare bene sul pezzo in sala prove, e alla fine ci si scrive il testo. Di solito io scrivo le parole, ma anche Daniele ha collaborato in diverse occasioni.

 


Daniele: alla fine collaboriamo tutti, chi ha una buona idea viene sempre ascoltato, purché sia in linea col nostro percorso.

 

Voi avete vinto un concorso - Next Rock Festival nel 2012. Consigliereste alle band più giovani un'esperienza come questa?

 


Luke: E' stato un bel momento di confronto con altre band, tutti ragazzi con lo stesso sogno. Abbiamo vinto un pacchetto di ore in studio, la partecipazione ad un 'intervista radiofonica a Rock'n'roll radio... insomma una bella esperienza.

 


Al giorno d'oggi quando si parla di concorsi viene automatico il riferimento ai talent, e la maggior parte dei musicisti storce giustamente il naso.

 


Diego: Infatti. In questa occasione più che un concorso si trattava di un festival, dove a differenza di altri concorsi non c'era nulla da pagare, nessun meccanismo strano, nessun interesse economico o "favore" che finisce sempre per rovinare la bellezza della musica che a conti fatti non conta più un cazzo. In quest'occasione bastava mandare due mp3, si passava una selezione da parte di una giuria di personaggi di spicco e di tutto rispetto di varie etichette indipendenti, poi ti davano la possibilità di esibirti e venivi giudicato solo dal punto di vista musicale, senza badare alle consumazioni. Noi siamo stati trattati benissimo, facendo un'esperienza "musicale", senza sentirci parte di qualche meccanismo strano legato solo al guadagno.

 


Fabrizio: che poi avevamo vinto anche una registrazione a Lucca, ma venendo noi da Lodi... (ndr ridono tutti) abbiamo ceduto il premio al secondo classificato!

 


Diego: si, a noi interessava l'intervista a Milano per farci conoscere, ed è stato bello avere uno spazio dedicato in radio. (ndr il premio consisteva in passaggi offerti da Rocknrollradio.it ed un'intervista, ospiti della trasmissione "Mad Max" condotta da Max De Riu)

 


E tornando al presente, e ai vostri sogni nel cassetto: per chi vi piacerebbe aprire il concerto della vita?

 


Diego: Blackberry Smoke! (Ndr band Southern rock statunitense, saranno in Italia il 29 giugno al Carroponte di Sesto San Gioavnni - MI). Consiglio a tutti i lettori di andare a sentirli dal vivo sono davvero bravi.

 

E il palco che sognate di più?

 


Fabrizio: ah, sicuramente qualche bel festival internazionale come lo Sweden Rock.

 


Luke: ma sai, più che un palco, magari un bel tour internazionale.

 


Diego: una bellissima soddisfazione ce la siamo tolti in Francia due anni fa, suonando allo Show Bike Festival di Aquitaine, era pieno di gente, davvero migliaia di persone.

 


E se poteste partire domani alla volta della mitica Route 66 su un vecchio Volkswagen chi vorreste a bordo dei vostri idoli musicali?

 


Diego: Ronnie Van Zant, il cantante dei Lynyrd Skynyrd!

 


Fabrizio: Stevie Wonder!

 


Daniele: John Bonham

 


Luke: io vorrei Elvis, sicuramente!

 


Il vostro singolo è in rotazione su Virgin Radio proprio in questi giorni, vi è capitato di sentirlo in diretta?

 


Diego: ah, si. E' bellissimo, è la prima volta che un nostro pezzo passa su una radio nazionale, e questo ci sta regalando tantissimi consensi, ci arrivano una valanga di messaggi di persone che hanno sentito la canzone e scoprono la band appassionandosi al nostra musica.

 


Luke: e questa è la prova che se si desse la possibilità a tutti di farsi ascoltare al grande pubblico molta più buona musica arriverebbe alla gente.

 


Negli ultimi due anni abbiamo perso moltissime leggende del rock. Hanno lasciato un grande vuoto ma soprattutto un messaggio all'umanità. Cosa vi piacerebbe che la gente ricordasse del vostro lavoro, della vostra musica?

 


Daniele: Che le nostre canzoni siano legate a dei momenti belli, importanti delle loro vite.

 


Diego: la nostra genuinità, la bellezza della nostra semplicità e la voglia di raccontare emozioni in musica, senza tante costruzioni.

 


Luke: Semplicente le emozioni. Se lasci un 'emozione hai vinto.

 

 

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Le emozioni si sono materializzate poco dopo il termine dell'intervista, quando i ragazzi sono saliti sul palco mettendo senza tanti giri di parole tutta la loro musica nei sorrisi della gente, e per un attimo mi è sembrato che la campagna lodigiana spazzata dal vento e colorata dalle nuvole stiracchiate che portavano via il temporale si perdesse nelle praterie americane. La band ci ha regalato uno show di altissimo livello, con pezzi del primo disco come "Old Jack", "Over the line", Crazy Woman", Devil's song" ma anche l'attesissima "the road is my home", il nuovo singolo che la gente ha cantato con entusiasmo grazie ad un orecchiabilissimo ritornello che ti si stampa subito in testa. Che dire, se non consigliarveli per accompagnare il viaggio della vita? Dopotutto è vero, la strada che percorriamo lungo il nostro viaggio è la nostra unica vera "casa".




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