Fake Names (Dennis Lyxzen)
Prendete Brian Baker (Minor Threat, Bad Religion), Michael Hampton (S.O.A., Embrace, One Last Wish), Dennis Lyxzén (Refused e altri), e Johnny Temple (Girls Against Boys, Soulside), date loro degli strumenti e un mondo in declino. Il risultato si chiama Fake Names, ed è la migliore prova di sopravvivenza del punk - per chi mai dovesse avere qualche dubbio.
Articolo a cura di Giulia Franceschini - Pubblicata in data: 28/06/20

Ciao Dennis, come va? Spero che tu stia bene nonostante il periodo difficile...

 

Ciao, sì, io sto bene, nonostante, come hai detto tu, stiamo vivendo davvero un momento assurdo. Mi manca la musica (ride, ndr), cioè mi manca suonare dal vivo, ma sto bene, cerco di continuare a essere creativo, faccio il possibile per farmi passare il tempo. Cerco di essere il più attivo e produttivo possibile.

 

Stai scrivendo molto?

 

Sì, scrivo molto, ma sto anche riprendendo tutte quelle cose che ho trascurato in passato, tutte quelle cose che volevo fare e che rimandavo dicendo "ma sì, un giorno in cui avrò tempo lo farò". Sto registrando un sacco e sto guardando diversi tutorial per imparare a usare nuovi effetti, sintetizzatori, drum machine. Sì, cerco di stimolare sempre la creatività e di fare tante cose. Sto lavorando su un EP dei Refused, su alcune demo dei Fake Names... insomma, mi tengo impegnato! (ride, ndr)

Niente male! A proposito dei Fake Names, congratulazioni per la pubblicazione del vostro album, disponibile dallo scorso 8 maggio. Questo album è una vera esplosione di energia, e ne avevamo davvero bisogno visto il momento. Come ti senti nei confronti di questa uscita? È servito anche a te per sollevarti un po' l'umore?

 

È fantastico, ne avevo bisogno e spero che ne avessero anche altre persone. È davvero strano pubblicare un album e non poter andare in tour, ma avevamo già l'idea di non essere una band che va in tour. Abbiamo deciso di pubblicare il disco e dare al pubblico della nuova musica da ascoltare. Mi sento davvero felice di questo, è bello. Quando mi èstato chiesto di entrare a far parte di questo progetto ho pensato "Oh no, è una follia!", ma ora che l'album è uscito ne sono solo davvero felice.

 

Come hanno reagito i tuoi fan a questo nuovo progetto?

 

Non saprei dirti, al momento, guardando i feedback che ci arrivano dai social, il progetto sembra essere stato accolto in modo positivo e penso che molte persone che conoscono me, la mia storia, sanno che mi piace dedicarmi a progetti diversi, mi adatto molto. Quindi molte persone non sono stupite del fatto che io stia facendo questa cosa, molti miei amici sono entusiasti del fatto che io sia parte di questa band, con questi musicisti. La risposta è stata davvero positiva fino ad ora.

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Questo progetto nasce nel 2016 con Brian Baker e Michael Hampton, mentre tu sei entrato a farne parte in un secondo momento. Come ti sei sentito quando te l'hanno proposto? Cosa ti ha convinto ad accettare?

 

Penso che la prima domanda che ho fatto a Brian, dopo aver ricevuto la sua proposta, sia stata "Si tratta di una band full time o è più un progetto?". Brian mi ha detto che sarebbe stato più un progetto, e quindi ho accettato di farne parte. Quando Brian me l'ha proposto gli ho detto di sì immediatamente. Poi mi hanno mandato i primi pezzi e si trattava solo di trovare del tempo e le energie da dedicare a questo progetto. Questa era l'unica cosa che ho fatto, cercare di capire se avessi il tempo e l'energia da dedicare a questa band, è una cosa che il me ventenne non si sarebbe mai immaginato. È una cosa bellissima esserne parte. Quando hai queste band, progetti, idee, collaborazioni, alla fine il tempo lo trovi, fai in modo di trovarlo.

 

Gli altri membri, Brian, Michael e Johnny, si conoscono da tantissimo tempo, praticamente da tutta la vita. Com'è stato entrare a far parte di un gruppo di amici così stretti?

 

È stato sicuramente un po' spaventoso all'inizio perché come hai detto si conoscono da tutta la vita. All'inizio ho proprio pensato "Cavolo, questi ragazzi sono proprio amici da una vita", ma poi ho appena ho iniziato a stare con loro, a parlare di musica, di idee riguardo la musica e di vita in generale, li ho trovati davvero alla mano, sono persone davvero umili, è stato facile trovarmi bene con loro, anche se ovviamente la prima reazione che ho avuto è stata "Oddio, come farò a inserirmi in questo gruppo di persone?" Ma sono davvero belle persone, non è stato per niente un problema.

 

Ho letto che vi siete incontrati a un festival, e che la collaborazione è nata da lì.

 

Brian, suonando nei Bad Religion, è una di quelle persone che trovi a tantissimi festival, gira molto, quindi sapeva già chi fossi. Anni fa avevamo anche suonato un pezzo insieme con i Rage Against The Machine. Insomma, ci conoscevamo già. Ovviamente io sapevo molto di più chi fosse lui piuttosto che il contrario (ride, ndr), ma sapevamo della reciproca esistenza. Johnny l'ho conosciuto qualche anno fa a un festival a Copenhagen. Ci siamo trovati davvero bene insieme, abbiamo passato del tempo insieme, abbiamo parlato di musica, politica... Li conoscevo già un po', poi ho suonato con i Refused al Riot Fest, Brian era lì con i Bad Religion e Johnny con i Girls Against Boys. Credo che fosse stato Johnny a dire riferito a me "Forse dovremmo chiedere a lui". Il giorno successivo eravamo ancora tutti lì al festival perché suonavano i Misfits. Se non sbaglio i Refused erano il venerdì e i Misfits la domenica, quindi abbiamo passato lì l'intero weekend. Ho incontrato Brian a un certo punto, e mi ha detto "Vuoi cantare nella mia nuova band?" E io "Sì, certo, ecco il mio indirizzo email". È andata così (ride, ndr)

 

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I Fake Names sono formati da alcuni dei più grandi musicisti punk, persone che hanno avuto un ruolo fondamentale nella scena punk, tutti insieme. Appena ho letto dei Fake Names ho pensato a quanto fosse bello avere un prova del fatto che questo genere, le vostre band, siano riuscite ad attraversare davvero delle generazioni, certamente evolvendo, ma mantenendo sempre i propri valori, le proprie idee, le proprie radici. Cosa ne pensi? Cosa significa per te essere parte di un progetto punk come questo nel 2020?

 

È interessante, perché penso che quando Brian, Johnny e Michael hanno iniziato a fare musica non avevano in mente di costruirci una carriera, non pensavano "Ok, sarò un musicista", anche se ovviamente sono tutti musicisti dal grande talento e sono sicuro che per esempio Brian fosse consapevole di questo. Ho avuto un'esperienza simile, ho iniziato ad ascoltare punk e hardcore e ho pensato "Non farò questo per tutta la vita, lo farò per un po' di tempo". Anche perché quando ho iniziato a fare punk, il punk era morto, non era una subcultura rilevante per le altre persone, nella mia città natale ci saranno credo 6 punk. Ho iniziato ad appassionarmici sapendo che quella musica non interessava davvero a tante persone, ma poi ho pensato che lo volevo comunque fare, che l'avrei fatto per un paio d'anni, che avrei capito nel frattempo cosa fare della vita e... non è mai successo. Ho solo continuato a suonare, a fare musica con gli altri e il punk in qualche modo si è preservato come subcultura, nonostante tutto. Ovviamente ha avuto i suoi alti e bassi, ma c'è sempre stata, perché non è solo musica ribelle, è qualcosa di diverso. Essere parte della scena punk è davvero figo, ma non è qualcosa che ci eravamo messi in testa di fare a tutti i costi. Nessuno all'inizio ha mai pensato "Fra trent'anni starò ancora facendo punk". Non penso che nessuno di noi pensasse questo sarebbe stato possibile. Quindi mi ritengo fortunato di essere parte di una subcultura in cui alla fine questa cosa è successa. È bello anche se gli altri erano parte della prima onda di punk e hardcore, i Refused forse sono nella terza onda di punk e hardcore, quindi ci sono un paio di generazioni tra di noi, ma allo stesso tempo ho suonato in band che hanno in qualche modo definito l'evoluzione del punk e dell'hardcore, è interessante vedere questo sviluppo. Sono generazioni diverse, ma abbiamo esperienze davvero simili, soprattutto considerato come sono andate poi le cose.

 

Dal punto di vista musicale, è un album molto melodico, in certi frangenti sembra quasi avere delle sfumature pop. Come ti sei approcciato alla scrittura dei testi per questi brani? È stato un lavoro diverso rispetto a quello che hai fatto con altri progetti?

 

No, per niente. Nel caso della mia prima band hardcore, assomigliavamo in qualche modo ai Minor Threat, il sound era molto diverso da quello dei Refused. Per un po' di tempo ho fatto anche power pop, alcune delle cose che ho fatto con i Lost Patrol, 10, 15 anni fa è abbastanza simile a quello che facciamo con i Fake Names. Quando ho ascoltato le canzoni ho pensato "Sì, ha senso". Anche il fatto di essere cresciuto con... aspetta, c'è una manifestazioni qui fuori davanti a casa mia (ride, ndr). Dicevo, essendo cresciuto con la musica dei Minor Threat, Dignasty, ecc..., quando ho ascoltato le canzoni dei Fake Names ci ho sentito qualcosa di familiare. Quindi è stato facile entrare nel processo di scrittura.

 

I testi sono ovviamente molto impegnati socialmente e politicamente, mentre altre canzoni sono più personali. Partendo da quelle politiche, è ovviamente un tipo di scrittura che mi aspetto da un autore come te. Quando hai iniziato a scrivere questi testi? Si sono adattati a quello che stava succedendo fuori dalle nostre finestre?

 

Ho iniziato a scrivere appena mi hanno inviato le demo e una delle cose a cui ho pensato molto è stato proprio il fatto, come hai detto tu, che era una cosa diversa dagli Invasion o dai Refused. Ho cercato di capire come creare un tipo di linguaggio che andasse bene per questo tipo di musica che non è quello dei Refused, né quello degli Invasion, ma magari una via di mezzo, aggiungendo anche un tocco personale. Anche le canzoni più politiche hanno una prospettiva più personale. I Refused sono incredibilmente violenti ed estroversi, avevo bisogno di trovare un modo di approcciare la scrittura in un modo che avesse più senso per questo progetto, per questa musica. Ma è facile, il mondo è nel caos totale, è facile scrivere questo tipo di canzoni. Quando ho trovato il linguaggio giusto, ho pensato "Ok, questo è il mio approccio "Fake Names" al mio modo di cantare" perché come hai detto è più pop, necessità di ritornelli molto forti, quindi bisogna scrivere secondo questi criteri. Ma dopo questo passaggio è stato facile, il mondo è quello che è, basta guardarlo per accorgersi che ci sono un sacco di cose che vanno a rotoli, per questo dico che è facile trovare l'ispirazione per scrivere questo tipo di canzoni.

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Credo che l'esperienza della pandemia e dell'isolamento abbiano cambiato la prospettiva delle persone su molte cose, anche se non esagererei con l'ottimismo. Se penso a brani come "Being Them", che parla di divisioni, di conflitto tra popolo e potere, questo tema oggi è più chiaro che mai, davvero chiunque è in grado di vedere con i propri occhi e capire queste problematiche, o, quanto meno, le persone dovrebbero almeno essere più consapevoli di queste. Sei d'accordo?

 

Non penso che sia colpa solo del Coronavirus. Penso che in generale negli ultimi due anni il divario tra ricchi e poveri sia diventato molto più evidente, o che per i giovani sia normale dover avere due lavori e comunque non riuscire a pagarsi l'affitto. Tutte queste cose stanno diventando sempre più visibili agli occhi delle persone e sai, l'idea che il capitalismo, la nostra economia, sia qualcosa che abbiamo creato noi, e il fatto che sia un sistema che porti benefici a una percentuale piccolissima di persone è diventato ovvio. Per me era qualcosa di ovvio da 30 anni, ma per la maggior parte delle persone è \diventato più evidente negli ultimi due anni. Ho la sensazione che negli anni Novanta, quando i Refused iniziarono a parlare di questi temi, era una cosa molto interna al mondo punk, parlavamo di questi temi all'interno del nostro mondo, ma al di fuori del mondo punk la gente pensava che fossimo pazzi. Ma se parli degli stessi argomenti oggi, la maggior parte delle persone invece è d'accordo con te, sono d'accordo sul fatto che questo divario tra le persone sia sbagliato, che la nostra economia è un sistema che non funziona. E ancora di più con il Coronavirus e con l'idea che vediamo quali sono i lavori che davvero sono fondamentali per far funzionare la società, quando lo vediamo in modo così chiaro iniziamo a capire in modo più chiaro che non ha senso che alcune persone guadagnino i miliardi mentre altre persone che si occupano delle nostre cure, di farci arrivare il cibo e tutto ciò di cui abbiamo bisogno siano sottopagate, ecco credo che il Coronavirus abbia reso chiaro alle persone quale sia la nostra realtà economica. Ho letto da qualche parte proprio oggi un articolo che parlava di come la gente si stia accorgendo di questo, dal momento che il sistema economico non è naturale, è qualcosa di artificiale, creato dall'uomo che deriva da un certo modo di vedere l'economia. Aspetta, recupero l'articolo. Eccolo, dice: "In Italia c'erano 922 posti di terapia intensiva ogni 100.000 abitanti negli anni Ottanta, nel 2010 sono scesi a 275", perché bisogna tagliare, perché in un'economia liberale l'idea è che questi posti letto sono una spesa, ma poi abbiamo visto tutti cos'è successo durante questa crisi, di come queste cose siano molto importanti, non possiamo lasciare che un'agenda politica decisa da pochissime persone decida in modo perentorio delle nostre vite. Il punto è che il potere è dell'economia, molti di noi si stanno accorgendo che non abbiamo lo stesso potere, ma abbiamo il potere di fare scioperi, di organizzarci, di istruirci, e se facciamo questo e iniziamo a eleggere i nostri leader magari ci può davvero essere una possibilità di cambiare le cose, perché come hai detto tu è tutto così esposto ora, ai politici e alle corporation non interessa delle persone, a loro interessa solo il potere e i soldi e non possiamo vivere in un mondo così. Quindi spero che tutto questo sia un campanello d'allarme per molte persone.

 

Un'altra canzone che mi ha colpita è "Lost Cause". C'è una causa persa a cui ti stai aggrappando ultimamente, anche piccola?

 

"Lost Cause" è una celebrazione del punk, è una celebrazione dell'idea per cui se nella vita ti appassioni a qualcosa e ti ci dedichi potrebbe essere una causa persa, una goccia nell'oceano, ma ti dedichi a questa cosa perché è importante per te. "Lost Cause" è una canzone che parla del fatto di dedicarsi a queste cose, a queste subculture, a queste idee politiche anche se sappiamo che il mondo è imperturbabile, ne abbiamo parlato poco fa, questa canzone parla di questo.

 

Vorrei chiudere con una riflessione sull'industria musicale, su come questa sia stata colpita da questa crisi.

 

È molto difficile perché l'industria musicale per molto tempo ha sfruttato gli artisti per i propri interessi. Viviamo in un sistema economico in cui poi le persone vogliono ascoltare musica gratis, non vogliono pagare i dischi... insomma è quello che è, ma per un musicista negli ultimi c'è stata una crisi nel mondo della musica lunga 15 anni, che ha portato all'impossibilità di guadagnare vendendo i dischi. L'unica fonte di guadagno sono i tour, che è comunque difficile perché essendo l'unico modo in cui si fanno soldi, tutti lo fanno, tutte le band vanno in tour. Da persona che suona da tanti anni, mi ricordo quando si poteva guadagnare vendendo gli album, avevi i diritti, e poi potevi andare in tour, ma adesso andare in tour è l'unico modo di guadagnare. Quando non si può andare in tour e nessuno può suonare dal vivo c'è un blocco per tutti, anche per gli artisti di medie dimensioni. Anche se pensiamo al fatto che quando si potrà riprendere a suonare da questo autunno o inverno, tutti saranno sì contentissimi, ma dall'altra parte tutti andranno in tour, perché i tour di questa primavera sono stati spostati, quelli dell'autunno sono stati posticipati, e poi c'è chi farà uscire un album questo autunno che andrà in tour all'inizio dell'anno prossimo. Pensa che per i prossimi 2 anni sarà davvero difficile essere un artista, se vuoi vivere di quello. Una delle cose che secondo me dobbiamo capire è, e anche io da consumatore di musica, da persona che compra dischi, quanto la musica sia importante per noi. Durante la quarantena abbiamo tutti ascoltato musica, guardato film, letto libri. È parte della nostra cultura. Quindi forse dobbiamo pensare a dei nuovi modi per finanziare i musicisti, dobbiamo pensare a modi nuovi per assicurarci che le persone siano nelle condizioni di suonare, di registrare in un modo che permetta loro di farlo davvero. Sono tempi strani, come abbiamo detto prima, questa crisi ha messo in luce quanto sia difficile essere un musicista. Molti dei miei amici musicisti vivono così, fanno un paio di concerti, fanno un paio di serate come DJ, fanno questo e quello, e riescono a malapena ad arrivare "alla fine del mese", fanno fatica. E ora non hanno nulla. Io penso che molte band si scioglieranno, smetteranno di suonare per colpa di questa cosa, perché non è economicamente possibile farli continuare. Detto questo, la musica non dovrebbe essere legata all'economia, non dovrebbe essere legata al pensiero di come fare soldi suonando, perché nessuno inizia a fare musica per soldi. Ma questa è la realtà, dobbiamo pagarci l'affitto e fare la spesa, vivere la vita, e quindi trovi dei modi di farlo attraverso questo. È quasi una domanda a trabocchetto: "Come facciamo a pagarci da vivere continuando a produrre arte?". Penso che sia qualcosa di cui discutere per il futuro, magari creare una sorta di reddito di cittadinanza con cui tutti abbiamo già una certa cifra, e i musicisti possono continuare a fare i musicisti. È qualcosa di interessante di cui discutere per il futuro. È stato già abbastanza difficile essere un musicista negli ultimi 10 anni, adesso è praticamente impossibile. Questa crisi potrebbe protrarsi per davvero molto tempo, dobbiamo davvero pensare a delle soluzioni riguardo a come supportare i musicisti, gli artisti e tutte queste cose. Senza musica, senza arte, senza cultura non abbiamo niente. Vediamo come succede, spero che ne usciremo come persone migliori, con una coscienza migliore di quanto sia importante riconoscere l'operato degli altri, dalle infermiere e infermieri alle persone che lavorano nella filiera alimentare. Sono servizi essenziali per la nostra sopravvivenza.

 

Come ultima cosa voglio chiederti di lasciare un messaggio ai tuoi fan italiani.

 

Se vi piace un artista, se vi piace una band, supportatelo. Comprate una maglietta, comprate un CD. Ho letto da qualche parte che comprare un vinile di una band equivale a 80 mila ascolti in streaming. Se sei un artista che ha qualche centinaio di migliaia di ascolti vuol dire che, facendo un'equivalenza, stai vendendo una decina di dischi. Se ti piace un artista e vuoi che continui a fare quello che fa, supportatelo, andate ai loro concerti, mettete un like su Instagram, Facebook, comprate una t-shirt, comprate un CD, fate in modo che queste persone possano continuare a creare arte. Provo a farlo sempre anche io, compro CD, cerco di supportare gli artisti, quando vado a sentire un concerto di una band della zona compro la loro maglietta o il loro CD, solo per supportarli.

 

Dennis, grazie per questa chiacchierata interessante, spero che tutto finisca per il meglio e spero di vedervi di nuovo presto qui in Italia.

 

Lo spero davvero anche io. Non sto a dirti quanti soldi perderò quest'estate, ma non mi importa neanche, perché alla fine della giornata quello che mi manca è suonare, molto di più di quanto senta la mancanza dei soldi (ride, ndr). Spero che le cose finiscano per il meglio e che potremo tornare presto a suonare dal vivo e vedere quanto siamo in grado di cambiare il mondo. Grazie a voi e a presto!




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