Blackmore's Night (Earl Grey of Chimay)
I Blackmore's Night hanno appena concluso il rinomato tour estivo in Germania e si preparano per uscire con un nuovo disco: abbiamo intervistato il bassista Earl Grey Of Chimay che, con tanta ironia, ha risposto alle nostre domande.
Articolo a cura di Gaetano Loffredo - Pubblicata in data: 29/10/14

Ciao Mike, e bentrovato. Come e quando hai incontrato Ritchie Blackmore e Candice Night?

Mille grazie Gaetano e SpazioRock! E congratulazioni per la nascita di tuo figlio Lorenzo!
Ho incontrato Candice e Ritchie per la prima volta tramite un amico comune, il regista J. Andrew Colletti, circa sei anni fa.

Eri già interessato alla natura e alla musica folk e rinascimentale prima del tuo ingresso nei Blackmore’s Night?

earl_intervista_interno_2014_01Mi sono sempre interessato a diversi stili musicali, in particolare quello rinascimentale, barocco e gitano, già da prima di entrare nei Blackmore’s Night.  Paradossalmente sono stato rifiutato praticamente da tutte le scuole di musica in cui ho provato a entrare, così ho studiato principalmente con insegnanti privati, cosa che mi ha dato la libertà di cimentarmi in stili musicali che non avrei mai avuto la possibilità di conoscere in un ambiente tradizionale. Inoltre mi piace collezionare e suonare strumenti esotici di tutto il mondo: sono davvero attratto dalla costante sfida di imparare e studiare diversi stili musicali su diversi strumenti. La mia impresa più recente è correre sul tapis roulant tutti i giorni mentre suono la cornamusa scozzese.

Qual è la cos ache ti ha fatto dire “si, accetto di entrare nel gruppo”?
 
Mi fecero un'offerta che non potevo rifiutare.
 
“Dancer and the Moon” è un disco molto delicate e toccante, più intense di “Autumn Sky”. Sembra che Ritchie sia rimasto molto colpito dalle scomparse di Ronnie James Dio e di Jon Lord, che ne pensi?

Ogni album è come un capitolo, o una finestra temporale, sulla vita di chi l'ha prodotto. La performance di Ritchie su “Carry On...Jon” e “Temple of the King” è un tributo perfetto e commovente. Anche “The Spinner’s Tale” è un commovente tributo al defunto Owain Phyfe.  Ma “Dancer and the Moon,” sulla scia degli album precedenti, celebra la vita con un'energia e un carisma che riflettono lo spirito della band, le esperienze in tour, e i nostri incredibili fan.

La luna è sempre il simbolo principale nei dischi dei Blackmore’s Night. Ci sono molti titoli di canzoni e di dischi che la citano, testi compresi, ed è sempre protagonista: perché?

La luna comprende tutto e ci osserva sempre.  

Ad ogni modo, parlando di luna, natura e religion: I testi dell’ultimo disco (ad esempio quello di “The Last Leaf”) rimandano al Neo-Paganesimo e alla Wicca. Puoi dirci qualcosa di più in merito a questo argomento?

Le canzoni sono create in modo da trasportare l'ascoltatore in un mondo e in un tempo più semplice, lontano dai mal di testa dei computer, della televisione, degli smartphone, e soprattutto della squadra di baseball di New York. Candice è un'eccellente cantante e autrice dei testi, dipinge sempre scene intriganti colme di vivida immaginazione e metafore.

 

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Per quanto mi riguarda il miglior disco dei Blackmore’s Night è “Fires At Midnight”. E il tuo?
 
Sono tutti album eccellenti, sarebbe ingiusto verso gli altri sceglierne uno solo. Come membro dei Blackmore’s Night ho trascorso ore a sezionarli uno per uno!

Qual è in questi anni il pubblico che ti ha convinto di più in giro per il mondo?
 
Ciò che rende così speciale il pubblico dei concerti dei Blackmore’s Night è che, dovunque ci esibiamo, loro sono uniti nell'obiettivo di trascorrere una splendida serata godendosi la musica e la magia. In sei anni sul palco, il pubblico mi ha sempre convinto ogni volta.

Tutti i ragazzi iscritti al Fan Club italiano dei Blackmore’s Night ci continuano a chiedere quando tornerete a suonare in Italia. So che spesso vi lamentate dei nostri promoter ma non pensate che i fan italiani stiano aspettando da un po’ troppo?
 

(In italiano, ndg) Mi dispiace tutti. Che ragione, non lo so. Spero noi ritorniamo a Italia presto.

Candice ha twittato di recente l’ingresso in studio per il nuovo disco. Ti va di dirci qualcosa in più?

Sarà pieno di sorprese!

Ritchie è così come lo dipingono in tour? Intransigente sul palco e con tanta voglia di fare scherzi fuori?


Ritchie è incredibilmente creativo (e pericoloso) quando si tratta di fare scherzi. Tutti ad un certo punto ne siamo stati vittime, ma si fa per scherzare allegramente... quasi sempre.

 

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Ti va di raccontarci qualcosa riguardo alla tua vita in tour che non hai mai raccontato prima?(E qui Earl, in modo scherzoso come di consueto, ci racconta una “favoletta” che è inutile tradurre, ndg)

Life On The Road: by Earl Grey of Chimay
It isn’t often that one encounters a road such as the one I encountered that late, cloudy and humid evening in July. Cloudy being an understatement; the air becoming so heavy you can feel the clouds graze the skin during momentary wind gusts.  Air so heavy, one could take a bite out of it and taste it, saving the rest for tomorrow’s burdening leftovers. Yet, the moon was high on a perch in the sky, burning portraits of silhouettes amongst a blanketed canvas of muted stars.  I suppose this road before me must look quite different in the daylight, for on this evening it appears to seem like a formidable road, full of dark turns and twisted embankments of unknown direction, riddled by the shadows of ferns and pine needles that line this hallowed pathway. This was my first time on this particular road, with anxiety blinded by the reflections of dewdrops that have collected on partially tanned grass stems within the vast fields that seemed to engulf and entrench the path that would ultimately take us away from all of this.  The fields were barren, yet life was all around; crawling and existing in microcosms that would rival any large-scale modern suburban infrastructure. The heavy air was stifling; muting all outside interfering audible interference while amplifying the most delicate of songs - ants carrying twigs, trees swaying in the breeze, the delicate sound of owls gliding in the air, and hedgehogs crawling out to see what all the commotion was.  I had never seen a hedgehog until that night, and I assure you, that hedgehog had never seen me until that night either. But it was a strange hedgehog, slowly hobbling its way across the road with monocle and cane. I suppose this was typical for the region, but marveled at the idea that this hedgehog was truly independent, amongst a complete society of other creature-dwelling inhabitants bearing characteristic traits that would rival a bowling squad. I, for one, can recall how it’s tiny fingers left tracks in the gritty dirt road that quickly materialized to clay once the prints had enough time to harden from the relentless humidity. “How does a hedgehog find its way through such thick air and hazy mist?” I would have stopped to ask him but he was on his way, probably with the sole purpose of avoiding any owls flying overhead, looking to rain on his parade.  And speaking of rain, so it became, as this dark road turned to mud for the torrential rains decided to crash this naturally sophisticated party.  And with the rain, the song of the trees was muted, along with the song of ants carrying twigs, owls gliding in the air, even the frogs had to take cover for fear that their song would be muted too by this awesome commotion of thunder.  Lightning erupted, but only brief, to provide a snapshot into the distance of the external surroundings.  My connection to this suspicious road was quickly hampered when the lightning quickly revealed the silhouette of a figure, sitting many kilometers down the road just as I was sitting, writing into a leather bound notebook with the quill of an ostrich just as I was.  My last image before the lightning subsided was a silhouette of a hedgehog, hobbling down the road with monocle and cane towards this figure that was sitting many kilometers down the road just as I was sitting, writing into a leather bound notebook with the quill of an ostrich, just as I was.

 

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Oltre ai Blackmore’s Night hai altro in cantiere?

Al momento niente. Ho scritto circa 728 canzoni ma non ho ancora avuto il coraggio di registrarne neanche una. La gente mi chiede spesso se comincerò a registrarne qualcuna e proverò a farlo un giorno o l’altro. Molti dei miei brani sono sulla neuroscienza quindi non so come la gente li affronterà. Queste canzoni diventeranno probabilmente popolari nelle scuole di medicina.

Grazie per l’intervista Earl, ti va di salutare i fan italiani dei Blackmore’s Night?

Saluti e molte birre per tutti!  Spero ci vediamo tutti presto!  Mille grazie Gaetano e SpazioRock!




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