Giulia Villari (Giulia Villari)
Giunta al suo secondo lavoro, la cantautrice Giulia Villari ci parla un po' del suo nuovo approccio alla scrittura musicale e delle sue nuove ispirazioni.
Articolo a cura di Federico Barusolo - Pubblicata in data: 27/04/17
Ciao Giulia, benvenuta su SpazioRock.it! Partiamo subito col tuo secondo album, "Real". Qual è il feedback più inaspettato e originale che hai ricevuto a tal riguardo?


È sempre in un certo senso divertente sapere cosa pensano gli altri della mia musica ed a cosa sentono che somiglia. Spesso mi paragonano ad artisti che neanche conosco, una buona occasione per ascoltare qualcosa di nuovo! Anche per "Real" hanno fatto tantissimi nomi: dai Cardigans, a Jenny Hall, ai Depeche Mode, solo per dirne alcuni! Ma devo dire che il paragone che mi ha stupito fin dall'inizio e mi è piaciuto di più è stato quello con Madonna. Qualcuno l'ha cominciato a fare persino ascoltando le preproduzioni. Io adoro Madonna e quando ero piccola era la mia cantante preferita. Ricordo ancora che il primo regalo che chiesi coscientemente ai miei genitori un Natale fu proprio l'intera discografia di Madonna! Credo che nel tempo, un modo di cantare simile al suo - direi forse nasale - mi sia rimasto, nonostante poi a partire dall'adolescenza abbia cambiato decisamente gusti. È curioso che apparentemente per questo disco sia riemersa questa mia lontana passione, ma ne sono felice: ho scritto "Real" proprio volendomi allontanare dai miei riferimenti più vicini. Avevo bisogno di trovare me stessa al di là di quello che per tanto tempo mi è piaciuto ascoltare.


"Real" parla di un tuo diverso modo di percepire te stessa e il mondo esterno, in che modo questo si riflette nelle scelte musicali?


Proprio per seguire il filo della domanda precedente, il modo di scrivere è stato completamente diverso. Ho voluto approcciare alla scrittura senza la chitarra ma partendo da una tastiera, dove ho potuto comporre tramite il computer sia parti di batteria elettronica, che basso, vari tipi di synth e altri strumenti. Avevo voglia di sentirmi libera, di divertirmi anche con la musica, e slegarmi completamente da quelli che sono stati i miei modelli precedenti. Riguardo ai miei gusti rispetto all'ascolto, quelli in un certo senso non sono cambiati: vado sempre in cerca di un contenuto "reale" nella musica, di un'armonia che stupisca il mio orecchio e di parole che colpiscano il mio cuore e la mia mente. Ho una predilezione per la musica nera (jazz, hip hop) ed in generale per i musicisti che dimostrano di avere la musica nera come riferimento. Trovo che sia decisamente più naturale, più musicale.

 

Hai dichiarato che il disco prende nome dal ritornello di "Language". Cos'ha di speciale questo brano per te?


Non volevo propriamente dare a "Language" un'importanza maggiore delle altre tracce, perché nel disco ogni canzone sento che mi rappresenta ed ha qualcosa di speciale. Mi piaceva però molto quello che esprimeva la frase del ritornello "what is real", e quindi a partire da quella siamo arrivati semplicemente a "Real". Volevo un titolo breve ma evocativo e con questo credo che abbiamo fatto centro.

 

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In questo disco hai sacrificato la presenza della chitarra alla quale ci avevi abituati, in favore di sonorità più minimali, dominate da strumenti elettronici. Ad oggi, che ruolo la chitarra nel tuo processo compositivo?


In questo caso, come dicevo, molto meno del passato. Voce e chitarra sono nate "Language", "Almost August", "Prayer", "Fragile" e "Birds". "Fragile" è l'unico pezzo del disco che è rimasto esattamente per come l'avevo scritto e infatti appare arrangiato da me nei credits. Ma è una canzone davvero strana, senza ritornello, ipnotica: la chitarra acustica quasi non sembra una chitarra, e la voce somiglia a quella di un fantasma. La chitarra - non più mia ma quella di Sante - è rimasta solo qua e là in "Language" e "Prayer", e nella altre è stata sostituita da altri strumenti.


Come è stato per te interfacciarsi con altri strumenti?


Bello e soddisfacente. È stato divertente finalmente potere dare sfogo a tutto tondo alle mie conoscenze come musicista!


Qual è il tuo background musicale? Cosa ha invece influenzato le tue idee più recenti?


Dunque, nell'anno precedente alla scrittura di "Real" ho cercato di ascoltare soprattutto dischi appena usciti. Qualche nome a caso: Mac Demarco, Kendrick Lamar, Julia Holter, Sufjan Stevens, Iosonouncane, Kurt Vile, Wilco, Caribou. Di sicuro c'erano anche i grandi classici: da Duke Ellington fino a Joni Mitchell, Bob Dylan, Talking Heads, Pretenders. Ho ascoltato molto e i nomi che ho fatto sono veramente un po' casuali.
Il mio background è il jazz, che ho studiato per tanti anni ed ho anche praticato prima di cominciare a scrivere le mie canzoni. In adolescenza ho amato molto Ani DiFranco e un pochino dopo, PJ Harvey.


Hai collaborato con diverse personalità di spicco in ambito musicale, come i Marlene Kuntz o lo stesso Rob Ellis, produttore del tuo precedente lavoro "River". Da chi hai imparato di più? E cosa?


Da Rob ho imparato l'approccio rock&roll essenziale, ma anche uno sguardo profondo alla musica. Abbiamo un sensibilità molto affine. Dai Marlene ho imparato talmente tante cose, visto che ci siamo frequentati molto per anni, che non saprei nemmeno dire. Solo per fare un esempio, Cristiano (Rodano, ndr) è un grande frontman ed ho imparato molto osservandolo.


Ti sappiamo impegnata fino ai primi di maggio con varie date in giro per l'Italia. Che programmi hai per l'estate invece? C'è un viaggio che desidereresti fare, magari verso una destinazione che credi possa esserti d'ispirazione?


Ho la fortuna di avere la mia famiglia sparsa tra le grandi capitali europee, e da quando sono piccola praticamente passo almeno un periodo dell'anno fuori Italia: ad esempio, non da molto sono tornata da un periodo di tre mesi a Parigi. Ma per rigenerarmi d'estate ho bisogno del mare, di stare nel silenzio, al caldo, immersa nella natura.


Il 22 del mese, in occasione del Record Store Day, eri a Roma, alla Lester Music Area, a presentare il vinile del tuo ultimo lavoro. Ricordi il primo vinile che hai tenuto tra le mani? Di che si trattava?


Accidenti, il primo proprio no! Mio padre ha una bellissima collezione di vinili: ricordo, oltre la musica anni '60 italiana, Bob Dylan e John Coltrane.


Prima di salutarci, vuoi lasciare un saluto ai lettori di SpazioRock.it?


Certo! Un caro saluto a tutti voi, grazie di avermi letto e spero di incontrarvi presto di persona a uno dei miei concerti!

 

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